Lago di Montedoglio

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Lago di Montedoglio
Vista Lago di Montedoglio.JPG
Stato Italia Italia
Regione Toscana Toscana
Provincia Arezzo Arezzo
Comune Anghiari
Pieve Santo Stefano
Sansepolcro
Coordinate 43°35′55.68″N 12°03′53.64″E / 43.5988°N 12.0649°E43.5988; 12.0649Coordinate: 43°35′55.68″N 12°03′53.64″E / 43.5988°N 12.0649°E43.5988; 12.0649
Altitudine 435 m s.l.m.
Dimensioni
Superficie 7,7 km²
Idrografia
Immissari principali Tevere, Singerna, Tignana
Emissari principali Tevere
Mappa di localizzazione: Italia
Lago di Montedoglio
Lago di Montedoglio

Il lago di Montedoglio è un bacino artificiale progettato nei primi anni settanta e costruito a partire dal decennio successivo sbarrando il fiume Tevere. È il lago più esteso della Toscana.

Geologia ed idrologia[modifica | modifica wikitesto]

Attualmente è utilizzato per rifornire la rete idrica dei paesi circostanti, per l'irrigazione e per regolare il flusso del Tevere ed evitare secche d'estate (i suoi primi affluenti sono a valle di Sansepolcro). Presto[Quando?] l'acqua del lago andrà ad irrigare il comprensorio del Lago Trasimeno evitando così che il livello del lago umbro scenda sotto i livelli di guardia. Il lago si trova nella provincia di Arezzo, nei comuni di Pieve Santo Stefano, Sansepolcro e Anghiari ed è circondato da monti, foreste e campi coltivati.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Con la sempre maggiore necessità dell'acqua per irrigazione e per fornire acqua potabile alle abitazioni del complesso irriguo delle province di Arezzo, Perugia, Siena e Terni, prende vita l'idea di realizzare un bacino artificiale e risolvere così la problematica situazione. La diga di Montedoglio è stata progettata dal prof. Filippo Arredi e dall'ing. Ugo Ravaglioli; i lavori di costruzione durarono dal 1977 al 1993, mentre il riempimento della diga avvenne a partire dal 1990.

Alle ore 21.30 del giorno mercoledì 29 dicembre 2010 sono crollati circa 20 metri del muro che separa l'invaso dal canale effluente, canale che raccorda l'opera di sfioro con il corso d'acqua a valle. La breccia ha causato inizialmente la fuoriuscita di 600 m³ di acqua al secondo, flusso poi affievolito dopo alcune ore. Sono state evacuate per precauzione diverse abitazioni, soprattutto nelle zone di Sansepolcro, San Giustino e Città di Castello e alcune frazioni come Piosina, Trebbio, Vannocchia, Pistrino, Pitigliano, Viaio (Anghiari).[1] L'Ente irriguo Umbro Toscano che gestisce il bacino artificiale ha comunicato che nella giornata era stato raggiunto il massimo riempimento del lago ed erano stati effettuati i controlli di collaudo, con esito positivo.[2]

Dettagli tecnici[modifica | modifica wikitesto]

La diga di Montedoglio, essendo un invaso ancora molto giovane, non può essere utilizzato a pieno e questo è dovuto soprattutto al fatto che la quantità d'acqua contenuta all'interno di questo, che è già circa 130 milioni di metri cubi, non può essere ancora aumentata fino al suo pieno regime, in quanto il fondo deve prima consolidarsi. A regime potrebbe raggiungere i 145 milioni di metri cubi d'acqua. Sul fondo del lago è stato costruito un tunnel con un diametro di 6m e una lunghezza di 420m; questo è un tunnel di evacuazione (o scarico di fondo) grazie al quale, in caso di bisogno, il lago può essere svuotato agevolmente. Nel lago troviamo anche uno sfioratore di superficie e un altro tunnel con un diametro di circa 3,5 m e una lunghezza di 4 km che ha il compito di indirizzare l'acqua nel torrente di Sovara e nel Tevere per poter assicurare il deflusso minimo vitale stabilito in di 2401 l/s.

Lago di Montedoglio

Patrimonio ittico[modifica | modifica wikitesto]

Sono presenti numerose specie di pesci come i cavedani, scardole, barbi, vaironi, carassi, tinche, carpe, brème, trote, rovelle, persici reali, lucci, sandre e persici sole.

Patrimonio forestale[modifica | modifica wikitesto]

Nelle zone collinari e montane intorno all'invaso di Montedoglio sono diffuse varie essenze forestali. Data l'asprezza del suolo (composto per la maggior parte da ofioliti) è l'habitat ideale per alcune conifere introdotte e poi naturalizzate come: Pinus nigra (pino nero), Pinus sylvestris (pino silvestre), Juniperus spp. (ginepro), e, in larga misura, Pinus pinaster (pino marittimo). Questi alberi provvedono alla tenuta del suolo contro possibili frane, al miglioramento della sua qualità e alla forestazione dell'area (di difficile colonizzazione da parte di altre specie).

Oltre alla gran quantità di conifere (le più diffuse), sono presenti altre essenze tipiche dei luoghi come: Quercus robur (farnia), Ulmus spp. (olmo), Quercus petraea (rovere), Quercus pubescens (roverella), Quercus cerris (cerro), Fraxinus ornus (orniello), Sorbus spp. (sorbo), Ostrya carpinifolia (carpino nero), Acer spp. (aceri), Mespilus germanica (nespolo comune).

Lungo le rive del lago e del fiume Tevere abbiamo: Salix spp. (salici), Populus nigra (pioppo nero), Populus tremula (pioppo tremulo), Populus alba (pioppo bianco), Ziziphus jujuba (giuggiolo), Rubus ulmifolius (mora di rovo), Robinia pseudoacacia (robinia), Prunus avium (ciliegio selvatico), Prunus spinosa (prugnolo), Rosa canina (rosa canina).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Si rompe la diga sul Tevere paura tra Toscana e Umbria, in La Repubblica, 30 dicembre 2010.
  2. ^ Cede la diga sul Tevere notte di paura, in La Repubblica, 31 dicembre 2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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