Goliath (carro armato)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Goliath
Sd.Kfz. 302/303
Goliath B1
Goliath B1
Descrizione
Tipo carro armato filoguidato
Equipaggio nessuno
Costruttore Borgward
Data entrata in servizio 4 luglio 1943
Data ritiro dal servizio maggio 1945
Utilizzatore principale Germania Germania
Dimensioni e peso
Lunghezza 1,60 m
Larghezza 0,85 m
Altezza 0,60 m
Peso 365 kg
Propulsione e tecnica
Motore 1 a benzina o 2 elettrici
Prestazioni
Velocità max 10 km/h
Raggio d'azione 700 m circa Carica esplosiva massima 91 kg

fonti citate nel corpo del testo

voci di carri armati presenti su Wikipedia

Il Goliath, abbreviazione della designazione completa leichter Ladungsträger Goliath i cui numeri d'identificazione erano Sd.Kfz. 302 e Sd.Kfz. 303, è stato un piccolo carro armato filoguidato caricato con esplosivo, concepito dalla Germania nazista durante la seconda guerra mondiale per lo sminamento e la demolizione di obiettivi fissi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1940 la Borgward di Brema venne contattata dall'esercito tedesco per la progettazione di un veicolo da demolizione guidato a distanza mediante un fascio di cavi: lo stabilimento iniziò i lavori basandosi su un mezzo sperimentale costruito dall'ingegnere Adolphe Kegrèsse e catturato dopo crollo della Francia nella primavera di quell'anno; si trattava di un basso scafo cingolato al cui retro era assicurata una bobina, da cui si snodava un cavo contenente tre fili elettrici per impartire i comandi. Il prototipo tedesco fu pronto circa un anno e mezzo più tardi; collaudato ai primi del 1942, venne valutato posivitamente dalla commissione militare. Il mezzo venne immatricolato con la denominazione di "leichter Ladungsträger Sd.Kfz. 302" e gli fu assegnato il nome aggiuntivo di "Goliath".[1] Nell'aprile 1943 i primi rapporti giunti dal fronte criticarono però la corazzatura troppo sottile e la vulnerabilità dei cavi di comunicazione; perciò la Borgward rimaneggiò il progetto aumentandone le dimensioni, il carico di esplosivo trasportabile e lo spessore delle protezioni. Questa versione del Goliath venne indicata con il numero d'inventario Sd.Kfz. 303 e si diversificò in due varianti, distinte dall'entità della carica.[1]

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

La Borgward fabbricò 2.635 esemplari del primo tipo di Goliath tra l'aprile 1942 e il gennaio 1944. In contemporanea, nell'aprile 1943 iniziò ad assemblare il secondo modello di Goliath: fino al gennaio 1945 consegnò un totale di 4.929 esemplari di entrambe le varianti.[1] Dati leggermente differenti sono invece forniti da altre fonti. Una riporta che furono 2.650 i Goliath Sd.Kfz. 302 costruiti dalla Borgward, congiuntamente alla Zündapp.[2] Riguardo al secondo modello, una fonte specifica che dapprima 4.604 unità vennero prodotte dalla Zündapp in collaborazione con la Zachertz tra l'aprile 1943 e il settembre 1944; un secondo lotto di 325 esemplari fu poi prodotto tra il novembre 1944 e il gennaio 1945 dalle due aziende.[3]

Impiego operativo[modifica | modifica wikitesto]

Il Goliath ebbe il battesimo del fuoco il 4 luglio 1943, durante la battaglia di Kursk (nome in codice Unternehmen Zitadelle) svoltasi nel settore centro-meridionale del fronte orientale, dove fu adoperato per aprire varchi nei campi minati sovietici: l'esplosione di un solo Goliath rendeva sicura un'area del diametro di circa 45 metri.[4] Il 16 febbraio 1944 i tedeschi lanciarono l'operazione Fischfang per schiacciare la testa di ponte stabilita dagli Alleati alla fine di gennaio ad Anzio, per aprire una breccia nel dispositivo difensivo della Germania in Italia e velocizzare la fine dell'estenuante campagna. Chiamati "trabiccoli" dai soldati statunitensi, i tredici Goliath utilizzati dettero risultati deludenti: tre erano stati distrutti dall'artiglieria e gli altri dieci erano rimasti impantanati dal fango, erano caduti nei numerosi fossati dell'entroterra di Anzio, o erano stati fermati dal fuoco delle armi leggere.[5] Una fonte riporta che il Goliath era anche noto come beetle tank, in inglese "carro scarafaggio".[1]

L'ultimo utilizzo massiccio del Goliath si verificò nel giugno 1944 per contrastare lo sbarco in Normandia, ancora con scarso profitto; i piccoli blindati trovarono poi impiego nell'agosto 1944 nel corso della rivolta di Varsavia, per demolire gli edifici occupati dagli insorti dell'Armia Krajowa. Negli ultimi nove mesi della seconda guerra mondiale in Europa, il Goliath fu usato in battaglia saltuariamente e in pochi esemplari; qualche unità venne impiegata durante la battaglia di Berlino, sembra vicino la Porta di Brandeburgo.[4]

Tecnica[modifica | modifica wikitesto]

Il mezzo era diviso trasversalmente in due compartimenti principali corazzati: quello anteriore ospitava il carico bellico, una carica di esplosivo che poteva arrivare a un massimo di 91 chili; quello posteriore conteneva una bobina con un cavo sino a 700 metri, che serviva per la guida a distanza.[4] Un'altra fonte afferma invece che il cavo era lungo 500 metri e che il carico massimo di esplosivo era di 120 chili.[5] Alcuni esemplari erano stati equipaggiati con un motore a benzina, altri invece con due apparati elettrici, dotati delle relative batterie di alimentazione. La guida a distanza consentiva esclusivamente di impartire comandi semplicissimi ("a destra", "a sinistra", "esplosione") e una volta avviato il mezzo non poteva essere arrestato. Non era neppure disponibile la retromarcia: in particolare, negli esemplari con motore a benzina la sterzatura avveniva bloccando uno dei due cingoli, mentre in quelli con propulsori elettrici veniva temporaneamente "sganciato" uno dei due motori separati.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Il Goliath su militaryfactory.com. URL consultato l'11 marzo 2014.
  2. ^ Dati sull'Sd.Kfz. 302 Goliath. URL consultato l'11 marzo 2014.
  3. ^ Dati sull'Sd.Kfz. 303 a/b Goliath. URL consultato l'11 marzo 2014.
  4. ^ a b c d Petacco 1979, vol. 4 pag. 1398
  5. ^ a b Atkinson 2008, pag. 497

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Rick Atkinson, Il giorno della battaglia, Milano, Mondadori, 2008, ISBN 978-88-04-58396-7.
  • Arrigo Petacco, La seconda guerra mondiale, Roma, Armando Curcio, 1979.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]