Sagra dell'uva (Marino)

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Sagra dell'uva
Annullo 80°.jpg
Annullo postale speciale per l'80ª edizione della Sagra
Tipo di festa Sagra
Data prima domenica di ottobre
Periodo Ottobrata Romana
Celebrata in Italia Italia
Celebrata a Marino (Italia)-Stemma.png Marino
Oggetto della celebrazione Vittoria cristiana nella battaglia di Lepanto (1571)
Vino DOC di Marino
Festa della Madonna del Rosario
Feste correlate Sagra della ciambella al mosto
Tradizioni religiose Messa solenne
Processione e invocazione alla Madonna del Rosario
Tradizioni profane Corteo storico in costume
Fontane che danno vino
Tradizioni culinarie Marino (vino)
Data d'istituzione 1925
Altri nomi 'a Sagra (dialetto marinese)
« Lo vedi ecco Marino
la Sagra c'è dell'Uva
fontane che danno vino
quant'abbondanza c'è! »
(Franco Silvestri, 'Na gita a li Castelli (Nannì), 1926.)

La Sagra dell'uva di Marino ('a Sagra per antonomasia in dialetto marinese) è una nota festa tradizionale, che ricorre ogni prima domenica di ottobre a Marino, cittadina in provincia di Roma.

La Sagra dell'uva fu istituita nel 1925 per iniziativa del poeta Leone Ciprelli e da allora è stata puntualmente organizzata ogni anno. L'Opera Nazionale Dopolavoro concesse all'evento il titolo di Sagra, di cui potevano fregiarsi solo pochi altri simili eventi in Italia.[1] Le sue radici tuttavia affondano in accadimenti storici precedenti: in coincidenza con la festa profana si tiene infatti la festa della Madonna del Rosario, celebrata per commemorare la vittoria della Santa Alleanza contro l'Impero ottomano nella battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Origini della festa religiosa[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Marino.
Lo scudo turco catturato dai cristiani durante la battaglia di Lepanto, conservato nella Basilica di San Barnaba.

Il 7 ottobre 1571 le forze congiunte di Spagna, Stato Pontificio, Repubblica di Genova, Repubblica di Venezia, Ducato di Savoia e dei Cavalieri di Malta sconfissero nella battaglia di Lepanto, nell'Istmo di Corinto in Grecia, le forze navali ottomane comandate da Mehmet Alì Pascià. I cristiani, riunitisi per l'occasione nella Santa Alleanza, erano comandati da don Giovanni d'Austria, mentre il contingente pontificio era guidato da Marcantonio II Colonna, signore di diversi feudi del Lazio fra cui Marino.

Dopo la vittoria, i comandanti cristiani tornarono nelle proprie nazioni: Marcantonio Colonna sbarcò a Gaeta e si recò immediatamente a Marino, dove a Palazzo Colonna alloggiavano la moglie Felice Orsini ed i figli. L'ingresso del comandante vittorioso a Marino avvenne il 4 novembre 1571, e la sua permanenza durò fino al 4 dicembre, data dell'ingresso trionfale in Roma che papa Pio V volle concedere all'ammiraglio.

La spedizione, conclusasi con esito vittorioso, era stata posta sotto la protezione della Madonna del Rosario raffigurata nello Stendardo di Lepanto, ora conservato nella Cattedrale di Gaeta dove venne depositato proprio da Marcantonio Colonna al momento del suo sbarco. Pertanto, papa Pio V proclamò la Madonna del Rosario protettrice dello Stato Pontificio ed ordinò che in tutte le località sottoposte al suo dominio temporale si festeggiasse, il 7 ottobre di ogni anno, la solennità della Madonna del Rosario. Ovviamente, anche a Marino subentrò questa pratica, sicuramente incentivata dai Colonna. Marcantonio inoltre depositò nel feudo diversi cimeli di guerra sottratti agli Ottomani, depositati in seguito nella Basilica di San Barnaba: oggi rimane solo uno scudo turco sopravvissuto allo spoglio francese del 1798.[2]

Con l'istituzione della Sagra dell'Uva nel 1924 e la fissazione della data dell'evento alla prima domenica d'ottobre, di fatto a Marino la festa religiosa della Madonna del Rosario si celebra generalmente in una data differente da quella prefissata dalla Chiesa cattolica, a meno che la prima domenica d'ottobre non cada di 7 ottobre.

Origini della festa profana[modifica | modifica sorgente]

Il Marino DOC.

Il vino DOC di Marino è un vino bianco dal colore che può variare fra la tonalità giallo paglierino al paglierino scarico. L'odore è vinoso e delicato, mentre il sapore è secco o abboccato o amabile o dolce, caratteristico, fruttato. Il titolo alcolmetrico del vino si aggira sugli 11°, mentre il titolo alcolmetrico dell'uva e di 10.5°. La resa uva/ettaro è di 165 quintali ad ettaro: nell'annata 1990/1991 si sono prodotti 88.530 litri di questo vino, mentre nel 1995/1996 la quantità si è dimezzata a 48.262: questo è dovuto alle difficoltà delle piccole aziende di far fronte alla concorrenza delle concorrenti più grandi e alla decrescita del settore primario comune un po' a tutta Italia. Il Marino, che ha ottenuto la qualifica di vino a Denominazione di Origine Controllata con decreto legge del 6 agosto 1970, è ottenuto dalla Malvasia del Lazio e dalla Malvasia di Candia. Alcune tipologie caratteristiche sono il Marino superiore e il Marino spumante.

La produzione vitivinicola nel territorio di Marino (Italia) affonda le sue radici già in età romana: gli antichi autori infatti conoscevano e apprezzavano buona parte del vino bianco prodotto nell'area dei Colli Albani col nome di Albanum, dal nome dell'antica città di Alba Longa, leggendaria città-madre di Roma che sorgeva appunto sulle sponde del Lago Albano. Durante il Medioevo e poi nell'età moderna la viticoltura rappresentò la principale fonte di occupazione a Marino e nel suo territorio, così come anche in tutti i comuni vicini.

Nel 1536 l'imperatore Carlo V d'Asburgo, in visita a Roma, durante un banchetto ebbe occasione di bere il vino di Marino, e a quanto dicono le cronache espresse apprezzamento al riguardo.[3]

I marinesi erano molto legati alla viticoltura, tanto che in varie occasioni si rivolsero alla protezione della Madonna del Popolo, una miracolosa effigie duecentesca conservata nella Basilica di San Barnaba, perché scampasse le campagne da grandinate o piogge inopportune.[4] Addirittura nel 1611 la Comunità in un'assemblea straordinaria il giorno 2 febbraio scelse si adottare come santo patrono "appresso Sua Divina Maestà" San Barnaba, perché proteggesse il feudo da alcune continue grandinate che si erano verificate nei tre anni precedenti.[5]

All'inizio del XX secolo nacque l'idea di creare una festività per sponsorizzare il prodotto delle vigne marinesi ed attirare in città visitatori provenienti da Roma: le comunicazioni erano state notevolmente facilitate grazie al completamento della ferrovia Roma-Albano nel 1889; il completamento progressivo delle Tramvie dei Castelli Romani, che collegavano capillarmente quasi tutte le località castellane con la Capitale, non poté che giovare al tipico turismo fuori porta dei romani.

Nel 1904 così il Comune iniziò ad organizzare le Feste Castromenie, un evento collegato all' Ottobrata Romana che riscosse evidentemente interessamento soprattutto nell'ambiente culturale romanesco: difatti il poeta romanesco di origini marinesi Leone Ciprelli nel 1924 curò l'organizzazione della prima Sagra dell'Uva di Marino.

Gli anni Venti[modifica | modifica sorgente]

« Si può ben dire che tutta Roma s'interessi alla originale ed eccezionale festività, ideata, con alto senso di poesia da Leone Ciprelli, la quale si celebrerà domani a Marino. [...] Quella di domani sarà per Marino una data davvero memorabile. »
(Il Messaggero, sabato 3 ottobre 1925.)

Il Comitato dei Festeggiamenti incaricato dell'organizzazione della prima Sagra era presieduto da Luigi Capri Cruciani, il quale offrì anche buona parte del vino distribuito dalle fontane alle ore 19 di domenica 4 ottobre 1925. Fra gli eventi della prima edizione, una corsa di cavalli organizzata lungo via Castrimeniense, un monumentale sistema di illuminazione a luci colorate e l'elezione del Grande Magistrato dell'Uva, che aveva l'incarico di scegliere il miglior grappolo. Alle ore 18 sfilarono i carri allegorici a tema.[6]

Durante la seconda edizione, domenica 3 ottobre 1926, fu eletta per la prima volta la reginetta della vendemmia, in piazza San Barnaba, secondo modalità non dissimili da un moderno concorso di bellezza; alla sfilata dei carri allegorici partecipò l'attore Bruto Castellani. Si tenne inoltre il I Concorso Poetico Musicale, con la giuria presieduta dal poeta romanesco Trilussa.[6] L'edizione del 1926 cadde in contemporanea con i festeggiamenti del VII centenario della morte di San Francesco d'Assisi che si tenevano nella vicina Albano Laziale: né le autorità di Albano né quelle di Marino acconsentirono a spostare le rispettive manifestazioni.[6]

La terza edizione, domenica 2 ottobre 1927, fu accompagnata da un tempo sfavorevole: tuttavia il presidente del Comitato dei Festeggiamenti, Barnaba Ingami, comunicò alla stampa che "le fontane di Marino pur sott'acqua gettan vino".[6] Visto che il sindaco di Londra, sir Rowland Blades, era in visita a Roma, i marinesi lo invitarono a vedere la Sagra, dichiarandosi disposti a replicare il "miracolo delle fontane" il martedì successivo. Tuttavia sir Blades non si recò a Marino.[6]

In occasione della quarta edizione, domenica 7 ottobre 1928, l'abate parroco monsignor Guglielmo Grassi decise di portare nella processione religiosa per la prima volta anche lo scudo turco conservato nella Basilica di San Barnaba, bottino della battaglia di Lepanto.[7] Alla stessa edizione della Sagra risale un dissidio tra il podestà Ugo Gatti e l'abate parroco: il podestà pretendeva che si ripetesse una seconda volta la scena della supplica alla Madonna di Pompei per farla riprendere alla troupe ritardataria dell'Istituto Luce: monsignor Grassi rifiutò.[7]

Nella quinta edizione si tenne per la prima volta il corteo storico in costume, su iniziativa di Leone Ciprelli. Sul giornale La Tribuna, un articolo anonimo polemizzava per la prima volta sui danni che potevano verificarsi alla seicentesca fontana dei Quattro Mori, annualmente soffocata da installazioni in cartongesso.[8]

Gli anni Trenta[modifica | modifica sorgente]

« Ormai la Sagra di Marino è entrata nel numero delle grandiose feste che si celebrano in Italia. »
(Il Popolo di Roma, 23 settembre 1930.)


Il 28 settembre 1930, per ordine del governo fascista centrale, in tutti i comuni d'Italia si celebrò una Festa dell'Uva. A Marino, questa ricorrenza fu solo l'anteprima della tradizionale Sagra che si tenne domenica 5 ottobre. Per l'occasione, venne aperta nei locali al piano terra di Palazzo Colonna la prima Bottega del Vino in Italia.[9]

Per la Sagra del 1931 Il Piccolo calcolò un'affluenza di quasi 50.000 persone.[10] In occasione invece della Sagra del 1932 venne nuovamente portato in processione lo scudo turco conservato nella Basilica di San Barnaba.[11] In occasione della nona edizione della Sagra, domenica 1 ottobre 1933, le Ferrovie dello Stato e le Tranvie dei Castelli Romani concessero l'applicazione della tariffa popolare ridotta per le tratte tra Roma e Marino.[11]

Domenica 6 ottobre 1934, per l'undicesima edizione della Sagra, l'EIAR, ente radiofonico di Stato, dichiarava di aver installato alcuni microfoni a Marino per la trasmissione delle varie fasi della festa.[12] Nel 1936, a causa della guerra d'Etiopia, i festeggiamenti della Sagra si svolsero sotto tono e furono ignorati dalla stampa nazionale.[12] In compenso, le Sagre degli anni successivi divennero una specie di vetrina per l'autarchia imposta dal regime fascista. Nel 1940, per la sedicesima edizione della Sagra, l'ultima celebrata in grande stile sotto il regime fascista, vennero versati quasi 2000 litri di vino dalle fontane.[12]

Gli anni Quaranta[modifica | modifica sorgente]

« Così ridotta
piovve ancora vino
di buon augurio
agli ospiti e a Marino!
 »
(Leone Ciprelli, autunno 1945.)
Un'immagine simbolo dei bombardamenti di Marino del 1944: la Torre Frangipane in piazza Giacomo Matteotti messa a nudo dalle bombe.

Fra il 1941 ed il 1944, la Sagra, estremamente limitata a causa della seconda guerra mondiale, consisté nella sola celebrazione religiosa. Il 2 febbraio 1944 Marino fu colpita dal primo bombardamento alleato[13], e venne colpita altre volte nei mesi successivi. Palazzo Colonna e la fontana dei Quattro Mori furono completamente distrutti dalle bombe a grappolo, e la basilica di San Barnaba fu gravemente danneggiata. Circa duecento civili persero la vita nei bombardamenti anglo-americani.[14]

La prima Sagra del secondo dopoguerra, la ventunesima edizione, si tenne domenica 7 ottobre 1945 ancora una volta sotto la gestione di Leone Ciprelli, tra i ruderi di una Marino distrutta. Molti marinesi volevano far cessare questa tradizione, vista come una rimanenza del cessato regime fascista, ma il Ciprelli riuscì a convincere tutti della bontà della Sagra, che apparteneva a nessun altro se non ai marinesi.[15]

Per la ventunesima Sagra, nel 1946, il sindaco pro tempore Zaccaria Negroni, Leone Ciprelli e i 49 membri del Comitato dei Festeggiamenti ripresero a costruire le strutture di cartongesso attorno alla fontane da cui doveva sgorgare il vino.[16] Domenica 5 ottobre 1947, per la ventiduesima edizione, fu anche riportato in precessione lo scudo turco.[16]

Nel 1945 era stata fondata la Cantina Sociale Gotto d'Oro, che all'epoca aveva la denominazione di "Goccia d'Oro", cambiata in seguito per analogia con una cantina pugliese: dalla Sagra del 1948 la nuova istituzione iniziò a collaborare attivamente nell'organizzazione dell'evento, distribuendo vino dalla fontana dei Quattro Mori semi-distrutta.[16] In occasione della Sagra del 1949 fecero la loro prima apparizione le scenografiche luminarie ad archi dislocate lungo Corso Trieste.[16]

Gli anni Cinquanta[modifica | modifica sorgente]

Durante la ventinovesima Sagra dell'Uva, domenica 4 ottobre 1953, il Comitato dei Festeggiamenti, le autorità e alcuni giornalisti organizzarono una commemorazione in memoria di Leone Ciprelli, deceduto il 30 gennaio dello stesso anno. Presenti tra gli altri il senatore Zaccaria Negroni e l'abate parroco Giovanni Lovrovich.[17]

Per l'organizzazione della trentunesima edizione, domenica 2 ottobre 1955, si costituì la Pro Loco di Marino, con lo scopo di curare anno per anno con continuità l'organizzazione dell'evento.[18] Per la Sagra del 1956 così vennero stilati i registri delle spese: sono entrate £ 4.221.153 ed uscite £ 4.187.172.[18] Iniziarono inoltre la loro attività numerose associazioni e bande folcoristiche come la Volemose Bene, ancora attiva, o la storica Marino Brinda.

Per la trentatreesima Sagra del 1957, il senatore Zaccaria Negroni propose al commissario prefettizio Nicola Marini d'Armenia di riaprire la Bottega del Vino, di fascista apertura, per darla in gestione alla Pro Loco.[18] Dopo la Sagra del 1959 invece una delegazione di marinesi si recò da papa Giovanni XXIII per offrire un simbolico dono di uva e vino[19]: il Papa ricambiò la visita nell'agosto 1962.

Gli anni Sessanta[modifica | modifica sorgente]

In occasione della trentaseiesima edizione, domenica 2 ottobre 1960, l'aria era ancora permeata dagli strascichi della XVII Olimpiade tenutasi a Roma: numerosi sportivi e visitatori stranieri colsero l'occasione per venire a Marino in vista dei festeggiamenti. Tra le presenza illustri registrate a Marino in quell'edizione, quella dell'attore statunitense Charlton Heston, assediato dalla folla e costretto alla fuga.[19]

Per la trentasettesima edizione del 1 ottobre 1961, il sindaco Giulio Santarelli invitò come ospiti d'onore l'attrice Sophia Loren con il marito regista Carlo Ponti: la coppia possedeva infatti una storica villa lungo la Strada statale 217 Via dei Laghi, in territorio marinese. Madrina d'onore dell'evento fu Virna Lisi. Lunedì 2 ottobre 1961 in piazza San Barnaba si svolse un concerto con la partecipazione di Carla Boni, Gino Latilla, Little Tony, Jenny Luna, Alighiero Noschese, Nunzio Gallo e Wolmer Beltrami.[20]

L'anno successivo, 1962, fu organizzato uno spettacolo d'arte varia con la partecipazione di Domenico Modugno ed Edoardo Vianello. Inoltre si svolsero il III Concorso Ippico Regionale e la XIX Mostra dei vini e dell'uva.[21] Nell'ambito degli eventi della trentanovesima edizione dell'evento, nel 1963, la salma di Leone Ciprelli fu traslata da Roma presso il cimitero comunale di Marino.[21]

Durante la quarantunesima edizione, domenica 3 ottobre 1965, Marino fu partenza e arrivo del Giro del Lazio, competizione ciclistica della durata di 250 km.[21] Nel 1967, giunti alla quarantatreesima edizione, la fontana dei Quattro Mori fu spostata dalla collocazione originaria in piazza Lepanto e collocata in piazza Giacomo Matteotti: inoltre nella stessa edizione fu ripresa l'usanza di addobbare a festa i balconi di Corso Trieste.[22]

Nel 1969, in occasione della quarantacinquesima edizione della Sagra, il gruppo Storia ed Arte riprese ad organizzare il corteo storico in costume che era stato un po' dimenticato nel corso degli anni.[22]

Gli anni Settanta[modifica | modifica sorgente]

Per la Sagra dell'Uva di domenica 4 ottobre 1970, quarantaseiesima edizione, si svolse il concerto serale del Banco del Mutuo Soccorso, gruppo progressive rock fondato dal marinese Vittorio Nocenzi.[23] La quarantasettesima edizione della Sagra dell'Uva fu caratterizzata da un ingorgo di traffico. Le principali cronache locali riferiscono dell'imponente traffico da e per Roma che paralizzò tre strade consolari. Momento Sera del 4 ottobre 1971 dichiarò addirittura: "l'ottobrata dei romani ha fatto impallidire la buonanima di Napoleone che dopo la Beresina cercava di raggiungere Parigi".[23]

Il concerto dell'edizione 1973 vide come protagonisti i Ricchi e Poveri e Pippo Baudo, e la sfilata del corteo storico si svolse eccezionalmente anche nelle frazioni di Frattocchie e Santa Maria delle Mole, in costante crescita urbanistica.[23] Il cinquantenario della Sagra, domenica 6 ottobre 1974, passò quasi inosservato a causa della crisi in cui Marino era caduta dopo la separazione della frazione di Ciampino, divenuta comune autonomo nel mese di luglio: l'organizzazione dell'evento era ricaduta in mano alla Pro Loco. I carri allegorici sfilarono anche per le strade delle frazioni.[23]

Nelle edizioni degli anni settanta si svolsero numerose rappresentazioni teatrali in dialetto o di autori locali, segno della vitalità del teatro marinese. Per la cinquantaquattresima edizione del 1978, la spesa globale per l'organizzazione fu pari a £ 17.150.000.[24] Domenica 7 ottobre 1979, in occasione della cinquantacinquesima edizione si svolse la II Mostra Biennale dell'Artigianato di Marino all'interno del parco pubblico di Villa Desideri. Il Comitato dei Festeggiamenti dichiarò che erano stati ordinati 100 quintali di uva e 3500 bottiglie di vino.[24]

Gli anni Ottanta[modifica | modifica sorgente]

Domenica 5 ottobre 1980 ricorreva la cinquantaseiesima edizione della Sagra. L'amministrazione comunale siglò i gemellaggi con i comuni di Zaanstad (Olanda) e Neukölln (Repubblica Federale Tedesca). In città si svolse un importante raduno bandistico con il Concerto Filarmonico "Enrico Ugolini" e altre bande del Lazio. L'evento più atteso tuttavia fu sicuramente il concerto serale di Ivan Graziani, costato £ 5.280.000 agli organizzatori.[25]

Nel 1981, per la cinquantasettesima edizione fu effettuata una raccolta pubblica di fondi tra i cittadini, che rese £ 7.820.000.[25] Tra gli eventi, il concerto del Banco del Mutuo Soccorso presso lo Stadio Comunale e il ricevimento dei rappresentanti delle cinque città gemellate a Palazzo Colonna.

Domenica 3 ottobre 1982 il programma televisivo della RAI Domenica in, condotto da Pippo Baudo, dedicò uno spazio alla cinquantottesima Sagra dell'Uva.[26] Durante la Sagra 1983 fu ricollocato nel cortile di Palazzo Colonna un busto di Leone Ciprelli. Nello stesso anno, oltre sessanta cantine del Lazio parteciparono alla Mostra dei vini tipici dei Castelli Romani. Vi fu anche l'emissione del primo annullo speciale figurato per la Sagra dell'Uva da parte delle Poste Italiane.[26]

Andrea Giordana al corteo in costume del 1988

La locandina della sessantesima edizione, domenica 7 ottobre 1984, era firmata da Umberto Mastroianni, che risiede da alcuni anni stabilmente a Marino presso il prestigioso Casino Colonna. Durante questa edizione si sollevarono alcune proteste, guidate dall'abate parroco Giovanni Lovrovich, per drappeggiare le nudità di un enorme Dioniso nudo in cartongesso che troneggia nella centralissima piazza Pompeo Castiglia.[27]

In vista della sessantaduesima edizione, domenica 5 ottobre 1986, il sindaco Giulio Santarelli creò l'Ente Sagra dell'Uva, che assunse l'incarico di organizzare l'evento in maniera professionale allontanando ogni contributo volontario.[27] I festeggiamenti per questa edizione ebbero inizio il 20 settembre con la partenza del Giro del Lazio e continuarono tra mostre, eventi culturali e convegni fino allo spettacolo della sera di lunedì 6 ottobre, con la partecipazione di Gigi Sabani ed Anna Oxa.[27]

Omaggio dei grappoli d'uva

Dopo le polemiche legate all'edizione 1987, in cui l'Ente Sagra non organizzò il corteo storico in costume per evitare le onerose spese di noleggio, le associazioni di volontariato e la Pro Loco decisero di realizzare un po' per volta gli abiti storici che ancora oggi sono l'attrazione del corteo.[28] Pippo Franco fu mattatore dello spettacolo conclusivo della sessantatreesima edizione.[28]

Nel 1988, per la sessantaquattresima edizione l' Ente Sagra organizzò il I Stage Internazionale della Pietra, mentre lunedì 3 ottobre, giorno della "Sagretta", Rai 2 riprese lo spettacolo d'arte varia Marino Star tenutosi in piazzale degli Eroi.[29]

Il 1989 fu l'anno del gemellaggio con Irving (Stati Uniti d'America), solennizzato durante la sessantacinquesima edizione della Sagra dell'Uva. In occasione della stessa edizione, un omaggio di vino e uva viene portato dai marinesi a papa Giovanni Paolo II durante l'udienza generale in Vaticano.[29]

Gli anni Novanta[modifica | modifica sorgente]

Con la sessantottesima edizione della Sagra, domenica 4 ottobre 1992, fu decretata la fine dell'Ente Sagra dell'Uva, i cui poteri organizzativi vennero attribuiti al sindaco e alla Pro Loco. In quella edizione si tennero il II Incontro Polifonico Città di Marino, rassegna di cori nella Basilica di San Barnaba,il concerto del cantante africano Rasely Hassou (Elia & Evolution Time) e il concerto del Banco del Mutuo Soccorso.[30] In quell'anno si tenne anche la prima edizione del Palio della Quintana organizzato dal rione Vascarelle assieme agli altri rioni e quartieri cittadini.

Nel 1993, per la sessantanovesima edizione fu omaggiata la memoria di Leone Ciprelli nel quarantesimo anniversario della sua scomparsa, con la recita della sua commedia La Parrocchietta.[31] Domenica 2 ottobre 1994, sotto la gestione del commissario prefettizio dottor Guglielmo Iozzia si tenne la settantesima edizione della Sagra dell'Uva: fu organizzata una mostra fotografica curata da Vittorio Rufo, 70 anni di Sagra, e una mostra dei vini a Denominazione di Origine Controllata della provincia di Roma.[32]

In occasione della settantaduesima edizione, domenica 6 ottobre 1996, furono riaperti i locali, seppur non ancora restaurati, dell'ex-Convento dei Padri Agostiniani presso la Chiesa di Santa Maria delle Grazie nel quartiere Borgo Garibaldi, per la presentazione di un' enoteca comprensoriale con la partecipazione dell'allora sindaco di Roma Francesco Rutelli. Lo stesso anno la Cantina Sociale Gotto d'Oro festeggiava i suoi cinquant'anni di attività con la distribuzione di 12.000 bottiglie di spumante locale. Allo Stadio Comunale, tra la squadra titolare della Società Sportiva Lazio e una rappresentativa di giovani locali, si tenne una partita di calcio finita 10-0 in vantaggio per i bianco-celesti.[33]

Per l'edizione del 1996 furono distribuiti 5000 litri di vino e 12.000 tonnellate di uva: 70.000 i partecipanti secondo le stime della Questura di Roma.[34] Nel 1997, settantatreesima edizione, si svolse una mostra delle opere del maestro Umberto Mastroianni, mentre veniva proposta per la prima volta una Sagra dei Piccoli.[35]

La locandina dell'edizione 1998 era firmata dal disegnatore Giorgio Forattini, e ritraeva tutti i più noti personaggi politici dell'epoca -da Oscar Luigi Scalfaro a Giulio Andreotti- imbottigliati in una bottiglia di vino bianco: per la stessa edizione, venne fatta giungere da Spelonga, frazione di Arquata del Tronto, Marche, una bandiera turca cimelio della battaglia di Lepanto del 1571.[36]

Il Duemila[modifica | modifica sorgente]

Gli "anni Zero"[modifica | modifica sorgente]

L'arco posticcio realizzato per la Sagra 2008 tra corso Trieste e piazza Giacomo Matteotti

Per la settantaseiesima edizione della Sagra dell'Uva la locandina era realizzata da Gina Lollobrigida, madrina dell'evento. Fra i nomi di spicco dei presenti nella giornata di domenica ci sono il presidente della Regione Lazio Francesco Storace, il presidente della Provincia di Roma Silvano Moffa, oltre alla presenza internazionale del ministro per lo sviluppo economico dello Stato di New York Charles Gargano.[37]

Nel 2001 si registra un fatto storico: la Sagra, per la prima volta nella sua ormai lunga storia, deve essere spostata per ordine del prefetto di Roma, a causa del referendum costituzionale sul federalismo del 7 ottobre. Pertanto, l'evento slitta alla seconda domenica del mese, il 14 ottobre.[38] La madrina della settantasettesima edizione è Barbara Bouchet; i festeggiamenti si protraggono per oltre una settimana, fino alla successiva domenica 22 ottobre. Verranno stimate oltre 200.000 presenze[38] tra cui il neo-vicepresidente del Consiglio dei ministri Gianfranco Fini in visita ufficiale.

La pioggia rovinò in parte la settantanovesima edizione, domenica 5 ottobre 2003, con la partecipazione di Enzo De Caro e Flavia Vento al corteo storico in costume. Il neo-sindaco Ugo Onorati rese noto che erano stati spesi 146.597,56 euro.[39]

Domenica 3 ottobre 2004 si celebrò la storica ottantesima edizione della Sagra: vennero installate lungo Corso Trieste ottanta -una per ogni edizione- fontanelle di ghisa che dovevano gettare vino all'ora stabilita per il "miracolo delle fontane che danno vino".[40] Nel corso della stessa edizione vennero riallacciati i rapporti con le città europee gemellate, con la proclamazione di un nuovo gemellaggio con la città greca di Lepanto. I festeggiamenti si tennero anche alle frazioni di Marino.[40]

Nel 2007, domenica 7 ottobre, l'ottantatreesima edizione della Sagra vide nella serata finale un concerto di Gigi d'Alessio in piazza San Barnaba, in occasione del quale venne montato anche un maxi-schermo in piazzale degli Eroi.

Domenica 5 ottobre 2008 si è tenuta l'ottantaquattresima edizione della Sagra dell'Uva, che ha visto la partecipazione del comico Roberto Ciufoli -nella parte di Marcantonio II Colonna durante il corteo storico della domenica- e di Enrico Montesano nella serata del lunedì. Sabato 4 ottobre è stata ricevuta a Palazzo Colonna una delegazione della cittadina spagnola gemellata di Paterna[41]; la spesa resa nota per l'edizione si è aggirata sui 70.000 euro[42][43] e le presenze nel pomeriggio della domenica sono state calcolate in 80.000 persone.[44] L'ottantaquattresima edizione passerà alla storia anche per un clamoroso incidente: al momento di far scaturire il vino dalle fontane, nel pomeriggio della domenica, gli addetti hanno commesso un errore per cui il vino per alcuni minuti è sgorgato dai rubinetti delle case del centro storico e non dalla fontana dei Quattro Mori.[45][46] L'errore ha avuto una grande eco sulla stampa nazionale ed anche internazionale, tanto che il noto quotidiano britannico The Times ha dedicato un articolo all'insolito episodio[47][48]

(EN)
« A town where wine gushes from an ornate fountain in the main square is the ideal place to live for many people. But a town where it pours out of the taps and into the kitchen sink is a place not very far removed from heaven. »
(IT)
« Un paese dove il vino esce da una fontana adornata sulla piazza principale è il luogo ideale dove vivere per molta gente. Ma un paese dove il vino sgorga dai rubinetti ed entra nel lavandino della cucina è un posto non veramente lontano dal paradiso. »
(Richard Owen, Bungling Italian authorities turn water into wine - The Times, 8 ottobre 2008)

Anche la British Broadcasting Corporation, maggior emittente televisiva britannica, ha diffuso la notizia del "miracolo sbagliato".[49]

Gli anni Dieci[modifica | modifica sorgente]

L'ottantaseiesima edizione si è tenuta dal al 4 ottobre 2010. Alla processione religiosa sono intervenuti diversi politici, anche in vista delle elezioni amministrative del marzo 2011: la presidente della Regione Lazio Renata Polverini (Popolo della Libertà), il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti (Partito Democratico),[50] il vicepresidente del Consiglio regionale Luciano Ciocchetti (Unione di Centro) e l'assessore regionale Luca Malcotti, il consigliere regionale Bruno Astorre. Durante il ricevimento a palazzo Colonna, ha fatto anche una comparsata il presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini, all'epoca reduce di fresco dalla scissione di Futuro e Libertà dal Popolo della Libertà e dalla sua rottura con Silvio Berlusconi.[51] Lo spettacolo finale è stato animato da Fabrizio Corona e Valeria Marini.[52]

L'edizione del 2011 si è tenuta dal 29 settembre al 3 ottobre. Sono intervenuti Raimondo Todaro e Sara Santostasi nei ruoli di Marcantonio Colonna e Felice Orsini,[53] Mario Biondi e Max Giusti nelle serate di intrattenimento del sabato e del lunedì.

Programma[modifica | modifica sorgente]

Il programma della Sagra dell'Uva di Marino è frutto di ottant'anni di esperienza, di esperimenti e di cambiamenti. Generalmente, ormai da diversi anni, si segue un programma prestabilito senza apportare significative variazioni. Il nucleo centrale della festa è la domenica pomeriggio, con la ricorrenza profana e il "miracolo", tuttavia a seconda dei cambiamenti delle giunte comunali e delle disponibilità economiche, i festeggiamenti possono incominciare un mese prima come non incominciare affatto. Negli ultimi anni, l'animazione inizia il giovedì o il venerdì e si protrae non oltre il lunedì della "Sagretta", usanza voluta dai marinesi come replica meno affollata della festa tanto amata. Oltre agli eventi della domenica, ci sono altri eventi fissi stabiliti il sabato della vigilia e il lunedì della "Sagretta".

Sabato della vigilia[modifica | modifica sorgente]

L'annullo postale figurato dell'80ª edizione (2004)

Nel pomeriggio del sabato della vigilia, generalmente verso le ore 18, per le vie del centro storico si assiste alla rievocazione storica dell'annuncio della vittoria cristiana nella battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571. Un araldo a cavallo, accompagnato da trombettieri, tamburini e sbandieratori, percorre Corso Vittoria Colonna e Corso Trieste leggendo il proclama che convoca il popolo davanti Palazzo Colonna. Quindi, figuranti in costume cinquecentesco che interpretano il governatore e i notabili del feudo si affacciano alla balconata del palazzo che affaccia su piazza della Repubblica e danno l'annuncio della vittoria cristiana e soprattutto della vittoria del feudatario Marcantonio II Colonna, rendendo noto che l'indomani questi rientrerà solennemente nel suo feudo.

Negli ultimi anni, il tono del proclama è stato reso più pacifico, evitando di rimarcare le enormi perdite inflitte al nemico turco e il numero dei prigionieri catturati, che comunque fanno ancora bella mostra di sé, scolpiti nel peperino, legati alla fontana dei Quattrio Mori.

Domenica della Sagra[modifica | modifica sorgente]

« Ivi, d'attorno la fontana de' mori, una battaglia pazza s'è scatenata, con empio rigurgito, verso le cannelle del vino gratis.
Le ondate d'assalto si susseguono ininterrotte contro il muro de' carabinieri trafelati, che munisce la cittadella dello spumante gratuito; sciami di boccali di carta, svolazzando a mezz'aria, pervadono la cupidigia dei raccoglitori; chi, felice, ne ha presi al volo venticinque, chi trenta. Saldamente piantati a gambe larghe ed alti sulla roccaforte propria della fontana, gli avanguardisti la cingono come d'una seconda e interior munizione. Fanno gli onori di casa, prendono vuoto e porgono il bicchiere cartaceo ai primipili delle falangi d'assalto, e dello spumante gratis ne sbròdolano un po' micamale anche in testa ai carabinieri, data la difficoltà del manovrare nella tempesta. Cola il vino nuovo dalle cannelle di rame, vàlica dentro ai bicchieri il panno nero e rosso della forza pubblica, il crinale delle spalline, i galloni d'argento: e finisce tra tosse e starnuti metà in gola, metà nel naso, metà nei calzoni, metà nel gilè tra camicia e pelle alla gente, che beve e s'infradicia, ricacciata da gomitate sature di folklore, con risa e urla gioconde, a ora a ora delusa o felice, secondo che la prende l'onda, o la risacca la dilontana. »
(Carlo Emilio Gadda, La festa dell'uva a Marino, in Il castello di Udine (1934), pp. 151-152.)
Il corteo delle autorità con i rispettivi gonfaloni durante la processione religiosa del 2007.
La Madonna del Rosario esposta durante la novena prima della Sagra, nella Basilica di San Barnaba.

La domenica è il fulcro e la ragion d'essere della Sagra dell'Uva di Marino. Vi si concentrano tutti gli eventi più importanti ed attesi, dalla processione religioso alla supplica alla Madonna di Pompei, dal corteo storico in costume alla sfilata dei carri allegorici e al "miracolo delle fontane che danno vino".

La processione religiosa[modifica | modifica sorgente]

La domenica mattina si tiene nella Basilica di San Barnaba una messa solenne presieduta dal vescovo di Albano e dall'abate parroco. Alla funzione religiosa assistono le autorità civili e militari, il sindaco e i rappresentanti dei comuni limitrofi o gemellati.

Al termine della funzione, si inizia a snodare per le vie del centro storico la processione in onore della Madonna del Rosario. I membri delle confraternite portano in processione due grandi arazzi seicenteschi e altri oggetti di fabbricazione sei-settecentesca, mentre i membri della Confraternita del Santissimo Rosario portano a spalla, avvicendandosi, la pesante macchina processionale su cui è innalzata la statua lignea della Madonna del Rosario. Questa usanza, faticosissima specialmente nei tratti in forte dislivello o in salita, è stata ripresa da poco ed ufficializzata con la ricostituzione della Confraternita nel 2002, per volere dell'abate parroco Aldo Anfuso.

La processione percorre tutte le strade e le piazze principali del centro storico, ovvero piazza San Barnaba, via Roma, via Cavour, piazza Giacomo Matteotti e Corso Trieste, seguendo un itinerario circolare che riporta il corteo davanti alla Basilica di San Barnaba per la supplica alla Madonna di Pompei.

La supplica alla Madonna di Pompei[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi supplica alla Madonna di Pompei.
« Dal trono di clemenza, dove siedi Regina, volgi, o Maria, il tuo sguardo pietoso su di noi, sulle nostre famiglie, sull'Italia, sull'Europa, sul mondo. Ti prenda compassione degli affanni e dei travagli che amareggiano la nostra vita. Vedi, o Madre, quanti pericoli nell'anima e nel corpo, quante calamità ed afflizioni ci costringono. »
(Testo della supplica alla Madonna di Pompei.)

Una volta che la processione religiosa è tornata in piazza San Barnaba, davanti alla Basilica di San Barnaba i portatori della Confraternita del Rosario posano la statua della Madonna del Rosario su un trabiccolo e l'abate parroco, alla presenza delle autorità con i gagliardetti delle rispettive istituzioni e di tutta la folla, recita il testo della supplica alla Madonna del Santissimo Rosario di Pompei.

Al termine della recita, dei bambini in costume tradizionale portano simbolicamente alla statua un omaggio di vino ed uva a nome di tutta la comunità marinese. Quindi, i portatori riportano la statua all'interno della Basilica, dove rimarrà alcuni giorni esposta a fianco dell'altar maggiore. A questo punto, la ricorrenza religiosa può dirsi conclusa.

Il corteo storico[modifica | modifica sorgente]

Un'immagine del corteo storico del 2007.

Nel primo pomeriggio della domenica la folla di visitatori e marinesi si accalca ai lati di Corso Vittoria Colonna e di Corso Trieste per poter assistere al corteo storico in costume cinquecentesco. Il corteo, svoltosi per la prima volta nell'edizione 1929 per iniziativa dello stesso Leone Ciprelli, fu efficacemente ripreso a partire dal 1970 grazie a una serie di associazioni di volontariato che si occupano di fabbricare i pregiati costumi e di custodirli. Nel corso degli anni, la ricchezza del guardaroba è cresciuta in maniera esponenziale, ma anche la partecipazione popolare. I vestiti più gettonati sono ovviamente quelli della nobiltà, mentre l'abito tradizionale da semplice popolano è ovviamente meno gettonato. Con gli anni, l'evento si è arricchito della partecipazione di gruppi di rievocazione storica di altre zone d'Italia, come gli sbandieratori di Cori e i frombolieri di Ischia.

Il corteo dovrebbe ripercorrere l'ingresso trionfale di Marcantonio II Colonna, vincitore della battaglia di Lepanto, nel suo castello di Marino, e il suo primo incontro con la moglie Felice Orsini ed i figli, che durante la sua assenza risiederono proprio a Palazzo Colonna.[54] La data storica dell'ingresso di Marcantonio Colonna nel castello è 4 novembre 1571: dalle cronache storiche non risulta alcun ingresso trionfale, anzi possiamo immaginare il fastidio arrecato ai marinesi dal bivacco dei soldati che probabilmente il Colonna aveva portato con sé. Il vero ingresso trionafale di Marcantonio Colonna avvenne il 4 dicembre 1571 a Roma, per volere di papa Paolo V: come un condottiero romano, il Colonna entrò da Porta San Sebastiano ed arrivò alla Basilica di Santa Maria in Ara Coeli passando attraverso il Foro Romano.[55] Una prima osservazione critica riguardo al corteo storico venne fatta già nel 1935 dal giornale parrocchiale della parrocchia di San Barnaba, Il Campanile, che il 10 novembre 1935 avrebbe voluto che il corteo storico coprisse la distanza tra Marino e Roma, per essere più fedele all'originale storico.[56]

Ad ogni modo, il corteo è stato negli ultimi anni sviluppato in due tronconi: il corteo con Marcantonio II Colonna e il suo seguito parte dal parco pubblico di Villa Desideri e percorre Corso Vittoria Colonna, mentre il corteo di Felice Orsini e della nobiltà parte da Palazzo Colonna e percorre Corso Trieste. I due tronconi del corteo si incontrano in piazza Giacomo Matteotti, dove il governatore consegna le chiavi del castello al suo signore; al Marcantonio Colonna da alcuni anni viene fatto leggere un appello alla pace e alla fratellanza tra i popoli, e poi il corteo riunificato si avvia verso Palazzo Colonna per ricevere il saluto delle autorità, sia in costume che non.

Fra le apparizioni più importanti nel corteo, i suggestivi vestiti della nobiltà, specialmente quelli delle dame. Agli abiti dei prigionieri turchi da alcuni anni sono state tolte le catene e restituite le scimitarre, un segno politically correct di distensione. Nel corteo sono inclusi i gruppi autoctoni di sbandieratori Colonnae Signifer e Città di Marino. Generalmente, in linea con le disponibilità economiche delle amministrazioni comunali, la parte di Marcantonio Colonna e della consorte Felice Orsini viene interpretata da attori ed attrici di fama nazionale: tra gli altri, Andrea Giordana (1998), Giuliano Gemma (1999), Orso Maria Guerrini (2000) ed Enzo De Caro con Flavia Vento (2003), Ascanio Pacelli e la moglie Katia Pacelli (2007), Roberto Ciufoli (2008). La pesante corazza del Colonna è stata del resto dipinta dal maestro Umberto Mastroianni.

La sfilata dei carri allegorici[modifica | modifica sorgente]

Carro alla Festa del 1987

La sfilata dei carri allegorici è l'evento coreografico che fino all'invenzione del corteo storico raccoglieva tutti gli entusiasmi degli organizzatori e dei visitatori. A Marino il Carnevale è sempre stato organizzato in maniera accurata, soprattutto dal forte schieramento anticlericale che ogni mercoledì delle Ceneri organizzava il Carnevalone, evento che richiamava migliaia di persone dai Castelli Romani e da Roma. Il regime fascista, non appena salito al potere, ritenne opportuno sopprimere questo evento, di chiara matrice repubblicana e antifascista, ma lo stesso entusiasmo che si rivolgeva al Carnevalone venne rivolto dal 1925 alla sfilata dei carri allegorici, una sorta di carnevale autunnale.

Durante tutto il periodo delle Sagre fasciste i carri seguivano e sviluppavano un tema unico, magari biblico -l'amore di Noè per il vino (1925), Mosè tocca la roccia ed esce vino (1926)- o storico. In seguito, compatibilmente con le disponibilità economiche, vennero realizzati pure carri imponenti, ma l'iniziativa andò scemando via via nel corso degli anni. Oggi non restano che pochi carri, organizzati dalla Cantina Sociale Gotto d'Oro o dall'Oratorio Parrocchiale San Barnaba, seguiti dai pochissimi carretti a vino rimasti in efficienza.

Assieme ai carri allegorici, sfilano anche le bande musicali cittadine o castellane: il Concerto Filarmonico "Enrico Ugolini", la Società di Divertimento "Volemose Bene" e la Banda Musicale "Ferentum", uniche rimaste delle molte società di divertimento che una volta si adoperavano durante la Sagra.

Il "miracolo delle fontane che danno vino"[modifica | modifica sorgente]

« Le fontane marinesi, in questa occasione, sono inesauribili, perché collegate segretamente ad una cantina misteriosa, una specie di sorgente vinicola, di cui solo il podestà conosce l'ubicazione. »
(Il Lavoro Fascista, lunedì 5 ottobre 1930.)
La fontana dei Quattro Mori addobbata prima del "miracolo" del 2007.

È l'evento fondamentale della Sagra dell'Uva. Che le fontane diano vino invece che acqua non è una cosa inventata a Marino nel 1925: a Roma già in due occasioni, nel 1644 per l'elezione di papa Innocenzo X e nel 1670 per l'elezione di papa Clemente X, le fontane alla base della scalinata del Campidoglio diedero vino alla folla meravigliata. In Francia, nella cittadina alsaziana di Wangen, ogni 3 luglio una fontana distribuisce vino.[57] Tuttavia, il "miracolo" di Marino è il più famoso in Italia ed è, a quanto sembra, rimasto inimitato nel nostro paese.

Proceduralmente il "miracolo" è molto semplice: nelle condutture delle fontane cittadine vienne fatto scorrere vino mentre l'erogazione di acqua è sospesa. La fontana-simbolo del miracolo è quella dei Quattro Mori, edificata nel 1636 su progetto di Pompeo Castiglia per volere del principe Filippo I Colonna che voleva commemorare la vittoria sui Turchi ottenuta dal suo avo Marcantonio II Colonna: infatti nella fontana compaiono otto turchi o mori, uomini e donne, denudati e incatenati ad una colonna di marmo, simbolo araldico della famiglia Colonna.

Tuttavia, per motivi di ordine pubblico fin dalla prima edizione dell'evento la distribuzione avviene in più fontane: tra le più importanti la fontana del Tritone in piazza San Barnaba, eretta nel 1889 su disegno di Michele Tripisciano; il Fontanile Comunale, eretto alla fine del XIX secolo lungo la via Castrimeniense, e la moderna fontana di Corso Vittoria Colonna all'altezza del parco pubblico di Villa Desideri. Talvolta vengono montate delle fontane posticcie nelle strade: l'ultima volta accadde nel 2004, quando una serie di "beverini" posticci furono collocati lungo Corso Trieste.

Come prevedibile, al termine della distribuzione del vino, che avviene nel tardo pomeriggio, le strade cittadine sono invase da gente brilla, specie i giovani. Le forze dell'ordine sono sempre schierate, talvolta con forze imponenti, per vigilare su eventuali degenerazioni, e numerose ambulanze sono dislocate nei punti strategici della città. La cronaca nera locale ascrive purtroppo anche episodi di violenza che si sono verificati durante la Sagra dell'Uva, ma non per questo l'evento è stato mai completamente adombrato.

La "vendemmiata"[modifica | modifica sorgente]

La "vendemmiata" è una tradizione ormai caduta praticamente in disuso alla Sagra dell'Uva: fin dagli anni venti dai balconi di Corso Trieste venivano calati dei fili a cui erano legati grappoli d'uva, che la folla doveva raccogliere, "vendemmiare", appunto. In seguito, vennero elaborate altre varianti della "vendemmiata": la raccolta dei grappoli d'uva dai balconi o dalle finestre più basse; per finalità organizzative oggi si preferisce distribuire l'uva dai punti di distribuzione del vino.

Lunedì della Sagretta[modifica | modifica sorgente]

Il giorno seguente alla domenica della Sagra vera e propria, è invalsa l'usanza, a partire dal secondo dopoguerra, di replicare il programma della festa profana per un pubblico in genere più ristretto. Non vengono svolte ovviamente la processione e la supplica alla Madonna di Pompei, ma solo il corteo storico, però senza la partecipazione dei personaggi famosi o dei gruppi forestieri, la sfilata dei carri allegorici e il "miracolo della fontane che danno vino".

Questa replica della Sagra in versione più dimessa e "familiare" prende nome di "Sagretta", o "Sagra dei marinesi", ed è ormai un appuntamento fisso nel programma di ogni edizione.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Onorati, op. cit., p. 1
  2. ^ Antonia Lucarelli, La Basilica di San Barnaba in Marino, in Memorie marinesi, pp. 45-55.
  3. ^ Giuseppe Tomassetti, La Campagna Romana antica, medioevale e moderna - Marino, vol. IV p. 176.
  4. ^ Girolamo Torquati, Della prodigiosa figura di Maria SS del Rosario conservata nella Basilica di San Barnaba in Marino, p. 14.
  5. ^ Ugo Onorati, San Barnaba nella storia e nelle tradizioni di Marino, p. 9.
  6. ^ a b c d e Onorati, op. cit., pp. 145-146.
  7. ^ a b Onorati, op. cit., p. 147
  8. ^ Onorati, op. cit., p. 148
  9. ^ Onorati, op. cit., p. 150
  10. ^ Onorati, op. cit., p. 151
  11. ^ a b Onorati, op. cit., p. 152
  12. ^ a b c Onorati, op. cit., p. 153
  13. ^ Vedi anche Marino durante la seconda guerra mondiale.
  14. ^ Vedi anche Marino durante la seconda guerra mondiale.
  15. ^ Onorati, op. cit., p. 155
  16. ^ a b c d ivi, p. 156.
  17. ^ ivi, p. 156-157.
  18. ^ a b c ivi, p. 157.
  19. ^ a b ivi, p. 158.
  20. ^ ivi, p. 158-159.
  21. ^ a b c ivi, p. 159.
  22. ^ a b ivi, p. 160.
  23. ^ a b c d ivi, p. 161.
  24. ^ a b ivi, p. 163.
  25. ^ a b ivi, p. 164.
  26. ^ a b ivi, p. 165.
  27. ^ a b c ivi, p. 166.
  28. ^ a b ivi, p. 167.
  29. ^ a b ivi, p. 168.
  30. ^ ivi, pp. 168-169.
  31. ^ ivi, p. 169.
  32. ^ ivi, pp. 169-170.
  33. ^ ivi, pp. 170-171.
  34. ^ ivi, p. 171.
  35. ^ ivi, pp. 171-172.
  36. ^ ivi, p. 172.
  37. ^ ivi, pp. 172-173.
  38. ^ a b ivi, p. 173.
  39. ^ ivi, pp. 174-175.
  40. ^ a b ivi, p. 175.
  41. ^ Comune di Marino - Sagra dell'Uva: arrivano gli spagnoli! - 4 ottobre 2008
  42. ^ Comune di Marino - 84ª Sagra dell'Uva al via - 1 ottobre 2008
  43. ^ Cinque Giorni - 4 settembre 2008, p. 5.
  44. ^ Cinque Giorni - 7 ottobre 2008, p. 6.
  45. ^ Luigi Iovino, "Miracolo" a Marino: vino dai rubinetti di casa. Errore durante la Sagra: solo acqua dalla fontana - Il Messaggero, 7 ottobre 2008
  46. ^ Cinque Giorni - 7 ottobre 2008, p. 6.
  47. ^ (EN) Richard Owen, Bungling Italian authorities turn water into wine - The Times, 8 ottobre 2008
  48. ^ Vino dai rubinetti? "Questo è quasi il paradiso", dicono gli inglesi - Cinque Giorni, 9 ottobre 2006, p. 6.
  49. ^ (EN) BBC news - Europe - Italians "turn water into wine", 8 ottobre 2008
  50. ^ Provincia di Roma, Anche quest'anno a Marino la Sagra dell'uva è stata un successo, 8 ottobre 2010. URL consultato il 22-09-2011.
  51. ^ Alessandro Bertasi, Fini cerca proseliti alla Sagra dell'uva, in Il Tempo del 4 ottobre 2010. URL consultato il 22-09-2011.
  52. ^ Polverini, Zingaretti e Fini politica fra vino, fede e festa, in La Repubblica (Cronaca di Roma) del 4 ottobre 2010. URL consultato il 22-09-2011.
  53. ^ Comunicato stampa del Comune di Marino (ultimo aggiornamento ottobre 2011). URL consultato il 21-10-2011.
  54. ^ Giuseppe Tomassetti, op. cit., vol. IV p. 156.
  55. ^ Antonia Lucarelli, Il trionfo di Marcantonio Colonna, in Memorie marinesi, pp. 39-48.
  56. ^ Ugo Onorati, op. cit., p. 154.
  57. ^ ivi, p. 4.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bibliografia sui Castelli Romani.
  • Ugo Onorati, La Sagra dell'uva di Marino, Ciampino, Arti Grafiche Ciampino, 2004.
  • Giovanni Lovrovich e Franco Negroni, Lo vedi ecco Marino, Tipografia Santa Lucia, Marino settembre 1981.
  • AA.VV., Marino - Immagini di una città, Ciampino 1990 (a cura di Vittorio Rufo).

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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