Ponte alle Grazie

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Ponte alle Grazie
Ponte alle grazie visto dla fiume 01.JPG
Localizzazione
Stato Italia Italia
Città Firenze
Coordinate 43°45′58.63″N 11°15′29.8″E / 43.766286°N 11.258277°E43.766286; 11.258277Coordinate: 43°45′58.63″N 11°15′29.8″E / 43.766286°N 11.258277°E43.766286; 11.258277
Dati tecnici
Tipo Ponte ad arco
Materiale cemento armato, trattamento esterno in pietraforte
Realizzazione
Progettisti Giovanni Michelucci, Edoardo Detti, Riccardo Gizdulich, Danilo Santi, Piero Melucci
Costruzione ...-1957 - ricostruzione - (1227 - costruzione originaria)
Mappa di localizzazione

Il ponte alle Grazie è un ponte del centro cittadino di Firenze e varca, con una struttura di cinque arcate, il fiume Arno qualche centinaio di metri dopo la pescaia di San Niccolò. Va da via de' Benci a piazza dei Mozzi, incrociate rispettivamente coi lungarni Generale Diaz e delle Grazie di qua d'Arno e Torrigiani e Serristori in Oltrarno. È caratterizzato principalmente dall'attraversare, finora in discreta armonia con la natura fluviale, una rapida naturale del fiume Arno. Le pile dei ponti sono infatti state ribassate secondo vari studi e confronti per poggiare su una piattaforma in Pietraforte piuttosto elegante e compatibile con l'ambiente acquatico che negli anni è stata profondamente modificata dal fiume e lo continua ad essere tuttora, forse più visibilmente di prima. Tale piattaforma è moderatamente rialzata sul letto fluviale e funziona parzialmente come briglia. Essendo un punto a elevata pendenza relativa del fiume e addirittura assoluta sul livello del mare (a quest'ultimo proposito vi sono scarti fino ad un metro e mezzo da una parte all'altra) , tale piattaforma contiene la discesa a valle di numerosi massi che in caso di forti piene potrebbe divenire insidiosa. Inoltre, aspetto più importante, contribuisce a mantenere uno scorrere naturale dell'acqua che viene quasi spronata a modificarla e a renderla più naturale possibile.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Ponte a Rubaconte (XVII secolo)
L'oratorio di Santa Maria delle Grazie

Il ponte di Rubaconte[modifica | modifica wikitesto]

L'attuale ponte è datato 1957, ricostruzione del precedente e antico ponte detto "Rubaconte", dal nome del podestà Rubaconte da Mandello che lo aveva fatto costruire nel 1227, su disegno che Giorgio Vasari riconduce all'architetto Lapo, ossia Jacopo Tedesco.[1] Anticamente si presentava con una struttura a nove arcate ed era il ponte più lungo e antico di Firenze, ancora più vetusto del Ponte Vecchio, che nelle forme attuali risale al 1345. Due arcate sulla riva sinistra furono chiuse nel 1347 per ampliare piazza dei Mozzi e nell'Ottocento il numero di arcate si ridusse a sei, per la costruzione dei lungarni, come testimoniano numerose fotografie Alinari del periodo.

Questo ponte resistette a tutte le grandi alluvioni, compresa quella del 1333, che si era invece portata via il Ponte Vecchio e il ponte Santa Trinita. Tra i ponti di Firenze, assieme al Ponte Vecchio, fu infatti quello che nel tempo resistette al meglio alle piene, eccezion fatta per le spallette, periodicamente risarcite.

Il ponte Rubaconte era reso caratteristico dalla presenza sulle pigne di numerose casette di legno, per lo più tabernacoli, poi trasformati in cappelle, domitori e botteghe, simili a quelle ancora esistenti sul Ponte Vecchio, ma poste solo all'altezza dei piloni. Due di questi edifici furono noti per essere stati all'origine di altrettanti monasteri femminili, quello delle Romite del Ponte detto dell'Arcangelo Raffaello e quello delle Murate. Nella cella delle «murate» visse, sin dal 1320, una piccola comunità di monache di clausura trasferite poi nel Quattrocento nel monastero omonimo in via Ghibellina.

Vi erano poi due oratori, uno dedicato a santa Caterina e l'altro alla Madonna del Soccorso, di patronato degli Alberti presente sul primo pilone dell'antica struttura, detta "santa Maria alle Grazie" (attribuita al Maestro della Santa Cecilia, fine XIII-inizi XIV secolo), ritenuta miracolosa e oggetto di devozione popolare. Da questo tabernacolo il ponte prese il nome attuale. Tra le case, due furono più volte segnalate nella letteratura per aver visto rispettivamente la nascita del beato francescano Tommaso dei Bellacci, l'altra dell'oratore e poeta satirico Benedetto Menzini.

L'Ottocento[modifica | modifica wikitesto]

Questi edifici, ormai abbandonati, furono però distrutti, verso il 1876, per allargare la carreggiata del ponte e farvi passare sopra la linea tranviaria. Le sue spallette divennero di ghisa, materiale decorativo molto in voga a quei tempi.

In quell'occasione il venerato tabernacolo fu spostato sull'attuale lungarno Diaz in un oratorio che prese in nome di "Santa Maria delle Grazie", appunto. Questa piccola struttura, costruita nel 1874 dall'architetto Vittorio Bellini per conto dei Mori Ubaldini nel giardino del palazzo Alberti-Malenchini, subì notevoli danni durante la guerra e di nuovo con l'alluvione del 1966.

La distruzione[modifica | modifica wikitesto]

Nell'agosto del 1944 le sue possenti arcate fatte saltare con mine dalle truppe naziste in ritirata, che distrussero anche tutti gli altri ponti sull'Arno escluso il solo Ponte Vecchio, i cui accessi vennero però ridotti in enormi cumuli di macerie.

La ricostruzione[modifica | modifica wikitesto]

L'anno successivo (1945) fu bandito un concorso per la sua ricostruzione e risultò vincitore il progetto del gruppo formato dagli architetti Giovanni Michelucci, Edoardo Detti, Riccardo Gizdulich e Danilo Santi e dall'ingegnere Piero Melucci. Il progetto che prevedeva una soluzione, stavolta, di sole cinque arcate, e fu realizzato dopo un tormentato iter costruttivo con notevoli variazioni rispetto alle idee iniziali (come la minore altezza delle pile di sostegno e la scomparsa dei prolungamenti dei medesimi che abbracciavano la carreggiata), con l'inaugurazione solo il 24 febbraio 1957, dopo un travagliato iter concorsuale e di realizzazione[2].

Le discussioni sorte all'interno della commissione giudicatrice in merito all'esclusione dei progetti in cemento armato non costituivano aspetti secondari di sola natura tecnica, ma investivano un problema di sostanza: non solo il ponte da progettare doveva sorgere infatti nel centro della città, a diretto confronto con il ponte Vecchio e con le architetture circostanti, ma doveva inoltre inglobare alcune pile superstiti consolidate.

La scelta del materiale e delle forme costruttive rappresentò perciò un chiaro orientamento di principio che rifletteva una precisa posizione culturale[2]. La linea vincente in questo caso fu comunque quella moderatamente moderna che permettesse l'uso del cemento armato seppure col trattamento esterno in pietraforte, materiale ritenuto, evidentemente, più "presentabile" del calcestruzzo.

La struttura venne realizzata apportando notevoli variazioni rispetto al progetto vincitore, la più sostanziale delle quali riguarda l'altezza delle pile. Originariamente queste salivano ad agganciare saldamente la soletta orizzontale superando sensibilmente i parapetti, con un effetto di prepotente uscita dall'acqua, sottolineato dalla rastremazione verso l'alto. Il successivo ridimensionamento dell'altezza riporta invece completamente l'immagine dell'oggetto nella tradizionale sintassi pila/sostegno - soletta/trave eliminando ogni suggestione strutturale e simbolica.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

La struttura attuale del ponte è costituita da una trave Gerber in cemento armato a cinque luci di lunghezza variabile e una larghezza che va dai 9 metri delle campate centrali ai 14 delle carreggiate di imbocco. Le 6 nervature a profilo inferiore sagomato curvo sono collegate inferiormente da una controsoletta continua a spessore variabile, e superiormente dall'impalcato della carreggiata viaria e dai traversi (che portano a sbalzo ampi marciapiedi, larghi 2,60 m per ciascun lato). Tra le due solette alloggiano gli impianti a rete (acquedotto, gas, energia elettrica), collocati in un vano ispezionabile sottostante i marciapiedi. I rivestimenti esterni sono in pietra forte e, con gli intonaci, si inseriscono nel segno della tradizione locale e del rispetto del contesto urbano.

L'attuale ponte alle Grazie si presenta come una struttura convenzionale e funzionale, ma non ha assolutamente niente del fascino dell'antico e robusto predecessore, nonostante la scelta di uno stile moderatamente moderno che si armonizza con le strutture storiche attigue.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Negli anni di Cristo MCCXXVII, essendo podestà di Firenze messer Rubaconte di Mandello da Milano, si fece in Firenze il ponte nuovo, e elli fondò con sua mano la prima pietra, e gittò la prima cesta di calcina; e per lo nome di detta podestà fu nominato il ponte di Rubaconte": G.Villani, Nuova Cronica (a cura di G.Porta), Guanda, 1990, pag.310.
  2. ^ a b www.cultura.toscana.it

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Le bellezze della città di Firenze, dove a pieno di pittura, di scultura, di sacri templi, di palazzi, i più notabili artifizi, e più preziosi si contengono, scritte già da M. Francesco Bocchi, ed ora da M. Giovanni Cinelli ampliate, ed accresciute, Firenze, per Gio. Gugliantini, 1677, pp. 293–294;
  • Federico Fantozzi, Nuova guida ovvero descrizione storico artistico critica della città e contorni di Firenze, Firenze, Giuseppe e fratelli Ducci, 1842, pp. 601–604, n. 315;
  • Federico Fantozzi, Pianta geometrica della città di Firenze alla proporzione di 1 a 4500 levata dal vero e corredata di storiche annotazioni, Firenze, Galileiana, 1843, pp. 138–139, n. 309;
  • Filippo Baldinucci, Notizie dei professori del disegno da Cimabue in qua, con nuove annotazioni e supplementi per cura di Ferdinando Ranalli, 5 voll., Firenze, V. Batelli e Compagni, 1845-1847, I, 1845, p. 219; II, 1846, pp. 350, 356;
  • Nuova guida della città di Firenze ossia descrizione di tutte le cose che vi si trovano degne d’osservazione, con piante e vedute, ultima edizione compilata da Giuseppe François, Firenze, Vincenzo Bulli, 1850, pp. 471, 545-547;
  • Luigi Passerini, Il ponte alle Grazie, in Curiosità storico-artistiche fiorentine, Seconda Serie, Firenze, presso Stefano Jouhaud, 1875, pp. 107–116;
  • Iscrizioni e memorie della città di Firenze, raccolte ed illustrate da M.ro Francesco Bigazzi, Firenze, Tip. dell’Arte della Stampa, 1886, pp. 149–150;
  • Walther Limburger, Die Gebäude von Florenz: Architekten, Strassen und Plätze in alphabetischen Verzeichnissen, Lipsia, F.A. Brockhaus, 1910, n. 340;
  • Augusto Garneri, Firenze e dintorni: in giro con un artista. Guida ricordo pratica storica critica, Torino et alt., Paravia & C., s.d. ma 1924, p. 146, n. XXII;
  • G. Pagano, I ponti alla Carraia e alle Grazie, in Firenze, numero unico, ottobre, 1960;
  • Ponte alle Grazie, in Leonardo Lugli, Giovanni Michelucci. Il pensiero e le opere, Bologna, Pàtron, 1966, p. 90;
  • Walther Limburger, Le costruzioni di Firenze, traduzione, aggiornamenti bibliografici e storici a cura di Mazzino Fossi, Firenze, Soprintendenza ai Monumenti di Firenze, 1968 (dattiloscritto presso la Biblioteca della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio per le province di Firenze Pistoia e Prato, 4/166), n. 340;
  • Giacomo Piccardi, Il ponte Rubaconte oggi alle Grazie, in Firenze, I, 1971, pp. 21–24.
  • Touring Club Italiano, Firenze e dintorni, Milano, Touring Editore, 1974, pp. 178–179;
  • Piero Bargellini, Ennio Guarnieri, Le strade di Firenze, 4 voll., Firenze, Bonechi, 1977-1978, IV, 1978, pp. 315–318;
  • Guido Zucconi, Firenze. Guida all’architettura, con un saggio di Pietro Ruschi, Verona, Arsenale Editrice, 1995, p. 132, n. 217;
  • Giovanni Klaus Koenig, Architettura in Toscana 1931-1968, Torino 1968.
  • Francesco Gurrieri, Lucia Bracci, Giancarlo Pedreschi, I ponti sull’Arno dal Falterona al Mare, Firenze, Polistampa, 1998, pp. 174–176;
  • Francesco Guerrieri, Lucia Bracci, Giancarlo Pedreschi. I ponti sull'Arno dal Falterona al mare. Firenze, Edizioni Polistampa, 1998.
  • Touring Club Italiano, Firenze e provincia, Milano, Touring Editore, 2005, p. 425;
  • Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Soprintendenza Archivistica per la Toscana, Guida agli archivi di architetti e ingegneri del Novecento in Toscana, a cura di Elisabetta Insabato e Cecilia Ghelli, con la collaborazione di Cristina Sanguineti, Firenze, Edifir, 2007, p. 167;
  • L’architettura in Toscana dal 1945 ad oggi. Una guida alla selezione delle opere di rilevante interesse storico - artistico, a cura di Andrea Aleardi e Corrado Marcetti della Fondazione Michelucci, con la collaborazione di Alessandra Vittorini del MiBAC/PaBAAC, Firenze, Alinea editrice, 2011, pp. 52–53, n. FI09.

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