Differenze tra le versioni di "Presidenza di Chester Arthur"

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Dopo che la [[Corte suprema degli Stati Uniti d'America|Corte Suprema]] abbatté il ''[[Civil Rights Act (1875)]]'' emanato dalla [[presidenza di Ulysses S. Grant]] Arthur tentò di favorire una rinnovata legislazione sui [[diritti civili]] a protezione degli [[afroamericani]], ma non riuscì ad ottenerne il passaggio e l'approvazione parlamentare. Nell'ambito della [[storia della politica estera statunitense]] il presidente perseguì relazioni economico-politiche più strette con i paesi dell'[[America Latina]], benché a seguire molti degli accordi commerciali proposti vennero bocciati dal [[Senato (Stati Uniti d'America)|Senato]].
 
La "Convention" nazionale Repubblicana del 1884 gli preferirà [[James Blaine]], ma Cleveland arriverà a sconfiggerlo all'appuntamento con le urne. Sebbene la mancanza di salute fisica e il temperamento personale e politico del presidente incumbent si combinassero per rendere la propria Amministrazione meno attiva rispetto a quella di una moderna presidenza, non mancherà di guadagnasi elogi da parte dei contemporanei per la sua solida "performance" durante gli anni trascorsi in carica. Il giornalista Alexander Kelly McClure successivamente scriverà: "''Nessun uomo è mai entrato nella presidenza così profondamente e ampiamente diffidato come Chester Alan Arthur, e nessuno si è mai ritirato... più generalmente rispettato di lui, allo stesso modo dagli amici che dai nemici politici''"<ref>{{cita|Reeves, 1975|p. 420}}</ref>.
 
Fin dal momento della sua morte la sua reputazione storica è per lo più svanita dalla coscienza dell'[[opinione pubblica]]; sebbene alcuni non abbiano mancato di elogiarne la flessibilità e la forte volontà di abbracciare la via delle riforme gli studiosi contemporanei - nella [[classifica storica dei presidenti degli Stati Uniti d'America]] - lo considerano come un presidente relativamente al di sotto della media.
 
 
== Candidatura a vice e successione ==
Dopo che il presidente [[Rutherford B. Hayes]] rifiutò di cercare la rielezione fin dall'inizio della [[campagna elettorale]] del 1880 diversi candidati gareggiarono per la nomina alla "Convention" nazionale del [[Partito Repubblicano (Stati Uniti d'America)|Partito Repubblicano]]; questa rimase però bloccata dai sostenitori dell'ex presidente [[Ulysses S. Grant]] e del membro di spicco del [[Senato (Stati Uniti d'America)|Senato]] [[James Blaine]], dando alla fine luogo alla "nomination" di [[James A. Garfield]], un "dark horse" (cavallo oscuro)<ref>{{cita|Karabell|pp. 39–40}}</ref>.
 
Sperando di unire la compagine politica dietro la sua candidatura Garfield decise di selezionare un seguace del senatore di [[New York]] [[Roscoe Conkling]], facente parte della [[leadership]] della [[corrente politica]] detta "Stalwart", come proprio compagno di corsa; la scelta quindi cadde su Arthur, un ex "Collector" della [[dogana]] del [[porto di New York]]<ref>{{cita|Reeves, 1975|pp. 178-181}}</ref>. Il "ticket presidenziale" Garfield-Arthur giunse così a vincere le [[elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1880|elezioni presidenziali del 1880]] ma, poco tempo dopo essere entrato in carica il neopresidente si scontrò proprio con Conkling su varie questioni tra cui avvicendamenti e nomine<ref>{{cita|Reeves, 1975|pp. 213–214}}</ref>.
 
La continua stretta alleanza e lealtà di Arthur nei confronti del proprio mecenate newyorkese finì presto con l'emarginarlo all'interno dell'Amministrazione<ref>{{cita|Reeves, 1975|pp. 215–216}}</ref><ref>{{cita|Karabell|pp. 52–53}}</ref> e, subito dopo che l'Aula senatoriale entrò in fase di pausa stagionale nel maggio del 1881 il vicepresidente se ne tornò nel proprio [[New York (stato)|Stato di New York]]<ref>{{cita|Reeves, 1975|pp. 233–237}}</ref><ref>{{cita|Howe|pp. 147–149}}</ref>. Appena il 2 luglio seguente Arthur apprese che Garfield era stato gravemente ferito in una sparatoria; l'attentatore, [[Charles Guiteau]], era un disoccupato alla ricerca di un posto di lavoro nell'ufficio pubblico il quale credeva che il successore di Garfield lo avrebbe scelto per via di raccomandazione.
 
Sebbene avesse a malapena conosciuto il criminale Arthur dovette faticare a far sopire i sospetti sorti tra coloro che credettero fosse stato dietro le quinte dell'[[omicidio]]. Assai riluttante a farsi vedere in veste di presidente mentre Garfield era ancora in vita e per tutti i mesi successivi al suo ferimento, con il presidente sempre più vicino alla morte e Arthur ancora a New York, si ebbe a verificarsi un grave vuoto di autorità nel [[potere esecutivo]]. Molti d'altra parte si dimostrarono preoccupati dalla prospettiva di una presidenza Arthur; ''[[The New York Times]]'' il quale aveva sostenuto il concittadino all'inizio della carriera scrisse che "''con Arthur parla l'ultimo uom che sarebbe considerato eleggile per la successione''".

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