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Storia di Marino

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Voce principale: Marino (Italia).
Lo stemma del comune di Marino.

La storia della città di Marino, in provincia di Roma, nell'area dei Castelli Romani, inizia con la comparsa dei primi insediamenti umani nel territorio comunale durante l'età del bronzo. Nel Medioevo il castello conosce il suo periodo di maggior splendore, sotto la signoria a turno dei Conti di Tuscolo, dei Frangipane, degli Orsini, della Camera Apostolica, dei Caetani, ed infine dei Colonna, di cui fu storica roccaforte. I fatti marinesi hanno avuto un'importanza spesso notevole nel contesto storico locale e, a volte, anche internazionale, tanto che diversi studiosi in varie epoche si sono cimentati nel raccogliere le memorie storiche di questa cittadina. Il castello è stato assediato svariate volte, con esiti alterni, subendo almeno quattro saccheggi e due distruzioni a fundamentis. Tuttavia, i feudatari e la Comunità si sono preoccupati in ogni epoca di erigere monumenti ad ornamento pubblico, come l'unico esempio di gotico nei Castelli Romani, l'ex-chiesa di Santa Lucia (XIII secolo), il santuario di Santa Maria dell'Acquasanta (XIII secolo), le rocche Frangipane (XII secolo) e Orsini (XIV secolo), Palazzo Colonna (XV-XVII secolo), la basilica collegiata di San Barnaba (XVII secolo), Palazzo Matteotti (XIX secolo), e molte altre opere pubbliche. A Marino sono nate, hanno vissuto o si sono legate in qualche modo, anche numerose personalità importanti della politica, delle arti, della religione, della finanza.

L'area dei Colli Albani si caratterizza nel Paleolitico inferiore per una quasi totale assenza di testimonianze umane, in netto contrasto con il ricco quadro di presenze umane dell'ambito laziale[1] (ad es. l'Homo cepranensis), probabilmente a causa dell'attività eruttiva del Vulcano Laziale. Il Paleolitico medio, a differenza degli altri periodi preistorici, ha lasciato un notevole numero di testimonianze nell'area albana (non a Marino, per quanto finora noto) e soprattutto nella pianura circostante: in questo vasto territorio sono stati individuati circa ottanta siti che testimoniano la frequentazione dell'uomo di Neanderthal del territorio tra i Colli Albani e la costa fino al Circeo ed a Gaeta,[2] tanto che si parla di una "cultura del Pontiniano", con specificità proprie rispetto all'industria Musteriano.

Nel periodo corrispondente al Neolitico antico, la quasi totale assenza di siti frequentati dall'uomo lungo la pendici occidentali dei Colli Albani fino alla moderna periferia sud-est di Roma va messa in relazione con le eruzioni oloceniche del Vulcano Laziale (seconda metà del V millennio a.C.),[3] che determinarono la formazione di un flusso di lahar che interessò particolarmente la zona dell'attuale centro storico di Marino, sul lato settentrionale del cratere vulcanico nei pressi di Monte Crescenzio. Sopra al fango vulcanico la vita riprese nel corso del Neolitico recente e finale (siti di Quadrato di Torre Spaccata, 4170-4040 a.C., e di Lucrezia Romana, 4050-3760 a.C.).[3]

La fase più antica dell'età del Bronzo finale finora nota nel Lazio risale al XII secolo a.C. ed è caratterizzata da una cultura di tipo protovillanoviana, mentre nella fase successiva (XI - inizio del X secolo a.C.) si delinea una cultura più specificatamente locale.[4] A quest'epoca risalgono l'insediamento rinvenuto in località Prato della Corte e le sepolture ad incinerazione del periodo laziale I (1100-950 a.C.) rinvenute in località Campofattore. Risalgono invece al periodo laziale III (770 a.C. - 730 a.C.) i primi reperti rinvenuti nella necropoli di Riserva Del Truglio, che ebbe però il suo massimo sviluppo durante il periodo laziale IV A (730 a.C. - 640 a.C.)[5]

Sulla base di ritrovamenti archeologici avvenuti in località Prato della Corte tra il 1860 ed il 1868, l'archeologo Giovanni Battista de Rossi teorizzò l'esistenza nel sito di una "Pompei dell'età del ferro", un insediamento umano che sarebbe stato sepolto da una tarda eruzione del Vulcano Laziale. La tesi, sostenuta anche da Luigi Pigorini, fu smentita a seguito di una rigorosa analisi stratigrafica condotta nel 1924 da Ugo Antonielli.[6][7] Le ricognizioni più recenti (1977 e 1999-2000) nell'area hanno portato alla luce tracce di un insediamento databile tra il X ed il VII secolo a.C.[6][7] Gli scavi eseguiti in località Costa Caselle (Via Alda Merini) tra il 2009 ed il 2011 dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio hanno rivelato un contesto pluristratificato con intensa frequentazione a partire dall'età del Bronzo finale/prima età del Ferro fino alla piena fase imperiale romana.[6][7]

Periodo pre-romano

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Sulla base dei dati archeologici finora disponibili, non è possibile presumere una supremazia dei Colli Albani rispetto al resto del Lazio tra la tarda età del Bronzo e la prima età del Ferro,[8] al contrario di quanto sostiene la tradizione legata al mito di Alba Longa. L'esistenza stessa della metropoli albana è oggetto di dibattito tra gli studiosi,[9] in assenza di qualsiasi evidenza archeologica. A partire dall'VIII secolo a.C. l'affermazione delle aristocrazie (periodo orientalizzante) determinò la nascita delle gentes e la nascita dei centri latini maggiori, Tusculum, Aricia e Lanuvium.

Sono localizzabili nel territorio comunale di Marino i centri abitati pre-romani di Bovillae e Mugillae.

Una tradizione risalente[10][11] collocava a Marino il sito del Lucus Ferentinae o Caput Aquae Ferentinum, luogo sacro alla dea Ferentina deputato alle riunioni della Lega Latina. Gli studi più recenti[12] tendono a localizzare il sito altrove, in particolare nella zona di Laghetto ("Lacus Turni") presso Pavona.[13]

Periodo romano

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La via Appia Antica presso Santa Maria delle Mole.

In età romana, oltre alla sopravvivenza dell'abitato di Bovillae, sia pure sotto forma di città sparsa intorno al suo nucleo monumentale,[14] è stato localizzato nel territorio comunale di Marino l'oppidum repubblicano di Castrimoenium. Sebbene tradizionalmente si ritenga ubicato in corrispondenza del centro storico di Marino, e precisamente nel rione Castelletto (dove sono state individuate murature di epoca romana compatibili con un complesso di edifici), gli studi più recenti tendono a collocare il sito di Castrimoenium in vocabolo Castellano nei pressi della località Sassone, in prossimità dell'incrocio tra le vie Castrimeniense e di Mola Cavona.[15] Non sono mancate, in passato, altre proposte di ubicazione (ad esempio presso la località Civitella o Castel de' Paolis).

Il territorio fu costellato di ville suburbane durante l'età repubblicana ed imperiale, data la sua vicinanza con Tusculum, ambita meta di villeggiatura. Questi edifici hanno restituito importanti reperti, i quali in passato andarono ad arricchire le collezioni d'arte antica in altri luoghi d'Italia ed all'estero (come ad esempio l'"Apoteosi di Omero" attribuita ad Archelao da Priene, rinvenuta nel 1645 in località Torre Messer Paolo e venduta nel 1819 al British Museum di Londra).[16][17] Uno dei ritrovamenti archeologici più significativi ancora esistenti sul posto è senza dubbio il mitreo di Marino, rinvenuto nel 1962 presso la stazione ferroviaria di Marino. Si tratta di un mitreo (luogo di culto del dio Mitra) affrescato databile al II secolo d.C.,[18] in eccezionale stato di conservazione.

Nei giorni immediatamente successivi alla morte di Ottaviano Augusto, avvenuta a Nola il 19 agosto 14, un imponente corteo funebre partì dalla città campana e percorse tutta la via Appia verso nord fino a Roma. La salma venne anche esposta a Bovillae, dove i decurioni -la suprema magistratura del municipium- la consegnarono agli equites giunti da Roma per portare l'augusto defunto nella Capitale.[19] Nel 17 il successore di Augusto nel governo dell'impero romano, Tiberio Claudio Nerone, ordinò che la dinastia Giulio-Claudia e la memoria del suo patrigno venisse celebrata a Bovillae, luogo d'origine supposita della Gens Iulia, con i solenni Sodales Augustales. Per questo scopo sorse l'imponente circo, il teatro ed il sacrario della Gens Iulia.[20][21]

Una possessio Marinas, identificabile con l'attuale città di Marino, compare nel Liber Pontificalis, tra i beni inclusi nella donazione fatta da Costantino il Grande alla basilica cattedrale di San Giovanni Battista in Albano Laziale, risalente al pontificato di papa Silvestro I (314-335).[22][23]

Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Marino nel Medioevo.

Nel Liber Pontificalis viene menzionata una possessio Marinas, che potrebbe essere identificata con il nucleo intorno al quale sorse Marino.[22][23] La prima menzione di un castrum Marinei compare nel 1090 in un passo del Chronicon Sublacense, su cui però ci sono dubbi di interpolazione.[24] Una menzione successiva di Marino come luogo fortificato risale al 1114, in un atto di vendita di alcune case in Roma siglato da un "Tedemarius abitatoris in castro qui vocatur Mareni".[24]

Dopo essere presumibilmente stato nell'area di influenza dei Conti di Tuscolo, il feudo fu posseduto dai Frangipane, e successivamente dagli Orsini.

Il castello aveva acquistato un'importanza militare crescente. Nel 1267 subì un assedio da parte del senatore Arrigo di Castiglia, che non riuscì ad espugnarlo; nel 1347 il tribuno Cola di Rienzo, assediò senza successo Rainaldo e Giordano Orsini che si erano fortificati in Marino. Durante la guerra tra papa Urbano VI e l'antipapa Clemente VII, il 29 aprile 1379, l'esercito pontificio comandato da Alberico da Barbiano e composto da mercenari italiani affrontò l'esercito dell'antipapa nella battaglia di Marino; la vittoria arrise agli italiani, e Clemente VII fu costretto a riparare ad Avignone. Il castello di Marino venne assediato da Giacomo Orsini, che espugnò il castello il 2 giugno 1379.[25]

Negli anni dello Scisma d'Occidente (1379-1417), il castello fu contesto dagli Orsini e dai Caetani; questi ultimo vendettero il feudo nel 1417 a Giordano e Lorenzo Colonna per 12.000 fiorini nel 1417,[26] sotto il pontificato di papa Martino V. Iniziò così il lungo dominio feudale della famiglia Colonna, che proseguì fino al 1816.

I Colonna utilizzarono Marino come base militare nella guerra contro papa Eugenio IV. Nel 1434 il castello subì un attacco da parte del capitano d'arme di Santa Romana Chiesa Orso Orsini;[26] nel maggio 1436 il cardinale arcivescovo di Firenze Giovanni Maria Vitelleschi, al comando di un esercito pontificio, giunse anch'egli ai piedi di Marino ma non volle assediare il castello.[26] Marino fu nuovamente coinvolto in una guerra nel 1482, questa volta combattuta tra papa Sisto IV ed il re di Napoli Ferrante d'Aragona: i Colonna ed i Savelli si schierarono apertamente con i napoletani, comandati dal duca di Calabria Alfonso d'Aragona, che il 5 giugno 1482 occupò il Borghetto di Grottaferrata e minacciò apertamente la città di Roma con incursioni nell'Agro Romano. Durante una di queste incursioni, tredici marinesi furono catturati e rinchiusi nelle carceri di Tor di Nona, con promessa di liberazione dietro pagamento di un riscatto di 110 ducati.[26] Alfonso d'Aragona attuò un colpo di mano nei confronti dell'alleato colonnese ed il 16 luglio occupò l'abitato di Marino, imprigionando Lorenzo Colonna; la Rocca Orsini tuttavia resisterà ai napoletani fino al 25 luglio.[26] Il 21 aprile 1482 il capitano d'arme di Santa Romana Chiesa Roberto Malatesta sconfisse Alfonso d'Aragona nella battaglia di Campomorto: dopo questo evento, i napoletani si ritirarono dallo Stato della Chiesa e già il 24 agosto il castello di Marino venne riconquistato dall'esercito pontificio.[26]

Il 2 giugno 1484 Fabrizio I Colonna partì da Marino ed assaltò l'abbazia di Santa Maria di Grottaferrata, all'interno della quale era accampato l'esercito pontificio, imprigionando il legato pontificio Rainolfo Ottieri.[26] Il 2 luglio i comandanti pontifici Virginio Orsini e Girolamo Riario transitarono sotto il castello di Marino senza provare ad assaltarlo, diretti all'assedio di Capranica e Paliano.[26]

L'11 luglio 1485 Paolo Orsini rimase per due ore in ordine di battaglia sotto le mura di Marino, ed il 14 luglio, mentre era di ritorno da un'incursione su Nettuno, tentò nuovamente di assediare il castello.[26]

Il 20 gennaio 1489 Agnese di Montefeltro, figlia di Federico da Montefeltro e sposa di Fabrizio I Colonna, entrò a Marino portando con sé un favoloso corredo matrimoniale in dodici casse ed una dote di 12.000 fiorini.[26][27] Nel 1490 o nel 1492 proprio a Marino nacque la primogenita di Agnese e Fabrizio, Vittoria Colonna.[27] Agnese di Montefeltro abitò stabilmente nel feudo fino alla sua morte, avvenuta nel 1523, promuovendo forse i primi lavori di ricostruzione di Palazzo Colonna[28] ed esprimendo la volontà di essere sepolta nella chiesa parrocchiale di San Giovanni.[26][27]

Papa Alessandro VI inviò suo figlio naturale Cesare Borgia a Marino come garante di alcune trattative di pace in corso, nel novembre 1494.[29] Il 31 dicembre 1494 Carlo VIII entrò a Roma, e proseguì il suo viaggio per Napoli transitando per Marino, ospite di Fabrizio I Colonna presso Palazzo Colonna.[30] Nonostante la vittoriosa conquista della capitale, la presenza francese nel Mezzogiorno d'Italia sarà di breve durata, ed il Regno di Napoli sarà conteso per alcuni anni tra Francia e Spagna. In questa circostanza, i Colonna si schierarono con la Spagna, opponendosi al papa, che si era schierato dalla parte francese. Quando il nuovo monarca francese Luigi XII di Francia inviò alla volta di Napoli un esercito comandato dal maresciallo di Francia Robert Stuart d'Aubigny, papa Alessandro VI chiese all'esercito francese di radere al suolo Marino ed altri feudi laziali della famiglia Colonna.[26][31] Giuseppe Tomassetti, grande storiografo dell'Agro Romano, considera questo evento catastrofico il vero inizio dell'età moderna per il castello di Marino.[26]

Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Marino nell'età moderna.
Sebastiano del Piombo, ritratto di donna identificata con Vittoria Colonna, 1520-1525. Barcellona, Museu Nacional d'Art de Catalunya.

Dopo la morte di papa Alessandro VI, nell'agosto 1503, i Colonna rientrarono in possesso dei loro feudo, tra cui il castello di Marino.[32] In questo periodo il castello era piuttosto popolato, come si può desumere dal consumo di sale registrato a fini fiscali (40 rubbia di sale a semestre).[33] Nacque probabilmente a Marino, nel 1490 o nel 1492, Vittoria Colonna; sua madre, Agnese di Montefeltro, soggiornò spesso nel castello, di cui nel 1520 le fu assegnato l'usufrutto per disposizione testamentaria del marito Fabrizio Colonna.[34]

Durante la guerra della Lega di Cognac, nel novembre 1526, papa Clemente VII fece assalire i castelli dei Colonna, distruggendone quattordici, tra cui Marino.[35] Intorno al 1532, Ascanio Colonna avviò il rinnovamento urbanistico del nucleo centrale dell'abitato, incorporando in parte le strutture del castello degli Orsini nel nuovo impianto di Palazzo Colonna,[36] la cui progettazione fu affidata ad Antonio da Sangallo il Giovane.[37]

Il 2 aprile 1536 Carlo V d'Asburgo soggiornò a Marino,[38] durante il viaggio cerimoniale attraverso l'Italia a seguito della conquista di Tunisi. Ascanio Colonna aveva raggiunto l'imperatore a Cosenza nel novembre dell'anno precedente.[39] In occasione della "mensa regale" allestita a Roma in onore del sovrano, fu servito il vino di Marino,[40] ritenuto tonico e di corpo, con gran successo di approvazione.[41] Vengono solitamente posti in relazione con il passaggio di Carlo V a Marino gli interventi urbanistici di ristrutturazione della rete viaria di Marino commissionati in quegli anni in relazione alla quinta architettonica di Palazzo Colonna, consistenti nell'apertura della "Strada Nova" (Via Roma) e nella rettificazione della "Rua" (Via Cavour) e della strada di porta Giordana (Via Paolo Mercuri).[42]

Il castello fu coinvolto nella "guerra del sale" (1541) combattuta da Ascanio Colonna contro papa Paolo III,[43][44] e nella "guerra di Campagna" (1556) combattuta contro papa Paolo IV,[43] episodio della guerra d'Italia del 1551-1559.

La signoria di Marcantonio II Colonna (1554-1584) fu contrassegnata dall'avvio di un intenso programma edilizio finalizzato alla trasformazione del borgo medioevale.[36] La famiglia Colonna in questo periodo soggiornò spesso a Marino, frequentando il Palazzo ed i Giardini;[45] il 4 dicembre 1571 Marcantonio Colonna partì proprio da Marino per celebrare l'ingresso trionfale a Roma[46] dopo la vittoria conseguita nella battaglia di Lepanto del 7 ottobre precedente, combattuta durante la guerra di Cipro.

Ritratto anonimo di ambito emiliano (in passato attribuito a Guido Reni) del cardinale Girolamo I Colonna (1630-1640). Pavia, Museo della Certosa.

Il 1º luglio 1606 papa Paolo V elevò Marino a Ducato, in favore del cardinale Ascanio Colonna.[47] Questi commissionò una serie di opere architettoniche realizzate a Marino a partire dal 1587:[48] la risistemazione dei Giardini Colonna, con la costruzione dei portali in quella che oggi è Via Costa Batocchi e la ricostruzione della Porta Romana, e del Barco Colonna. Di queste realizzazioni non resta quasi più nulla, se non pochi elementi decontestualizzati.[49]

Nel 1615 si stabilì a Marino una comunità di Chierici regolari minori (o "padri Caracciolini", dal nome del fondatore dell'Ordine, san Francesco Caracciolo), presso la chiesa della Santissima Trinità, che fu ampliata tra il 1635 ed il 1640.[50] A questi religiosi la Comunità di Marino affidò l'istruzione scolastica maschile.[51]

Il cardinale Girolamo Colonna, che ottenne la signoria del ducato di Marino nel 1639,[52] si adoperò per la realizzazione di molte opere nel castello, a partire dalla basilica di San Barnaba, costruita tra il 1640[53] ed il 1662,[54] dove si fece erigere un cenotafio.[55] Intorno a questo nuovo popolo urbano si sviluppò negli stessi anni l'aggiunta edilizia della "Strada Larga" (Corso Trieste).[56] Alla committenza del cardinale vano attribuiti alcuni interventi presso la chiesa di Santa Maria delle Grazie (1639),[57] e gli ultimi interventi nel Palazzo Colonna, che ne definiscono l'attuale consistenza.[58] La villa della Sirena a Frattocchie, altra realizzazione voluta dal cardinale,[56] è databila al periodo 1651-1653, su progetto di Antonio Del Grande,[59] architetto di cui il cardinale Girolamo si avvalse in molti cantieri da lui commissionati.

La peste del 1656 afflisse duramente Marino. L'epidemia si diffuse alla fine del mese di maggio a partire dal porto di Nettuno.[60] A settembre Marino e molti altri luoghi della Campagna romana furono sottoposti a bando,[61] e furono rese coercitive le misure di sanità pubblica.[62] Il 25 agosto 1656, l'erario di casa Colonna, Orazio Moscardini, scriveva al cardinale Girolamo Colonna che "le cose di Marino camminano molto male ed ogni giorno se vanno avansando che ne moiono otto o diece persone il giorno e tutti con bobboni ed altri segni di contagio".[63] Tra settembre e ottobre gli abitanti si ridussero da 1750 a 908, ed oltre trecento persone erano ricoverate presso il lazzaretto.[63] Ad ottobre fu disposta la chiusura del traffico attraverso Marino e l'osteria della Frattocchie, dichiarate "zone bandite";[64] il territorio di Marino fu restituito al libero commercio il 4 aprile 1657.[65]

Nel 1675 Maria Antonia Colonna, sorella del principe Lorenzo Onofrio, che aveva preso il nome religioso di suor Maria Isabella come monaca domenicana presso il convento dei Santi Domenico e Sisto a Roma, ottenne il permesso da papa Clemente X di fondare una nuova comunità religiosa femminile domenicana a Marino.[66] Le prime suore arrivarono a Marino il 21 settembre 1676, e furono alloggiate in alcune case sulla piazza di Santa Maria delle Grazie (oggi piazza Giuseppe Garibaldi) che erano state acquistate allo scopo dal principe Colonna nel maggio precedente.[67] Nel 1712 venne costruita, su progetto di Giuseppe Sardi, la chiesa del Santissimo Rosario, annessa al convento delle suore domenicane.[68]

Il 31 dicembre 1676 vennero adottate le "Constitutioni dell'Ill.e Comumnità di Marino", approvato dal duca Lorenzo Onofrio Colonna il 24 gennaio 1677 ed entrate in vigore a decorrere dal 30 gennaio.[69]

Jean-Baptiste Camille Corot, Veduta di Marino nei Monti Albani di primo mattino (1826), Städelsches Kunstinstitut.

Marino, in quanto stazione di posta sulla via corriera tra Roma e Napoli, fu una delle tappe del Grand Tour. Tra coloro che hanno lasciato ricordi del loro passaggio per Marino si ricordano Johann Caspar von Goethe (1740) ed il suo figlio più celebre, Johann Wolfgang von Goethe (1787), Giacomo Casanova (1774); Ellis Cornelia Knight (1778). Il 10 marzo 1734 soggiornò a Marino Teresa Cusani, moglie di Giulio Visconti Borromeo Arese, ultimo viceré austriaco di Napoli, in viaggio verso Roma.[69] Il 24 aprile 1738 sostò a Marino, ricevuto dal principe Fabrizio Colonna, il corteggio di circa duecento nobili napoletani che si recava ad accogliere la futura regina di Napoli, Maria Amalia di Sassonia, promessa sposa di Carlo III di Borbone.[69] Il 27 ottobre 1739 fu ricevuto a Marino l'ambasciatore del re di Napoli in Francia, Francesco Eboli, duca di Castropignano.[69] Nella primavera 1768 il principe Colonna ospitò a Marino la promessa sposa di Ferdinando IV di Napoli, Maria Carolina d'Asburgo-Lorena, in viaggio verso Napoli insieme alla sua corte.[70] L'8 maggio 1770 i padri Agostiniani ospitarono presso il convento di Santa Maria delle Grazie Leopold Mozart e di suo figlio Wolfgang Amadeus, in viaggio da Roma verso Napoli.[71]

Grazie alla vicinanza con le Ville pontificie di Castel Gandolfo, Marino fu spesso meta di visite papali. Papa Benedetto XIII visitò Marino nel 1727 e nel 1729;[72] papa Benedetto XIV visitò la cittadina negli anni 1741,[72] 1747, 1748, 1751, 1755;[73] papa Clemente XIII la visitò nel 1759;[74] papa Clemente XIV si recò in visita a Marino nel 1771.[74]

Con l'avvio della bonifica delle Paludi Pontine e la riattivazione della via Appia, volute da papa Pio VI, Marino perse molta importanza come stazione di posta lungo la via corriera tra Roma e Napoli.[70]

Prima occupazione francese e Repubblica Romana (1796-1799)

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Lo stesso argomento in dettaglio: Rivoluzione francese nei Castelli Romani e a Velletri.

Mentre si combatteva la campagna d'Italia, prima campagna condotta dal generale Napoleone Bonaparte in Italia, l'esercito francese invase lo Stato della Chiesa, costringendo papa Pio VI ad accettare l'armistizio di Bologna (23 giugno 1796). A Marino, l'11 luglio 1796, si verificò uno dei miracoli mariani del 1796: nella casa alla Via del Crocifisso (oggi Corso Vittoria Colonna) abitata dai fratelli Francesco e Mauro Giani, mentre le donne di casa stanno recitando le litanie, un ritratto della Madonna venne sorpreso mentre muoveva gli occhi. All'immagine furono attribuite guarigioni miracolose, e venne perciò collocata in un'edicola sulla facciata della casa, dove è ancora nota come "Madonna di Giani".[75]

Nel febbraio 1798 l'esercito francese occupò Roma, allontanandone il papa e proclamando la Repubblica Romana, repubblica sorella della Prima Repubblica francese. Ai primi di marzo, anche a Marino venne proclamata la repubblica, piantando un albero della libertà nella piazza del Duomo. Alla fine di febbraio, a Roma scoppiò una controrivoluzione, che si estese a diversi centri dei Colli Albani. Intervenne l'esercito francese a sedare il tumulto; verso Albano fu inviato un distaccamento guidato da un promettente ufficiale di cavalleria, Gioacchino Murat. Il 28 febbraio i francesi sbaragliarono le forze controrivoluzionarie in quella che fu chiamata battaglia di Frattocchie.

I marinesi non si unirono ai tumulti, e ricevettero perciò un elogio da parte del generale francese Jean Étienne Championnet.

L'esperienza repubblicana si rivelò una breve parentesi: il 27 novembre 1798 i francesi abbandonarono Roma, che venne occupata dall'esercito napoletano; il 29 novembre il re di Napoli Ferdinando IV entrò a Roma. I francesi riuscirono a riprendere Roma il 7 dicembre, e si spinsero fino a Napoli, dove venne fondata la Repubblica Napoletana (23 gennaio 1799); tuttavia già a settembre 1799 i francesi dovettero abbandonare Napoli e Roma, ponendo fine all'esperienza repubblicana. I sanfedisti napoletano si installarono a Marino,[76] dove nel 1801 celebrano una messa in suffragio ai loro caduti nella basilica di San Barnaba.[77]

Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Marino nel XIX secolo.

Periodo napoleonico

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Durante il periodo di dominazione napoleonica (1809-1814), Roma ed il Lazio furono annessi all'Impero francese. Marino venne costituita capoluogo di un cantone, che contava 6941 abitanti e comprendeva anche i comuni di Rocca di Papa e Rocca Priora ed il villaggio di Grottaferrata.[78] Il governo francese introdusse nei territori annessi il servizio militare, una novità poco gradita dai nuovi sudditi imperiali. Inoltre, gli istituti dell'Antico Regime furono stravolti: il feudalesimo venne abolito, gli ordini religiosi soppressi, rimandati alle loro case frati e suore e messi in vendita i beni ecclesiastici (con la significativa eccezione dell'abbazia di Grottaferrata). I sacerdoti furono costretti a prestare un giuramento di fedeltà all'Imperatore. L'abate parroco di Marino, Antonio Galbani, e sei canonici (Costantino De' Paoli, Vincenzo Del Frate, Vincenzo Zafetti, Giovanni Battista Zucchi, Giuliano Iozzi, Pietro Del Frate) furono considerati "preti refrattari",[79] ed inviati al confino a Piacenza; il parroco Galbani, inizialmente esonerato dal confino per ragioni di età, fu incarcerato a Marino, poi a Castel Sant'Angelo, Civitavecchia e Corneto, e poté tornare nella sua parrocchia soltanto nel febbraio 1814, dopo la fine dell'occupazione napoleonica.[80][81]

Il 29 luglio 1812 si verificò una rivolta popolare,[82] che vide la partecipazione di almeno una ventina di paesani marinesi e di Grottaferrata; in conseguenza della rivolta, vennero eseguite undici condanne a morte mediante fucilazione nella piazza del Duomo di Marino. Nove persone furono fucilate il 1° dicembre 1812 (i marinesi Andrea Vittori, di 22 anni; Gioacchino Giani, di 23 anni; Francesco Vinciguerra, di 22 anni; Gaspare Armani, di 22 anni; Barnaba Croce, di 28 anni; ed i grottaferratesi Giuseppe Roncaccia, di 24 anni, Domenico Roncaccia, di 42 anni, Biagio Caravelli, di 48 anni, Antonio Franciani, di 47 anni).[80] Una decima persona ritenuta responsabile della rivolta, Giuseppe Giani, si era reso inizialmente latitante, e venne fucilato il 20 maggio 1813; altri quindici imputati furono assolti o condananti a pene detentive.[83]

Dopo la disastrosa campagna di Russia, Napoleone fu sconfitto dagli eserciti della Sesta coalizione nella battaglia di Lipsia; mentre l'imperatore sconfitto arrivava in esilio nel principato dell'Isola d'Elba (4 maggio 1814), a Roma e nel Lazio veniva ripristinato il governo pontificio.

Ritorno allo Stato Pontificio

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La mappa di Marino del Catasto Gregoriano.

Dopo la Restaurazione dello Stato Pontificio, furono conservate alcune delle riforme introdotte durante il periodo napoleonico, tra cui l'abolizione del feudalesimo. In seguito all'adozione da parte di Pio VII del motu proprio "Quando per ammirabile disposizione" sull'organizzazione amministrativa dello Stato, il 5 settembre 1816, il principe Filippo Colonna rinunciò ai diritti feudali della sua famiglia su ventisette feudi,[84] tra cui Marino. Cessò quindi il dominio feudale dei Colonna su Marino, che era iniziato nel 1417 all'epoca di papa Martino IV. Marino fu aggregata al Governo di Albano, fino al 1832, quando papa Gregorio XVI la ricostituì sede di Governo.[85]

Tra il 1823 ed il 1825 l'archeologo Giuseppe Tambroni eseguì scavi archeologici nel sito dell'antica città di Bovillae, a Frattocchie.[86]. Tra il dicembre 1850 e la primavera 1853, per iniziativa di papa Pio IX e sotto la direzione di Luigi Canina, fu messo in opera un progetto di recupero del tracciato della via Appia Antica dalla basilica di San Sebastiano a Frattocchie.[87]

Papa Gregorio XVI, durante le villeggiature estive ed autunnali a Castel Gandolfo, si recò spesso a Marino: la prima visita da pontefice in carica avvenne l'8 ottobre 1831, l'ultima il 3 ottobre 1844.[88] Il provvedimento più importante preso da Gregorio XVI in favore di Marino fu la concessione del titolo di Città, tramite il Breve apostolico "In more institutoque Romanorum Pontificum" del 3 luglio 1835.[89]

Tra il 1837 ed il 1838 a Roma e nel Lazio si verificò un'epidemia di colera; una nuova epidemia di colera si verificò nel 1867.

Nel 1854 il tracciato rettilineo della via Appia tra il mausoleo di Cecilia Metella e Frattocchie venne utilizzato come caposaldi per la misurazione della base geodetica, necessaria per mettere a punto il metodo della triangolazione; gli studi furono compiuti sotto la direzione del gesuita padre Angelo Secchi.[90] Alcuni anni dopo, nel 1870, i due caposaldi vennero utilizzati per la misura del grado di meridiano europeo; si rese però necessaria la costruzione della cosidetta "Torre Secchi" sopra un sepolcro romano all'XI miglio della via Appia.[91]

Marino fu coinvolta nelle operazioni militari compiute durante la Repubblica Romana (1849), nella campagna dell'Agro romano per la liberazione di Roma (1867) e nelle operazioni che terminarono con la presa di Roma (1870).

Dopo l'unità d'Italia

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La stazione ferroviaria di Marino.

Il 21 giugno 1896 Marino ospita il I congresso regionale del Partito Socialista Italiano, a cui partecipano dieci circoli: Albano, Frascati, Genzano, Ariccia, Castel Gandolfo, Velletri, Marino, Zagarolo, Civitavecchia ed ovviamente Roma.[92][93] Fu una importante mappa del socialismo laziale appena uscito dalla clandestinità. In quegli anni cominciarono le agitazioni contadine che attraversarono tutti i centri abitati dei Castelli Romani fino all'avvento del fascismo, e riemersero nel dopoguerra. Nel 1897 a Marino i braccianti avanzarono rivendicazioni su alcuni terreni della tenuta di Frattocchie, di proprietà dei principi Colonna.[94] I terreni vennero affittati dal Comune e concesse ai braccianti.[95]

I primi anni del secolo e la Grande Guerra (1900-1918)

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Il monumento ai caduti della prima guerra mondiale nel Barco Colonna.

All'inizio del Novecento, Marino si presentava come "un ragguardevole comune di oltre 10.000 abitanti, capoluogo di mandamento",[96] quindi sede di una Pretura, soppressa nel 1923. Nacquero nei primi anni del secolo molte istituzioni cittadine; nel 1904 venne creato il Museo civico e fu inaugurata la sala teatro intitolata a Felice Cavallotti nei locali dell'ex-chiesa di Santa Lucia; nel 1909 si ricostituì il concerto filarmonico e venne fondata la Cassa rurale ed artigiana "San Barnaba"; nel 1920 venne fondata la Banca di Marino.

Nel 1906 entrarono in funzione le tranvie dei Castelli Romani. La maggior facilità di comunicazione con Roma alimentò il fenomeno della villeggiatura, che attirò nei centri abitanti dei Castelli Romani personalità del mondo culturale, economico e politico. In questo contesto, nel settembre-ottobre 1904, si svolsero le "feste castromenie", manifestazione che costituì il preludio di quella che a partire dal 1925 sarà la Sagra dell'uva.

Nel contesto di vivace partecipazione alla vita politica, all'inizio della prima guerra mondiale (1914), maturò la spedizione di sostegno alla Serbia invasa dall'Austria-Ungheria, cui parteciparono tre marinesi, i fratelli Cesare ed Ugo Colizza ed Arturo Reali, che insieme ad altri volontari garibaldini si unirono volontariamente all'esercito serbo. Cesare Colizza e quattro compagni caddero a Babina Gora, nei pressi di Višegrad, al confine tra Montenegro e Bosnia.[97] Considerati "i Primissimi" tra i caduti italiani nella Grande Guerra,[98][99] la memoria dell'episodio è oggetto di particolare attenzione in Serbia, come è stato dimostrato dalle commemorazioni nel centenario della prima guerra mondiale.[100]

Nel 1916 iniziò lo sviluppo della "città giardino" di Ciampino, per iniziativa della Cooperativa Colli Parioli, in un'area del territorio comunale di Marino a ridosso del nuovo aeroporto. A partire dal primo dopoguerra, le località del territorio comunale (Frattocchie, Castelluccia, Due Santi, Cava dei Selci e Santa Maria delle Mole) iniziarono a svilupparsi formando veri e propri centri abitati.

Dal primo dopoguerra al boom economico

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Effetti del bombardamento aereo alleato del 2 febbraio 1944 in piazza Giacomo Matteotti.)

Il fascismo ebbe inizialmente difficoltà a trovare simpatizzanti nei centri dei Castelli Romani;[101] dopo la marcia su Roma, la maggioranza repubblicana locale decise di confluire nel gagliardetto fascista nel 1923.[102]

Durante la seconda guerra mondiale, il territorio marinese venne colpito per la prima volta dai bombardamenti aerei anglo-americani il 19 luglio 1943,[103] con il bombardamento della frazione di Ciampino, obiettivo militare per la presenza dello snodo ferroviario e dell'aeroporto di Roma-Ciampino. Dopo lo sbarco di Anzio (22 gennaio 1944), i Castelli Romani divennero l'immediata retrovia del fronte e furono soggetti a pesanti bombardamenti. Il 2 febbraio 1944 il centro storico di Marino fu bombardato dalla United States Air Force, provocando centinaia di vittime tra i civili.[104] Ulteriori bombardamenti colpirono il centro storico il 17 febbraio ed alla fine di maggio, durante le operazioni finali di sfondamento del fronte nella zona di Velletri. Le truppe alleate raggiunsero Marino il 3 giugno 1944. Complessivamente le vittime civili della guerra furono 352.

Al sindaco pro tempore Zaccaria Negroni, nominato dalla commissione militare alleata, si presentava un panorama desolante: il 10% degli edifici del territorio era crollato,[105] la portata dell'acquedotto ridotta, la frazione di Ciampino devastata dai bombardamenti, la residenza municipale di palazzo Colonna distrutta assieme al simbolo cittadino, la fontana dei Quattro Mori, la basilica di San Barnaba distrutta, i collegamento ferroviari e tranviari interrotti. L'opera per la ricostruzione fu immediatamente portata avanti, favorita dagli anni del miracolo economico italiano. Negroni fu in seguito eletto nelle liste della Democrazia Cristiana senatore nella II legislatura e deputato nella III. Dopo la sua morte nel 1980, nel 1997 è stato avviato il processo di beatificazione.

Nel 1954 l'amministrazione Del Gobbo varò importanti progetti per la ricostruzione: se a febbraio venne deliberata l'apertura dell'attuale via Guglielmo Grassi nel quartiere Villa Desideri,[106] a marzo il consiglio comunale stanziò 6.000.000 di lire italiane per la sistemazione dello Stadio Comunale Domenico Fiore ed 1.200.000 lire per il miglioramento dell'illuminazione pubblica nella frazione di Ciampino.[107] Venne approvato un piano, già allo studio nel luglio 1953,[108] per regolarizzare l'approvvigionamento idrico del centro storico e delle frazioni, calcolato come bastevole per 25.000 o 30.000 persone grazie alle sorgenti di Squarciarelli (24 litri al secondo) e del Barco Colonna (6 litri al secondo).[109] Nel mese di settembre furono stanziate 800.000 lire per lo stadio comunale e 390.000 lire per il restauro della cappella del Cimitero monumentale di Marino.[110] Ad ottobre viale della Repubblica, la strada principale della frazione di Santa Maria delle Mole, venne classificata come strada comunale:[111] iniziava così lo sviluppo urbanistico di questa frazione del territorio marinese. Il 5 novembre 1954, infine, venne approvata la variante al piano di ricostruzione che prevedeva la costruzione del quartiere Vascarelle.[112]

Dagli anni '60 al 2000

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"Donna come goccia d'acqua", scultura in peperino dell'artista giapponese Asano Hiroyuki, collocata in piazzale Mario Mercuri (San Rocco). Tra il 1978 ed il 1990 il Comune di Marino organizzò la "Biennale della Pietra", al quale parteciparono artisti di provenienza internazionale, che si cimentarono nella realizzazione di sculture in peperino.

Negli anni della "Dolce vita" Marino fu scelta come luogo di villeggiatura o di residenza da parte di personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo, come Virna Lisi, Sylva Koscina, Giuliano Gemma, Hans Werner Henze. Carlo Ponti e Sophia Loren abitarono Villa Gabrielli, Alberto Moravia ed Umberto Mastroianni l'ex-Casino Colonna.

Nel gennaio 1961, a Marino si realizzò l'esperimento della prima alleanza di centro-sinistra "organico" tra DC, PSI e PRI,[113] per dare un sindaco a Marino dopo tre consultazioni elettorali (1956, 1958 e 1960) da cui non era uscita una maggioranza, circostanza che aveva determinato lo scioglimento del Consiglio comunale e la nomina di un commissario prefettizio. Fu individuato come sindaco della prima Giunta di centrosinistra il venticinquenne socialista Giulio Santarelli, che nei decenni seguenti sarà ripetutamente sindaco di Marino, presidente della Regione Lazio (1977-1983), deputato nella IX e X legislatura e sottosegretario di Stato al Ministero delle partecipazioni statali nei governi Goria e De Mita (1987-1989). Un'altra figura politica rilevante della c.d. Prima Repubblica fu Lorenzo Ciocci, sindaco di Marino dal 1981 al 1983, deputato comunista nella IX legislatura subentrando nel seggio di Enrico Berlinguer dopo la sua morte improvvisa a Padova l'11 giugno 1984. Fu rieletto deputato nella X legislatura e terminò il mandato nelle fila del nuovo PDS.

La massiccia crescita della popolazione di Roma determinò anche lo sviluppo di nuclei abitati nel territorio comunale di Marino più immediatamente a ridosso del territorio romano, a partire da Ciampino che si espanse intorno al nucleo della "città giardino" fondata negli anni Venti. Si formarono nuovi nuclei abitati, in parte abusivi, a Frattocchie, Santa Maria delle Mole, Cava dei Selci, Castelluccia e Fontana Sala, che divennero sempre più popolosi, fino a superare il numero di abitanti del centro storico. Il primo Piano regolatore generale fu adottato nel 1979. Il consumo di suolo per le attività edilizie determinò una riduzione dell'importanza dell'agricoltura nell'economia locale, ed in particolare della viticoltura. Ciò nonostante, nel 1970 il vino di Marino ottenne il riconoscimento della denominazione di origine controllata, e nel 1973 la cantina sociale cooperativa "Gotto d'Oro", principale produttore vinicolo di Marino, inaugurò il nuovo stabilimento in via del Divino Amore n. 347.

Nel 1974 la frazione di Ciampino ottenne l'autonomia amministrativa da Marino, costituendosi comune autonomo. Anche gli abitanti delle frazioni di Santa Maria delle Mole, Frattocchie, Cava dei Selci e Castelluccia-Fontana Sala, dopo un referendum tenutosi nel 1992, ottenero l'autonomia amministrativa del comune autonomo di Boville nel 1994. Tuttavia la costituzione del nuovo comune fu dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale nel 1995, ed il suo territorio accorpato nuovamente al territorio di Marino.

Le Amministrazioni comunali successive sono state impegnate nella complessa opera di ricucitura di un territorio comunale vasto e variegato, con l'obiettivo di offrire servizi adeguati ad una popolazione sempre crescente, che ormai sfiora i 50.000 abitanti. Negli anni della c.d. Seconda Repubblica, Marino ha seguito o talvolta anticipato le dinamiche politiche nazionali, alternando Amministrazioni di centro-sinistra (1996 e 2003) e di centro-destra (2000, 2006, 2010, 2014, 2021). Nel 2016, la Città di Marino fu una delle prime realtà in Italia amministrate da esponenti del neonato Movimento 5 Stelle. La Giunta, guidata dal sindaco Avv. Carlo Colizza, rimase in carica fino alla scadenza naturale del mandato, nel 2021, trovandosi peraltro ad affrontare il difficile periodo della pandemia di COVID-19 in Italia.

Dal 1950 al 1993 una villa al chilometro 22 della Via Appia, in località Due Santi ai confini comunali con Castel Gandolfo, ospitò la scuola centrale del Partito Comunista Italiano, meglio nota come "Scuola delle Frattocchie".

Nel 1988 fu istituito il Parco regionale dell'Appia antica, che ha sottoposto a tutela 3600 ettari di territorio nei comuni di Roma, Ciampino e Marino; l'area del parco è stata ampliata nel 2018, comprendendo il Parco agricolo del Divino Amore. Nel 2024 l'UNESCO ha inserito la "Via Appia. Regina Viarum" tra i siti Patrimonio dell'umanità: il territorio comunale di Marino è attraversato dalla via Appia per un tratto di quattro chilometri e mezzo.

"All'uomo di Bovillae", scultura in peperino di Paolo Marazzi (1992), collocata a Frattocchie.

Domenica 3 ottobre 2004, durante i festeggiamenti dell'ottantesima edizione della Sagra dell'Uva, viene siglato un nuovo gemellaggio tra Marino e la città greca di Lepanto -oggi chiamata Nafpaktos-.[114][115]

Nel 2018, con legge regionale n. 7 del 22 ottobre, è stato ampliato il perimetro del Parco regionale dell'Appia antica, inglobando in esso un'area di 989 ettari, in parte compresa nel territorio comunale di Marino, che ha formato il Parco agricolo del Divino Amore. Il riconoscimento del valore paesaggistico dd quest'area è avvenuto dopo decenni di controversie giudiziarie e polemiche politiche contro la destinazione d'uso urbanistica dell'area. La variante generale al piano regolatore generale comunale del 2004 aveva previsto nell'area una zona industriale ed artigianale;[116] nel 2011, a seguito di un protocollo d'intesa tra la Regione Lazio ed il Comune di Marino (delibere di Giunta regionale n. 123 dell'8 aprile 2011 e del Consiglio comunale nn. 35, 36, 37, 38 e 39 del 3 agosto 2011), venne prevista nell'area una zona di espansione regolata mediante piano integrato di intervento denominata "Mugilla - Divino Amore - Mazzamagna".[117] Avverso questi provvedimenti fu proposto ricorso giurisdizionale davanti al Tribunale amministrativo regionale da parte di alcune associazioni ambientaliste; nel febbraio 2018 il Consiglio comunale di Marino votò la sospensione delle delibere nn. 35 e successive approvate nel 2011, decisione che fu seguita pochi mesi dopo dal provvedimento regionale di ampliamento del Parco dell'Appia antica. Contro tali provvedimenti fu presento ricorso giurisdizionale, che ha portato anche ad un giudizio davanti alla Corte costituzionale (sentenza n. 276 del 21 dicembre 2020).[118] Nel 2025 il Consiglio di Stato si è pronunciato con le sentenze nn. 274[119] e 275,[120] rigettando i ricorsi.

Durante la pandemia di COVID-19, Marino è stata sottoposta alle misure di confinamento adottate dal Governo italiano nel 2020; il 16 marzo 2020 fu attivato per la prima volta il Centro Operativo Comunale (COC) al fine di assicurare la direzione ed il coordinamento dei servizi di informazione, emergenza, assistenza alla popolazione nel territorio comunale.[121] Il Comune adottò una serie di misure di supporto economico, come i buoni spesa solidali,[122] in aggiunta ai sostegni statali e regionali. Il COC fu riattivato a novembre 2020.[123] A causa del virus sono decedute 78 persone tra il 1º aprile 2020 ed il 30 settembre 2021; alla stessa data risultavano guarite dal virus 3248 persone. Il 19 marzo 2023 è stata collocata una targa commemorativa per le vittime del COVID-19 all'ingresso del Presidio ospedaliero "San Giuseppe" di Marino.[124]

Nel 2024 è stata celebrata la centesima edizione della Sagra dell'Uva (27 settembre - 7 ottobre).[125] Nel 2025 è stata organizzata una edizione speciale dell'evento, chiamata "Sagra del Centenario" (27 settembre - 6 ottobre).[126]

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Voci correlate

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