Museo Bardini

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Museo Stefano Bardini
Museo bardini, stemma.JPG
Piazza de' mozzi 0.JPG
Il museo Stefano Bardini (sulla sinistra)
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Firenze
Indirizzo Via dei Renai 37
Caratteristiche
Tipo Arte, antiquariato, architettura
Sito web

Coordinate: 43°45′54.04″N 11°15′30.35″E / 43.765011°N 11.258431°E43.765011; 11.258431

Il Museo Bardini, situato in via de' Renai angolo piazza de' Mozzi nel quartiere di Oltrarno a Firenze, è uno dei ricchi musei cosiddetti "minori" della città.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il museo, che ha accesso in via dei Renai 37 (e uscita nell'ingresso storico di piazza dei Mozzi 1), costituisce il lascito testamentario dell'antiquario Stefano Bardini (1836-1922) al Comune di Firenze.

Bardini costruì il palazzo che ospita il museo nel 1880, acquistando un complesso di edifici di varie epoche, fra i quali la chiesa sconsacrata di San Gregorio della Pace, edificata fra il 1273 e il 1279 su un terreno dei banchieri Mozzi per volere di papa Gregorio X a celebrazione della pace fra Guelfi e Ghibellini. Passata sotto il patronato dei Bardi, nel 1600 la chiesa fu ceduta ai Chierici Regolari Ministri degli Infermi o Padri del Ben Morire; nel 1775 l'ordine fu soppresso e chiesa e convento tornarono di proprietà dei Mozzi, che nel 1880 li misero in vendita.

Un targa sulla facciata che ricorda la visita di Gregorio X

Bardini trasformò questi edifici in un imponente palazzo di gusto eclettico utilizzando per la costruzione materiali di spoglio: pietre medievali e rinascimentali, architravi scolpite, camini e scalinate, nonché soffitti a cassettoni dipinti: le mostre delle finestre al primo piano della facciata, per esempio, provengono dagli altari di una chiesa demolita a Pistoia, San Lorenzo.

Il complesso della proprietà Bardini era tuttavia molto più vasto: vi appartenevano tra l'altro il duecentesco Palazzo Mozzi, anch'esso affacciato sulla piazza, e il parco storico che si estende per quattro ettari sulle pendici del colle di Belvedere (il Giardino Bardini, recentemente restaurato), con una magnifica vista, nel quale si trovavano una villetta (villa Bardini) con una loggia panoramica, rimesse, laboratori, alloggi di servizio, sale di esposizione e depositi.

Alla morte di Bardini, nel 1922, il museo venne ereditato dal Comune di Firenze, che lo trasformò nel museo civico della città, modificando le sale e la distribuzione delle opere.

È stato chiuso per restauri per quasi un decennio (dal 1999) e riaperto il 4 aprile 2009.

Le collezioni[modifica | modifica wikitesto]

Sala del Crocifisso

Il museo ospita un eclettico insieme di più di 3600 opere, tra pitture, sculture, armature, strumenti musicali, ceramiche, monete, medaglie e mobili antichi. Fra le opere più importanti, la Carità di Tino di Camaino, la Madonna dei Cordai di Donatello e una Madonna col Bambino attribuita allo stesso artista, terrecotte invetriate della bottega dei Della Robbia, il San Michele Arcangelo di Antonio del Pollaiolo, il Martirio di una santa di Tintoretto, un'opera di Guercino e trenta disegni di Tiepolo.

Due sale al pian terreno sono state dedicate a Firenze ed alla sua storia, con alcune opere emblematiche provenienti dalle strade della città: il Cinghiale di Pietro Tacca dalla fontana del Porcellino, il Diavolino del Giambologna dall'incrocio tra via dei Vecchietti e via Strozzi, il Marzocco dorato dall'architrave di Palazzo Vecchio (tutte queste opere sono sostituite da molti anni da copie in loco e finora sparse in vari musei statali e comunali). Al piano terra inoltre si trova la collezione delle sculture e la sala d'armi.

La sala del piano ammezzato è dominata da un grande Crocifisso ligneo medievale, con la collezione di cassoni nuziali e una vetrina di ceramiche sulla parete. Lungo lo scalone sono stati appesi i tappeti antichi, tra i quali quello di 7,50 metri, che venne usato in occasione della visita di Hitler a Firenze del 1938.

Al secondo e terzo piano si trovano i dipinti, i bronzi e il restauro "in diretta" del Cristo dipinto su una croce lignea sagomata di scuola giottesca. Tra i dipinti, Ercole al bivio di Domenico Beccafumi.

Il restauro[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la morte di Bardini il museo aveva subito alcuni adattamenti e riallestimenti che non rispettavano l'aspetto originario, come la ritinteggiatura delle pareti. Il restauro ha mirato soprattutto a ricostruire il museo di Bardini come lui l'aveva creato, con una predilezione per le tinte blu delle pareti. Il "blu Bardini", forse ispirato da qualche cliente russo di Bardini come il conte Stroganoff, che a sua volta lo aveva vista nei palazzi neoclassici di San Pietroburgo, si trovava, molto simile, anche nei saloni monumentali della villa San Donato dei Demidoff. Copiato da altri collezionisti, nelle loro case diventate poi a loro volta museo come l'Isabella Stewart Gardner Museum di Boston o il Museo Jacquemart-André di Parigi, a Firenze la tinta invece non piacque e poco dopo la morte di Bardini venne coperto da un anonimo color ocra. Durante il restauro è stato ricercato tramite saggi alle pareti e grazie anche a una lettera inviata a Isabella Stewart Gardner dove Bardini svelava il segreto del suo colore

Il lungo restauro è stato curato da Antonella Nesi ed è stato mirato a ritrovare le antiche caratteristiche delle sale.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Fiorenza Scalia (a cura di), Il Museo Bardini a Firenze, 2 vol., Cassa di Risparmio di Firenze, Firenze 1984.
  • Everett Fahy (a cura di), Dipinti, disegni, miniature e stampe, in L'archivio storico fotografico di Stefano Bardini, Alberto Bruschi editore, Firenze 2000.
  • Bruna Maria Tomasello, Il Museo di Stefano Bardini, in Museografia italiana negli anni Venti: il museo di ambientazione, atti del convegno di Feltre del 2001, edizioni Carlo Rizzarda, Feltre 2003.
  • Il Porcellino (vero) è dentro il museo blu. A marzo riapre il Bardini con tutti i suoi tesori, articolo del Corriere Fiorentino del 5 dicembre 2008, pag. 14.
  • Guia Rossignoli, Cuoi d'oro. Corami da tappezzeria, paliotti e cuscini del Museo Stefano Bardini, Noèdizioni, Firenze 2009
  • Valerie Niemeyer Chini, Stefano Bardini e Wilhelm Bode. Mercanti e connaisseur fra Ottocento e Novecento, Polistampa, Firenze, 2009, ISBN 978-88-596-0668-0

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]