Piazza San Carlo

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Coordinate: 45°04′03.83″N 7°40′57.32″E / 45.06773°N 7.68259°E45.06773; 7.68259[1]

Piazza San Carlo

Piazza San Carlo è una delle più importanti piazze di Torino; può essere definita come il salotto del capoluogo piemontese. Lunga 168 metri e larga 76, la piazza ha una superficie di 12.768 metri quadrati; è inserita all'interno dell'asse viario di Via Roma, che la collega a Piazza Castello e a Piazza Carlo Felice.

Nel corso della storia ha preso i nomi di piazza Reale, piazza d'Armi e poi, nel periodo napoleonico, place Napoléon.[2] Dal 1618, è dedicata a san Carlo Borromeo, come una delle due chiese gemelle, il santo Arcivescovo di Milano che ebbe per la Sindone una particolare devozione. Emanuele Filiberto infatti fece portare il Sacro Lino a Torino nel 1578 per abbreviare il pellegrinaggio che, a piedi, Carlo Borromeo avrebbe dovuto condurlo a Chambéry per venerarlo.

È consueto palcoscenico di diversi avvenimenti storici e sociali, tra cui i comici elettoriali, concerti, manifestazioni, dirette televisive (durante XX Giochi olimpici invernali del 2006, la Tv americana NBC ne fece il palcoscenico dei suoi collegamenti live), vertenze sindacali, festeggiamenti dei trionfi sportivi della società calcistica Juventus[3].

In questa piazza, in occasione dell'Ostensione della Sindone, la mattina del 2 maggio 2010 il papa Benedetto XVI ha incontrato la cittadinanza di Torino ed ha celebrato la messa; nel pomeriggio, il pontefice ha presieduto l'incontro con i giovani piemontesi, prima di recarsi al Duomo di Torino, per venerare la Santa Sindone, e successivamente alla Piccola Casa della Divina Provvidenza.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Palazzi di Piazza San Carlo

Questa scenografica piazza torinese ha il nomignolo di salotto di Torino. Di forma rettangolare, è collegata a Piazza Castello attraverso via Roma, la principale strada del centro cittadino.
L'aspetto attuale è risalente al XVII secolo su progetto di Carlo di Castellamonte, ulteriormente arricchita dall'intervento di Benedetto Alfieri un secolo dopo. Al centro si erge il monumento equestre ad Emanuele Filiberto, opera di Carlo Marochetti del 1838, detta Caval ëd Bronz che raffigura il duca nell'atto di ringuainare la spada dopo la vittoria di San Quintino.

Ai lati il palazzo seicentesco Solaro del Borgo, e, sul lato sud, le due chiese gemelle barocche; quella di Santa Cristina (1639), progettata dal Castellamonte, e quella di San Carlo, costruita nel 1619 e attribuita a vari architetti tra cui anche il Castellamonte. La facciata concava della prima, è stata ridisegnata da Filippo Juvarra nel 1715. La facciata della chiesa di San Carlo invece è del lombardo Ferdinando Caronesi (1836).

Negli anni '60 fu realizzata l'illuminazione della piazza con i caratteristici lampioni impero con braccio a cornucopia.

Vi si trovano sedi di importanti istituzioni economiche e culturali, tra cui Intesa Sanpaolo (Palazzo Turinetti di Pertengo, al civico 156 di Piazza San Carlo) e il Goethe-Institut di Torino.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fotografia della piazza agli inizi del secolo

Piazza San Carlo non esisteva prima del XVII secolo. Al trasferimento della capitale sabauda a Torino nel 1563, la città era ancora interna alle antiche mura romane, poi rinforzate dai francesi nel Cinquecento. Fu Carlo di Castellamonte a progettare l'espansione della città verso sud, come da ordini del duca di Savoia: nel 1638 la piazza venne inaugurata, e Maria Cristina di Francia, vedova di Vittorio Amedeo I ordinava la costruzione dei portici monumentali, poi decorati da trofei militari da Carlo Emanuele III.

Le due chiese gemelle di Santa Cristina e di San Carlo si presentavano allora molto diverse. San Carlo era priva di facciata aggiunta da Carlo Ceppi[senza fonte] solo nell'Ottocento, mentre Santa Cristina, fortemente voluta dalla reggente Maria Cristina, era allora un convento di carmelitane scalze: Cristina, nella sua vecchiaia, amò così tanto questa chiesa da volervi essere sepolta (1663).

Il 4 novembre 1838, giorno della festività di San Carlo Borromeo, venne inaugurato il monumento ad Emanuele Filiberto di Savoia, opera di Carlo Marocchetti, che prima di essere eretto in Piazza San Carlo era stato ammirato al Louvre di Parigi. Il Caval ëd Bronz, che durante la guerra venne protetto da ingombranti strutture in legno per ripararlo dalle bombe, si presenta al giorno d'oggi alla città di Torino dopo un lungo restauro, terminato nell'ottobre 2007.

Targa commemorativa della strage su una colonna di Piazza San Carlo

In questa piazza, il 21 settembre 1864, si verificò uno degli eventi più tragici della storia di Torino, che in quei giorni aveva subìto la clausola (richiesta dalla Francia) del trasferimento della capitale d'Italia a Firenze. I torinesi scesero pacificamente in piazza per protestare contro la decisione del governo Minghetti, ma le forze pubbliche furono esageratamente spietate nel reprimere la protesta: secondo alcune fonti, rimasero a terra 184 persone[4]. Il 24 settembre Minghetti fu costretto alle dimissioni, ma la scelta di abbandonare la città era ormai presa e, nel 1865, Torino rinunciava obtorto collo al ruolo di capitale del Regno.

I caffè[modifica | modifica wikitesto]

La vita politica piemontese si è svolta sempre in Piazza San Carlo, o per meglio dire nei suoi famosi caffè, frequentati da Reali, nobili e scrittori. Il più famoso è il Caffè San Carlo, che fu il primo locale in tutta Italia ad avere illuminazione a gas: serviva a valorizzare gli stucchi e le statue che lo arredano. Il Caffè San Carlo visse i suoi anni d'oro quando, tra il 1920 e il 1925, divenne luogo di ritrovo per Mario Gromo, Giacomo Noventa, Giacomo Debenedetti, Filippo Burzio, Francesco Pastonchi.[5]
Altro luogo di particolare importanza è il Caffè Torino, situato sotto i portici barocchi, con i tavoli all'aperto in estate; famosa è anche la caffetteria Neuv Caval'd Brôns, che con un'elegantissima scala in pietra conduce al piano superiore, dove si può ammirare uno splendido panorama.
La Confetteria Stratta, sorta nel 1836, è nota in tutta la penisola per la sua confetteria e dietro la sua austera vetrina rivive la tradizione dolciaria di Torino e del Piemonte.

La dimora dell'Alfieri[modifica | modifica wikitesto]

Il ventiquattrenne scrittore Vittorio Alfieri, rientrando in Italia dopo "anni di viaggi e dissolutezze", prese una casa in Piazza San Carlo nel 1773: il palazzo è sito sopra l'ultimo tratto dei portici prima della chiesa di San Carlo, ed era dimora dei conti Avogadro di Collobiano: qui l'Alfieri scrisse, tra il 1774 e il 1777, le sue prime tragedie. Così scrisse il poeta astigiano:

« ...provvistami in Torino una magnifica casa posta su la bellissima Piazza San Carlo, e ammobiliatala con gusto, mi posi a far vita da gaudente... »
(Vittorio Alfieri, Vita di Vittorio Alfieri da Asti scritta da se medesimo)

In questa dimora, con i suoi compagni di Accademia, istituì una piccola società che si riuniva settimanalmente per "banchettare e ragionare su ogni cosa", la "Societé des Sansguignon", ispirandosi agli scritti di Voltaire.

La ristrutturazione[modifica | modifica wikitesto]

In occasione delle XX Olimpiadi Invernali, la piazza è stata oggetto di un'importante riqualificazione. L'amministrazione comunale ha optato per una pedonalizzazione totale della piazza, eliminando il flusso di traffico e il parcheggio a pettine lungo i lati lunghi, pavimentandola con un pavé di porfido. Contestualmente alla realizzazione di un parcheggio sotterraneo (che va ad unirsi al vasto sistema sotterraneo di Via Roma), sono stati rinvenuti dei reperti di epoca romana e i resti di un ponte risalente all'epoca di Emanuele Filiberto.[6]

Nel corso degli anni è stata oggetto di un intervento denominato Laboratorio in piazza: la piazza è stata dotata di tecnologie proprie delle smart city, come il Wi-Fi, e un'illuminazione "intelligente", regolata in base ai parametri astronomici, a quelli di luminosità e alla presenza delle persone[7]. Inoltre, vi è stato installato un sistema di videosorveglianza[7].

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • In una scena del film Io sono leggenda si vede Piazza San Carlo durante il periodo Olimpico, come sfondo di due inviati di un Tg.

Galleria[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti[modifica | modifica wikitesto]

La piazza è raggiungibile dalla fermata Porta Nuova della metropolitana di Torino.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Coordinate prese da OpenStreetMap.
  2. ^ Alberto Viriglio, Torino Napoleonica, 1989 (ristampa), Torino, ed. Viglongo. p. 42.
  3. ^ Bruno Gambarotta, Omaggio a Torino, Fratelli Alinari, 2005, pp. 36-37, ISBN 88-7292-452-9.
  4. ^ Renzo Rossotti, Le Strade di Torino, 1995, Roma, Newton Compton editori.p. 550
  5. ^ Pier Massimo Prosio, Guida letteraria di Torino, p. 43, 2005, Centro Studi Piemontesi.
  6. ^ Caffè storici in piazza San Carlo | Neteditor - Scrivere e Pubblicare Online
  7. ^ a b Smart City: lampioni wi-fi a Torino, 12 giugno 2013

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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