Pieve Santo Stefano

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Pieve Santo Stefano
comune
Pieve Santo Stefano – Stemma Pieve Santo Stefano – Bandiera
Pieve Santo Stefano – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Tuscany.svg Toscana
ProvinciaProvincia di Arezzo-Stemma.png Arezzo
Amministrazione
SindacoAlbano Bragagni (Insieme per Pieve) dall'08/06/2009
Territorio
Coordinate43°40′21″N 12°02′32″E / 43.6725°N 12.042222°E43.6725; 12.042222 (Pieve Santo Stefano)Coordinate: 43°40′21″N 12°02′32″E / 43.6725°N 12.042222°E43.6725; 12.042222 (Pieve Santo Stefano)
Altitudine431 m s.l.m.
Superficie156,1 km²
Abitanti3 136[1] (31-07-2017)
Densità20,09 ab./km²
FrazioniBaldignano, Bulciano, Castelnuovo, Cercetole, Cirignone, Madonnuccia, Mignano, Montalone, Sigliano, Tizzano, Valdazze, Valsavignone, Viamaggio, Ville di Roti
Comuni confinantiAnghiari, Badia Tedalda, Caprese Michelangelo, Chiusi della Verna, Sansepolcro, Verghereto (FC)
Altre informazioni
Cod. postale52036
Prefisso0575
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT051030
Cod. catastaleG653
TargaAR
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Nome abitantipievani
Patronosanto Stefano
Giorno festivo26 dicembre, 8 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Pieve Santo Stefano
Pieve Santo Stefano
Pieve Santo Stefano – Mappa
Posizione del comune di Pieve Santo Stefano all'interno della provincia di Arezzo
Sito istituzionale

Pieve Santo Stefano (La Pieve in dialetto locale, e anticamente Suppetia) è un comune italiano di 3136 abitanti[2] della Valtiberina, nella provincia di Arezzo.

Il 13 aprile 1957 il Gonfalone di Pieve Santo Stefano viene insignito della Croce di Guerra al Valor Militare.

Dal 1984 è sede dell’Archivio Diaristico Nazionale, su iniziativa del giornalista e scrittore Saverio Tutino.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Con i suoi 155 chilometri quadrati è per estensione il terzo comune della provincia di Arezzo.

Confina a nord con il comune romagnolo di Verghereto, ad ovest con i comuni di Chiusi della Verna e Caprese Michelangelo, ad est con quello di Badia Tedalda e a sud con quelli di Anghiari e Sansepolcro. Il nucleo storico si insedia su un bacino naturale tracciato dalla confluenza del fiume Tevere e del torrente Ancione, a 433 metri di altitudine, e si divide principalmente in quattro "Rioni": Centropaese, Ponte Vecchio, Ponte Nuovo e Rialto.

Origine del toponimo[modifica | modifica wikitesto]

L’antico toponimo di Suppetia viene tradizionalmente fatto derivare dalla voce del verbo latino “suppeditare” (rifornire), facendo riferimento al primo insediamento romano stabilitosi presso la confluenza dei fiumi Tevere ed Ancione, al fine di spedire a Roma via Tevere il legname proveniente dalla Massa Trabaria. Le fondamenta delle piscine o vasche di fluitazione nominate da Plino il Vecchio nell’ Historia Naturalis (L.3,C.5) sono tuttora esistenti presso il ponte di Valsavignone e quello di Formole.

Un’altra versione fa risalire la ragione del toponimo Sulpitia (invece che Suppetia) a un’inscrizione su di una lapide, dissotterrata il 10 agosto del 1636 durante il restauro del tempietto ottagono del Colledestro, la quale informava essere quello stesso edificato da Publio Sulpicio e dalla moglie Cellina per il culto del dio del Tevere e delle sue ninfe.  

Nell’"Historia longobardorum" di Paolo Diacono (VIII secolo) Suppetia prende il nome di Verona ("Oppidum quod Verona appellatur"), o Castello di Pieve Santo Stefano in Verona, e il suo territorio Massa Verona (da "Teverona", per aferesi, secondo Giovanni Sacchi).

La prima menzione della “Pieve di Santo Stefano” si ha in un privilegio del pontefice Innocenzo III (1198).

Il “Trattato dell’origine ed antichità delle città e castelli” di Francesco Alamanni, fa risalire il cambio del toponimo a un miracolo operato dal protomartire, a vantaggio di un cittadino, similmente chiamato Stefano, prossimo ad annegare nelle acque del fiume Tevere.

Dall' XI al XIII secolo assume i toponimi temporanei di Castelfranco e Castel San Donato.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dalla preistoria a Suppetia [3][4][modifica | modifica wikitesto]

Ritrovamenti presso i siti de’ La Consuma e del Poggiolo della Madonnuccia testimoniano una presenza dell’uomo nel territorio sin dal neolitico e dall’Età del Bronzo, mentre di epoca etrusca sono quelli del sito archeologico di Tizzano.

In epoca romana diventa un importante centro di raccolta e spedizione del legname proveniente dai boschi della Massa Trabaria, inviati a Roma tramite fluitazione, e impiegati nella costruzione di edifici civili, religiosi e di imbarcazioni. Si diffondono in grande numero piccoli insediamenti, “vici” e fattorie, localizzati principalmente nella parte sud del comune.

Il primo nucleo abitativo prende il nome di Suppetia, o Sulpitia. Di costruzione romana sono i ponti sul fiume Tevere, di cui restano esigue tracce al Pozzale, a Formole (Forum Murli) e a Sigliano. Su quest’ultimo, edificato in cinque arcate sotto Livio il Salinatore (III sec. a.c), lungo la principale delle sei arterie dell’epoca, l’Ariminensis, che collegava Arezzo con Rimini, passando per il valico di Viamaggio, transita la V corte comandata da Marco Antonio, dirottata da Cesare su Arezzo dopo il passaggio del Rubicone (49 a.C.). 

Epoca Medievale [5][6][7][8][9][modifica | modifica wikitesto]

Dal Castello di Verona a Castelfranco[modifica | modifica wikitesto]

Sotto il regno di Liutprando i longobardi si impossessano della regione, estendendo l’arimannia aretina fino a Montedoglio e a Suppetia, che sotto il loro dominio viene eletta a Viscontado con il nome di Castello di Verona, e Massa Verona il suo territorio.

Ottone I di Sassonia, divenuto Re d’Italia (951) e Imperatore del Sacro Romano Impero (962), affida a Goffredo D’Ildebrando il Viscontado della Massa Verona, come ribadito nel privilegio emesso ad Ostia nel dicembre del 967.

La famiglia comitale di Montedoglio, di cui Goffredo rappresenta il capostipite, esercita il governo del Viscontado per due secoli, fino a dotare il Castello di Verona, con la contessa Matilde di Pier Simoncione, della prima cerchia di mura (lungo le attuali Via Arezzo e Via Antiche Prigioni), un cassero e un palazzo del governatore. Per favorirne il popolamento promuove una politica di esenzioni e privilegi, mutando così il toponimo in Castelfranco, del quale, al momento della morte, nomina nuovo padrone l’arciprete, coadiuvato da un consiglio di dodici popolani.

Da Castel San Donato ai Tarlati[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1217, durante la sua terza peregrinazione al Monte Verna, Francesco d’Assisi è ospite della famiglia Mercanti nel castello della Pieve di Santo Stefano, e poi della famiglia Beccherini, in Castelnuovo. L’arcipretura, su petizione popolare, dona al frate il convento di Cerbaiolo, che diventa nel 1218 dimora dei frati minori francescani, tra i quali Antonio da Padova (Luca Wadding, “Annales Minorum”).

Nel XIII secolo il castello della Pieve subisce ripetute scorrerie e guasti da parte dei biturgensi di Borgo Sansepolcro, così da risolvere l’arciprete Benvenuto a consegnare il paese al protettorato del Comune di Arezzo (1255). Ciò nonostante il castello di Pieve viene nuovamente assalito e rovinato, dai biturgensi (nel 1257 e nel 1263), e poi dai fiorentini (1259), inducendo i rappresentanti del popolo a chiedere questa volta protezione, con un atto di “commendatio” collettiva, al potente Vescovo d’Arezzo, Guglielmino Ubertini. In un patto siglato a Bibbiena il 29 ottobre del 1264, l’Ubertini si fa padrone di Pieve Santo Stefano, e si impegna a dotarla di fortificazioni e a costruire un nuovo e più robusto castello, assegnandole il nuovo toponimo di Castel San Donato, in onore del patrono di Arezzo.

Nel 1269 Borgo Sansepolcro, con la partecipazione dei perugini, attacca e danneggia severamente Castel San Donato, saccheggiandone il contado. Arezzo interviene assediando Borgo Sansepolcro, che capitola, e nella pace stipulata con gli aretini il 30 settembre del 1269 si obbliga a ricostruire l’abitato del Castello della Pieve di Santo Stefano, che nel documento riguadagna il vecchio toponimo (Annali Aretini, Pietro Farulli).

Caduto l’Ubertini nella Battaglia di Campaldino (1289), Uguccione della Faggiuola ne eredita la signoria su Arezzo e le sue province, che riconquista dopo il caos seguito a Campaldino. Nel 1310 il potere passa ai Tarlati di Pietramala, prima con Guido, Vescovo d’Arezzo, poi con il fratello Pier Saccone e il nipote Maso Tarlati, detto Tasano. Durante il loro governo viene fabbricata una nuova piazza (le odierne Piazza Santo Stefano e Piazza Fanfani), nuove abitazioni intorno, il tutto cinto da una seconda cerchia di mura e bastioni, con due porte di ingresso, quella del Ponte, in corrispondenza del Ponte Vecchio, e quella di Tasano, che ancora oggi porta il nome del Tarlati.   

Repubblica Fiorentina e Granducato[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1384 Arezzo viene venduta a Firenze dal capitano di ventura Enguerrand de Coucy, e Pieve Santo Stefano ne segue il destino amministrativo e politico entrando a far parte della Repubblica Fiorentina.

Segue un lungo periodo di pace politica e sociale sotto la signoria medicea. Nel 1483 viene completata la terza cinta muraria, a inglobare il nuovo quartiere del “Borgo Maestro”, che va dalla Porta di Tasano, sopra la quale viene edificato il palazzo vicariale, fino alla Porta Fiorentina. Seguono la Loggia del Grano, la Fonte del Tribunale (1511), e il monastero delle Clarisse francescane (1514).

Il 18 aprile del 1527 l’esercito di lanzichenecchi e spagnoli dell’Imperatore Carlo V d’Asburgo, guidate da Carlo di Borbone alla volta del sacco di Roma, valicando l’appennino in numero di 35.000 unità, assedia Pieve Santo Stefano per cinque giorni, pur non riuscendo a prevalere sulle difese messe in campo dal vicario della Repubblica fiorentina Antonio Castellani. L’evento è riportato sia sull’ "Istoria d’Italia" di Francesco Guicciardini che sulla "Storia fiorentina" di Benedetto Varchi.

Nel 1589 l’arciprete Rodolfo Cupers istituisce un processo canonico che autentica venticinque miracoli compiuti da un’immagine della “Vergine Maria”, posta su una maestà rurale, alla quale il popolo è devoto. Intorno ad essa nel 1590 viene edificato con le oblazioni dei fedeli il Santuario della Madonna dei Lumi, completato nel 1625. Durante la peste del 1631, l’8 di settembre, la popolazione con il suo vicario Pietro Strozzi emette solenne voto di festeggiare in perpetuo la sua natività, se alla Madonna dei Lumi “piacerà liberarli dal flagello”. Il voto è ratificato dal cancelliere granducale Bartolomeo Magi d'Anghiari, il 21 settembre 1632, e segna l’atto di nascita della tradizione “Festa della Madonna dei Lumi”, o altrimenti detta dai pievani “8 Settembre”.

Durante il Granducato dei Lorena il granduca Pietro Leopoldo visita due volte Pieve Santo Stefano, nel 1777 (dal 16 al 18 settembre) e nel 1787 (16 maggio), occasione in cui si fa condurre sulla vetta del Poggio di Stantino per avere panorama delle sue terre.

Nel XIX secolo, nonostante il lento declino che interessa anche gli altri centri altotiberini, diviene un importante centro di mercato del bestiame, dove si allestiscono regolari fiere in cui vengono esposti presso il Campo alla Badia fino a mille animali vaccini.  

Il 29 settembre del 1844 viene inaugurato il cantiere per la costruzione della Collegiata di Santo Stefano, ultimata nel 1881, in luogo dell’antica pieve intitolata al santo patrono.           

Dopo settimane di abbondanti piogge, neve, e alcune scosse di terremoto, il 14 febbraio del 1855 una grande falda del Poggio di Belmonte, a sud di Pieve Santo Stefano, frana a valle, incontrando il Poggio di Stantino e ostruendo completamente il corso del Tevere. Il paese, subitamente evacuato, è allagato per i quattro quinti della sua altezza. La calamità distrugge grande parte dell’immagine originaria della struttura urbana. Si stimano anche perdute opere artistiche di cospicua rilevanza: una "Misericordia" di Piero della Francesca, una "Natività" del Ghirlandaio, una "Santa Lucia" di Luca Signorelli e alcune pitture della passione di Raffaellino del Colle e altre non precisate del Vasari. Il granduca Leopoldo II compie un sopralluogo sul posto in barca, e stanzia ingenti finanziamenti.

Dall'Unità d'Italia alla distruzione tedesca[modifica | modifica wikitesto]

La riorganizzazione amministrativa post-unitaria annette Pieve Santo Stefano alla Provincia di Arezzo.

Nel 1874 nasce l’ospedale civile, nei locali dell’ex convento della Madonna dei Lumi.

Il 6 febbraio del 1908 nasce a Pieve Santo Stefano Amintore Fanfani.

Durante la prima guerra mondiale 141 pievani dei cinquecento circa arruolati nell’esercito perdono la vita. Ai caduti viene dedicato il “Parco delle Rimembranze”, nel rione Rialto, e un monumento realizzato dalla scultore Aurili di Firenze, prima collocato nella Piazza Santo Stefano, poi spostato nei giardini del Ponte Nuovo, dove adesso risiede.

Con il secondo conflitto mondiale si compie la distruzione sistematica dell’abitato di Pieve Santo Stefano. Il paese occupa parte integrante degli avamposti della Linea Gotica. Nell’agosto del 1945, le truppe tedesche in ritirata, per ordine del generale Albert Konrad Kesselring, dopo aver deportato la popolazione in direzione di Forlì, minano e radono al suolo Pieve Santo Stefano. Il 99% degli edifici è atterrato, il 95% del bestiame razziato e 1200 ettari di terreno vengono minati. Al termine delle ostilità i cittadini superstiti prendono alloggio in delle baracche provvisorie allestite nei giardini Collacchioni, al Ponte Nuovo.

Ricostruzione e età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1947 Amintore Fanfani viene nominato Ministro del Lavoro del quinto governo De Gasperi, poi ancora Ministro dell’ Agricoltura (1951), Ministro degli Interni (1953), Segretario della Democrazia Cristiana (1954), Presidente del Consiglio (1954, 1958, 1960, 1982, 1987), Ministro degli Esteri (1958), Presidente delle Nazioni Unite (1966), Presidente del Senato (1968) e il 10 marzo del 1972 senatore a vita. Grazie al piano di edilizia popolare che porta il suo nome (Piano Fanfani), la faticosa ricostruzione del centro abitato si prevale dei nuovi quartieri U.N.R.R.A., C.A.S.A.S. e I.N.A. CASA. Sotto l’amministratore del sindaco democristiano Alberto Maria Camaiti nascono l’Azienda di Stato per le Foreste Demaniali, il Vivaio Forestale più grande d’Italia, la Stazione del Corpo Forestale dello Stato e l’Istituto Professionale di Stato per l’Agricoltura (1961).

Nel 1964 viene costruita ex novo la frazione di Valdazze, su un progetto del Cavaliere Silvio Giorgetti.

Nel 1966 si sviluppa il polo industriale a sud di Pieve Santo Stefano, su iniziativa dell’Ingegner Egidio Capaccini, fondatore di Tratos.

Nella fine degli anni settanta viene ultimata la costruzione della strada di grande comunicazione E45 che collega Orte a Ravenna e costituisce il principale percorso alternativo all’Autostrada del Sole tra Roma e nord-est Italia.

Nel 1977, presso la frazione di Madonnuccia, iniziano i lavori per la realizzazione della Diga di Montedoglio, che hanno compimento nel 1993, dando origine al Lago di Montedoglio, il più esteso della regione Toscana.

Nel 1984 il giornalista e scrittore Saverio Tutino fonda l’Archivio Diaristico Nazionale

Persone legate a Pieve Santo Stefano[modifica | modifica wikitesto]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[10]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 334 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Centro storico di Pieve Santo Stefano

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Sindaco Albano Bragagni, lista civica Insieme per Pieve.

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
18 giugno 1985 2 giugno 1990 Albano Bragagni lista civica Sindaco [11]
2 giugno 1990 24 aprile 1995 Albano Bragagni - Sindaco [11]
24 aprile 1995 14 giugno 1999 Albano Bragagni centro-destra Sindaco [11]
14 giugno 1999 14 giugno 2004 Albano Bragagni centro-destra Sindaco [11]
14 giugno 2004 8 giugno 2009 Lamberto Palazzeschi centro-sinistra Sindaco [11]
8 giugno 2009 26 maggio 2014 Albano Bragagni lista civica Sindaco [11]
26 maggio 2014 in carica Albano Bragagni lista civica: insieme per Pieve Sindaco [11]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 luglio 2017.
  2. ^ Dato ISTAT 1 gennaio 2017
  3. ^ "Da Sulpizia a Pieve S. Stefano", di Elda Fontana e Ventura Pannilunghi.
  4. ^ "Compendiosa Descrizione Istorica della Terra di Pieve S. Stefano", di Giovanni Sacchi.
  5. ^ "Pieve e i suoi Castelli", dell'Istituto Comprensivo Statale Amintore Fanfani.
  6. ^ "Compendiosa Descrizione Istorica della Terra di Pieve S. Stefano", di Giovanni Sacchi.
  7. ^ "Da Sulpizia a Pieve S. Stefano", di Elda Fontana e Ventura Pannilunghi.
  8. ^ "Annales Minorum", Luca Wadding.
  9. ^ "Annali Aretini", Pietro Farulli.
  10. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  11. ^ a b c d e f g http://amministratori.interno.it/

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Sito del comune di Pieve Santo Stefano

Controllo di autoritàVIAF: (EN167899365 · GND: (DE4793823-7 · BNF: (FRcb150066139 (data)
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