Pieve Santo Stefano

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Pieve Santo Stefano
comune
Pieve Santo Stefano – Stemma Pieve Santo Stefano – Bandiera
Pieve Santo Stefano – Veduta
Panorama di Pieve Santo Stefano.
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Tuscany.svg Toscana
ProvinciaProvincia di Arezzo-Stemma.png Arezzo
Amministrazione
SindacoAlbano Bragagni (Insieme per Pieve) dall'08/06/2009
Territorio
Coordinate43°40′21″N 12°02′32″E / 43.6725°N 12.042222°E43.6725; 12.042222 (Pieve Santo Stefano)Coordinate: 43°40′21″N 12°02′32″E / 43.6725°N 12.042222°E43.6725; 12.042222 (Pieve Santo Stefano)
Altitudine431 m s.l.m.
Superficie156,1 km²
Abitanti3 136[1] (31-07-2017)
Densità20,09 ab./km²
FrazioniBaldignano, Brancialino, Bulciano, Castelnuovo, Cerbaiolo, Cercetole, Cirignone, Formole, Madonnuccia, Mignano, Mogginano, Montalone, Sigliano, Tizzano, Valdazze, Valsavignone, Viamaggio, Ville di Roti
Comuni confinantiAnghiari, Badia Tedalda, Caprese Michelangelo, Chiusi della Verna, Sansepolcro, Verghereto (FC)
Altre informazioni
Cod. postale52036
Prefisso0575
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT051030
Cod. catastaleG653
TargaAR
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Nome abitantipievani
Patronosanto Stefano; Madonna dei Lumi
Giorno festivo26 dicembre, 8 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Pieve Santo Stefano
Pieve Santo Stefano
Pieve Santo Stefano – Mappa
Posizione del comune di Pieve Santo Stefano all'interno della provincia di Arezzo
Sito istituzionale

Pieve Santo Stefano (La Piève in dialetto locale, e anticamente Suppetia) è un comune italiano di 3156 abitanti[2] della Valtiberina, nella provincia di Arezzo.

Il 13 aprile 1957 il Gonfalone di Pieve Santo Stefano viene insignito della Croce di Guerra al Valor Militare.

Dal 1984 è sede dell’Archivio Diaristico Nazionale, su iniziativa del giornalista e scrittore Saverio Tutino.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

« E, quando a i freschi venti
Di su l’aride carte anelerà
L’anima stanca, a voi, poggi fiorenti,
Balze austere e felici, a voi verrà. »

(Giosuè Carducci - "Agli amici della valle Tiberina" (Giambi ed epodi))

Con i suoi 155 chilometri quadrati è per estensione il terzo comune della provincia di Arezzo.

Confina a nord con il comune romagnolo di Verghereto, ad ovest con i comuni di Chiusi della Verna e Caprese Michelangelo, ad est con quello di Badia Tedalda e a sud con quelli di Anghiari e Sansepolcro. Il nucleo storico si insedia su un bacino naturale tracciato dalla confluenza del fiume Tevere e del torrente Ancione, a 433 metri di altitudine, e si divide principalmente in quattro "Rioni": Centropaese, Ponte Vecchio, Ponte Nuovo e Rialto.

Origine del toponimo[modifica | modifica wikitesto]

L’antico toponimo Suppetia viene tradizionalmente fatto derivare dalla voce del verbo latino “suppeditare” (rifornire), facendo riferimento al primo insediamento romano stabilitosi presso la confluenza dei fiumi Tevere ed Ancione, al fine di spedire a Roma via Tevere il legname proveniente dalla Massa Trabaria. Le fondamenta delle piscine o vasche di fluitazione nominate da Plino il Vecchio nell'Historia Naturalis (L.3,C.5) sono tuttora esistenti presso il ponte di Valsavignone e quello di Formole.[3]

Tempietto ottagono di Santa Maria del Colledestro

Un’altra versione fa risalire la ragione del toponimo Sulpitia (invece che Suppetia) a un’inscrizione su di una lapide, dissotterrata il 10 agosto del 1636 durante il restauro del tempietto ottagono del Colledestro, la quale informava esservi edificato in quello stesso luogo da Publio Sulpicio e dalla moglie Cellina un tempio per il culto del dio del Tevere e delle sue ninfe.[4][5] Se ne deriva dunque Sulpitia quale possedimento della famiglia romana Sulpicia.

Nell’"Historia longobardorum" di Paolo Diacono (VIII secolo) Suppetia prende il nome di Verona ("Oppidum quod Verona appellatur"), e il suo territorio Massa Verona (da "Teverona", per aferesi, secondo Giovanni Sacchi).

La prima menzione della “Pieve di Santo Stefano” si ha in un privilegio del pontefice Innocenzo III (1198).

Il “Trattato dell’origine ed antichità delle città e castelli” di Francesco Alamanni fa risalire il cambio del toponimo a un miracolo operato dal protomartire, a vantaggio di un ricco cittadino, similmente chiamato Stefano, prossimo ad annegare nelle acque del fiume Tevere.

Dall'XI al XIII secolo assume i toponimi temporanei di Castelfranco e Castel San Donato.[6]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dalla preistoria a Suppetia[modifica | modifica wikitesto]

Ritrovamenti presso i siti de’ La Consuma e del Poggiolo della Madonnuccia testimoniano una presenza dell’uomo nel territorio sin dal neolitico e dall’Età del Bronzo, mentre di epoca etrusca sono quelli del sito archeologico di Tizzano.[7]

In epoca romana diventa un importante centro di raccolta e spedizione del legname proveniente dai boschi della Massa Trabaria, inviati a Roma tramite fluitazione, e impiegati nella costruzione di edifici civili, religiosi e di imbarcazioni. Si diffondono in grande numero piccoli insediamenti, “vici” e fattorie, localizzati principalmente nella parte sud del comune.[8][9]

Il primo nucleo abitativo prende il nome di Suppetia, o Sulpitia. Di costruzione romana sono i ponti sul fiume Tevere, di cui restano esigue tracce al Pozzale, a Formole (Forum Murli[10]) e a Sigliano. Su quest’ultimo, edificato in cinque arcate sotto Livio il Salinatore (III sec. a.c) lungo la principale delle sei arterie dell’epoca, l’Ariminensis, che collegava Arezzo con Rimini, transita la V corte comandata da Marco Antonio, dirottata da Cesare su Arezzo dopo il passaggio del Rubicone (49 a.C.).[11][12]

Epoca Medievale[modifica | modifica wikitesto]

Da Castello di Verona a Castelfranco[modifica | modifica wikitesto]

Sotto il regno di Liutprando i longobardi si impossessano della regione, estendendo l’arimannia aretina fino a Montedoglio e a Suppetia, che sotto il loro dominio viene eletta Viscontado con il nome di Castello di Verona, e Massa Verona quello del suo territorio.[13]

Ottone I di Sassonia, divenuto Re d’Italia (951) e Imperatore del Sacro Romano Impero (962), affida a Goffredo D’Ildebrando il Viscontado della Massa Verona,[14] come ribadito nel privilegio emesso ad Ostia nel dicembre del 967.

La famiglia comitale di Montedoglio, di cui Goffredo rappresenta il capostipite, esercita il governo del Viscontado per due secoli, fino a dotare il Castello di Verona, con la contessa Matilde di Pier Simoncione, della prima cerchia di mura (lungo le attuali Via Arezzo e Via Antiche Prigioni), un cassero e un palazzo del governatore. Per favorirne il popolamento promuove una politica di esenzioni e privilegi, mutando così il toponimo in Castelfranco. Al momento della morte, ne nomina nuovo padrone l’arciprete, coadiuvato da un consiglio di dodici popolani.[15][16]

Da Castel San Donato ai Tarlati[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1217, durante la sua terza peregrinazione al Monte Verna, Francesco d’Assisi è ospite della famiglia Mercanti nel castello della Pieve di Santo Stefano, e poi della famiglia Beccherini, in Castelnuovo[17]. L’arcipretura, su petizione popolare, dona al frate il convento di Cerbaiolo, che diventa nel 1218 dimora dei frati minori francescani, tra i quali Antonio da Padova.[18][19]

Nel XIII secolo il castello della Pieve subisce ripetute scorrerie e guasti da parte di Borgo Sansepolcro, così da risolvere l’arciprete Benvenuto a consegnare il paese al protettorato del Comune di Arezzo (1255). Ciò nonostante viene nuovamente assalito e rovinato, dai biturgensi (nel 1257 e nel 1263) e dai fiorentini (1259), inducendo i rappresentanti del popolo a chiedere questa volta protezione, con un atto di “commendatio” collettiva, al potente Vescovo d’Arezzo, Guglielmino Ubertini. In un patto siglato a Bibbiena il 29 ottobre del 1264, l’Ubertini si fa padrone di Pieve Santo Stefano, si impegna a dotarla di fortificazioni e a costruire un nuovo e più robusto castello, assegnandole il nuovo toponimo di Castel San Donato, in onore del patrono di Arezzo.[20][21]

Nel 1269 Borgo Sansepolcro, con la partecipazione dei perugini, attacca e danneggia severamente Castel San Donato, saccheggiandone il contado. Arezzo interviene assediando Borgo Sansepolcro, che capitola, e nella pace stipulata con gli aretini il 30 settembre del 1269 si obbliga a ricostruire l’abitato del Castello della Pieve di Santo Stefano, che nel documento riguadagna il vecchio toponimo.[22]

Caduto l’Ubertini nella Battaglia di Campaldino (1289), Uguccione della Faggiuola ne eredita la signoria su Arezzo e le sue province, che riconquista dopo il caos seguito a quella battaglia. Nel 1310 il potere passa ai Tarlati di Pietramala, prima con Guido, Vescovo d’Arezzo, poi con il fratello Pier Saccone e il nipote Maso Tarlati, detto Tasano. Durante il loro governo viene fabbricata una nuova piazza (le odierne Piazza Santo Stefano e Piazza Fanfani) con nuove abitazioni intorno. Il tutto è cinto da una seconda cerchia di mura e bastioni, con due porte di ingresso, quella del Ponte, in corrispondenza del Ponte Vecchio, e quella di Tasano, che ancora oggi porta il nome del Tarlati.[23]

Dalla Repubblica Fiorentina al Granducato[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1384 Arezzo viene venduta a Firenze dal capitano di ventura Enguerrand de Coucy, e Pieve Santo Stefano ne segue il destino amministrativo e politico, sottomettendosi volontariamente all'oligarchia fiorentina nel 1387.[24]

Segue un lungo periodo di pace politica e sociale sotto la signoria medicea. Nel 1483 viene completata la terza cinta muraria, a inglobare il nuovo quartiere del “Borgo Maestro”, che va dalla Porta di Tasano, sopra la quale viene edificato il nuovo palazzo vicariale, alla Porta Fiorentina. Seguono la Loggia del Grano, la Fonte del Tribunale (1511), e il monastero delle Clarisse francescane (1514).[25]

Il 18 aprile del 1527 l’esercito di lanzichenecchi e spagnoli dell’Imperatore Carlo V d’Asburgo, guidate da Carlo di Borbone alla volta del sacco di Roma, valicando l’appennino in numero di 35.000 unità, assedia Pieve Santo Stefano per cinque giorni, pur non riuscendo a prevalere sulle difese messe in campo dal vicario della Repubblica fiorentina Antonio Castellani.[26][27][28]L’evento è riportato sia sull’ "Istoria d’Italia" di Francesco Guicciardini che sulla "Storia fiorentina" di Benedetto Varchi.

Nel 1589 l’arciprete Rodolfo Cupers istituisce un processo canonico che autentica venticinque miracoli compiuti da un’immagine della “Vergine Maria”, posta su una maestà rurale. Intorno ad essa, nel 1590, viene edificato con le oblazioni dei fedeli il Santuario della Madonna dei Lumi, completato nel 1625. Durante la peste del 1631, l’8 di settembre, viene emesso un solenne voto di festeggiare in perpetuo la sua natività, ratificato dal cancelliere granducale a peste debellata. Nasce la tradizione della Festa della Madonna dei Lumi.[29]

Durante il Granducato dei Lorena il granduca Pietro Leopoldo visita due volte Pieve Santo Stefano, nel 1777 (dal 16 al 18 settembre) e nel 1787 (16 maggio), occasione in cui si fa condurre sulla vetta del Poggio di Stantino per avere panorama delle sue terre.[30]

Nel XIX secolo, nonostante il lento declino che interessa anche gli altri centri altotiberini, diviene un importante centro di mercato del bestiame, dove si allestiscono regolari fiere in cui vengono esposti presso il Campo alla Badia fino a mille animali vaccini.[31]

Il 29 settembre del 1844 viene inaugurato il cantiere per la costruzione della Collegiata di Santo Stefano, ultimata nel 1881, in luogo dell’antica pieve intitolata al santo patrono.[32]

Il 14 febbraio del 1855, dopo settimane di abbondanti piogge, neve, e alcune scosse di terremoto, una grande falda del Poggio di Belmonte, a sud di Pieve Santo Stefano, frana a valle, incontrando il Poggio di Stantino e ostruendo completamente il corso del Tevere. Il paese, subitamente evacuato, è allagato per i quattro quinti della sua altezza.[33] La calamità distrugge grande parte dell’immagine originaria della struttura urbana[34]. Si stimano anche perdute opere artistiche di rilevanza: una "Misericordia" di Piero della Francesca, una "Natività" del Ghirlandaio, una "Santa Lucia" di Luca Signorelli, due tavole di Pierino del Vaga raffiguranti gli angeli processionanti sulla maestà della Madonna dei Lumi[35], una di Santi di Tito che abbelliva la chiesa di San Francesco, alcune pitture della passione di Raffaellino del Colle e altre non precisate del Vasari.[36] Il granduca Leopoldo II compie un sopralluogo sul posto in barca, e stanzia ingenti finanziamenti.

Dall'Unità d'Italia alla distruzione tedesca[modifica | modifica wikitesto]

In seguito all'unificazione nazionale del 1861 Pieve Santo Stefano è annessa alla Provincia di Arezzo.

Il 3 novembre 1867 il tenente della Guardia Nazionale e patriota garibaldino Eduardo Corazzini, nato a Bulciano nel 1836 e fratello di Francesco, viene gravemente ferito nella battaglia di Mentana e muore dopo due mesi di sofferenze, il primo gennaio 1868, a Pieve Santo Stefano. A lui il poeta Giosuè Carducci dedica la celebre poesia "Per Eduardo Corazzini"[37] (Giambi ed Epodi), contenente la "scomunica" del poeta a papa Pio IX.[38]

Nel 1874 si inaugura l’ospedale civile, nei locali dell’ex convento della Madonna dei Lumi.

Nel settembre del 1907 il poeta e scrittore Giovanni Papini sposa Giacinta Giovagnoli, di Bulciano. La sua villa bulcianese diviene un salotto letterario ospite di illustri personaggi, quali il poeta e pittore Ardengo Soffici, che vi compie una serie di affreschi, il poeta Giuseppe Ungaretti, il giornalista e scrittore Giuseppe Prezzolini, lo scrittore Domenico Giuliotti.[39][40]

Il 6 febbraio del 1908 nasce a Pieve Santo Stefano Amintore Fanfani.

Durante la prima guerra mondiale centoquarantuno pievani dei cinquecento circa arruolati nell’esercito regio perdono la vita. Ai caduti viene dedicato il “Parco delle Rimembranze”, nel rione Rialto, e un monumento realizzato dalla scultore Aurili di Firenze, con epigrafe di Giovanni Papini, prima collocato nella Piazza Santo Stefano, poi spostato nei giardini del Ponte Nuovo.[41]

1944, il centro storico di Pieve Santo Stefano in macerie

Con il secondo conflitto mondiale si compie la distruzione sistematica dell’abitato di Pieve Santo Stefano. Il paese occupa parte integrante degli avamposti della Linea Gotica, iniziata a fortificare in loco nell'ottobre 1943 dall'organizzazione Todt. Nel giugno del '44 si registra una sostanziale recrudescenza della brutalità tedesca, con razzie, rastrellamenti, esecuzioni, tra cui l'eccidio sulla strada della Verna (14 giugno), in cui perdono la vita dieci persone[42]. Nel mese di agosto, le truppe tedesche in ritirata, dopo aver deportato la popolazione in direzione della Romagna (5/6 agosto), minano e radono al suolo Pieve Santo Stefano. Al 31 agosto del 1944 la distruzione è completata: i ponti sul Tevere e il 99% degli edifici sono atterrati, il 95% del bestiame razziato e 1200 ettari di terreno sono minati. Sulle macerie rimangono intatte la Chiesa della Collegiata e la Madonna dei Lumi. Il 2 settembre giungono a Pieve Santo Stefano le prime pattuglie inglesi. L'8 settembre una carica ad orologeria fa saltare il Palazzo Comunale e la torre campanaria. Con la fine delle ostilità, la situazione di Pieve Santo Stefano è paragonabile solo a quella di Cassino, per rapporto non solo delle Autorità Militari Alleate ma anche dei governi inglese ed americano, che ne fanno esplicita menzione con loro organi attraverso radio e stampa. I cittadini superstiti prendono alloggio tra le rovine del paese, in rifugi di fortuna, o nelle poche case coloniche lasciate intatte nelle campagne. Quarantacinque persone muoiono ancora nello scoppio di mine di cui i tedeschi hanno disseminato il territorio.[43]

Ricostruzione ed età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1947 Amintore Fanfani viene nominato Ministro del Lavoro del quinto governo De Gasperi; poi ancora Ministro dell'Agricoltura (1951), Ministro degli Interni (1953), Segretario della Democrazia Cristiana (1954), Presidente del Consiglio (1954, 1958, 1960, 1982, 1987), Ministro degli Esteri (1958), Presidente delle Nazioni Unite (1966), Presidente del Senato (1968) e il 10 marzo del 1972 senatore a vita. Con il piano di edilizia popolare che porta il suo nome (Piano Fanfani) la ricostruzione del centro abitato si prevale dei nuovi quartieri U.N.R.R.A., C.A.S.A.S. e I.N.A. CASA.[44] Sotto l’amministrazione del sindaco democristiano Alberto Maria Camaiti nascono l’Azienda di Stato per le Foreste Demaniali, il Vivaio Forestale più grande d’Italia, la Stazione del Corpo Forestale dello Stato e l’Istituto Professionale di Stato per l’Agricoltura (1961).[45]

Nel 1964 viene costruita ex novo la frazione di Valdazze, su un progetto del cavaliere Silvio Giorgetti. In autunno Amintore Fanfani pubblica per Mondadori "Una Pieve in Italia", storiografia del paese natale in chiave autobiografica.

Nel 1966 si sviluppa il polo industriale a sud di Pieve Santo Stefano, su iniziativa dell’ingegnere Egidio Capaccini, fondatore di Tratos.

Nella fine degli anni settanta viene ultimata la costruzione della strada di grande comunicazione E45, che collega Orte a Ravenna e costituisce il principale percorso alternativo all’Autostrada del Sole tra Roma e nord-est Italia.

Nel 1977, presso la frazione di Madonnuccia, iniziano i lavori per la realizzazione della Diga di Montedoglio, che hanno compimento nel 1993, dando origine al Lago di Montedoglio, il più esteso della regione Toscana.

Nel 1984 il giornalista e scrittore Saverio Tutino fonda l’Archivio Diaristico Nazionale.[46]

Dal 18 giugno del 1985 Albano Bragagni (centrodestra; lista civica) è sindaco di Pieve Santo Stefano, con la sola interruzione dell'amministrazione di Lamberto Palazzeschi (centro-sinistra, 2004-2009).

Il 26 settembre 2017 viene inaugurata la centrale elettrica da 50 MW (cabina primaria di e-distribuzione, Gruppo Enel) in località Bisolla.[47]

Persone legate a Pieve Santo Stefano[modifica | modifica wikitesto]

Amintore Fanfani, nato a Pieve Santo Stefano il 6 febbraio 1908

Società[modifica | modifica wikitesto]

Struttura della popolazione[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Comunale

Secondo quanto suggerito dagli indicatori ISTAT a fine 2011, Pieve Santo Stefano presenta un quadro demografico improntato su un elevato indice di vecchiaia (208,8 anziani ogni 100 giovani, contro la media italiana di 148,7), dovuto al progressivo incremento della popolazione in età anziana, alla riduzione di quella in età giovanile, e all’aumento della sopravvivenza. Parallelamente crescono gli indicatori sull'incidenza di residenti stranieri, dall'11,4 del 1991(quota per mille rispetto al totale dei residenti) al 95,6 del 2011, e sull'incidenza dei minori stranieri, dal 5,3% sul totale degli stranieri residenti, al 28,2%. L'ampiezza media delle famiglie è in linea con il dato nazionale (2,4 componenti).[48]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

La popolazione al 31 dicembre 2016 è di 3156 persone, con una variazione sull'anno precedente del -0,85%.[49] Abitanti censiti[50]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

I cittadini stranieri presenti nel comune di Pieve Santo Stefano al 31 dicembre 2016 sono 335. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente (3156 abitanti) sono[51]:

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Papini, illustre cittadino

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Istituto Omnicomprensivo "Amintore Fanfani – Alberto Maria Camaiti”

  • Asilo Nido "Il Piccolo Re dei Fiori"
  • Sezione Primavera “I Cuccioli”
  • Scuola dell’Infanzia “ Poggiolino delle Viole”
  • Scuola Primaria “Carlo Salvetti”
  • Scuola Secondaria di I Grado “C.T. Crudeli”
  • Istituto Tecnico Agrario “ A.M. Camaiti”
  • Istituto Professionale Forestale “ A.M. Camaiti”

Istituzioni culturali[modifica | modifica wikitesto]

Logo della Fondazione Archivio Diaristico Nazionale
  • Fondazione Archivio Diaristico Nazionale (occupa il primo posto nella classifica delle Istituzioni Culturali di rilievo regionale nel quinquennio 2018-2022, a pari merito con l'Accademia della Crusca, il Gabinetto Scientifico letterario G.P. Vieusseux e il Museo Galileo - Istituto e Museo di Storia della Scienza[52])
  • Centro di Documentazione della Civiltà Contadina "Dina Dini"
  • Biblioteca Comunale
  • Biblioteca Pannilunghi-Fontana

Associazioni culturali[modifica | modifica wikitesto]

  • Associazione Promemoria
  • Centro Studi Storici e di Ricerche Archeologiche
  • Antiche Prigioni
  • Filarmonica "Ermanno Brazzini"
  • Coro Altotiberino

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Gli indicatori ISTAT di fine 2011 segnano un tasso di disoccupazione comunale al 7,1%, a differenza dell'8,1 toscano e dell'11,4 italiano. L'incidenza occupazionale nel settore agricolo si attesta al 9% del totale degli occupati (12,6% nel 1991), nel settore industriale al 33,7% (39,9% nel 1991), nel settore terziario extracommercio al 38,1% (31,4%nel 1991) e nel settore commercio al 19,3% (16,1% nel 1991). La mobilità occupazionale fuori dal comune di residenza è del 50,1%, su un valore nazionale dell'85,7%.[53]

Al netto di un centro commerciale di medio-piccola entità, i maggiori centri occupazionali da segnalare all'interno del comune di Pieve Santo Stefano sono sicuramente Tratos Cavi, azienda leader su scala europea nel settore dei cavi elettrici, elettronici e in fibra ottica; la camiceria Alessandro Gherardi nell'industria dell'abbigliamento; nel terziario, l'Istituto Omnicomprensivo "Amintore Fanfani - Alberto Maria Camaiti”, con i convitti maschile e femminile, e il Centro Nazionale per lo Studio e la Conservazione della Biodiversità Forestale, con il Vivaio forestale "Alto Tevere".

Sport[modifica | modifica wikitesto]

  • Calcio: la squadra di calcio di Pieve Santo Stefano è la Polisportiva Sulpizia, fondata nel 1925. I colori sociali sono il bianco e il celeste. Milita nel girone E della prima categoria toscana e gioca le partite casalinghe allo Stadio Comunale Egidio Capaccini.
  • Pallavolo: l'Associazione Sportiva Volley Gherardi Cartoedit Svi Sezione Pieve Santo Stefano partecipa al campionato di seconda divisione femminile, under 12 ed under 13, e disputa le partite casalinghe presso la Palestra Comunale.
  • Tennis: Circolo Tennis Pieve Santo Stefano.
  • Automobilismo e motociclismo: Associazione Pro-Spino Team.
  • Ciclismo: Associazione Sportiva Dilettantistica Team Errepi.
  • Equitazione: Associazione Equestre "Montedoglio".
  • Pesca: Società di Pesca Sportiva "Altotevere".

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Abitazioni in via Tiberina, absidi e campanile della Collegiata

Pieve "Città robbiana"

Cammino di san Francesco[modifica | modifica wikitesto]

Pieve Santo Stefano rappresenta l'approdo della prima tappa del cammino francescano (percorso ufficiale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo "Via di Francesco" e "Cammino di Francesco") che partendo dal Santuario della Verna giunge ad Assisi.[54][55]

Il percorso della prima tappa, segnato dal caratteristico simbolo "Tau", dal Santuario francescano (1128 m.) conduce presso la Croce della Calla (1140 m.) e quindi si arrampica fino al punto più alto del cammino, il Monte Calvano (1254 m.). Prosegue in direzione sud-est sul Passo delle Pratelle (1075 m.) e sul monte della Modina (1181 m.), dal quale digrada fino ai 433 m.s.l.m di Pieve Santo Stefano.[56][57]

Da Pieve Santo Stefano giunge a Sansepolcro, nella seconda tappa del cammino, passando per l'eremo di Cerbaiolo, la riserva naturale Alpe della Luna, Pian della Capanna, La Spinella e il convento di Montecasale.[58][59][60]

Riserve e parchi[modifica | modifica wikitesto]

  • Riserva Naturale Alta Valle del Tevere-Monte Nero
  • Riserva Naturale Alpe della Luna
  • Riserva Naturale Bosco di Montalto
  • ANPIL Serpentine di Pieve Santo Stefano
  • Riserva Naturale Statale Formole
  • Riserva Statale Poggio Rosso
  • Riserva Naturale Statale Fungaia

Manifestazioni[modifica | modifica wikitesto]

Festa della Madonna dei Lumi[modifica | modifica wikitesto]

La Festa della Madonna dei Lumi è una solenne festività popolare di carattere religioso che si celebra in onore della Madonna dei Lumi ogni 7 e 8 settembre.

È la più antica ricorrenza tradizionale del paese valtiberino, ed ha origine durante la peste del 1631[61].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1589 la popolazione si riunisce intorno a un'immagine della Madonna, ospitata da una maestà rurale posta al limitare del paese. Secondo la tradizione schiere di angeli recanti torce luminose vengono visti corteggiare processionalmente sopra di essa, e in molti che le sono devoti sostengono di esserne stati miracolati. L'arciprete Rodolfo Cupers istituisce regolare processo canonico e autentica venticinque miracoli. Il primo maggio del 1590, con deliberazione del Granduca Ferdinando I de' Medici, viene posta la prima pietra del Santuario che custodisce la portentosa immagine, da quel momento venerata con il nome di Vergine SS. Dei Lumi. Il Santuario della Madonna dei Lumi è consacrato con solenne cerimonia il 10 ottobre del 1627, dal vescovo di Sansepolcro Monsignor Filippo Salviati.[62][63]

L'8 settembre del 1631, la popolazione, decimata dal contagio della grande epidemia di peste, si rivolge alla sua protettrice affinché possa sollevarli dal terribile flagello, emettendo pubblico voto, per mano del vicario granducale Piero Strozzi, di festeggiare in perpetuo la sua festa, il giorno della natività mariana. Dopo circa un mese la peste esce dalle mura paesane e il voto viene ratificato dal cancelliere granducale Bartolomeo Magi d'Anghiari, il 21 settembre 1632.[64][65]

Nel 1717 la sacra icona è incoronata dal vescovo Lorenzo Tilli, "allo sparo di mortari, a suon di banda"; rilucono luminarie sul Santuario, per le vie del paese e sulla piazza, dove viene incendiata "una bene intesa e costrutta macchina di fuochi artificiali",[66] secondo un canone immutato nei secoli.

Celebrazioni[modifica | modifica wikitesto]

Ogni 7 settembre, vigilia della natività della Madonna, viene compiuta la Processione dei Lumi nel percorso che va dal Tempietto di Santa Maria del Colledestro al Santuario della Madonna dei Lumi, dove si celebra messa solenne. Al passaggio della fiaccolata i ponti sul Tevere (Ponte Vecchio e Ponte Nuovo) accendono i tradizionali "pagliai".

L'8 settembre vengono officiate tre funzioni religiose a suffragio dell'immagine miracolosa che si venera presso il Santuario della Madonna dei Lumi: due la mattina alle ore 9 e alle ore 11, e una al pomeriggio, con benedizione degli anziani, dei malati e dei bambini. Nel pomeriggio viene effettuata la sfilata storica del Palio dei Lumi, al termine della quale è disputata la finale del torneo di calcio in costume al Campo dei Lumi o Campo Vecchio. Segue la premiazione del rione vincitore in Piazza Santo Stefano.

Al calare della sera dei due giorni di celebrazione, i quattro rioni di Pieve Santo Stefano (Centropaese, Rialto, Ponte Vecchio e Ponte Nuovo) accendono le proprie luminarie per le rispettive vie del centro abitato. La sera culmina con la tombola in Piazza Fanfani e l'antica tradizione dei fuochi d'artificio.

Premio Pieve Saverio Tutino[modifica | modifica wikitesto]

Pieve Santo Stefano ospita l'Archivio Diaristico Nazionale, in cui vengono raccolti, conservati e disposti alla pubblica fruizione più di 7500 diari, memorie autobiografiche, espistolari, provenienti da tutta Italia. Ogni anno le scritture autobiografiche inedite pervenute all'Archivio sono esaminate da una commissione di lettura, che ne valuta la genuinità originale, e ne seleziona otto che partecipano alla fase finale, tradizionalmente celebrata nel mese di settembre. Essa si svolge al culmine di una kermesse di tre giorni, un festival della memoria con dibattiti, spettacoli dal vivo, presentazioni di libri, letture di memorie, performance teatrali e musicali, al termine del quale una Giuria Nazionale decreta l'opera vincitrice del "Premio Pieve Saverio Tutino".

Nell'ambito delle manifestazioni ufficiali del premio dei diari, l'Archivio Diaristico Nazionale assegna anche il "Premio Speciale Giuseppe Bartolomei", il "Premio per il miglior manoscritto originale", e i riconoscimenti "Premio Città del Diario" ("a personalità del panorama culturale che si sono particolarmente distinte per il loro lavoro sulla memoria") e "Premio Tutino Giornalista".

Il Premio Pieve nasce nel 1985, e dal 2012 porta anche il nome del fondatore dell'Archivio Diaristico Nazionale, il giornalista e scrittore Saverio Tutino.

Sagra del Prugnolo e Giornate del Pastore[modifica | modifica wikitesto]

La sagra viene allestita ogni anno nel primo fine settimana di maggio, rappresentando il "prugnolo" (Calocybe Gambosa) la specie di fungo primaverile per eccellenza, tipica del territorio montano pievano. È inserita nel quadro delle "Giornate del Pastore", una due-giorni che ha per tema la valorizzazione della cultura contadina e pastorale locali.

Cronoscalata "Lo Spino"[modifica | modifica wikitesto]

La cronoscalata "Lo Spino" è la competizione automobilistica in salita più importante della provincia di Arezzo e tra le più riconosciute e ricche di storia anche a livello nazionale. Nasce nel 1965, su iniziativa del sindaco e corridore Adriano Gradi, della Scuderia Chimera di Arezzo, primo organizzatore della gara, e si disputa sul percorso della statale provinciale 208 che da Pieve Santo Stefano conduce a Chiusi Della Verna. Ha ospitato per molto tempo il Campionato Automobilistico Velocità Montagna, e successivamente l'International Hill-Climb Challenge, impegnando nella sua storia piloti al vertice della categoria, come Mauro Nesti, Domenico Scola, Giulio Regosa, Ezio Baribbi, Pasquale Irlando, e annoverando celebri frequentazioni quali Riccardo Patrese, Gilles Villeneuve, Luca di Montezemolo, Markku Alen, Sandro Munari, Arturo Merzario.[67]

La cronoscalata "Lo Spino" è valida per il Campionato Italiano Velocità Salita Auto Storiche e il Campionato Italiano Velocità Montagna motociclistico.

Le competizioni sono organizzate dall'ASD Pro-Spino Team e si disputano abitualmente durante la stagione estiva.

Palio dei Lumi[modifica | modifica wikitesto]

Il palio disputato in onore della Madonna dei Lumi ha origine nel XVIII secolo. Era conteso attraverso una corsa, probabilmente su cavalli, e la prima testimonianza scritta dell'evento risale al 1770[68]. La tradizione, decaduta, è stata ripresa in epoca contemporanea, assumendo la dicitura ufficiale di "Palio dei Lumi". Esso viene disputato tra i quattro rioni di Pieve Santo Stefano (Centropaese, Rialto, Ponte Vecchio, Ponte Nuovo) in un torneo di calcio storico toscano, o calcio in costume. L'evento si lega alla rievocazione storica dell'assedio dei lanzichenecchi del 1527, anno in cui l'esercito dell'imperatore Carlo V, capitanato da Carlo di Borbone in numero di trentacinquemila unità tra spagnoli e lanzichenecchi, pose l'assedio alle mura del castello di Pieve Santo Stefano, senza tuttavia prevalere sulle fiere difese organizzate dal vicario della Repubblica Fiorentina Antonio Castellani[69][70][71]. Il fatto d'armi si collega idealmente all'assedio di Firenze (1529-1530), ad opera dello stesso esercito dell'imperatore d'Asburgo, intenzionato dopo il sacco di Roma a ripristinare il potere dei Medici nella Repubblica. Proprio durante l'assedio di Firenze, il 17 febbraio 1530, si giocò la celebre partita di calcio storico alla quale l'odierna rievocazione fiorentina e pievana si ispirano.

Il Palio dei Lumi dell'era moderna ha origine nel 1978, e viene disputato in onore della Madonna dei Lumi, presso il Campo dei Lumi, l'ultima domenica di agosto (semifinali) e l'8 settembre (finale). Il sorteggio delle semifinali avviene l'ultimo venerdì del mese di agosto, a conclusione del corteo storico in rievocazione dell'assedio.

Tradizioni[modifica | modifica wikitesto]

Gastronomia[modifica | modifica wikitesto]

I piatti della tradizione culinaria pievana sono tutti di origine contadina, una cucina cosiddetta “povera”, improntata all’etica della parsimonia e alla massimizzazione del sapore, fondata sulla genuinità della materia prima e legata al suo ciclo di produzione stagionale. Fanno parte integrante di codesta tradizione[72]:

- il Tortello di patate alla lastra (patate, farina, uova, formaggio, burro, rigatino, salciccia, sale, pepe, aglio, noce moscata).

- il Raviolo di patata fritto (patate, farina, uova, formaggio, sale, noce moscata, ricotta).

- il Raviggiolo.

- la Panina (pane arricchito preparato con uova, farina, uvetta, unto di maiale, sale, pepe, lievito di birra, zucchero).

- l’Uovo strapazzato al fungo prugnolo (prugnoli rosolati con aglio e olio, uova appena sbattute, sale).

- la Frittata di vitalbe (cime di vitalbe, olio, burro, uova, sale).

- la Ciaccia con la ricotta (schiacciata preparata con farina, unto di maiale, sale, pepe, ricotta).

- il Baldino (dolce fatto con farina bianca, latte, olio, sale, scorza di arancia grattugiata, zucchero).

- la Polenta unta e incaciata (farina gialla, pancetta, sale, pepe, alloro, formaggio).

- il Pievotto (biscotto a base di farina, uovo, zucchero, burro, lievito, scorza di limone grattugiata, latte).

- il Pancristiano (pane cotto a legna imbevuto di uova, salato e impepato moderatamente, rosolato nell’unto).

- la Crostata di noci e alchermes (pastafrolla, noci tritate, alchermes, zucchero, chiare montate).

- gli Zuccherini di legno (uova, farina, sale, olio, anice, zucchero).

Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

- Tombolo: quella della lavorazione al tombolo è un’arte profondamente radicata nella cultura pievana, un tempo praticata per le vie del paese, come momento sociale, ed anche in sede privata, per finalità economiche. Dopo la distruzione arrecata dalla seconda guerra mondiale, l'opera delle merlettaie formatesi alla scuola Santo Stefano della contessa Yole Lamponi ha contribuito attivamente alla rifondazione dell'economia pievana. Oggi la tradizione è portata avanti da gruppi di lavoro e da mostre sulla storia del merletto su tombolo a Pieve Santo Stefano, con esposizione di manufatti d’epoca[73]. Un’arte che ha saputo recuperare la tradizione adeguandola alla modernità, con attività specializzate nei disegni su cartoncino per il merletto a fuselli, e sulla sperimentazione di motivi astratti per gioielli e capi d’alta moda.

Il nono Palio dei Lumi è stato interamente realizzato in merletto con lavorazione su tombolo.

Folclore[modifica | modifica wikitesto]

- Befani: i Befani sono un gruppo di musici e stornellatori dell’antica tradizione contadina, vestiti con pastrani di lana grossa e “cappellacci dalla tesa spiovente, ornati con penne di gaggia colorate”[74], che un tempo giungevano nelle abitazioni delle famiglie ad annunciare l’Epifania, accentando le offerte in denaro e molto più spesso in natura che venivano loro largite. Oggi i Befani portano la buona novella della nascita di Gesù Bambino per le strade, le piazze, le botteghe del paese, con il loro canto fatto messaggio di pace e fraternità universali, e narrazione rimata dei fatti dell’attualità mondana.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

- Festa della Madonna dei Lumi.

Decorazioni e Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Croce di Guerra al Valor Militare[modifica | modifica wikitesto]

Il 7 marzo 1957 il Comune di Pieve Santo Stefano è stato insignito della Croce di Guerra al Valor Militare, a riconoscimento dei sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività partigiana:

Croce di Guerra al Valor Militare - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Guerra al Valor Militare
«Durante la guerra di liberazione sopportò, con la fiera tenacia della sua gente, persecuzioni, deportazioni ed intense offese aeree e terrestri che causarono numerose perdite tra la popolazione e gravi dolorose distruzioni. Tanto sacrificio, serenamente affrontato con indefettibile dedizione alla propria terra, contribuì ad esaltare e a rinsaldare la fede nei destini della Patria. Pieve Santo Stefano - Val Tiberina, luglio - agosto 1944.»

Pieve Santo Stefano "Città che legge"[modifica | modifica wikitesto]

Nell'aprile del 2017 il "Centro per il libro e la lettura" (Ministero dei beni culturali), d'intesa con ANCI, hanno conferito a Pieve Santo Stefano il riconoscimento "Città che legge", per l'attività svolta dall' Archivio Diaristico Nazionale, "divenuto un must culturale italiano, con l'annesso Piccolo Museo del diario, fra i più innovativi musei italiani e già meta di centinaia di visitatori"; per le esposizioni e le iniziative della mostra "LIBRI FATTI A MANO"; per la presenza della Biblioteca Privata Storica Elda Fontana e Ventura Pannilunghi e per i laboratori di lettura svolti dalla Biblioteca Comunale.[75]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Il lenzuolo di Clelia Marchi (Piccolo Museo del Diario)
  • La Polisportiva Sulpizia, associazione sportiva dilettantistica di Pieve Santo, porta il nome dell’antico toponimo latino del paese: “Sulpitia”.
  • Il tempietto ottagono di Santa Maria del Colledestro potrebbe essere quello ritratto da Piero della Francesca in uno studio didattico presente nel De prospectiva pingendi. Autore della scoperta il pittore Stefano Camaiti (2017).[76]
  • Pieve Santo Stefano è il primo paese incontrato dal Tevere.
  • "Il Tevere, che qui presenta le proprie acque chiare e belle..." (Michel de Montaigne, da Journal de Voyage en Italie; 30 aprile-I Maggio 1581)
  • Il 25 agosto del 1867 il poeta Giosuè Carducci compone a Pieve Santo Stefano l’ode Agli amici della Pieve, poi divenuta Agli amici della valle Tiberina[77][78][79], che finirà nella raccolta "Giambi ed epodi", insieme al famoso epodo Per Eduardo Corazzini[80], patriota garibaldino pievano morto nella battaglia di Mentana del 1867.
  • Nel 1600 Lucrezia Verzaia, detta "la Maiola", perché proveniente da Maiolo nel Ducato di Urbino, viene denunciata per stregoneria dal marito Batista di Lazzero. Essa è esperta nell'uso curativo di erbe e funghi, ed ha scoperto certe attività illecite del direttore dell'ospedale in cui lavora, Francesco Angeloni, probabile istigatore del marito. La Verzaia viene incarcerata e processata dalla Santa Inquisizione. Nonostante le violenze e le torture nega ogni accusa, ma sulla promessa degli inquisitori di farle rivedere il figlio in cambio della confessione, la donna cede e ammette di essere una strega, devota "anema e corpo" del gran diavolo Barbone. E' condannata nel 1604 alla pubblica abiura e finisce i suoi giorni in carcere, senza rivedere mai il figlio. Le carte del suo processo fanno parte dell'Archivio Storico di Pieve Santo Stefano.
  • Il Piccolo Museo del Diario espone nella “Stanza del Lenzuolo” lo stesso capo in cui Clelia Marchi scrisse la storia della propria vita, che oggi è anche fruibile in una versione digitalizzata touch.[81]
  • Secondo la tradizione locale, nel periodo che va dal 1216 al 1230, l’eremo di Cerbaiolo fu ospite sia di Francesco d’Assisi che di Antonio da Padova[82][83], che per il Giovanni Sacchi vi completò i Sermoni nel 1230[84]. Una cappella costruita nel 1716 su uno spuntone di roccia conserva ancora protetta da una grata di ferro la cavità che, tradizione vuole, accolse miracolosamente il corpo del santo di Padova, svenuto per le lunghe ore di preghiere e mortificazioni.[85][86]
  • È possibile avere una visione in diretta dell'abitato di Pieve Santo Stefano grazie alla webcam posta sulla vetta della croce del Poggio di Stantino, di cui è stata ripristinata la visibilità nell'estate del 2016, grazie a un'azione congiunta di Pro Loco, Corpo Forestale dello Stato e Comune di Pieve Santo Stefano.[87]
  • La Banda musicale di Pieve Santo Stefano (oggi Filarmonica Ermanno Brazzini) ha un'origine antichissima[88]: il 10 giugno del 2017 ha festeggiato i suoi 300 anni.[89]
  • Soldato semplice del 19º Reggimento di fanteria impiegato nel Carso, il ventinovenne Giuseppe Ungaretti, ottenuta licenza, a fine luglio del 1917 giunge a Pieve Santo Stefano, per raggiungere da lì l’amico Giovanni Papini, che lo avrà ospite nella sua villa di Bulciano.[90][91] Quel breve periodo di villeggiatura è foriero di ispirazione per il poeta, che vi concepisce le liriche Nostalgia, Rosa fiammante, Vanità, Convalescenza in gita in legno, La melodia delle gole dell’orco, Tepida vaga mattina e Dal viale di valle.[92] In quest’ultima v’è ritratto il suo arrivo nella valle di Pieve:

« Nettezza di montagne
risalita
nel globo
del tempo
ammansito. »

(Giuseppe Ungaretti, "Dal viale di valle" (Allegria di naufragi))

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Sindaco Albano Bragagni, lista civica Insieme per Pieve.

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
18 giugno 1985 2 giugno 1990 Albano Bragagni lista civica Sindaco [93]
2 giugno 1990 24 aprile 1995 Albano Bragagni - Sindaco [93]
24 aprile 1995 14 giugno 1999 Albano Bragagni centro-destra Sindaco [93]
14 giugno 1999 14 giugno 2004 Albano Bragagni centro-destra Sindaco [93]
14 giugno 2004 8 giugno 2009 Lamberto Palazzeschi centro-sinistra Sindaco [93]
8 giugno 2009 26 maggio 2014 Albano Bragagni lista civica Sindaco [93]
26 maggio 2014 in carica Albano Bragagni lista civica: insieme per Pieve Sindaco [93]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Pieve Santo Stefano è gemellato dal 30 marzo 2006 con La Roca del Vallès (Spagna Spagna)[94], sede dell' "Arxiu de la memòria popular"

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 luglio 2017.
  2. ^ Dato ISTAT 1 gennaio 2017
  3. ^ "Compendiosa Descrizione Istorica della Terra di Pieve Santo Stefano", Giovanni Sacchi.
  4. ^ "Compendiosa Descrizione Istorica della Terra di Pieve Santo Stefano", Giovanni Sacchi.
  5. ^ "Da Sulpizia a Pieve S. Stefano", Elda Fontana e Ventura Pannilunghi.
  6. ^ "Compendiosa Descrizione Istorica della Terra di Pieve S. Stefano", Giovanni Sacchi.
  7. ^ AA.VV.; "Atlante dei siti archeologici della Toscana", L'ERMA di BRETSCHNEIDER.
  8. ^ "Radici storiche e botaniche", Istituto Comprensivo Statale Amintore Fanfani.
  9. ^ "Pieve e i suoi Castelli", Istituto Comprensivo Statale Amintore Fanfani.
  10. ^ "Da Sulpizia a Pieve S. Stefano", Elda Fontana e Ventura Pannilunghi.
  11. ^ "Radici storiche e botaniche", Istituto Comprensivo Statale Amintore Fanfani.
  12. ^ "Da Sulpizia a Pieve S. Stefano", Elda Fontana e Ventura Pannilunghi.
  13. ^ "Da Sulpizia a Pieve S. Stefano", Elda Fontana e Ventura Pannilunghi.
  14. ^ "Compendiosa Descrizione Istorica della Terra di Pieve S. Stefano", Giovanni Sacchi.
  15. ^ "Compendiosa Descrizione Istorica della Terra di Pieve Santo Stefano", Giovanni Sacchi.
  16. ^ "Da Sulpizia a Pieve S. Stefano", Elda Fontana e Ventura Pannilunghi.
  17. ^ "Compendiosa Descrizione Istorica della Terra di Pieve Santo Stefano", Giovanni Sacchi.
  18. ^ "Annales Minorum", Luca Wadding.
  19. ^ "Compendiosa Descrizione Istorica della Terra di Pieve Santi Stefano", Giovanni Sacchi.
  20. ^ "Compendiosa Descrizione Istorica della Terra di Pieve Santo Stefano", Giovanni Sacchi.
  21. ^ "Da Sulpizia a Pieve S. Stefano", Elda Fontana e Ventura Pannilunghi.
  22. ^ "Annali Aretini", Pietro Farulli.
  23. ^ "Compendiosa Descrizione Istorica della Terra di Pieve Santo Stefano", Giovanni Sacchi.
  24. ^ "Da Sulpizia a Pieve S. Stefano", Elda Fontana e Ventura Pannilunghi.
  25. ^ "Compendiosa Descrizione Istorica della Terra di Pieve Santo Stefano", Giovanni Sacchi.
  26. ^ "Storia fiorentina", Benedetto Varchi.
  27. ^ "Istoria d'Italia", Francesco Guicciardini.
  28. ^ "Compendiosa Descrizione Istorica della Terra di Pieve Santo Stefano", Giovanni Sacchi.
  29. ^ "Compendiosa Descrizione Istorica della Terra di Pieve Santo Stefano", Giovanni Sacchi.
  30. ^ "Compendiosa Descrizione Istorica della Terra di Pieve Santo Stefano", Giovanni Sacchi.
  31. ^ Comune di Pieve Santo Stefano - Piano Strutturale (PDF), su geoweb.ar-tel.it.
  32. ^ "Compendiosa Descrizione Istorica della Terra di Pieve S. Stefano", Giovanni Sacchi.
  33. ^ "Radici storiche e botaniche", Istituto Comprensivo Statale Amintore Fanfani.
  34. ^ Comune di Pieve S. Stefano - Piano Strutturale (PDF), su geoweb.ar-tel.it.
  35. ^ "La Madonna dei Lumi di Pieve S. Stefano", Agnoletti Ercole, Cestelli Francesco, Melani Alessandro.
  36. ^ Collezione di monografie illustrate, Pier Ludovico Occhini, Valle Tiberina.
  37. ^ Per Eduardo Corazzini, su it.wikisource.org.
  38. ^ Giosuè Carducci, Poesie, UTET.
  39. ^ "La bambina guardava", Viola Paszkowski Papini, Edizioni di Storia e Letteratura.
  40. ^ Andrea Franceschetti, Storia di Pieve Santo Stefano.
  41. ^ Andrea Franceschetti, Storia di Pieve Santo Stefano.
  42. ^ Elenco stragi in Toscana, su anpipisa.wordpress.com.
  43. ^ "La guerra 1940-1945 a Pieve Santo Stefano", Comune di Pieve Santo Stefano.
  44. ^ Comune di Pieve S. Stefano - Piano Strutturale (PDF), su geoweb.ar-tel.it.
  45. ^ Andrea Franceschetti, Storia di Pieve Santo Stefano.
  46. ^ Archiviodiari, su archiviodiari.org.
  47. ^ ENEL, INAUGURATA LA NUOVA CENTRALE A PIEVE S. STEFANO: 7MILA NUOVE UTENZE, su intoscana.it.
  48. ^ ottomilacensus, su ottomilacensus.istat.it.
  49. ^ Popolazione Pieve Santo Stefano, su ugeo.urbistat.com.
  50. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  51. ^ ISTAT, su demo.istat.it.
  52. ^ Regione Toscana - Istituzioni Culturali di Rilievo Regionale, su regione.toscana.it.
  53. ^ ISTAT - 8milaCensus, su ottomilacensus.istat.it.
  54. ^ Cammini d'Italia, su turismo.beniculturali.it.
  55. ^ Il sentiero di Francesco, su ilsentierodifrancesco.it.
  56. ^ Via di Francesco, su turismo.beniculturali.it.
  57. ^ Il sentiero di Francesco, su ilsentierodifrancesco.it.
  58. ^ Via di Francesco, su turismo.beniculturali.it.
  59. ^ Il sentiero di Francesco, su ilsentierodifrancesco.it.
  60. ^ Francesco's ways, su umbriafrancescosways.eu.
  61. ^ "Compendiosa Descrizione Istorica della Terra di Pieve Santo Stefano", Giovanni Sacchi.
  62. ^ "Compendiosa Descrizione Istorica della Terra di Pieve S. Stefano", Giovanni Sacchi.
  63. ^ Vicariato di Pieve Santo Stefano, "Partiti della Comunità" Libro II.
  64. ^ "Compendiosa Descrizione Istorica della Terra di Pieve S. Stefano", Giovanni Sacchi.
  65. ^ Vicariato Pieve Santo Stefano, "Partiti della Comunità", Libro II.
  66. ^ "Compendiosa Descrizione Istorica della Terra di Pieve S. Stefano", Giovanni Sacchi.
  67. ^ Pro Spino, su prospino.com.
  68. ^ Inventari - T. VII, s. 355 (Archivio Vescovile di Sansepolcro).
  69. ^ "Storia d'Italia", Francesco Guicciardini.
  70. ^ "Storia Fiorentina", Benedetto Varchi.
  71. ^ "Compendiosa Descrizione Istorica della Terra di Pieve S. Stefano", Giovanni Sacchi.
  72. ^ "Dio t'la r'mer'te", Centro di Documentazione Storica della Civiltà Contadina "Dina Dini".
  73. ^ Storia di Intrecci e Fantasia: mostra sul merletto a Pieve Santo Stefano, su arezzonotizie.it.
  74. ^ "Contadini di una volta", Luigi Dalla Ragione.
  75. ^ Pieve Santo Stefano riconosciuta "Città che legge", su pievesantostefano.net.
  76. ^ Il tempietto di Colledestro scoperto nel “De prospectiva pingendi” di Piero della Francesca, su arezzonotizie.it.
  77. ^ Le dieci migliori opere della letteratura italiana, autori vari, Greenbooks Editore.
  78. ^ Agli amici della valle Tiberina, su it.wikisource.org.
  79. ^ "Carteggio, 1906-1943", Mario Novaro e Giovanni Papini.
  80. ^ Wikisource, Per Eduardo Corazzini, su it.wikisource.org.
  81. ^ Il Lenzuolo di Clelia Marchi, su archiviodiari.org.
  82. ^ "Annales Minorum", Luca Wadding.
  83. ^ "Compendiosa Descrizione Istorica della Terra di Pieve Santo Stefano", Giovanni Sacchi.
  84. ^ "Compendiosa Descrizione Istorica della Terra di Pieve Santo Stefano", Giovanni Sacchi.
  85. ^ "Annales minorum", Luca Wadding.
  86. ^ "Compendiosa Descrizione Istorica della Terra di Pieve Santo Stefano", Giovanni Sacchi.
  87. ^ Croce al Poggio di Stantino: l’inaugurazione domenica A Pieve Santo Stefano, su arezzonotizie.it.
  88. ^ FILARMONICA ERMANNO BRAZZINI, su bandamusicale.it.
  89. ^ 300 anni di musica. I festeggiamenti per la Filarmonica Brazzini di Pieve Santo Stefano., su arezzonotizie.it.
  90. ^ "Carteggio, 1906-1943", Mario Novaro, Giovanni Papini, Edizioni di Storia e Letteratura.
  91. ^ "La bambina guardava", Viola Paszkowski Papini, Storia e Letteratura.
  92. ^ "Carteggio, 1906-1943", Mario Novaro, Giovanni Papini, Edizioni di Storia e Letteratura.
  93. ^ a b c d e f g http://amministratori.interno.it/
  94. ^ Gemellaggio Pieve - La Roca, su pievesantostefano.net.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Sito del comune di Pieve Santo Stefano

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