Stefano Bardini

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Stefano Bardini

Stefano Bardini (Pieve Santo Stefano, 13 maggio 1836Firenze, 12 settembre 1922) è stato un collezionista d'arte italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

A diciotto anni venne mandato a Firenze a studiare pittura all'Accademia delle Belle Arti, dove fu allievo del Bezzuoli, poi, dopo la morte di quest'ultimo, del Servolini. In questo periodo di formazione giovanile frequentò il Caffè Michelangiolo ed entrò a far parte dei macchiaioli, ma la sua produzione pittorica, di cui resta solo un affresco nella Villa di Triboli all'Impruneta (La Francia che soccorre l'Italia), non è testimonianza di questa sua frequentazione.

Dopo aver tentato la carriera di pittore, s'inserì nel mercato dell'antiquariato, al quel tempo molto fiorente ed in poco tempo ne diventò il principale attore. I suoi clienti erano musei famosi, come il Kaiser-Friedrich-Museum (Musei Statali) di Berlino, il Louvre, il Victoria and Albert Museum di Londra; collezionisti come Isabella Gardner Stewart, John Pierpont Morgan, John J. Johnson, i coniugi Jacquemart-André.

Durante la sua vita riuscì ad allestire una collezione a Firenze nel Palazzo di piazza de' Mozzi (Museo Bardini) che lasciò alla città di Firenze dopo la sua morte, avvenuta nel settembre del 1922.

Collezioni[modifica | modifica wikitesto]

La ditta Bardini aveva sede centrale a Firenze. Lo stesso edificio era adibito a residenza, galleria d'arte, ufficio, magazzino e laboratorio di restauro. La collezione comprende: quadri, mobili, armi, maioliche, paliotti in cuoio, cornici, stemmi scolpiti, colonne, statue da giardino, tessuti. Spiccano, nella collezione statuaria, opere del periodo etrusco e classico ma anche opere inedite di Francesco Laurana, Desiderio da Settignano, Giovan Battista Foggini, Giovan Angelo Montorsi.[1]

Mostre[modifica | modifica wikitesto]

  • “Galleria di Palazzo Mozzi-Bardini. Tesori di un antiquario” è una mostra dedicata ai collezionisti Bardini e al loro dominio nel mercato d'antiquariato. La mostra si è tenuta presso la Fortezza da Basso tra il 1998 e il 1999.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mario Scalini (a cura di), Galleria di Palazzo Mozzi-Bardini. Statuaria lapidea, dagli etruschi al Barocco, Livorno, Sillabe, 2006.

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