Carica cava

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Sezione di un proiettile d'artiglieria a carica cava

La carica cava è un tipo di carica esplosiva perforante che si basa sull'effetto Munroe ed usata principalmente nelle munizioni anticarro e nell'industria delle demolizioni.

Alla fine del XIX secolo, Munroe aveva scoperto che le lettere impresse in panetti di esplosivo usati per demolire o tranciare strutture metalliche, avevano un singolare effetto sul metallo, imprimendosi sulle lastre.

Munroe si rese conto che una carica di tritolo sagomata anziché disperdere la propria potenza esplosiva in maniera omnidirezionale, la concentrava nella cavità, a seconda della sua forma. Il principio venne perfezionato da Egon Neumann, che nel 1910 scoprì l'efficienza dell'esplosivo sagomato con una cavità conica nella perforazione delle lastre metalliche.

Il principio venne così applicato alle testate perforanti. Praticando una cavità conica o iperbolica in un cilindro di esplosivo dotato di una spoletta che la facesse esplodere all'opportuna distanza dal bersaglio, si poteva concentrare la forza dell'esplosione contro un punto di esso e causare una tale temperatura e sovrapressione da praticare un foro in una lastra metallica o in una parete di cemento. Dal punto di vista militare l'effetto sull'interno del bersaglio sarebbe stato devastante: innalzamento della temperatura, investimento degli occupanti del bersaglio con frammenti di metallo fuso o di cemento, esplosione di eventuali munizioni e carburanti. Dal punto di vista ingegneristico questo consente di creare cariche di demolizione di dimensione contenuta e mirata all'oggetto da demolire, perforare o tranciare.

Il migliore funzionamento della carica cava veniva offerto da proiettili a bassa velocità, e quindi essa trovò larghissima applicazioni sulle armi a razzo e sui lanciagranate, in particolare quelli anticarro individuali per la fanteria (inizialmente bombe da fucile, poi Bazooka, Panzerfaust, PIAT etc).

Come ulteriore sviluppo si scoprì che rivestendo la cavità interna di metallo (rame, alluminio), si poteva assicurare maggiore efficienza energetica e causare un maggiore scarico di energia sul metallo, collassandone la struttura con pressioni anche di oltre 1.000 t/cm².

Nel contrasto a queste armi si sono sviluppate corazze più perfezionate, in particolare quelle spaziate, quelle reattive e quelle multimateriali.

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