Blues Brothers: Il mito continua

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Blues Brothers: Il mito continua
Ford LTD Crown Victoria '90 Bluesmobile.jpg
Elwood alla guida della Bluesmobile
Titolo originaleBlues Brothers 2000
Lingua originaleinglese
Paese di produzioneUSA
Anno1998
Durata123 min
Generecomico, musicale
RegiaJohn Landis
SoggettoDan Aykroyd, John Landis
SceneggiaturaDan Aykroyd, John Landis
ProduttoreDan Aykroyd, Leslie Belzberg, John Landis
MusichePeter Bernstein, Paul Shaffer
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Blues Brothers: Il mito continua (Blues Brothers 2000) è una commedia musicale diretta nel 1998 da John Landis, con Dan Aykroyd e John Goodman. È il seguito di The Blues Brothers, uscito nel 1980 e diretto sempre da Landis.

È stato presentato fuori concorso al 51º Festival di Cannes.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Elwood, uno dei due fratelli Blues, esce di prigione e viene a sapere della morte del fratello Jake e di Curtis, figura paterna ai tempi dell'orfanotrofio. Elwood riunisce la band, con il figlio illegittimo di Curtis, Cab, e un giovane orfano di nome Buster. La Blues Brothers Band al completo partecipa poi alla "Battle of Bands" di New Orleans per vincere il premio finale.

Comparse celebri[modifica | modifica wikitesto]

Così come The Blues Brothers, anche Blues Brothers: Il mito continua vanta un gran numero di comparse celebri. Le più rilevanti sono:

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Durante la lunga e severa ramanzina di Elwood tesa a convincere i membri del gruppo a non abbandonarlo, tra i musicisti da lui citati come i grandi del blues c'è un tale Robert K. Weiss, che nessuno sembra conoscere, tant'è che Steve Cropper chiede al bassista Donald Dunn chi sia. In realtà Robert K. Weiss è stato il produttore del primo film The Blues Brothers.
  • La canzone suonata dai Louisiana Gator Boys durante la Battaglia delle Bande è How Blue Can You Get, un vecchio cavallo di battaglia di B.B. King.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Official Selection 1998, festival-cannes.fr. URL consultato il 3 luglio 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]