Storia della Bulgaria dopo il 1989

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La Storia della Bulgaria dopo il 1989, riguarda il periodo di profondo cambiamento, di transizione da nazione comunista a nazione con un libero mercato, che la nazione bulgara ha attraversato, lungo fasi di profonda crisi fino ad una ripresa economica e sociale che prosegue fino ad oggi, culminando nel recente accesso all'Unione Europea.

Al tempo in cui in Bulgaria arrivò l'impatto delle riforme di Mikhail Gorbačëv nell'Unione sovietica degli anni ottanta, i comunisti, come i loro leader, erano diventati troppo deboli per resistere a lungo alle pressioni verso il cambiamento. Nel novembre 1989 si ebbero delle dimostrazioni a Sofia su questioni ecologiche, e queste degenerarono presto in una campagna generale a favore di una riforma politica. I comunisti reagirono deponendo il decrepito Todor Živkov e rimpiazzandolo con Petăr Mladenov, ma quest'ultimo ricavò solo una breve tregua. Nel febbraio del 1990 il Partito rinunciò spontaneamente al potere e nel giugno si tennero le prime elezioni libere dal 1931, vinte dall'ala moderata del partito comunista, rinominato Partito Socialista Bulgaro (PSB). Nel luglio del 1991 venne adottata una nuova costituzione, nella quale si prevedeva un debole presidente eletto direttamente dal popolo e un primo ministro responsabile della legislatura.

Come le altre nazioni ex-comuniste dell'Europa orientale, la Bulgaria trovò la transizione al capitalismo più difficoltosa di quanti si aspettasse. L'Unione delle Forze Democratiche (UFD) vinse le elezione e tra il 1992 ed il 1994 dovette affrontare la privatizzazione della terra e dell'industria ed il problema della condivisione delle imprese governative con tutti i cittadini, ma queste azioni vennero accompagnate da una massiccia disoccupazione poiché le industrie, poco competitive, fallirono, e venne allo scoperto l'arretratezza delle industrie e delle infrastrutture bulgare.

I socialisti si raffigurarono come i difensori dei poveri contro gli eccessi del libero mercato. La reazione contro le riforme economiche permise a Žan Videnov del PSB di vincere le elezioni del 1995. Ad ogni modo l'incompetenza e la politica male ispirata del governo socialista esacerbò le condizioni economiche e nel 1996 l'economia cadde in una profonda iperinflazione, mentre molte banche andarono in bancarotta. Alle elezioni presidenziali di quell'anno venne eletto Petăr Stojanov dell'UFD. Nel 1997 il governo del PSB collassò dopo un mese di proteste in tutto il paese e l'UFD prese il potere. Il nuovo governo democratico, guidato da Ivan Kostov, godeva di un forte supporto, ma le accuse di corruzione e l'incapacità di superare alcuni dei seri problemi del paese causò una diffusa frustrazione. L'elettorato era ormai diventato insoddisfatto di entrambi i partiti.

Ciò diede un'opportunità al deposto zar Simeone II, che aveva lasciato la Bulgaria da bambino nel 1946. Fece ritorno nel suo paese nel 1996, ormai un facoltoso uomo d'affari sessantenne, con il nome di Simeon Sakskoburggotski (una ridicitura bulgara del nome Sassonia-Coburgo-Gota). Sakskoburggotski formò un nuovo partito Movimento Nazionale Simeone II o Национално движение Симеон Втори (NDSV), e travolse entrambi i maggiori partiti alle elezioni del giugno 2001. Come primo ministro seguì una politica strettamente filo-occidentale, facendo sì che la Bulgaria entrasse nella NATO nel 2004 e nell'Unione Europea nel 2007. Le condizioni economiche sono in qualche modo migliorate, anche se la crescita economica è ancora lenta e la disoccupazione e l'emigrazione sono rimaste alte. Il progresso è rimasto limitato in altri campi come la criminalità organizzata e la sanità pubblica, mentre altri miglioramenti si sono avuti nel campo della corruzione e dell'educazione.

Alle elezioni parlamentari del 2005, il PSB ottenne il più alto numero di voti, seguito dal NDSV. Ad ogni modo, nessuno dei partiti aveva sufficienti voti per formare un governo a sé stante. Dopo un mese di negoziazioni venne formata una coalizione tra il PSB, l'NDSV ed l'MDL (Movimento per i Diritti e la Libertà). Anche se divisi da profonde differenze ideologiche e politiche, i tre partiti si unirono sotto un unico scopo: attuare le riforme necessarie per entrare nell'Unione Europea nel 2007. La scarsa qualità dell'amministrazione rimane un serio problema.