Brummbär

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Brummbär
Sd.Kfz. 166
Sturmpanzer.Saumur.0008gkp7.jpg
Descrizione
Tipo cannone d'assalto
Equipaggio 5 (comandante, cannoniere, 2 serventi, pilota)
Costruttore Heereszeugamt Wien
Deutsche Eisenwerke
Data impostazione inizio 1942
Data entrata in servizio maggio 1943
Data ritiro dal servizio 1945
Utilizzatore principale Germania Germania
Esemplari 306
Sviluppato dal Panzer IV
Altre varianti carro comando
Dimensioni e peso
Lunghezza 5,93 m
Larghezza 2,88 m
Altezza 2,52 m
Peso 28,2 t
Capacità combustibile 470 L
Propulsione e tecnica
Motore Maybach HL 120 TRM a 12 cilindri, alimentato a benzina e raffreddato ad acqua
Potenza 300 hp a 3.000 giri al minuto
Rapporto peso/potenza 10,65 hp/t
Trazione cingolata
Sospensioni a mezze balestre
Prestazioni
Velocità su strada 40 km/h
Velocità fuori strada 24 km/h
Autonomia 210 km
130 km fuoristrada
Pendenza max 30° (57%)
Armamento e corazzatura
Apparati di tiro Selbstfahrlafette ZF1a (5 x 8)
Armamento primario 1 obice StuH 43/1 da 150 mm
Armamento secondario 1 o 2 mitragliatrici MG 34 da 7,92 mm
Capacità 38 proietti per l'obice
600 cartucce per la mitragliatrice
Corazzatura frontale 80 mm a 12°
Corazzatura laterale 30 mm
Corazzatura posteriore 20 mm a 10°
Corazzatura superiore 10 mm
Note Dati riferiti al terzo modello

[1] [2]

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Il Brummbär, nomignolo affibbiato allo Sturmpanzer IV, il cui numero d'identificazione era Sd.Kfz. 166, fu un cannone d'assalto tedesco utilizzato durante la seconda metà della seconda guerra mondiale, ideato allo scopo di sostituire mezzi similari meno potentemente armati.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

A poca distanza dallo scoppio del conflitto la Germania introdusse nelle fila della sua arma corazzata gli Sturmgeschütz III per fornire supporto pesante alle truppe, seguiti poi dallo StuG IV. I due tipi di blindati dimostrarono che gli obici da 75 mm di cui erano dotati difettavano di sufficiente potenza per abbattere gli edifici più grandi durante le lotte urbane.[1] Perciò fin dal 9 giugno 1941 era stato richiesto un semovente che impiegasse lo scafo del Panzer IV per montarvi un obice pesante da 150 mm e migliorare così le prestazioni dell'appoggio ravvicinato.[2]

I lavori iniziarono durante il 1942 suddivisi tra la Krupp, che si occupò di ridisegnare lo scafo, e la Alkett, che si dedicò alla progettazione della sovrastruttura: ciononostante l'elaborazione dei disegni di massima andò a rilento per gli altri molteplici impegni delle due ditte.[1] Dopo aver preso visione dei progetti in una conferenza del 2 ottobre 1942, Albert Speer li mostrò ad Adolf Hitler il 14 ottobre, che ne rimase favorevolmente colpito:[3] il Führer ordinò la produzione di 40 unità entro il 12 maggio 1943 e di ulteriori 20 veicoli subito dopo;[1] Hitler richiese altresì che l'armamento fosse portato a un mortaio da 210 mm o 220 mm, ma un simile pezzo d'artiglieria non fu mai utilizzato.[3] A febbraio la Škoda completò un simulacro in legno del nuovo semovente cui venne data la denominazione provvisoria di Sturmgeschütz IV mit 15 cm StuH 43, che a gennaio 1944 venne definitivamente cambiata in "Sturmpanzer IV"; nell'ambiente militare veniva spesso indicato con la formula Sturmpanzer 43 o anche soltanto Stupa dal personale.[3] Il veicolo è soprattutto riconosciuto con il nome "Brummbär" (grizzly in italiano), ma esso non venne mai ufficializzato o formalmente usato all'interno della Wehrmacht.[3] Tale soprannome sembra che sia stato dato dall'intelligence Alleata, per poi diffondersi negli anni del dopoguerra.[4]

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il primo lotto di 60 esemplari fu ordinato nel febbraio 1943: per produrlo l'azienda Bismarckhütte fornì le sovrastrutture, mentre le industrie Nibelungenwerke di Sankt Valentin si occuparono degli scafi: furono consegnati 52 nuovi telai di Panzer IV Ausf. G e altri 8 di Ausf. E ed F opportunamente ricostruiti. L'assemblaggio avvenne all'Heereszeugamt (deposito dell'esercito) a Vienna con la partecipazione della Saurer e della Simmering-Graz-Pauker. Sei veicoli furono pronti entro marzo, 40 ad aprile e gli ultimi 14 furono costruiti a maggio completando l'ordinazione.[3]
Fu programmato di iniziare una produzione massiccia proprio a Vienna per la fine dello stesso maggio 1943, ma i ritardi nelle consegne degli scafi la fecero slittare fino a novembre: a dicembre riprese con la fabbricazione della seconda serie conclusasi nel maggio 1944 con 80 unità. A partire da giugno l'incarico passò alle Deutsche Eisenwerke di Duisburg dove vennero assemblate la terza e quarta serie,[3] composte rispettivamente da 24 e 142 unità, queste ultime tutte sullo scafo dell'Ausf. J:[2][3] la produzione in questa sede ebbe termine nel marzo 1945 totalizzando 166 veicoli.[3]
Complessivamente furono messi in campo 306[2] o 313 esemplari;[4] una fonte indica 298 veicoli distinguendo quelli provvisori su scafo dell'Ausf. E ed F dai successivi modelli standard.[1]

È interessante sottolineare come la prima parte del ciclo produttivo sia avvenuta in un impianto dell'esercito invece che in stabilimenti di aziende specializzate, una pratica comune per i tedeschi quando si dovevano fabbricare cannoni d'assalto o comunque mezzi modificati.[4]

Impiego operativo[modifica | modifica wikitesto]

Uno Sturmpanzer IV nei dintorni di Nettuno, dove gli Alleati erano sbarcati nel gennaio 1944; il mezzo è dotato delle protezioni laterali per attutire gli effetti delle armi a carica cava

I primi Brummbär furono presentati il 14 e il 15 maggio 1943 ai vertici del Terzo Reich e dell'esercito sul terreno di prova ad Arys, nella Prussia Orientale. La distribuzione alle truppe era comunque iniziata fin da aprile: gli Sturmpanzer IV sarebbero stati organizzati in "Sturmpanzerabteilungen", ognuno con una forza teorica di 45 veicoli, 85 altri mezzi blindati (ad esempio Sd.Kfz. 9) e 611 uomini.[3]
Il primo reparto a esserne dotato fu lo Sturmpanzerabteilung 216, che dopo un periodo d'addestramento ad Amiens il 10 giugno si mise in viaggio per il fronte orientale: qui giunto fu integrato al 656. schwere Panzerjäger-Regiment nel Gruppo d'Armate Centro, con il quale prese parte alla battaglia di Kursk. Durante i feroci scontri una buona parte dei 50 Brummbär[4] prima serie andò distrutta, e altre perdite furono registrate nel mese di agosto nei combattimenti intorno Kharkhov e a Dneprstroy. La decimata unità venne ritirata e riorganizzata, per poi tornare in prima linea da settembre a dicembre 1943 operando presso Zaporozhye; fu dunque inviata in Germania, ove venne riequipaggiata. Dirottato in Italia nel febbraio 1944, il battaglione fu attivo nell'area di Anzio e rimase nella penisola fino alla fine della guerra, quando nell'aprile 1945 gli ultimi Brummbär furono fatti saltare in aria dagli equipaggi sulle rive del Lago di Garda.[3]

Tra aprile e giugno 1944 fu costituito lo Sturmpanzerabteilung 217, che il mese successivo fu inviato a sud-est di Caen in Normandia. Ebbe il battesimo del fuoco in occasione delle battaglie per Falaise e a ottobre, menomato, contribuì alla difesa di Aquisgrana. Nel dicembre 1944 fu impegnato nell'Offensiva delle Ardenne, ma in seguito al suo fallimento arretrò insieme alle altre unità tedesche nella Ruhr dove si arrese nell'aprile 1945.[3]
Sempre nel 1944, a settembre, venne creato a Döllersheim lo Sturmpanzerabteilung 219. A dicembre fu trasferito in Ungheria presso il lago Velencei, e a gennaio 1945 venne inserito nella 23. Panzerdivision con la quale prese parte al disperato tentativo di salvare le divisioni rimaste accerchiate a Budapest: la battaglia provocò la distruzione di tutti i cannoni d'assalto e quel che rimaneva dell'unità si ritirò in Cecoslovacchia, dove ricevette 10 Brummbär di rimpiazzo e alcuni carri armati sovietici di preda bellica. Il reparto fu spostato a Waidhofen ad aprile senza l'equipaggiamento pesante e integrato nella Panzer-Jagd-Brigade "Trumpa".[3]
Un terzo battaglione pesante, lo Sturmpanzerabteilung 218, cominciò a essere messo insieme durante gennaio 1945 e due mesi più tardi fu attivato con un organico di 43 Brummbär; ad aprile fu convertito in Panzer-Jäger-Verband ma non si hanno informazioni circa il suo destino.[3]

Nel mese di agosto del 1944 furono infine organizzate le due compagnie indipendenti Sturmpanzer-Kompanie z.b.V. 218 e 2/218, ognuna con 10 Sturmpanzer. Il primo reparto venne assegnato al Kampfgruppe Reinefahrt e utilizzato per sopprimere la rivolta di Varsavia. Continuò a operare in Polonia e a gennaio del 1945 fu pensato di fonderlo assieme allo Sturmpanzerabteilung 218: il progetto venne frustrato dalla massiccia offensiva sovietica attraverso il fiume Oder, che causò la quasi totale perdita della compagnia. I resti confluirono nel Kampfgruppe Grossdeutschland. Riguardo alla seconda compagnia, si sa che fu inviata nella zona di Parigi ma non si conoscono i dettagli sul suo servizio.[3]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Lo Sturmpanzer IV era il risultato dello sviluppo e continuo affinamento dell'idea di cannone d'assalto pesante: la sagoma richiamava quella dell'improvvisato Sturminfanteriegeschütz 33B sullo scafo del Panzer III, considerabile come il suo predecessore.

La squadrata sovrastruttura era dotata di piastre anteriori che misuravano ben 100 mm inclinati a 40° rispetto alla verticale; i fianchi erano protetti da corazze variabili tra i 20 e i 60 mm con inclinazione da 65 a 88°[2] (50 mm a 15º secondo altre fonti).[3] Il retro era stato coperto con un singolo pezzo da 30 mm modellato, con inclinazione compresa tra 64 e 90°, mentre il tetto orizzontale arrivava a 20 mm.[2]
Un poco decentrata sulla destra era stata ricavata un'apertura circolare con affusto a sfera per un obice StuH 43 da 150 mm L/12, un derivato del sIG 33 progettato espressamente per l'uso su veicoli.[1] I proiettili ad alto esplosivo adoperati pesavano ognuno 38 chili: potevano colpire i bersagli a una distanza massima di 4.270 metri circa e raggiungevano una velocità iniziale pari a 240 m/s.[2] Erano altresì disponibili granate anticarro del peso di 25 chili con carica separata, nell'eventualità piuttosto probabile di imbattersi in blindati avversari.[3] Il brandeggio del pezzo, pesante 1.850 chili, era limitato a 10° a sinistra e a destra, l'elevazione arrivava a +30° e la depressione a 5°.[2]
Per la difesa sulle brevi distanze contro la fanteria era presente solo una pistola mitragliatrice MP 40, utilizzabile dall'interno della sovrastruttura grazie ad apposite feritoie ricavate sui fianchi e nel retro.[3]
L'equipaggio poteva contare su un sistema intercom ed era composto da 4 elementi: il pilota sedeva nello scafo anteriore a sinistra, dove era stato inserito un visore con portellino scorrevole (Fahrersehklappe 80) ripreso dal Tiger I; il comandante trovava posto più dietro e usufruiva di un periscopio montato sul tetto per l'osservazione dell'esterno.[2] Ai lati dell'otturatore dell'obice stavano un cannoniere e un caricatore, il quale era inoltre addetto all'impiego di un ricevitore USW FuG 2 coadiuvato da un trasmettitore FuG 5 da 10 watt. All'interno non c'era molto spazio libero e l'equipaggio riscontrò difficoltà nel manovrare le grosse munizioni dell'obice, disponibili in numero di 38, un problema che persistette lungo tutta la vita operativa del mezzo.[3]

La casamatta era fissata allo scafo del Panzer IV Ausf. G, lasciato per lo più invariato: le protezioni passive arrivavano a 80 mm sul muso ma sui fianchi erano spesse solo 30 mm,[2] un fattore di vulnerabilità che poteva essere facilmente sfruttato da squadre di fanteria equipaggiate con armi anticarro portatili.[4]
L'apparato motore era rimasto il Maybach HL 120 TRM con 12 cilindri a V erogante 300 hp a 3.000 giri al minuto e rapporto di compressione di 6,5:1; la trasmissione ZF SSG 76 era sincronizzata con un cambio a sei velocità più una retromarcia. L'avviamento era inerziale oppure elettrico con 24 volt di potenza, ridotta a metà una volta acceso il propulsore. Il Maybach era servito da un serbatoio contenente circa 500 litri e sviluppava una velocità massima di 40 km/h; il consumo di carburante si attestava sui 225 litri ogni 100 chilometri percorsi su strada, mentre su terreni sconnessi ogni chilometro circa richiedeva un litro.[2]
Anche il treno di rotolamento non aveva subito modifiche: contava 8 ruote portanti gommate per lato, accoppiate con 4 carrelli cui erano vincolate altrettante mezze balestre; superiormente si trovavano 4 rulli e in fondo era posizionata la ruota di rinvio, mentre quella motrice era anteriore. I cingoli adottati erano del tipo dry pin, larghi 400 mm con guida a dente centrale: combinati con il peso di oltre 28 tonnellate del mezzo, davano come risultato una pressione al suolo di 1 kg/cm2 con ovvi svantaggi nelle manovre su terreni molli e per il raggio operativo fuoristrada, pari a 130 chilometri.[2][4]

Lo Sturmpanzer IV aveva prestazioni nella media: era capace di sormontare ostacoli alti 60 centimetri, trincee larghe 2,20 metri e guadi di 90 centimetri. La luce libera misurava 40 centimetri.[2]

Versioni[modifica | modifica wikitesto]

Secondo modello di serie[modifica | modifica wikitesto]

La prima serie di Brummbär, al primo impiego sul campo, dimostrò di essere attanagliata da alcuni difetti: la mancanza di un vero armamento secondario e le troppo sottili corazze laterali la rendeva un bersaglio appetibile per la fanteria, mentre il rinculo dell'obice StuH 43 provocava grandi sollecitazioni sullo scafo. Altri difetti erano l'inadeguatezza del motore Maybach, che richiedeva grandi quantità di carburante, e il surriscaldamento della trasmissione.[3] Come prima misura, venne adottato lo scafo del Panzer IV Ausf. H[2] il cui treno di rotolamento ebbe le prime due coppie di ruote completamente d'acciaio per meglio sopportare il peso dell'armamento e della casamatta;[3] poi nell'ottobre 1943 fu approvata la modifica di sovrastruttura e obice: a dicembre ne venne perfezionata una versione più leggera denominata StuH 43/1 con manicotto protettivo, subito immessa in servizio, ma i problemi legati alla mole del veicolo non furono del tutto risolti. Fu inoltre eliminato il visore del pilota, sostituito da un periscopio come per il capocarro.[3]

Un esemplare esposto al Panzermuseum di Münster: la postazione del pilota e la mitragliatrice in casamatta indicano che appartiene alle ultime serie

Terzo modello di serie[modifica | modifica wikitesto]

In questa variante la sovrastruttura era stata ridisegnata e sbassata: in alto a sinistra venne installato uno snodo a sfera Kugelblende 80, simile a quello del Tiger I, per una mitragliatrice MG 34 da 7,92 mm, servita da una scorta di 600 cartucce. Anche il collare dell'obice venne leggermente modificato e la cupola originale fu sostituita dal modello usato sullo Stug III Ausf. G, equipaggiata con un supporto per usare una seconda MG 34 contro aerei a bassa quota. Infine il pilota venne alloggiato in un proprio compartimento a sinistra dell'obice e venne aggiunto un quinto membro all'equipaggio per velocizzare le operazioni di caricamento. Sempre con questa versione furono introdotte le Schürzen e la pasta antimagnetica Zimmerit quali deterrenti alle armi a carica cava o alle mine magnetiche.[3]
I cambiamenti divennero effettivi a partire dall'aprile 1944.[2]

Quarto modello di serie[modifica | modifica wikitesto]

Denominata anche Abschlusserie, era basata sullo scafo del Panzer IV Ausf. J con treno di rotolamento dotato di sole ruote in acciaio:[3] l'intento era di meglio distribuire i pesi, cosa che riuscì parzialmente.[4] Fu mantenuto il nuovo motore, un Maybach HL 120 TRM 112 che rispetto al precedente sviluppava 300 hp a 2.800 giri al minuto.[2] Assieme agli esemplari del precedente gruppo dimostrò che il Brummbär, una volta messo a punto, era una macchina affidabile e dalle eccellenti prestazioni.[3]

Derivati[modifica | modifica wikitesto]

Dello Sturmpanzer IV venne elaborata una versione carro-comando sulla base delle ultime due serie, dotata di equipaggiamento radio potenziato e più antenne: il mezzo era denominato Befehlsturmpanzer IV e venne fornito in piccole quantità. Lo scafo e la casamatta del Brummbär interessarono la Krupp per la realizzazione di uno Jagdpanzer IV armato di un cannone PaK 43 da 88 mm L/71, ma venne completato un solo prototipo prima dell'abbandono del progetto.[3]

Esemplari esistenti[modifica | modifica wikitesto]

Alla seconda guerra mondiale sono sopravvissuti alcuni Brummbär: possono essere ammirati al Musee des Blindes a Saumur in Francia, al Panzermuseum di Münster (Germania), a Kubinka vicino Mosca e all'Army Ordnance Museum di Aberdeen negli Stati Uniti.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Brummbär su historyofwar.org. URL consultato il 9 gennaio 2013.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n o Sturmpanzer IV su wwiivehicles.com. URL consultato il 10 gennaio 2012.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z Brummbär su achtungpanzer.com. URL consultato il 9 gennaio 2013.
  4. ^ a b c d e f g Brummbär su militaryfactory.com. URL consultato il 23 gennaio 2013.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]