DKW

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DKW
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Nazione bandiera Germania
Tipologia Società per azioni
Fondazione 1916 a Chemnitz, Sassonia

Fondata da

Jørgen Skafte Rasmussen

Chiusura 1965
Sede principale Zschopau, Sassonia

Settore

Motociclette e Automobili

La DKW è stata una fabbrica tedesca di automobili e motocicli fondata a Chemnitz in Sassonia nel 1916. Il fondatore fu l'ingegnere danese Jørgen Skafte Rasmussen che la costituì per produrre automobili con motore a vapore (l'acronimo stava per Dampf-Kraft-Wagen, cioè automobile spinta dal vapore). L'idea ebbe scarso successo.

Indice

[modifica] Storia

Fortuna decisamente migliore ebbe un piccolo motore a due tempi progettato da Rasmussen nel 1919, chiamato Des Knaben Wunsch ("Desiderio del bambino") che, adattato per l'uso motociclistico, divenne Das Kleine Wunder ("La piccola meraviglia"). Questo motore ebbe grandissimo successo, tanto da spingere la DKW a costruire motociclette complete. All'inizio degli anni trenta la DKW era la Casa motociclistica più grande del mondo (solo nel 1929 costruì 56.000 moto, quattro volte quelle prodotte dall'intera industria motociclistica italiana!), impegnata con successo anche nelle competizioni (celebri le 250 e le 350 dotate di compressore: la quarto di litro vinse il Tourist Trophy 1938 con Ewald Kluge).

La "F7" del 1936

Nel 1928 la DKW iniziò la costruzione di automobili, sempre con motore a due tempi, rilevando il marchio Audi. Le vetture della casa tedesca dal 1931 adottarono la trazione anteriore (uno dei primi esempi al mondo). Nel 1932 la società si fuse con Horch e Wanderer, formando il gruppo Auto Union.

Dopo la Seconda guerra mondiale il territorio della Germania venne suddiviso nelle zone occidentali, controllate da Francia, Regno Unito e Stati Uniti che il 23 maggio 1949, diedero vita alla Bundesrepublik Deutschland, meglio nota come "Germania Ovest" e la zona d'occupazione sovietica che il 7 ottobre 1949 divenne la Deutsche Demokratische Republik, meglio nota come "Germania Est".

Il marchio DKW si ricostituì in Germania Ovest fondando un nuovo stabilimento a Düsseldorf, mentre l'originaria fabbrica sassone della DKW fu nazionalizza e, in seguito, riavviò la produzione con il marchio MZ.

La nuova DKW riprese la produzione nel 1949, inizialmente nel ramo motociclistico, riproponendo il modello anteguerra "RT 125", motoleggera di stampo utilitario. Poco dopo rimise in attività anche la divisione automobilistica, con il modello "F89" bicilindrico, sostituito successivamente dalla "F91" a tre cilindri (prodotta anche in Brasile dalla VEMAG S.A. di San Paolo tra il 1956 e il 1967[1]).

La DKW 350 3 cilindri da GP

La gamma motociclistica, inizialmente composta solo dalla RT 125, viene allargata nel 1951 dalle RT 175 e 200, e l'anno successivo anche dalla RT 250. Del 1954 sono la RT 350 bicilindrica (da 18,5 CV e 120 km/h) e lo scooter Hobby. Si ritorna dal 1952 anche alle competizioni, esordendo nel Motomondiale dapprima con una 250 (vincitrice del GP di Germania di quell’anno) per poi passare in 350 l’anno seguente, con una 3 cilindri a V che avrebbe ispirato la Honda NS 500 degli anni '80.

Tra le automobili DKW più interessanti dell'epoca, invece, si ricordano la "Monza", sportiva costruita in serie limitata e derivata dal modello che aveva stabilito diversi record di velocità sul circuito brianzolo, la Munga, fuoristrada costruito per l'esercito tedesco e la "1000 SP", disponibile sia coupé che spider e con una linea americaneggiante.

DKW Junior (1962)

Nel 1957 il gruppo Auto Union e le sue filiali (compresa la DKW) vennero acquisite dalla Mercedes-Benz. Il ramo motociclistico viene fuso, nel novembre 1958, con Victoria ed Express nella Zweirad Union, gruppo che sarà rilevato dalla Sachs nel 1966, fondendolo con la Hercules (marchio già posseduto dalla Sachs).

È di questo periodo una delle serie più riuscita (in vendita dal 1959), la "Junior/F12" (la cosiddetta "auto con le palpebre" a causa dell'originale forma dei fari anteriori) che fu in assoluto la macchina della DKW più popolare e venduta, anche in Italia; venne anche utilizzata una fabbrica di assemblaggio in Irlanda fino al 1964 (questa fu l'unica fabbrica della DKW in Europa al di fuori della Germania). La DKW Junior adottava un piccolo motore a 2 tempi e 3 cilindri di 741cc (maggiorato a 791cc sulla versione "De Luxe"); la potenza era di 39 CV SAE a 4300giri/min.La velocità massima era di 115km/h.

La "F102", l'ultima automobile DKW

Nel 1964 il gruppo Auto Union fu rilevato dalla Volkswagen, con la produzione automobilistica DKW che continuò sino al 1966. L'ultimo modello, la "F102", sarebbe stata la base per la rinascita del marchio Audi, con la cosiddetta "serie F103".

La produzione motociclistica, interrottasi nel 1959, riprese brevemente negli anni settanta: le DKW erano delle Hercules da Regolarità (vennero costruite per un paio d'anni anche a Firenze dalla Moto Gori). Il marchio DKW cessò definitivamente di esistere verso la fine degli anni Settanta, con la riorganizzazione del gruppo Sachs.

[modifica] La moto più copiata del mondo

Una RT 125 del 1950. La "RT" è considerata una delle moto più copiate al mondo.

La RT 125, nata nel 1939, è considerata una delle moto più copiate al mondo. A seguito della sconfitta tedesca nella Seconda Guerra mondiale, i progetti, le attrezzature e anche parte del personale DKW vennero requisiti dall'Unione Sovietica come riparazioni di guerra e trasportati a Kovrov, dove si iniziò a riprodurre la "RT", a partire dal 1946, come Komet K 125.

Copie dei progetti della "RT" vennero presi anche da Gran Bretagna e USA, i quali ne faranno la base per la BSA "Bantam" e l'Harley-Davidson "Hummer". Nei vecchi stabilimenti di Zschopau, rimasti nella Germania Est, la neonata MZ ne costruirà una sua versione.

Il progetto della RT fu copiato in maniera meno esplicita anche da altre case, come le italiane Bianchi, Moto Morini e la giapponese Yamaha per il modello YA-1.

Una curiosità riguarda le DKW vendute in Italia dall’importatore della Casa tedesca (ditta Cavani di Bologna), le quali avevano una ciclistica totalmente diversa dall’originale (a telaio elastico, anziché rigido). Questo sia per evitare i dazi doganali sulle moto d’importazione, sia per migliorare il comfort.

[modifica] Note

  1. ^ Storia della VEMAG su bestcars.uol.com.br

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