High Explosive Anti-Tank

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Proiettile HEAT in sezione. Visibile il cono vuoto di rame

High Explosive Anti-Tank, meglio noto con l'acronimo HEAT (in inglese significa anche calore), ossia esplosivo ad alto potenziale contro-carri, indica un particolare tipo di munizionamento anti-carro a carica cava.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Con la scoperta della carica cava alla fine del XIX secolo, prima ancora che i carri armati venissero inventati, esisteva già l'arma che poteva batterli. Nonostante ciò, tutta la prima guerra mondiale venne combattuta senza questa invenzione dispiegata in operazioni militari, ma se le corazze impiegate allora erano assai limitate, tanto da poter essere battute da munizioni leggere, perforanti, o dall'artiglieria campale, per il futuro erano prevedibili progressi tali da lasciare le armi leggere o senza proiettili perforanti, senza possibilità pratiche di penetrazione. Uno di questi segnali erano i Char 2C francesi, con corazza pensata per resistere al 77 mm. tedesco, il cannone campale standard del potenziale avversario. Già all'inizio della seconda guerra mondiale i genieri tedeschi avevano cariche cave. I paracadutisti che neutralizzarono il forte belga di Eben Emael utilizzarono cariche HEAT da 5–10 kg per perforare le torrette dei cannoni, spesse 25–28 cm. In seguito si idearono alcune munizioni anticarro, che in Italia erano note come "EP" ovvero Effetto Pronto. Ma i veri beneficiari furono i fanti, che ebbero razzi leggeri come i Bazooka e persino bombe a mano o da fucile anticarro, capaci di perforare 100 mm ed oltre di acciaio, con effetti incendiari e distruttivi spesso impressionanti.

HEAT BK-14 sovietico da 125 mm

Nel dopoguerra furono soprattutto i missili a beneficiare di questo tipo di testata, perché era l'unica a essere ragionevolmente leggera per farla portare ad armi che dovevano essere campali, e quindi, ragionevolmente compatte. Ma non mancarono razzi controcarro, cannoni senza rinculo e munizioni per carro armato. Il rapporto tra perforazione e diametro della testata, grazie a perfezionamenti nei materiali e nell'applicazione delle migliori geometrie, ha consentito di ottenere un passaggio da circa 1,5-2:1 a 6-7:1. Anche le submunizioni delle bombe a grappolo hanno spesso una carica HEAT, come anche molti tipi di mine moderne, per attaccare il tetto o il fondo del mezzo.

Tra gli esempi tipici che si possono dare in merito, sono i proiettili da 100mm dei carri armati T-55: se il primo modello schierato perforava solo 275mm, il tipo successivo arrivava a 350-380mm. Il 122mm sovietico del tempo bellico perforava forse solo 80mm, essendo molto poco efficiente, ma il 122 del carro T-10 raggiungeva l'efficacia del missile AT-3 Sagger, circa 460mm dichiarati. Tra gli altri calibri, degno di nota il 75mm del Pak 39/97 tedesco: 75mm (1:1), mentre meno di 10 anni dopo il 75 del carro AMX-13 raggiungeva i 170mm.

HEAT in tandem[modifica | modifica sorgente]

Gli israeliani, anche se non sono stati i primi ad idearle, sono stati i primi a schierare le corazze reattive ERA, caratterizzate da una scatola in metallo, contenente uno strato di esplosivo e una o più piastre inclinate: lo scopo è che, quando una di queste è colpita, esplode e disturba il jet della carica cava, oltre che eventualmente i proietti perforanti APFSDS. Questi ultimi sono utilizzabili soprattutto con le corazze ERA di seconda generazione, dotati di piastre più spesse e quindi, più capaci di spezzare la sottile struttura del proietto in arrivo, e forse questo è a maggior ragione vero al giorno d'oggi, perché se i primi, meno efficienti proiettili perforanti decalibrati (APDS) avevano un rapporto L/D di 3:1, sono ben presto passati a 10:1 e ultimamente, 20-30:1, il tutto con materiali sempre più duri. Questo significa che sono più efficienti per perforare le corazze, ma certo più vulnerabili all'effetto di "ghigliottina" che un ERA potrebbe infliggergli (un tipico penetratore di circa 30 anni fa era di 40mm x 30 cm, attualmente la norma è di 25x600mm o simili). Più pressione su un punto specifico, più penetrazione. Ma le ERA sono maggiormente efficaci contro una tale sottile e dura struttura, per quello che è lecito presumere.

Le ERA sono state forse l'unica vera arma segreta israeliana del 1982, durante l'invasione del Libano, ma poi sono state copiate in URSS (tramite alcuni carri israeliani catturati) e così il problema del loro contrasto è diventato impellente, perché dopo pochi anni i carri sovietici ne hanno cominciato a sfoggiare una completa dotazione. Questo ha comportato l'invenzione delle HEAT in tandem, che significa, in sostanza, sistemare 2 testate HEAT in un unico missile, poi anche razzo, per far sì che una di queste faccia detonare la mattonella ERA e l'altra penetri. Naturalmente, contro bersagli privi di ERA semplicemente, la capacità di perforazione è accresciuta. Ma anche i sovietici hanno apprezzato l'idea, per provare a superare le corazze composite occidentali, sempre più spesse, senza aumentare eccessivamente il calibro dei loro razzi, proiettili, missili. Allo stato attuale, per esempio, in occidente esistono armi come i MILAN e gli HOT con testata in tandem nelle loro più recenti versioni, oppure il missile AGM-114 Hellfire, con la testa principale da 178mm di diametro, e una secondaria, in avanti da circa 50mm. In seguito si è voluto aumentare la potenza anche di questa portandola a 100mm, cosicché è possibile che le testate combinate perforino oltre 1500mm di acciaio, forse sufficiente anche contro la torretta dei carri occidentali, e sicuramente contro lo scafo di questi e in generale i carri russi con la combinazione di corazze stratificate e ERA di ultima generazione. Un'altra soluzione è rappresentata dai missili con attacco dall'alto, che per inciso è in parte fatto dall'Hellfire. Il BGM-71 TOW prevede il sorvolo del bersaglio prima che 2 testate esplodano in simultanea, colpendo lo stesso punto e quindi concentrando l'azione (in genere le esplosioni sono sequenziali, prima la prima e poi la successiva delle 2 testate, ma non in questo caso).

Le EFP[modifica | modifica sorgente]

Un caso particolare è dato dalle testate EFP, ovvero a proiettile autoforgiante. Queste munizioni sono in pratica costituite da dischi di rame "sparati" ad altissima velocità da una carica cava, e si trasformano non tanto in un "jet" di particelle ad alta velocità, ma in un vero e proprio proiettile, che nonostante la malleabilità che ha, riesce ad attraversare centimetri di acciaio. Questi tipi di testate sono presenti in proiettili, bombe e mine speciali che lanciano o rilasciano in aria delle munizioni dotate di un sensore termico, il quale capta la traccia del veicolo ed eventualmente manovra per attaccarlo dall'alto, esplodendo ad alcuni metri. Anche i missili BGM-71 TOW 2B hanno 2 testate di tale tipo, ottimizzate per colpire il carro dall'alto, con la direzione dei 2 proiettili coincidente. Pochissimi carri armati possono resistere a tale tipo di attacco, perché è puntato contro parti vulnerabili e poco protette. Come se non bastasse, anche mine assai meno costose possono sparare, restando a terra, 2 EFP in direzioni circa 45 gradi divergenti dalla verticale, in maniera da colpire non la cingolatura, ma verosimilmente, almeno con una di esse, il ventre del veicolo, raggiungendo magari le munizioni ivi stivate (i moderni carri occidentali hanno un sistema di auto esclusione, in caso di detonazione, della Santa Barbara preservando l'equipaggio, ciò consiste nella deflagrazione verso l'esterno delle munizioni). L'efficacia delle EFP, che sono sparate come detto a velocità altissima, circa 2–3 km/s, rende probabilmente impossibile anche l'uso delle corazze reattive ERA, che sono specializzate contro jet più lunghi o penetratori metallici dei proiettili APDS, pertanto potrebbero essere troppo lente per reagire a tale minaccia. Inoltre raramente la pancia del carro è protetta con corazze ERA, così come la torretta e la parte superiore dello scafo (se la sommità del carro è protetta la ERA non è mai montata sopra portelli e griglie di raffreddamento del motore). Spesso i sensori di queste testate lanciano i dardi proprio contro il motore, essendo a guida termica. Se non altro, questo salva il veicolo da una immediata distruzione, anche se viene immobilizzato e nella peggiore delle ipotesi prende fuoco con effetti, senza aiuti esterni, solitamente catastrofici.