The Blues Brothers (film)

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The Blues Brothers
Una scena del film (Da sinistra: Dan Aykroyd, Ray Charles, John Belushi)
Una scena del film (Da sinistra: Dan Aykroyd, Ray Charles, John Belushi)
Titolo originale The Blues Brothers
Paese di produzione USA
Anno 1980
Durata 133 min (versione estesa 148 min)
Colore colore
Audio sonoro
Genere commedia, azione, musicale
Regia John Landis
Soggetto John Landis, Dan Aykroyd
Sceneggiatura John Landis, Dan Aykroyd
Fotografia Stephen M. Katz
Montaggio George Folsey Jr.
Musiche AA. VV.
Scenografia Hal Gausman, Leslie McCarthy-Frankenheimer
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

The Blues Brothers è un film commedia musicale del 1980 diretto da John Landis e interpretato da John Belushi e Dan Aykroyd.

La pellicola entrato nella storia del cinema grazie al suo cast di musicisti e cantanti, a una trama che lo rende quasi uno spettacolo musicale a tutti gli effetti, e grazie anche a protagonisti come Belushi ed Aykroyd. I due interpretano i fratelli Jake "Joliet" Blues (John Belushi) ed Elwood Blues (Dan Aykroyd), personaggi inventati dai due comici ai tempi delle loro prime collaborazioni al celebre show televisivo statunitense Saturday Night Live; diventarono in breve tempo famosi in tutto il mondo, inconfondibili nelle loro tenute nere e negli occhiali da sole Ray-Ban Wayfarer. Nel film, si prodigano per salvare dalla chiusura l'orfanotrofio dove entrambi erano cresciuti, decidendo di organizzare una riunione della loro band blues e di fare concerti in giro per i locali, per raccogliere così i quattrini necessari.

Il film conquistò il Guinness dei primati per la scena con il maggior numero di incidenti d'auto.

The Blues Brothers costò circa 30 milioni di dollari e uscì nelle sale nel 1980, inizialmente stentando al botteghino. In poco tempo, tuttavia, si formò un culto intorno alla pellicola. Il 20 e 21 giugno 2012, in occasione del centenario della major produttrice e del trentennale della morte di John Belushi, il film è stato riproposto in versione restaurata in tutto il mondo.[1]

Il film ha ispirato anche un videogioco e un sequel uscito nel 1998, Blues Brothers - Il mito continua, diretto anch'esso da Landis e interpretato da Aykroyd, John Goodman, Joe Morton e l'allora giovanissimo Evan Bonifant.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

« Siamo in missione per conto di Dio. »
(Elwood Blues)

Il film è ambientato a Chicago, nel 1980. Appena uscito di prigione (la Joliet Prison) in regime di semilibertà dopo aver scontato tre anni per rapina, Jake "Joliet" Blues, animatore del gruppo musicale della Blues Brothers Band insieme al fratello Elwood, viene prelevato da questi a bordo di una Dodge Monaco del 1974, acquistata a un'asta di auto usate della polizia locale, che diviene la nuova Bluesmobile, l'auto della band, al posto della vecchia Cady, una Cadillac, scambiata da Elwood con un microfono.

All'orfanotrofio cattolico dove sono cresciuti, nel centro di Chicago, la suora Mary Stigmata, da loro chiamata "la Pinguina", chiede loro di aiutarla a trovare i 5 000 dollari necessari a pagare le tasse arretrate dovute al fisco onde evitare la chiusura dell'orfanotrofio.

Curtis, un dipendente dell'orfanotrofio, consiglia ai due di recarsi nella chiesa battista di Triple Rock per trovare un'ispirazione sul modo di procacciare la somma. Giunti nella chiesa durante una funzione, Jake riceve la "rivelazione" divina: per recuperare i soldi per l'orfanotrofio devono rimettere assieme la vecchia banda di rhythm and blues, la Blues Brothers Band, riunendosi ai loro vecchi compagni - ora tutti onesti lavoratori - e suonare di nuovo insieme. I proventi delle esibizioni serviranno a saldare il debito fiscale dell'orfanotrofio. Ora i due fratelli sono "in missione per conto di Dio".

Dopo essere sfuggiti all'inseguimento di due poliziotti e all'attacco a colpi di bazooka da parte di una "donna misteriosa" (in realtà l'ex fidanzata di Jake, abbandonata sull'altare), riescono a raggiungere la loro camera d'albergo, che ha la finestra all'altezza di una linea della sopraelevata (il celebre loop, l'anello interno della soprelevata di Chicago).

I Blues Brothers

Il giorno dopo, inizia la loro missione. La sezione ritmica della band viene ritrovata a suonare all'Holiday Inn con il nome di "Murph and Magic Tones", mentre sta eseguendo nell'indifferenza generale una cover di Quando quando quando. Il trombettista "Mr. Fabulous" ha trovato lavoro al ristorante francese Chez Paul come maître e accetta di ritornare a suonare con la band solo dopo che Jake ed Elwood, dopo aver infastidito rumorosamente i clienti, minacciano di tornare a mangiare «a colazione, pranzo e cena tutti i giorni della settimana».

Sulla strada per raggiungere il chitarrista Matt Murphy e il sassofonista Blue Lou Marini, che lavorano in una tavola calda di proprietà di Matt e sua moglie (Aretha Franklin), la Bluesmobile s'imbatte in una manifestazione del "Partito Socialista Americano dei Bianchi" («I nazisti dell'Illinois» come li chiama Elwood). I Blues Brothers, spazientiti, si fanno largo irrompendo tra gli uomini del partito, che stanno occupando un ponte, costringendoli a gettarsi in acqua per non essere investiti.

Finalmente riunita, la band compra gli strumenti al Ray's Music Exchange, di proprietà di Ray (Ray Charles), pagando gli strumenti in cambiali e si esibisce al Bob's Country Bunker, un locale riservato al country e western, spacciandosi per i Good Ole Boys che i clienti stanno aspettando. Pur avendo ottenuto un buon successo improvvisando brani country orecchiabili che fanno sciogliere in lacrime gli avventori del locale, la band non viene pagata perché, a detta del proprietario del locale, ha consumato più birra di quello che ha guadagnato, per cui sono in debito di 100 dollari.

Ricercati dalla polizia, dalla "donna misteriosa", dai "nazisti dell'Illinois" e dai veri Good Ole Boys, i Blues Brothers decidono di rivolgersi al loro vecchio amico e agente Maury Sline, che, di malavoglia, offre loro un concerto nella Sala Grande del Palace Hotel di Chicago.

Dopo aver girato tutta la contea per promuovere il concerto che si sarebbe svolto la sera stessa, aiutati anche dai bambini dell'orfanotrofio, la Bluesmobile finisce la benzina e così i due sono costretti a spingerla per ore, rischiando di non arrivare in tempo per il concerto. Grazie allo sforzo pubblicitario, il Palace Hotel è gremito di pubblico, ma tra gli spettatori sono appostati anche i Good Ole Boys e la polizia, cosicché Jake ed Elwood sono costretti a entrare passando dal bagno delle donne. Una volta in scena, eseguono Everybody Needs Somebody to Love di Solomon Burke nella versione di Wilson Pickett (citato anche a fine canzone) e Sweet Home Chicago di Robert Johnson nella versione di Magic Sam, riscuotendo un travolgente successo. Accortisi però che la polizia ha circondato la sala, fuggono attraverso una botola sul palco.

Dopo una rocambolesca fuga, inseguiti dall'ex fidanzata di Jake, da «tutte le forze dell'ordine dell'Illinois», dal camper dei Good Ole Boys e dalla Ford Pinto dei "nazisti dell'Illinois", in un'infernale baraonda che coinvolge decine di automobili, i Blues Brothers arrivano al Richard J. Daley Center di Chicago appena in tempo per pagare le tasse dovute dall'orfanotrofio.

Nel frattempo un'armata giunta da cielo, da terra e dal lago Michigan, composta da centinaia di poliziotti armati fino ai denti, esercito, marina, aviazione, pompieri, corpi speciali e incursori della SWAT si è gettata al loro inseguimento e, proprio nel momento in cui viene timbrata e consegnata la ricevuta delle tasse pagate, vengono raggiunti da centinaia di poliziotti e militari che, spianandogli addosso ogni genere di armi, li arrestano.

Nella scena finale la Blues Brothers Band al completo è in prigione, e suona per i compagni detenuti il brano Jailhouse Rock, scatenando, ovviamente, l'ennesima baraonda.


Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il budget originale di 16 milioni di dollari lievitò ben presto fino ad assestarsi intorno ai 27 milioni.[2][3]

L'attore Dan Aykroyd firmò anche la sceneggiatura insieme al regista John Landis, che aveva già lavorato con John Belushi in Animal House (1978), e che avrebbe poi lavorato di nuovo con Aykroyd in Una poltrona per due (1983).

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Incassi[modifica | modifica wikitesto]

Gli incassi statunitensi non furono esaltanti: con 57 milioni di dollari divenne il decimo incasso del 1980, anno dominato dal blockbuster L'impero colpisce ancora. Gli incassi esteri di 58 milioni però resero i Blues Brothers il primo film statunitense a incassare più all'estero che in patria, portando l'incasso totale a 115 milioni di dollari.[4][5] Il circuito home video rese ulteriori 32 milioni di dollari.[3]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Particolarmente negativa è stata l'accoglienza della critica statunitense all'uscita del film.

  • La prima recensione fu del Los Angeles Times che parlava di disastro da 30 milioni di dollari, accomunando i Blues Brothers a 1941: Allarme a Hollywood in quanto a "disfunzioni ghiandolari".
  • Il New York Times lo definì una "saga presuntuosa".
  • Il Washington Post scrisse d'"imbecille stramberia" quella di nascondere gli occhi espressivi di Belushi con degli occhiali da sole. In realtà, secondo quanto dichiarato da John Landis nella biografia di Belushi scritta dalla moglie, gli occhiali da sole salvarono in più occasioni le riprese, quando Belushi si presentava sul set drogato e con l'aria assente.
  • Variety accostava i Blues Brothers ai film di Gianni e Pinotto per livello di ispirazione, humor elementare e divertimento momentaneo.

Più lusinghiera invece l'accoglienza della critica italiana: "Una delle sorprese dell'anno" per la Repubblica,[6] diversi piani di lettura su Avvenire,[6] apprezzamento sufficiente per il Paese Sera.[6]

Con il tempo The Blues Brothers ha cominciato ad avere apprezzamenti crescenti, assumendo infine un indiscusso status di cult movie, rientrando nelle classifiche dei film più amati dal grande pubblico.

In occasione del trentesimo anniversario del film, l'Osservatore Romano, il quotidiano ufficiale della Città del Vaticano, ha individuato nella pellicola una serie di dettagli che ne rivelerebbero il carattere intrinsecamente cattolico, nei temi e nei valori di fondo, definendo The Blues Brothers “un film memorabile, stando ai fatti cattolico".[7]

Home video[modifica | modifica wikitesto]

In Italia il film è uscito in DVD nel 2001 con un'edizione da collezione contenente la versione originale integrale con scene inedite che però non sono state ridoppiate, ma solo sottotitolate in italiano. In occasione del 25º anniversario del film è uscita anche la versione doppio disco con entrambe le versioni del film: cinematografica ed estesa.

Il 20 giugno 2012, per celebrare il 100º anniversario di Universal Studios e il trentennale della morte di John Belushi, il film è stato riproposto da Nexo Digital per la prima volta al cinema nella versione restaurata e in alta definizione cinematografica nelle sale di tutto il mondo.

Blues Brothers Band[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: The Blues Brothers.

I Blues Brothers sono il gruppo musicale messo in piedi proprio dai protagonisti del film.

Dopo il film, la band, che ha avuto cambi di line-up nel corso degli anni, ha tenuto concerti in tutto il mondo e continua a esibirsi con frequenti tournée. Senza John Belushi e Dan Aykroyd la band ha registrato due album: nel 1990 Live in Montreux e nel 1992 Red, White & Blues.

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: The Blues Brothers: Original Soundtrack Recording.

Il 6 agosto 2004, dopo un lungo sondaggio, la BBC ha dichiarato la colonna sonora di Blues Brothers come la più bella della storia del cinema,[8] grazie anche all'incredibile e irripetibile cast di giganti della storia della musica che vi parteciparono: Ray Charles, Aretha Franklin, James Brown, Cab Calloway e John Lee Hooker.

La colonna sonora del film è stata pubblicata in diversi album, più o meno completi. Quello ufficiale è The Blues Brothers: Original Soundtrack Recording, rimasterizzato nel 1995 col titolo The Blues Brothers: Music from the Soundtrack.

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

Altre musiche[modifica | modifica wikitesto]

Durante il film si possono ascoltare molte canzoni, alcune delle quali non incluse nella colonna sonora. Ecco l'elenco completo:

  • Somebody Loan Me a Dime - eseguita da Fenton Robinson. Sottofondo di chitarra elettrica udibile nelle primissime scene del film, quando "Joliet" Jake esce di cella e cammina nel corridoio della prigione accompagnato dai poliziotti.
  • She Caught the Katy - eseguita dai Blues Brothers. Jake ed Elwood si incontrano all'uscita del carcere; di fatto è la sigla iniziale del film.
  • Shake Your Moneymaker - eseguita da Elmore James. Sottofondo durante l'incontro all'orfanotrofio tra Jake ed Elwood e il vecchio Curtis.
  • The Old Landmark - eseguita da James Brown, Chaka Khan e dalla James Cleveland's Southern California Community Choir. Vibrante gospel cantato dal reverendo Cleophus James nella chiesa battista di Triple Rock. Questa musica risveglierà nei due fratelli la "sacra" necessità di rimettere insieme la "banda".
  • God Music - composta da Elmer Bernstein. Coro angelico che segna il momento in cui Jake "vede la luce" nel mezzo dell'esecuzione del suddetto brano gospel.
  • Soothe Me - eseguita da Sam and Dave. Jake ed Elwood stanno ascoltando "The best of Sam & Dave" con l'autoradio della loro bluesmobile. John Landis inquadra anche il dettaglio della musicassetta Stereo 8.
  • Hold on, I'm Comin - eseguita da Sam and Dave. In continuazione con l'ascolto precedente, questa canzone accompagna l'inizio del primo inseguimento con la polizia nel parcheggio di un centro commerciale.
  • I Can't Turn You Loose - eseguita dalla Blues Brothers Band. Colonna sonora del devastante inseguimento d'auto all'interno del centro commerciale.
  • Peter Gunn Theme - eseguita dalla Blues Brothers Band. Si tratta di un classico di Henry Mancini, composto negli anni cinquanta per la serie televisiva poliziesca americana Peter Gunn. Lo si può ascoltare in vari momenti del film; la prima volta è quando Elwood accompagna Jake a casa.
  • Let the Good Times Roll - eseguita da Louis Jordan. Giunti nel suo appartamento, Elwood accende il giradischi e fa partire questa canzone. L'etichetta del 33 giri è inquadrata da Landis.
  • Anema e core - eseguita da Ezio Pinza. Sottofondo durante la visita a casa della signora Tarantino.
  • Quando quando quando - eseguita da Murph and the Magic Tones. Il pianista Murphy Dunne, assieme ad alcuni membri della disciolta band, canta questo classico di Tony Renis per intrattenere lo svogliato pubblico dell'Holiday Inn.
  • Just the Way You Are - versione strumentale, esecutore sconosciuto. Sottofondo all'incontro tra i Blues Brothers e i membri della band all'Holiday Inn.
  • Die romantiker (Op. 167) - composta da Josef Lanner. Raffinato sottofondo musicale che accompagna la cena "poco ortodossa" al ristorante Chez Paul, dove i due fratelli convincono il maître Alan Rubin (loro ex trombettista) a tornare nella band.
  • Boom Boom - eseguita da John Lee Hooker. Hooker, assieme ad alcune vecchie glorie del blues, canta questa famosa canzone, un classico del suo repertorio, nella scena in Maxwell Street, nei pressi del Soul Food Cafe gestito da Matt Murphy e sua moglie.
  • Think - eseguita da Aretha Franklin assieme alla Blues Brothers Band. La moglie di Matt Murphy cerca di convincerlo, invano, a non tornare con la sua vecchia band.
  • Shake your tail feather - eseguita da Ray Charles assieme alla Blues Brothers Band. Ray canta questo brano per dimostrare che gli strumenti musicali venduti nel suo negozio non hanno niente che non va.
  • Boogie chillun - eseguita da John Lee Hooker. Sottofondo del peregrinaggio notturno della band, oramai ricomposta, in cerca di ingaggi e che li accompagna fino al Bob's Country Bunker.
  • Horst Wessel Lied - inno nazista, che si sente nell'ufficio del capo dei nazisti dell'Illinois mentre questi è intento a dipingere una scultura raffigurante un'aquila.
  • Your Cheatin' Heart - eseguita da Kitty Wells. Musica diffusa all'ingresso del Bob's Country Bunker.
  • Gimme Some Lovin' - eseguita dai Blues Brothers. La band "osa" iniziare l'esibizione con questo aggressivo rhythm'n'blues. Il pubblico, avvezzo ad ascoltare solo country and western, protesta con selvaggia veemenza.
  • Theme from Rawhide - eseguita dai Blues Brothers. Stavolta il pubblico del Bob's Country Bunker apprezza questo classico pezzo country di Frankie Laine nella versione "baritonale" di Elwood.
  • Stand by Your Man - eseguita dai Blues Brothers. Nonostante il testo di questa canzone sia stato scritto per essere cantato da una donna, la versione di Jake ed Elwood riesce, addirittura, a commuovere il rude pubblico del locale di Bob.
  • I'm Walkin - eseguita da Fats Domino. Il ritmo incalzante di questo brano sottilinea la campagna pubblicitaria con cui si annuncia l'imminente concerto della band nella sala da ballo del Palace Hotel.
  • Minnie the moocher - eseguita da Cab Calloway assieme alla Blues Brothers Band. La sala è gremita e Jake & Elwood sono in ritardo. La folla inizia a scalpitare gridando "Vogliamo lo show!". Per placare gli animi, Curtis intona questo suo vecchio classico, scatenando l'entusiasmo del pubblico impegnato a cantare assieme a lui.
  • Medley: Time is tight / I can't turn you loose - eseguita dalla Blues Brothers Band. Curtis annuncia, finalmente, l'entrata in scena di Jake ed Elwood Blues.
  • Everybody Needs Somebody to Love - eseguita dai Blues Brothers. Primo dei due brani che i fratelli eseguiranno al concerto. È la canzone dei Blues Brothers più famosa, il cui successo è rimasto invariato negli anni.
  • Sweet Home Chicago - eseguita dai Blues Brothers. Trascinante blues con cui Jake ed Elwood si congedano dal pubblico e, soprattutto, dai numerosi poliziotti che gli danno la caccia. Il brano contiene una lunga parte strumentale nella quale i vari componenti della band si alternano in modo da esprimere il proprio virtuosismo.
  • La Cavalcata delle Valchirie - scritta da Richard Wagner, eseguita dalla Pittsburgh Symphony Orchestra. Sottolinea l'inseguimento e la rovinosa caduta nel vuoto dell'auto con a bordo i nazisti dell'Illinois che stavano dando la caccia ai Blues Brothers.
  • La ragazza di Ipanema - versione strumentale, esecutore sconosciuto. È la musica che accompagna Jake & Elwood durante la salita in ascensore per raggiungere l'ufficio delle imposte.
  • Jailhouse rock - eseguita dai Blues Brothers. La band, finita tutta in prigione, esegue questo classico di Elvis Presley per la gioia dei carcerati. È anche la sigla finale del film. Durante lo scorrere dei titoli, alla voce di Jake si alternano incisi, sia cantati che strumentali, eseguiti dalla maggior parte degli artisti presenti nel film.

Sequel[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Blues Brothers - Il mito continua.

Nel 1998 Dan Aykroyd lavorò di nuovo in coppia con John Landis, per il sequel del film, Blues Brothers - Il mito continua. Tuttavia il risultato è stato ritenuto abbastanza deludente e per molti non ha retto il paragone con l'originale soprattutto per l'assenza di John Belushi, scomparso prematuramente nel 1982, due anni dopo il primo film.

Dietro le quinte[modifica | modifica wikitesto]

  • Una notte, durante le riprese del film, una coppia chiamò il regista dicendo di andare a riprendersi John Belushi che, ubriaco, aveva bussato alla loro porta per un hot dog e poi si era addormentato sul divano.
  • John Belushi era molto superstizioso. Pretendeva un nuovo paio di occhiali per ogni scena girata.
  • Prima di poter girare la scena "Falling-Pinto", nella quale l'auto dei nazisti (una Ford Pinto) "vola" per centinaia di metri, i produttori hanno dovuto ottenere dalla Federal Aviation Administration un certificato di "non-adeguatezza aerea" ("Air *un*-worthiness certificate"). Questo è stato fatto eseguendo dei test preliminari per essere certi che l'auto sarebbe caduta "come un mattone" e non come una "foglia" (deviando la traiettoria di "volo").
  • Il padre di Murphy Dunne, George, era all'epoca presidente del Board della contea di Cook, cosa che fu utile a ottenere i permessi per girare alcune scene.

Camei[modifica | modifica wikitesto]

  • L'impiegato dell'Ufficio Tasse che compare nelle scene conclusive del film è Steven Spielberg, che aveva diretto proprio Belushi e Aykroyd in 1941: Allarme a Hollywood.
  • Uno dei poliziotti che inseguono i Blues Brothers nel centro commerciale (il pilota nell'auto capovolta, dove il collega dice: "Ho rotto l'orologio", indicato nei titoli di coda come "Trooper La Fong") è il regista John Landis.
  • Sempre John Landis è il poliziotto che nella scena finale dell'inseguimento sul grattacielo, in testa alle migliaia di agenti in assetto da guerra, chiede alla guardia se avesse visto i Blues Brothers.
  • L'avvenente bionda con la quale Elwood fa conoscenza al distributore di benzina e con la quale concorda un appuntamento (al quale poi non si presenterà perché in fuga verso Chicago) è la modella inglese Twiggy.
  • L'ufficiale della prigione che consegna a Jake gli effetti personali all'uscita dal carcere è il noto regista Frank Oz.
  • L'allora moglie di Belushi, Judy Jacklin (Judith Belushi-Pisano), fa una brevissima apparizione nella parte di una cameriera all'hotel Holiday Inn, nel quale i Blues Brothers vanno per recuperare la maggior parte della banda. Judy in origine doveva avere anche una battuta, ma poi la cosa non fu più fatta.

Altre informazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Joliet ed Elwood sono rispettivamente il capoluogo ed una cittadina della contea di Will, Illinois.
  • Jake (John Belushi) compare senza occhiali da sole in una sola sequenza: quando bacia la fidanzata tradita dopo essere scappato dal Palace Hotel. In compenso lo si vede col cappello in testa per tutta la durata del film (esclusa la scena iniziale nel penitenziario, dove è vestito da carcerato). Elwood (Dan Aykroyd) non compare mai senza gli occhiali da sole. Nella versione estesa in DVD, non indossa occhiali da sole ma occhiali da lavoro nella scena in cui si licenzia. Elwood compare senza il cappello in quattro scene: appena entra nella sua stanza, dopo il crollo dell'hotel, quando l'utilizza per proteggere la mano con la quale rompe il vetro di una finestra e infine quando dà l'estremo saluto alla Blues Mobile che cade in pezzi.
  • Su una parete del ponte sotto il quale Jake ed Elwood nascondono la Blues Mobile prima del concerto, c'è un graffito che recita "John ♥ Deborah". È un riferimento al regista John Landis e a sua moglie, Deborah Nadoolman, che è la costumista del film e lo fu anche in Animal House, 1941: Allarme a Hollywood e più tardi in Blues Brothers - Il mito continua.
  • La prigione che si vede all'inizio del film si trova in Illinois e al tempo era attiva e funzionale. Oggi tale edificio non ha più funzioni detentive, ma viene usato come location per varie produzioni (tra le altre, vi è stata girata la serie televisiva Prison Break).
  • Quando Elwood fa conversazione al distributore di benzina con la ragazza bionda (Twiggy) alle loro spalle si scorge una piccola locandina di Stan Laurel e Oliver Hardy, un probabile omaggio alla coppia comica più famosa del cinema.

Doppiaggio[modifica | modifica wikitesto]

La versione italiana del film contiene alcuni differenze nei dialoghi rispetto all'originale dovute alle necessità del doppiaggio e, forse, ad errori di traduzione:

  • "Per noi cantavi le canzoni di Elmore James e suonavi l'arpa in cantina.", dice Elwood, ricordando l'infanzia trascorsa in compagnia di Curtis (Cab Calloway), mentre nei dialoghi originali è harp, cioè armonica.
  • La battuta: Elwood "...è partito un pistone", Jake "Poi torna?", Elwood "No!", è stata volutamente modificata rispetto alla versione originale: Jake "...è grave?", Elwood "Sì!".
  • Altre "forzature" del doppiaggio italiano, di maggiore effetto comico rispetto ai dialoghi in inglese, sono presenti nella scena al ristorante, quando Jake ordina "una dozzina" di bottiglie di champagne, battuta assente nell'originale, oppure quando, precipitando nella cabina telefonica, Elwood esclama "ci saranno un centinaio di dollari in monetine" mentre nell'originale, più realisticamente, conta "almeno 7 dollari" ("at least seven dollars for the change").
  • Prima di lanciarsi nella rocambolesca corsa verso Chicago, nella frase pronunciata da Elwood "It's a hundred and six miles to Chicago...", le 106 miglia originali in italiano diventano "126 miglia". Il numero del falso indirizzo sulla patente di Elwood, 1060 West Addison (il vero indirizzo dello stadio del baseball di Chicago), in italiano diventa "1026".
  • Nella versione originale, Rawhide è "in A", cioè in LA, mentre nella versione in italiano è "in sol".
  • Nel celebre siparietto comico delle scuse alla promessa sposa di Jake, la traduzione letterale non prevedeva "il funerale della madre" ma "un amico mi è venuto a trovare in città".

La Bluesmobile[modifica | modifica wikitesto]

Una replica della Bluesmobile

L'auto dei Blues Brothers si può considerare una sorta di co-protagonista, sempre presente e fondamentale, dall'inizio fino quasi alla fine del film.
La "Bluesmobile" è una Dodge Monaco 440, ovvero con motore V8 da 7.200 cm³. (440in³) erogante ben 375 cv (280 kW). La targa dell'Illinois, serie 1979, è spesso ripresa in primo piano e ha la sigla BDR 529.
La Bluesmobile è capace di mirabolanti esibizioni; in una scena tagliata si vede Elwood parcheggiarla in una cabina di trasformazione del "L train" - metropolitana sopraelevata di Chicago - e in sottofondo si ode il ronzio dei trasformatori (scena voluta da Aykroyd). L'impressione che Aykroyd voleva dare era che l'auto assorbisse energia dai trasformatori, ma il regista John Landis non ritenne necessario dare spiegazioni commentando semplicemente: È magica! ("It's just a magic car!").
In effetti la "Monaco 440" era una vettura dalle notevoli prestazioni e ben pochi trucchi vennero utilizzati (nella scena del volo all'indietro venne usata una copia in fibra di vetro); per esempio nella scena dell'inseguimento sotto alla sopraelevata di Chicago si vede per un attimo il tachimetro segnare quasi 120 miglia orarie (poco più di 190 km/h) e quella era la velocità reale alla quale si svolgeva l'azione.

Una curiosità riguardo al dialogo in cui Elwood elogia la nuova Bluesmobile:

« Motore truccato, sospensioni rinforzate, paraurti antistrappo, gomme antiscoppio e cristalli antiproiettile. E non c'è neanche bisogno dell'antifurto perché ho collegato tutti i contatti con la sirena. Allora, che ne dici? È la nuova Bluesmobile, o no? »

Il discorso si basa sull'originale, ma al posto della sirena/antifurto Elwood dice in realtà che "la macchina è stata costruita prima dell'utilizzo dei catalizzatori quindi usa benzina normale". Dato che nel 1980 in Italia ben pochi sapevano dell'esistenza delle marmitte catalitiche, la cosa è comprensibile.

Secondo la leggenda venne acquistata da Elwood nel 1979 (dettaglio non citato nella sceneggiatura, la battuta di Elwood dice "a marzo", "last spring" nella versione originale) a un'asta della Polizia di Mount Prospect, Illinois, cittadina della contea di Cook.

In realtà la produzione acquistò delle vetture usate, normali e anche della Polizia, ma della California, cosa che si evince anche dal colore degli interni, un beige chiaro venduto nelle zone assolate di quello Stato per evitarne il surriscaldamento.

Per la realizzazione del film furono utilizzate, e quasi tutte distrutte, 12 vetture, secondo altre fonti 13.

L'unica "superstite" autentica è di proprietà del cognato di Dan Aykroyd, probabilmente la vettura di riserva mai utilizzata nel film.

Durante la lavorazione del film uno degli attori (di cui non è stato reso noto il nome) guidò una delle Bluesmobile per oltre 100 miglia prima d'essere arrestato e l'auto, irregolare e con targa finta, requisita. Produzione e regista ebbero il loro bel da fare per farsi restituire l'auto e liberare l'ignoto attore. Non solo: John Landis fu più preoccupato per la macchina che per l'attore.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Claudia Morgoglione, Belushi, Aykroyd e i nazisti dell'Illinois. Nelle sale il cult che non invecchia mai, la Repubblica, 13 giugno 2012. URL consultato il 22 giugno 2012.
  2. ^ Rotten Tomatoes in Info & Tidbits on The Blues Brothers. URL consultato il 16 dicembre.
  3. ^ a b Internet Movie Database in Business Data for The Blues Brothers.
  4. ^ Box Office Mojo in The Blues Brothers. URL consultato il 23 giugno.
  5. ^ Chicago Sun-Times in Movie still remembered after 25 years. URL consultato il 16 dicembre.
  6. ^ a b c "John Belushi. L'anima blues in un corpo punk: il comico demenziale", Stefano Sorbini Editore, 1996
  7. ^ ilsussidiario.net
  8. ^ (EN) Blues Brothers 'best soundtrack', BBC News.co.uk, 6 agosto 2004. URL consultato il 5 gennaio 2011.

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