Panzer VIII Maus

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Maus
Metro-maus1.jpg
Unico esemplare rimasto del Carro Maus oggi conservato nel museo di Kubinka.
Descrizione
Equipaggio 6
Dimensioni e peso
Lunghezza 10,09 m
Larghezza 3,67 m
Altezza 3,71 m
Peso 188 t
Propulsione e tecnica
Motore MB517 Diesel
Potenza 1200 hp
Rapporto peso/potenza 6,4
Trazione elettrica
Sospensioni barre di torsione, su gruppi di 4 ruote
Prestazioni
Velocità 20
Autonomia 160
Armamento e corazzatura
Armamento primario 1 cannone 128 mm KwK 44 L/55
Armamento secondario 1 cannone 75 mm KwK 44 L/36.5
1 MG 34 da 7,92 mm
Corazzatura max 240 mm - min 60 mm
Note Sul secondo esemplare fu installato un motore a benzina di uguale potenza

German Secret Panzer Project

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Il Panzer VIII Maus (letteralmente dal tedesco "topo") indicato dall'Ispettorato Armamenti come Sonderkraftfahrzeug 205 (Sd. Kfz. 205) era un carro armato superpesante tedesco della seconda guerra mondiale, spesso è indicato anche come Panzer VIII, sebbene nel 1945 non venisse più usata ufficialmente la numerazione progressiva dei carri.

Lo sviluppo[modifica | modifica sorgente]

Kummersdorf-Gut, Neue Verskraft, Hall per il Panzerkampfwagen VIII „Maus, 2013

Presentato come progetto preliminare da Ferdinand Porsche ad Adolf Hitler nel giugno 1942, dopo l'approvazione da parte del Führer e del ministro degli armamenti Albert Speer, venne costruito un prototipo nel 1943 (a cui se ne aggiunse successivamente un secondo) che ricevette inizialmente il nome di Mammut. Successivamente venne ridenominato Mäuschen (topolino) nel dicembre del 1942, per assumere la denominazione finale di Maus (topo) nel febbraio 1943.

Il prototipo fu completato nel novembre 1943, e venne provato utilizzando una torretta simulata ed opportunamente zavorrata. Il secondo esemplare venne provato a partire dal giugno 1944 nell'area di prove della Krupp. La costruzione venne praticamente abbandonata nell'ultimo anno di guerra, dopo che ne erano stati ordinati sei esemplari.

La tecnica[modifica | modifica sorgente]

Si trattava di un carro superpesante da 188 tonnellate; dato il peso, i cingoli dovevano essere larghi 1 metro per muovere una tale massa sul campo di battaglia: sacrificando la mobilità, si puntava quindi su enormi spessori della corazzatura e sull'installazione di un armamento di calibro elevatissimo per un carro armato dell'epoca, e superiore anche a quello montato sugli MBT attuali. In particolare, l'armamento principale avrebbe dovuto essere il 12,8 cm KwK 44 di origine antiaerea (montato anche sullo Jagdtiger) o il pezzo da 15 cm KwK 44, accoppiati con un 7,5 cm KwK 44 per l'ingaggio dei bersagli meno cospicui. L'architettura del mezzo era quella usuale dei mezzi progettati da Porsche, con il motore centrale, il vano da combattimento anteriore e la torretta arretrata.

Il motore era un Daimler da 1200 CV, diesel nel prototipo ed a benzina nel secondo. La trasmissione, secondo i criteri di progettazione di Porsche, era elettrica, cioè inserendo sull'asse del motore termico due generatori elettrici e trasmettendo la potenza elettrica a due motori elettrici, collegati ai due assi motori dei cingoli, in modo da poter gestire il movimento semplicemente regolando la velocità di un motore elettrico o dell'altro. Il motore era fornito di un dispositivo di guado (snorkel) che ne permetteva il movimento sotto il livello dell'acqua (fino ad una profondità di 8 m) senza preparazione. Questo dispositivo serviva soprattutto per il guado dei fiumi, considerando che i ponti in grado di sostenere il peso di questo mezzo erano in numero estremamente limitato, soprattutto dopo i bombardamenti subiti dalla rete di comunicazioni tedesca.

Le sospensioni erano su barre di torsione che gestivano gruppi di quattro ruote folli che appoggiavano sui cingoli. In totale le ruote folli erano 48, su posizioni differenti (come nel treno di rotolamento del Panther e del Tiger).

La corazzatura, spessa fino a 240 mm (fronte dello scafo) era di piastre laminate e saldate. La protezione frontale della torretta era assicurata da una singola piastra di 93 mm di spessore, calandrata come quella della torretta del Tiger I, mentre la protezione posteriore era assicurata da una piastra di spessore minore, ma leggermente inclinata. Il peso totale della torretta, che era la stessa montata sul prototipo del Panzerkampfwagen E-100, era previsto in 50 t, la prima torretta non venne completata prima della metà del 1944.

Osservazioni sull'impiego[modifica | modifica sorgente]

vista laterale del carro

Non è noto se il carro abbia partecipato o meno ad un combattimento, si sa solo che ne vennero trovati alcuni esemplari gravemente danneggiati nel poligono di Kummersdorf, ma non si può sapere se questi fossero stati distrutti dai sovietici o dai tedeschi stessi: c'è la possibilità che potessero essere stati usati a difesa del poligono, ma non vi sono prove al riguardo.[1] Tuttavia, sulla base delle sue caratteristiche tecniche, è possibile farsi un'idea dei problemi di impiego di questo veicolo assolutamente fuori dagli standard.

La penetrazione per i colpi del 15 cm KwK 44 era di 160 mm,[2] quindi l'armamento principale del carro non era in grado di perforare la corazza di un mezzo similare, classificando quindi il mezzo fra i carri pesanti. L'impiego tattico dei carri pesanti alla fine della Seconda guerra mondiale era il contrasto dei mezzi similari nemici, e, sotto questo aspetto, il Maus era certamente superiore a tutti i carri alleati, compresi quelli sovietici delle serie JS-1 e JS-2. D'altra parte la corazzatura di 240 mm gli permetteva di accettare il combattimento con qualsiasi altro carro dell'epoca.

Il tallone di Achille di questo mezzo era la mobilità: considerando sia la pressione al suolo (circa 1 kg/cm2) ed il rapporto peso potenza, il movimento era comunque estremamente difficoltoso, e quasi impossibile su terreno morbido. Quindi era un carro che doveva fare molto affidamento sul sistema viario tedesco, che nel 1944 non era certamente in condizioni brillanti. Se, a questo, si aggiungono dimensioni tali da renderlo estremamente poco maneggevole in terreno meno che aperto, si può concludere che, anche se messo in produzione, non avrebbe avuto influenza sull'impiego tattico dei corazzati.

Un esemplare di questi mezzi tedeschi, ricostruito recuperando pezzi di almeno un paio di prototipi, è visibile al museo di mezzi corazzati di Kubinka, Russia.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Da German Secret Panzer Project di Waldemar Trojca
  2. ^ Chamberlain, Dole e Jenz, 1978, citati da John Salt. Antitank shell penetration in World War 2 (1999)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]