Zündapp

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Zündapp-Werke GmbH
logo su una motocicletta
logo su una motocicletta
Stato Germania Germania
Tipo GmbH
Fondazione 1917 a Norimberga
Fondata da Fritz Neumayer, Friedrich Krupp, Thiel
Chiusura 1984
Sede principale Monaco di Baviera
Settore meccanica
Prodotti armi
motociclette

La Zündapp era una famosa casa motociclistica tedesca. Venne fondata nel 1917 a Norimberga da Fritz Neumayer, da Friedrich Krupp AG e dal fabbricante di macchine utensili Thiel con il nome di Zünder-Apparatebau-Gesellschaft m.b.H. poi Zündapp-Werke GmbH.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il sidecar KS 750
Scooter Bella R 154

Zündapp è l'abbreviazione di Zünder-Apparatebau-Gesellschaft m.b.H. ovvero "Società di apparati di accensione", produttrice di spolette per bossoli, lavorazione nella quale inizialmente era concentrata tutta la produzione sul nascere della casa tedesca durante il conflitto bellico della Prima guerra mondiale.

La sconfitta nel 1918 e la crisi economico-industriale seguente, costrinse l'Azienda, pur mantenendo il suo nome originario, a diversificare ovvero stravolgere la produzione, che si specializzò nella costruzione di mezzi di trasporto leggeri, quali motocicli con piccoli, ma robusti motori a due tempi. Nel 1919 Neumayer divenne l'unico proprietario della ditta. La produzione è durata poi fino al 1984, data della chiusura della Casa.

Il logo fino al 1938 era costituito da una "Zeta" gotica inscritta in uno scudo, il tutto in oro su campo nero. Dal 1938, in epoca nazista, dopo la nascita di due nuovi motori per aerei leggeri a 4 cilindri quattro tempi (Z90/Z91-Z92), furono aggiunte allo scudo due ali laterali schematiche che simboleggiavano il nuovo corso della produzione.

La prima motocicletta prodotta dalla Zündapp è stata la Z22 del 1921. Questa moto era stata pensata come moto per tutti (Motorrad für Jadermann). Era quindi un progetto che faceva della semplicità e della affidabilità i suoi cardini. La moto ebbe successo e venne prodotta in grandi numeri.

Nel 1933 iniziò, con la serie K, la produzione di moto più grandi. Su queste moto, una novità per l'epoca, il motore era completamente chiuso. La K che identificava la serie stava a significare Kardanantrieb, cioè trasmissione a cardano, altra caratteristica di queste moto.

La serie comprendeva un modello a motore monocilindrico due tempi di 200 cm³ e altri modelli i cui motori, a quattro tempi, avevano cilindrate da 400 fino agli 800 cm³. I modelli di cilindrata maggiore (600 ed 800 cm³) erano 4 cilindri doppio boxer, gli altri erano bicilindrici sempre a pistoni contrapposti, tutti erano dotati di un solo carburatore. Anche queste moto si rivelarono un successo tanto che la quota di mercato della ditta passò dal 5 per cento del 1931 al 18 per cento del 1937.

Successivamente furono introdotti i modelli KS (la sigla KS stava per "Kardan Sport", ovvero "sportiva con cardano") a motore due cilindri boxer nelle cilindrate 500 e 600 cm³ con un carburatore per cilindro

Zündapp KS 50

A partire dal 1940 la produzione della Zündapp si concentrò sulle moto destinate alla Wehrmacht ed in particolare alla KS 750 sidecar, con ruota del carrozzino motrice. La produzione della Zündapp durante il conflitto fu di 18.000 esemplari.

A fine guerra, con pochissimi mezzi e stabilimenti distrutti, i fratelli Elisabeth e Friedrich Neumayer, figli del fondatore, si specializzarono nelle tecniche di pressofusione di precisione di leghe d'alluminio con le quali spaziarono in molti campi commerciali: dalle macchine da cucire, caratterizzate da un moderno design compatto, ai mulini per farina, ai rasaerba, ai gruppi elettrogeni motorizzati a scoppio e, contemporaneamente, si dedicarono allo sviluppo delle motociclette di nuova generazione che costituirono poco dopo il "main business" dell'Azienda.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale la produzione della ditta cambiò gradualmente verso veicoli più piccoli quali lo scooter Bella. L'ultima motocicletta di rilevante cilindrata venne prodotta nel 1958: la KS 601 con motore bicilindrico da 598 cm³. Tra le altre cose questa moto è forse la più famose moto prodotta dalla Zündapp, specialmente con il sidecar. A differenza dei modelli K e KS anteguerra, la KS601 (il cui motore era di stretta derivazione dai precedenti) aveva il telaio a doppia culla chiusa in tubi piegati e giuntati per saldatura, anziché in lamiera stampata, la sospensione elastica posteriore a ruota guidata con molle elicoidali ed ammortizzatori idraulici e la forcella anteriore telescopica con ammortizzatori idraulici, il cambio a pedale a 4 rapporti con preselettore. Per il mercato americano fu introdotta nel 1955 la versione "K601 Elastik", con sospensione posteriore a forcellone oscillante, il braccio destro del quale costituiva il fodero dell'albero di trasmissione.

Tra il 1957 e il 1958 la ditta produsse anche la vetturetta Janus.

Sempre nel 1958 gli stabilimenti di produzione vennero spostati da Norimberga a Monaco. Vennero sviluppati nuovi modelli sempre di moto leggere anche se lo sviluppo del motore a 4 tempi venne interrotto per concentrare gli sforzi su quello a 2 tempi (celebri la "GS 125" da Regolarità e la "KS 125" stradale).

Dopo i primi importanti successi sportivi della squadra corse Zündapp, specie nelle gare di Gelaende Sport (Regolarità, oggi Enduro) il logo aziendale fu definitivamente modificato in un marchio circolare di 60mm di diametro, con Zeta Gotica -scudo e ali laterali, accerchiati da foglie di alloro, il tutto in color oro su sfondo nero o rosso.

In Italia ebbe grande fama per essere la moto simbolo dei giovani "paninari", movimento giovanile degli anni '80.

La fine[modifica | modifica sorgente]

Inizialmente le vendite di scooter e di motocicli andarono bene ma poi iniziarono a declinare. La ditta restò sul mercato fino al 1984, anno nel quale venne dichiarata bancarotta e quindi venne chiusa.

Nel 1984 dopo una trattativa che perdurava da due anni, tutta la fabbrica, know how, macchine e stampi, venne venduta dal fallimento dichiarato nel 1983, alla Tjian Jin, fabbrica di motocicli nell'omonima città cinese, oggi assorbita dalla Honda. Più di 120 treni merci speciali e svariate navi da trasporto misto, traslocarono in Cina tutte le attrezzature e le macchine per la produzione dei motocicli Zündapp. Il marchio però non fu di interesse commerciale per gli acquirenti, che optarono per la trasformazione del nome nell'assonanza cinese "Xun-da" e quindi fu lasciato al libero mercato.

Reparto corse[modifica | modifica sorgente]

Il reparto corse invece, che nel ventennio precedente aveva acquisito centinaia di allori nelle varie specialità motoristiche (Trial, regolarità e velocità), poiché non rientrava tra gli interessi dei nuovi acquirenti, venne messo interamente all'asta presso appassionati e interessati del settore. Vinsero due amici olandesi che, con circa 15mila Marchi, ebbero la possibilità di rilevare tutto il materiale giacente nel cosiddetto Sport Entwicklung. La curiosità fu che tale vendita era condizionata dal ritiro della merce in un solo giorno, dalle ore 09.00 alle ore 17.00. La quantità di materiale e la varietà era tanta, che i due fortunati, riempito il loro camion, corsero alla ricerca di un altro camion in affitto, ma inesorabilmente le saracinesche alle 17.00 si chiusero, precludendo loro la possibilità di ritirare gran parte delle moto da corsa ancora li giacenti, le fusioni speciali e parti svariate che vennero distrutte e portate al rigenero in una fonderia a Monaco. Restano oggi circa 12 motocicli della serie GS521 seguiti e progettati dall'ing. Heiner Wieditz (aggiornati fino al 1979, con due ammortizzatori e 6 della serie Monoshock progettati dall'ing Ladislav Gorgos) completi e funzionanti, originali custoditi da appassionati del settore.

Zündapp-Motorradmuseum a Königswiesen[modifica | modifica sorgente]

A Königswiesen in Oberösterreich si trova il Zündapp-Motorradmuseum. È presente la storia dell'azienda attraverso motociclette del tipo KS 500, KS 600, K 800, KS 750 e KS 601 e altre.

La Zündapp nei media[modifica | modifica sorgente]

  • Viene citata nel testo della canzone Cumuli degli 883.
  • Nel film Cars 2 è presente il personaggio del professor Zeta Zündapp, rappresentato da una Zündapp Janus.

Bibliografia tedesca[modifica | modifica sorgente]

  • Hans-Peter Hommes: Zündapp KS750. Detaillierte Beschreibung und Instandsetzungsanleitung. Über 300 Seiten mit vielen Fotos. Nur zu beziehen über den Herausgeber. Weblink
  • Ulrich Kubisch: Zündapp. Aufstieg und Niedergang. Berliner Beiträge zur Technikgeschichte und Industriekultur. Schriftenreihe des Museums für Verkehr und Technik Berlin, Band 6. Nicolaische Verlagsbuchhandlung, Berlin 1986, ISBN 3-87584-176-X.
  • Reiner Scharfenberg, Günter Sengfelder, Siegfried Rauch: Zündapp im Bild.
    • Band 1: Die Nürnberger Jahre 1922–1958. Motorbuch-Verlag, Stuttgart 1998, ISBN 3-613-01919-1.
    • Band 2: Die Münchener Jahre 1953–1984. Motorbuch-Verlag, Stuttgart 2000, ISBN 3-613-02034-3.
  • Alle Zündapp-Zweihunderter: Von Derby bis Norma-Comfort. Der Motor-Test, Heft 2; 29 Seiten. Motor-Presse-Verlag, Stuttgart 1953.
  • Robert Poensgen: 40 Jahre Sport-Erfolge. Zündapp-Werke, München 1961.
  • Zündapp Werke (Hrsg.): Zündapp-Streiflichter. Zündapp-Werke GmbH, München, zu Beginn im Werkschriften-Verlag, Heidelberg, erschienen bis Nummer 20/1962.
  • Joachim Wachtel: 50 Jahre Zündapp: 1917–1967. Verlag Mensch und Arbeit Robert Pfützner, München 1967.
  • Siegfried Rauch: Zündapp: 60 Jahre Zündapp-Technik. Herausgeber und Verleger: Zündapp-Werke GmbH, München 1977, 311 Seiten.
  • Siegfried Rauch, Johann Kleine Vennekate (Hrsg.): Zündapp. Neuauflage Zündapp: 60 Jahre Zündapp-Technik. Kleine Vennekate, Lemgo 1996.
  • Erwin Tragatsch: Alle Motorräder 1894 bis heute. Motorbuch Verlag, Stuttgart 1982, ISBN 3-87943-410-7.
  • Tilman Werner: Von Ardie bis Zündapp. Motorbuch Verlag, Stuttgart 1989, ISBN 3-613-01287-1.
  • Matthias Murko: Motorrad Legenden. Tümmels, Nürnberg 1994, ISBN 3-921590-27-2.
  • Thomas Reinwald: Motorräder aus Nürnberg. Zweirad-Verlag, Erlangen 1994, ISBN 3-929136-03-1.
  • Thomas Reinwald: Nürnberger Motorradindustrie. Podszun, Brilon 2002, ISBN 3-86133-299-X.
  • Helmut Werner Bönsch: Fortschrittliche Motorrad-Technik - eine Analyse der Motorrad-Entwicklung. Motorbuch Verlag, Stuttgart 1985, ISBN 3-613-01054-2.
  • Frank O. Hrachowy: Kleinkrafträder in Deutschland - die ungedrosselten 50er der Klasse 4. Kleine Vennekate, Lemgo 2006, ISBN 3-935517-26-2.
  • Uwe Frensel: Zündapp Modellgeschichte von 1952-1984. Ein Leitfaden für Sammler. Heel, Königswinter 2009, ISBN 978-3-89880-504-9.

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Note[modifica | modifica sorgente]