Hetzer

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Jadgpanzer 38(t) Hetzer
Cacciacarri 'Hetzer' in esposizione al Deutsches Panzermuseum Munster, Germania.
Cacciacarri 'Hetzer' in esposizione al Deutsches Panzermuseum Munster, Germania.
Descrizione
Tipo Cacciacarri
Equipaggio 4
Costruttore Škoda
BMM
Data impostazione Marzo 1943
Data primo collaudo Dicembre 1943
Data entrata in servizio 1944
Utilizzatore principale Germania Germania
Altri utilizzatori Flag of Czechoslovakia.svg Cecoslovacchia
Flag of Switzerland (Pantone).svgSvizzera
Esemplari 2584
Dimensioni e peso
Lunghezza 6,38 m
Larghezza 2,63 m
Altezza 2,17 m
Peso 15750 kg
Propulsione e tecnica
Motore Praga AC/2
Trazione cingolata
Prestazioni
Velocità max 42 km/h
Autonomia 177 km
Armamento e corazzatura
Armamento primario cannone 7,5cm PaK 39 L/48
Armamento secondario mitragliatrice 7,92 mm MG34 oppure 7,92 mm MG42
Corazzatura 33 mm sullo scafo, 40 mm in torretta
Capacità 41 proiettili 7,5 cm
1200 proiettili 7,92 mm

[1]

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Lo Jadgpanzer 38(t) 'Hetzer' era un cacciacarri leggero tedesco. Era basato sullo scafo del Panzerkampfwagen 38(t) e fu prodotto, a partire dal 1944, in 2584 unità. Nel dopoguerra servì nelle file dell'Esercito cecoslovacco e dell'Esercito svizzero.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel marzo del 1943 Heinz Guderian, ispettore generale per le forze corazzate tedesche, richiese lo sviluppo di un nuovo mezzo cacciacarri leggero. Le principali caratteristiche dovevano essere: basso profilo, abitacolo chiuso, buona corazzatura. Il veicolo fu progettato utilizzando lo scafo del carro Panzerkampfwagen 38(t). A seguito dei test sostenuti con esito positivo nel dicembre del 1943, fu ordinato a tutte le strutture impegnate nell'allestimento dei Pz38(t) di passare al nuovo veicolo. Nell'aprile del 1944 la produzione incominciò negli stabilimenti BMM; nel settembre dello stesso anno subentrarono le fabbriche Škoda.[1]

Tecnica[modifica | modifica wikitesto]

L'Hetzer era basato sullo scafo e sulla meccanica ampiamente collaudata del Pz38(t)[1]. Mentre quasi tutti i semoventi controcarro tradivano la loro origine da mezzi adattati in vario modo e grado, ed erano in genere alti e goffi, spesso insufficientemente corazzati e mobili ancorché ben armati, il nuovo mezzo era assai diverso e meglio progettato. Esso aveva una struttura che, a differenza di quella del Marder, era totalmente chiusa sul tetto, con forma grossomodo tronco-piramidale. Se questa aveva un'abitabilità inferiore, in compenso consentiva maggiore sicurezza in azione.

La cingolatura era caratteristica perché si trattava di 4 ruote di grande diametro, gommate, che erano grandi quasi quanto l'altezza della cingolatura tra la terra e le 2 ruote superiori, quella posteriore di rinvio e quella anteriore motrice, dotate di fori di alleggerimento anziché struttura 'piena' come quella delle ruote principali.

Il motore era sistemato posteriormente, mentre la trasmissione scorreva sotto il comparto di combattimento con gli ingranaggi e il cambio anteriori.

La sovrastruttura comprendeva una piastra anteriore da 60 mm, corazzata in maniera tale da essere difficilmente penetrabile, essendo inclinata di 60°(che portava lo spessore virtuale a 120 mm) e con piastre di buona durezza, 240 Brinell. Le piastre laterali erano inclinate di circa 30°e spesse 20 mm, con durezza di 195 Brinell. Questo spiega la differenza, perché esse erano capaci di incassare solo colpi da 20 o, al massimo, 37 mm. La parte posteriore era anche più inclinata, ma meno spessa, di quella anteriore. Degne di nota anche le piccole corazze di protezione dei fianchi, sistemate sui cingoli nella parte alta, utili soprattutto contro le cariche cave (HEAT).

L'armamento principale, sistemato in casamatta, era un cannone 7,5 cm PaK 39 L/48. Uno dei principali problemi in combattimento era il ridotto angolo di brandeggio di quest'arma[1]. Il cannone era sistemato in una struttura con scudo esterno ben elaborato, spesso 60 mm, spostato verso la destra del mezzo di circa 40 cm.

L'arma secondaria era una mitragliatrice da 7,92 × 57 mm mm sistemata esternamente sul tettuccio ed utilizzabile anche dall'interno del mezzo[1].

L'equipaggio era composto da 4 uomini: pilota, capocarro, cannoniere, servente.

Corazzatura[1]
Scafo
(parte inferiore)
Scafo
(parte superiore)
Anteriore 60mm/60° 60mm/40°
Lati 20mm/40° 20mm/15°
Ventre 8mm/90° -
Posteriore 8mm/70° 20mm/15°
Superiore - 10mm/90°

Servizio[modifica | modifica wikitesto]

Hetzer durante la Rivolta di Varsavia
Hetzer dell'Esercito svizzero

Il mezzo venne provato con vari armamenti, come l'obice da 14 9mm, e ancora più interessante, sistemando le armi direttamente sulla piastra dello scafo, senza congegno di recupero, cosa che semplificò la produzione del veicolo e migliorò lo spazio interno. Il mezzo base era stato sottoposto anche alle prove come mezzo da combattimento per una squadra di fanteria, totalmente cingolato, protetto, con una mitragliera da 20mm sistemata sulla sommità. L'idea non fu realizzata per mancanza di risorse. Dell'Hetzer vennero prodotte anche versioni speciali, come quella da recupero, senza cannone, e quella del tipo lanciafiamme. Essi erano rispettivamente il Bergerpanzer 38(t) e il Flammpanzer 38(t).

L'Hetzer combatté nell'ultimo anno e mezzo di guerra. Il mezzo era, nonostante la scomodità che aveva se comparato a veicoli con scafo aperto, molto temibile e molto temuto. La sagoma bassa e sfuggente era difficilmente visibile fino a quando non apriva il fuoco, mettendo entro 1 km di raggio in pericolo i carri nemici. Inoltre era dotato di una discreta mobilità (inclusa una notevole autonomia per essere un mezzo a benzina) e una meccanica affidabile.

La prima unità a ricevere degli esemplari di Hetzer furono i Panzerjägerabteilungen 731 e 743 e la 15. e 76. Infanterie-Division. Di seguito fu affidato a tutte le formazioni di cacciacarri[1].

L'Hetzer servì, in seguito, nelle file dell'Esercito Cecoslovacco. Nel 1946 l'Esercito svizzero comprò 158 esemplari dalla Cecoslovacchia, sotto la denominazione di G13[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h Chamberlain & Doyle, p.53

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Peter Chamberlain & Hilary Doyle, Encyplopedia of German Tanks of World War Two, Sterling, 1999, ISBN 1-85409-518-8.

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