Casa del Fascio (Bolzano)

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ex Casa del Fascio
Palazzo degli Uffici Finanziari Bolzano.jpg
Prospetto principale su piazza del Tribunale (sud)
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneTrentino-Alto Adige Trentino-Alto Adige-
LocalitàBolzano
IndirizzoPiazza del Tribunale
Coordinate46°29′52″N 11°20′21″E / 46.497778°N 11.339167°E46.497778; 11.339167Coordinate: 46°29′52″N 11°20′21″E / 46.497778°N 11.339167°E46.497778; 11.339167
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1939-1942
Stilerazionalista
UsoSede degli Uffici finanziari dello Stato
Realizzazione
ArchitettoFrancesco Rossi, Luis Plattner, Guido Pelizzari
AppaltatorePartito Nazionale Fascista
ProprietarioDemanio dello Stato

L'ex Casa del Fascio di Bolzano (anche Casa Littoria) fu costruita tra il 1939 e il 1942 in stile razionalista su progetto degli architetti Guido Pelizzari, Francesco Rossi e Luis Plattner, quale sede del Partito nazionale fascista e delle organizzazioni collaterali del fascismo, in piazza del Tribunale (Gerichtsplatz; già piazza Arnaldo Mussolini). Dal dopoguerra ospita gli Uffici finanziari dello Stato ed altri enti statali che operano in Provincia di Bolzano.

L'edificio, a forma convessa, si rapporta al Palazzo di Giustizia, posto di fronte, a sua volta eretto tra il 1939 e il 1956 su progetto di Paolo Rossi de Paoli e Michele Busiri Vici, a forma concava.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La scritta luminosa in tre lingue, apposta sopra il bassorilievo, di notte
Parziale delle tavole esplicative poste in piazza del Tribunale

L'ex Casa del Fascio conserva sul suo frontone, posto sopra un arengario, un monumentale bassorilievo di Hans Piffrader con al centro il duce a cavallo e nell'atto del saluto romano e con il racconto del «trionfo del fascismo», opera commissionata dal PNF stesso. Essa è costituita da 57 pannelli di larghezza variabile, alti 2,75 metri, posti su due file sovrapposte, per uno sviluppo lineare di 36 metri, una superficie di 198 metri quadrati e un peso totale di circa 95 tonnellate. Tre dei pannelli furono applicati solo nel 1957, essendo rimasta l'opera incompiuta con la caduta del fascismo nel 1943.[1] Le dimensioni complessive del fregio ne fanno probabilmente il bassorilievo più imponente realizzato durante il fascismo e ancora esposto al pubblico.

Nel 2017, analogamente al Monumento alla Vittoria, anche il fregio di Piffrader è stato sottoposto, su iniziativa dell'Amministrazione provinciale altoatesina, a un intervento di storicizzazione e depotenziamento, su progetto artistico di Arnold Holzknecht e Michele Bernardi e con la supervisione di una commissione storica, con l'apposizione di una scritta illuminata che reca una citazione della filosofa Hannah Arendt in tre lingue (italiano, tedesco, ladino) - «Nessuno ha il diritto di obbedire» - contrapposta al dogma fascista del Credere, obbedire, combattere tuttora presente sul bassorilievo.[2] Sulla piazza stessa è stato installato un infopoint con testi esplicativi, resi in quattro lingue, che spiegano la storia dell'edificio, dell'opera di Piffrader, del contesto urbanistico più complessivo nonché della citazione di Hannah Arendt.[3]

Il progetto di contestualizzazione, oltre a incontrare consensi, fra cui quello del rinomato The Guardian, è pure stato avversato dai partiti della destra e dalla sezione locale dell'associazione Italia Nostra, arrivando financo a un esposto in Procura contro l'operazione stessa,[4] nonché dal critico d'arte Vittorio Sgarbi.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Kraus-Obermair 2019, pp. 201-207 (con fotografie).
  2. ^ «Un passato ingombrante trasformato con ironia», Alto Adige. URL consultato il 6 dicembre 2017.
  3. ^ (EN) Hannes Obermair, Monuments and the City—an almost inextricable entanglement, in Multiple Identitäten in einer „glokalen Welt“ - Identità multiple in un "mondo glocale" - Multiple identities in a "glocal world", a cura di Matthias Fink et al. Eurac Research, Bolzano 2017, ISBN 978-88-98857-35-7, pp. 88–99 (p. 97s.).
  4. ^ Alto Adige: Un esposto in procura sul duce a cavallo, 25 ottobre 2016.
  5. ^ Alto Adige: «Le opere? Sbaglia chi le snatura», 25 settembre 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Hannes Obermair, Da Hans a Hannah - il "duce" di Bolzano e la sfida di Arendt, in Il Cristallo. Rassegna di varia umanità, LX, n. 1, Merano, Edizioni alphabeta Verlag, 2018, 27-32, ISBN 978-88-7223-312-2, ISSN 0011-1449 (WC · ACNP).
  • Carl Kraus, Hannes Obermair (a cura di), Mythen der Diktaturen. Kunst in Faschismus und Nationalsozialismus – Miti delle dittature. Arte nel fascismo e nazionalsocialismo, Tirolo, Museo provinciale di Castel Tirolo, 2019, ISBN 978-88-95523-16-3.

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