Vanzone con San Carlo

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Vanzone con San Carlo
comune
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte
Provincia Provincia del Verbano-Cusio-Ossola-Stemma.png Verbano-Cusio-Ossola
Amministrazione
Sindaco Claudio Sonzogni (lista civica) dall'08/06/2009, riconfermato 26/05/2014
Territorio
Coordinate 45°58′N 8°06′E / 45.966667°N 8.1°E45.966667; 8.1 (Vanzone con San Carlo)Coordinate: 45°58′N 8°06′E / 45.966667°N 8.1°E45.966667; 8.1 (Vanzone con San Carlo)
Altitudine 677 m s.l.m.
Superficie 15,73 km²
Abitanti 445[1] (31-12-2010)
Densità 28,29 ab./km²
Frazioni Roletto, Ronchi Dentro, Ronchi Fuori, Valeggio, Battiggio, San Carlo, Pianezza
Comuni confinanti Antrona Schieranco, Bannio Anzino, Calasca-Castiglione, Ceppo Morelli
Altre informazioni
Cod. postale 28879
Prefisso 0324
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 103070
Cod. catastale L666
Targa VB
Cl. sismica zona 3A (sismicità bassa)
Nome abitanti vanzonesi
Patrono 25 novembre (santa Caterina da Siena)
Giorno festivo 16 agosto (San Rocco)
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Vanzone con San Carlo
Vanzone con San Carlo
Sito istituzionale

Vanzone con San Carlo (Vanzon e San Carl in piemontese, Vanzun in dialetto ossolano) è un comune di 443 abitanti della provincia del Verbano Cusio Ossola.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il comune è situato a circa metà della Valle Anzasca, sul lato sinistro dell'Anza, un torrente che scorre rispetto al comune in un profondo canalone. Il doppio toponimo rileva che storicamente non si trattava di un'unica unità amministrativa: Vanzone e San Carlo d'Ossola, la cui unificazione risale al 1875. Il capoluogo ha sede a Vanzone, anticamente detto Avanzone o Vantionum, la cui etimologia risale ad una leggenda secondo cui il comune venne sempre risparmiato, avanzato, superato, dalle epidemie che storicamente si succedevano. L'ultima in ordine di tempo è la Spagnola del 1920, che fece diverse vittime ad Antrona Schieranco e a Calasca-Castiglione comune precedente Vanzone, e a Ceppo Morelli, comune successivo. Vanzone anche in questa occasione denunciò nessun decesso. Più a valle di trova San Carlo, un tempo chiamato Ciola o Civola.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Questi luoghi iniziarono ad ospitare insediamenti umani già in epoca romana. Lo testimoniano numerosi reperti databili attorno al I secolo d.C., rinvenuti in seguito a scavi archeologici di fine Ottocento.

Durante il Medioevo, le vicende che hanno caratterizzato Vanzone e San Carlo sono del tutto simili a quelle degli altri centri dell'intero territorio dell'Ossola: in un primo tempo feudo posto sotto la signoria vescovile, passato poi al comune di Novara, e successivamente, nel 1381 possesso visconteo.

Fino al 1433 il comune dipese, in ambito religioso, dalla chiesa di Bannio Anzino, finché non ottenne il diritto di costituirsi parrocchia autonoma. L'oratorio dell'Annunziata svolse funzioni parrocchiali fino alla metà del XVII secolo; all'interno di questa chiesa è conservata una serie di affreschi molto interessanti risalenti al XV secolo.

Tra il 1642 e il 1649 venne edificata l'odierna parrocchia di Santa Caterina, ricordata per il grande portale ligneo scolpito, mentre l'altare maggiore è opera dei fratelli Pozzi. Alla parrocchiale di San Carlo si accede da una scalinata imponente: nella chiesa va segnalato l'ottimo barocco espresso dagli intagli lignei dell'altare maggiore.

Una miniera d'oro e le sue fonti termali[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio a circa 1.500 m s.l.m. è presente una miniera d'oro, abbandonata nei primi anni del novecento, nota come la miniera dei Cani. Nella galleria è presente una sorgente di acqua minerale, ricca soprattutto di ferro e di arsenico. Quest'acqua arsenicata ha caratteristiche curative e terapeutiche, conosciute fin dal Medioevo, ottima per le cure di diverse patologie, come le malattie della pelle, ma anche per curare lo stress con impacchi di fango.
La fonte e la miniera sono soprannominate “dei Cani”, si pensa, in memoria del celebre condottiero ducale di Arbetolo Visconti, Facino (Bonifacio) Cane che, insieme alla sua famiglia, pare intraprese attività di estrazione nelle miniere in questione nel XIV secolo, oppure è denominata acqua “Vanzonis". Secondo analisi chimiche svolte nel 1962, le acque erano definite di origine meteorica, fredde, minerali ipotoniche solfato-arsenicali-ferruginose-alluminose con tracce ponderabili di manganese, rame, zinco, nichel e cobalto. Queste fonti sono utili per trattare affezioni cutanee, molto estese, croniche o recidivanti scarsamente sensibili alla terapia tradizionale, come la Psoriasi a chiazze o diffusa, l'Eczema atopico cronico dell'adulto, gli Eczemi localizzati, le Neurodermiti, le Prurigo e molte altre patologie degli apparati locomotore, circolatorio e ginecologico. Alcuni reputano la scoperta delle sorgenti, erroneamente, a un certo Giovanni Albasini che in realtà scoprì le acque di Bognanco, in tutt'altra valle. Non si conosce con certezza chi abbia trovato per la prima volta le acque: senza alcun dubbio, si tratta di una scoperta antichissima.
La storia dei tentativi di utilizzazione delle fonti è lunga e travagliata. Agli inizi del 1900, per interessamento del medico locale dottor Attilio Bianchi, nacque la “Società Anonima Sorgenti minerali e Miniere di Vanzone d’Ossola” (1906) con direttore sanitario lo stesso dott. Bianchi, il quale si mise subito all’opera per far conoscere, analizzare e studiare le acque. Risalgono a questo periodo lo studio idrogeologico dello Stella (1906), quello igienico batteriologico del Monti (1906) e le prime complete analisi chimiche che il Daccomo (1905) eseguiva sulle acque delle quattro polle principali e sui fanghi ocracei della galleria “Mazzeria”. Intanto il Casoli (1905), l’Ambrosini (1907) e lo stesso Bianchi (1907) riferivano in congressi e convegni, sui risultati delle applicazioni cliniche di queste acque. Nel 1907 questo materiale fu raccolto da un opuscolo che raccoglieva relazioni e giudizi di ben 95 tra medici e direttori di cliniche e istituti universitari.

Il 6 marzo 1909, posta in liquidazione la Società nata tre anni prima, si costituì a Milano la Società Anonima Miniere e Acque Arsenicali, che modificò gli obiettivi aziendali della precedente, puntando anche alla realizzazione delle terme arsenicali di Stresa, dove l'acqua di Vanzone doveva giungere fino all'area termale in riva al lago, secondo i visionari progetti dell'epoca, con una tubazione di oltre 40 chilometri...

Del primo decennio del secolo è anche il progetto di realizzare a Vanzone, in località Battiggio, una clinica per l’utilizzo in loco delle acque; ma il progetto è stato più volte rinnovato senza ottenere risultati. L’acqua era anche smerciata in particolari bottiglie per cure a domicilio e ricevette premi in diverse esposizioni internazionali, fra cui Milano, Parigi, Firenze, Roma e Anversa.

L’attività della Società proprietaria non fu purtroppo duratura: il conflitto mondiale portava al suo scioglimento e al decadimento della concessione. Nel 1916, come testimoniano Vinaj e Pinali (1916-1923), la costruzione di una clinica restava un progetto e le cure venivano effettuate presso l’Albergo Regina di Vanzone, dove l’acqua veniva portata inizialmente a spalla soprattutto da donne, in seguito con una teleferica in contenitori di vetro e legno, dalle miniere fino in paese. Le difficoltà insite al trasporto delle acque, fortemente aggressive per le condutture metalliche e altri elementi di carattere economico, impedirono la concretizzazione del progetto di costruzione di una vera e propria casa di cura. Negli anni successivi, nonostante alcune sporadiche iniziative volte a promuovere l’utilizzo delle acque, niente di veramente rilevante accadde, così che il De Maurizi (1931), nella sua importante “Guida dell’Ossola” lamenta il loro completo abbandono. Intanto la concessione per lo sfruttamento delle miniere e delle acque di Vanzone con San Carlo passava a varie società che si susseguivano con alterne fortune.

Nel 1961 il Consiglio della Valle Anzasca dava vita alla “S.p.A. Terme del Monte Rosa”, avente come fine la valorizzazione delle sorgenti delle Miniere dei Cani. Un nuovo studio idrogeologico veniva svolto da Bertolami (1962), mentre la Prof.ssa Bertoglio-Riolo dell’Istituto di Chimica Generale e Organica dell’Università di Pavia, svolgeva un’analisi chimica e il Prof. Checcacci, direttore dell’Istituto di Igiene e Microbiologia della stessa università, eseguiva uno studio igienico batteriologico. Sulla base di questi studi, dopo tre prelievi eseguiti in data 14/09/1961, 07/12/1961 e 24/05/1962, l’acqua fu classificata come “Acqua arsenicale ferruginosa batteriologicamente pura”.

E’ dello stesso anno una sperimentazione clinica curata dal Prof. P. Introzzi, direttore dell’Istituto di Clinica Medica dell’Università di Pavia e tossicologica curata dal Prof. Maria Venturi, direttore dell’Istituto di Farmacologia dell’Università di Camerino.

Per la sperimentazione clinica fu usato un trattamento per via orale con acqua arsenicale ferruginosa di Vanzone alla dose di un cucchiaino da tavola diluito in un bicchiere di acqua di fonte tre volte al dì, per la durata complessiva di 16 giorni per la cura delle anemie ipocromiche di differente gravità e agente eziologico. È evidente l’intento di utilizzare l’azione favorevole esercitata dal ferro e dall’arsenico sul ricambio emoglobinico e sulla crasi ematica. I risultati clinici ottenuti sono sempre stati positivi con incremento del tasso eritrocitario ed emoglobinico nonché dei valori della sideremia e della transferrinemia.

Le analisi tossicologiche furono volte a verificare i danni da arsenico potenzialmente possibili in un’acqua così ricca di tale metallo. A tale scopo il Prof. Venturi condusse uno studio su cavie. I risultati sperimentali dimostrarono che gli animali potevano tollerare l’ingestione di grandi quantità di acqua senza modificazioni del comportamento, dell’appetito né apprezzabili alterazioni istologiche epatiche. Questa esperienza ha dimostrato la grande maneggevolezza dell’acqua se utilizzata come farmaco. Nello stesso periodo anche presso il Laboratorio Sanità Pubblica di Novara furono condotte ricerche con risultati sovrapponibili.

Ottemperato a quanto richiesto dalle leggi vigenti, la “S.p.A. Terme del Monte Rosa” avanzava alle competenti autorità la richiesta della nuova concessione ministeriale delle acque di Vanzone. Purtroppo sia per motivi economici che per difficoltà tecniche di incanalamento e adduzione delle acque, non si ebbe mai un utilizzo ai fini terapeutici.

Un nuovo impulso alla valorizzazione delle acque si ha nel 1980, quando la Comunità Montana della Valle Anzasca promuove il simposio “Miniere d’oro e le acque arsenico ferruginose della Valle Anzasca”, volto sia a valutare la possibilità di avviare prospezioni atte a saggiare la redditività estrattiva dell’oro, che a valutare le ipotesi di sfruttamento terapeutico delle acque. Come conseguenza e a concretare gli auspici e le possibilità emerse dal simposio, si hanno le delibere del Comune di Vanzone con San Carlo (18/12/1980) e dell’U.S.S.L. n. 56 (10/02/1981) con l’avvallo della Regione Piemonte e della Comunità Montana della Valle Anzasca.

Il 18 giugno 1981 è indetta dalla Regione una riunione a Domodossola per valutare la possibilità di sfruttamento delle sorgenti arsenicali dei Cani, nella quale si decide di dare avvio a una nuova campagna di analisi, curata dal Laboratorio di Sanità Pubblica di Novara; l’analisi risultante sarà di seguito considerata unitamente alle più recenti. Purtroppo questa campionatura viene effettuata solo sulle acque di accumulo, poiché nel frattempo alcune frane avevano ostruito in galleria l’accesso alla sorgente pura. Nel 1983 il Comune affidava all’Istituto Studi Alpini Italiani di Domodossola una nuova prospezione, con il compito di rendere nuovamente accessibili le sorgenti della miniera abbandonata. Il “Ribasso compressori” veniva nuovamente raggiunto, nonostante i ristagni d’acqua, i depositi di argilla e due ostruzioni di frana, successive all’abbandono delle miniere. I lavori di ricerca permettevano di individuare la sorgente e venivano inoltre eseguite nuove analisi chimiche, che evidenziavano la costanza negli anni delle proprietà chimiche delle acque.

Le autorizzazioni ministeriali attualmente in possesso del comune anzaschino sono relative alle cure in ambito dermatologico e per le malattie dell’apparato locomotore. Si sta attendendo quella per l’ambito otorinolaringoiatrico.

Nell’autunno 2006 sono terminati i lavori di canalizzazione delle acque che oggi arrivano nella casa “del Dottore”, donazione di Gabriele Garbagni, già scuola elementare, ora adibita a centro termale sperimentale, con la presenza di tre vasche per balneo-fangoterapia. Si sono quindi posti fin da subito alcuni problemi di natura logistica per la gestione della piccola struttura: direzione sanitaria, servizio medico specialistico, personale addetto, convenzione con il servizio sanitario nazionale. Una prima strada individuata ha portato alla valutazione di uno stretto legame con la scuola di specializzazione in dermatologia e venerologia dell’Università del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”. L’obiettivo sarebbe stato il convenzionamento, affinché gli specializzandi potessero, per un periodo del loro iter formativo, seguire in loco le attività balneo termali e la fango terapia, per continuare in tal modo anche la ricerca scientifica relativa all’efficacia clinica dei trattamenti balneo e fango terapici. Ma alcune difficoltà non permisero di proseguire in tal senso, anche se la volontà di avviare il plesso è tutt’ora viva e in continua valutazione, da parte sia pubblica che privata. L’altra opzione è stata e lo è tutt’ora, la ricerca di soggetti che vogliano investire loro capitali ed energie direttamente nella realizzazione di un nuovo centro termale nell’area di circa 14.000 metri quadrati, già adibita a ciò dal Piano Regolatore Comunale, a ridosso della Casa di Riposo.

Il Comune di Vanzone con San Carlo ha affidato a un team specializzato la realizzazione di uno studio di fattibilità completo, per permettere a tutti di venire a conoscenza delle reali potenzialità di sviluppo che potranno portare le Acque dei Cani negli anni a venire. Lo studio è stato presentato ufficialmente alla popolazione il 24 maggio 2014 a Pontegrande, frazione di Bannio Anzino.

È di maggio 2013, invece, la messa online del sito ufficiale dell’acqua: www.acquavanzonis.it.

È stata definita, nel frattempo, una convenzione tra il Comune e il Politecnico di Milano per un concorso di progetti realizzati da laureandi allo scopo di proporre visioni diverse sulla composizione del futuro centro termale, e nel frattempo studiare e valutare lo sviluppo di Vanzone con San Carlo e dell’intera Valle Anzasca. Il 3 gennaio 2015 gli elaborati sono stati premiati ed esposti al pubblico. La collaborazione tra l’Ente pubblico e il Politecnico è tutt’ora attiva.

Da dicembre 2014, condizione davvero inedita e che lascia ben sperare, è in atto una forte collaborazione/progettazione congiunta pubblico-privato per definire un percorso concreto di promozione e possibile rilancio dell’attività termale. Primo risultato di questa collaborazione è stato la registrazione del marchio storico “ACQUA VANZONIS”, ora divenuto di proprietà comunale, effettuata presso la Camera di Commercio del VCO il 4 marzo 2016.

Dopo un secolo, inoltre, l’acqua tornerà nelle farmacie dal 2017, grazie a una multinazionale farmaceutica, la quale ha ottenuto dal comune la concessione all’uso della fonte per la vendita e distribuzione a livello italiano e internazionale di moderni dispositivi per docce nasali. Tale iniziativa, oltre a iniziare la valorizzazione dell’acqua dal punto di vista economico, ha il preciso scopo di focalizzare su di essa sempre maggiore interesse e attenzione, in vista della realizzazione delle terme in loco.

Siti di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa parrocchiale[modifica | modifica wikitesto]

Prima fra le “ricchezze” vanzonesi è la chiesa parrocchiale di Santa Caterina d'Alessandria, terminata nel 1649, per la costruzione della quale furono spese centomila lire. L'edificio è monumento nazionale, in stile basilicale con due matronei. All'interno si possono ammirare: l'altare maggiore in marmi policromi, l'artistico tabernacolo con cupola sorretta da otto colonnine, adorno da sei angeli e un Cristo risorto in bronzo, la statua di Santa Caterina, una scultura in marmo di Carrara raffigurante l'Ultima Cena, la balaustra dell'altare del Sacro Cuore, il pulpito in noce scolpito, l'organo tubolare a millequattrocento canne. All'ingresso si può ammirare l'artistica porta in noce massiccio con scolpito, nelle due formelle centrali, il martirio di Santa Caterina. Si ricorda, inoltre, la presenza nella chiesa di una Santa Spina che si ritiene appartenere alla corona di Cristo che indossò durante la crocifissione. Questa insigne reliquia fu donata alla parrocchiale dal Signor Giovanni Bartolomeo Gardellino di Bannio il 14 aprile 1721, come risulta dal rogito del notaio Francesco Maria Ferrini. Il Gardellino l'ebbe dal vescovo di Terracina, Monsignor Bernardo Maria Conti. Fu anticamente riconosciuta dal Cancelliere Bernardo Castellini della Curia Vescovile di Novara, con rogito del 4 maggio 1721, reggendo la diocesi Monsignor Giberto Borromeo. Della Santa Spina si fece un primo solenne trasporto nel 1759 e si celebrò il primo centenario della donazione nel luglio 1821. In passato, questa reliquia veniva esposta a richiesta dei fedeli che avessero in casa un familiare in fin di vita, allo scopo di chiedere al Cielo di lasciarlo morire ponendo fine a lunghe sofferenze.

Casa parrocchiale[modifica | modifica wikitesto]

La casa parrocchiale si trova su un piano rialzato di fronte alla chiesa di Santa Caterina. Si può ritenere contemporanea alla costruzione della chiesa parrocchiale nel 1642. È una costruzione con un loggiato a portico retto da colonne di pietra con tre archi inferiori che sostengono sei archetti superiori. Sono da osservare e rilevare i due stemmi vescovili dipinti sulla facciata sud della casa.

Torre di Battiggio[modifica | modifica wikitesto]

La torre di Battiggio, detta "dei Cani" è monumento nazionale ed è costruita in pietre locali squadrate: una caratteristica della Valle Anzasca. La torre è stata recentemente ristrutturata, ricostruendo per intero la parte alta della muratura e il tetto crollati: i suoi quattro piani sono adibiti a ecomuseo, sede di mostre ed eventi temporanei. Non è conosciuta la data di edificazione e nemmeno il motivo della sua presenza: si può pensare che servisse come rifugio momentaneo a qualche signorotto del luogo oppure a deposito sicuro per la conservazione di derrate alimentari che dovevano essere distribuite in valle. Giovanni Battista Fantonetti, nel suo volume del 1836 assicura di aver visto scolpito l'anno 1408 sull'architrave di una finestra ora rovinata. Secondo la tradizione, questa torre fu il deposito dei tesori della famiglia di Facino Cane, che sfruttò le miniere d'oro della vallata e batté anche moneta. Leggende non ne mancano: si dice ci sia un collegamento sotterraneo con la torre di Lancino. Forse fu il luogo dove venivano trattenuti i nemici dei "Cani".

Mulino di Roletto - "Complesso Giacchetti"[modifica | modifica wikitesto]

Riveste particolare interesse l'unico mulino del comune visitabile, chiamato “Mulin ad Giachet”, “Complesso Giacchetti”, dal nome della famiglia proprietaria. È affascinante per l'insieme dei meccanismi, tuttora utilizzabili, per la lavorazione dei prodotti agricoli coltivati in loco. Esso è concentrato in due costruzioni in muratura che si trovano sul Rio Roletto, tra le frazioni Roletto e Ronchi Fuori: nella costruzione più piccola si trova un mulino per cereali con ruota idraulica orizzontale, mentre in quella più grande sono collocate una molazza per lo schiacciamento dei gherigli di noce, un camino per riscaldare la pasta di noci, un torchio a vite azionato a mano per ricavare l'olio di noce o il sidro dalla spremitura delle mele, una molazza per schiacciare le fibre di canapa e separarle dalle parti legnose.

Ponte Pertuso[modifica | modifica wikitesto]

Opera di pregio è inoltre il cosiddetto “Punt Partus”, ponte Pertuso, sull'Anza, definito “romano” per la sua tipica costruzione ad arco. Ma di romano non ha niente a che vedere poiché venne costruito nel 1537 dai Borromeo per unire le due sponde, probabilmente sostituendo un ponte di legno precedente.

La latteria turnaria[modifica | modifica wikitesto]

Particolare è anche il piccolo museo della lavorazione del latte, sito in Vanzone, in passato sede di latteria turnaria, il quale conserva al proprio interno molti strumenti per la lavorazione del latte e dei formaggi.

Altri siti di interesse storico[modifica | modifica wikitesto]

Altri siti di interesse sono: la chiesa della SS. Annunziata (Vanzone), la chiesa di San Carlo, l'oratorio di Santa Lucia e San Ignazio da Loyola (Roletto), l'oratorio di San Giuseppe (Ronchi Dentro), l'oratorio della Madonna d'Oropa (Valeggio), l'oratorio dei Santi Giulio e Filippo (Pianezza), la chiesetta di S. Michele, datata 1720, recentemente restaurata ed affrescata.

Escursionismo alpino[modifica | modifica wikitesto]

Interessante meta turistica è il rifugio Lamè in Valle Anzasca, raggiungibile da Vanzone, posto a 2422 m s.l.m. con 6 posti letto[2] di proprietà della Pro Loco di Vanzone.

Persone legate a Vanzone con San Carlo[modifica | modifica wikitesto]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Rifugio Lamè
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Il Piemonte paese per paese - Ed. Bonechi - 1993
  • Vanzone con San Carlo – Divagazioni Itineranti, Giovanni Forgia, 1997

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]