Zone territoriali omogenee

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Le zone territoriali omogenee in Italia sono le zone in cui viene diviso un territorio comunale, nell'ambito della cosiddetta zonizzazione. Ogni zona presenta dei limiti diversi i quali vincolano ogni tipo di intervento in tale area.

Vennero introdotte per la prima volta dall'art. 2 del decreto interministeriale 2 aprile 1968 n. 1444. Esse zone sono vincolate sia dal Piano regolatore generale, dagli standard urbanistici e dai vincoli di tipo "ricognitivo", "conformativo" ed "urbanistico".

Suddivisione[modifica | modifica wikitesto]

Zona A[modifica | modifica wikitesto]

Comprende le parti di territorio aventi agglomerati urbani di carattere storico, artistico e di particolare pregio ambientale o da porzioni di essi, comprese le aree circostanti, che possono considerarsi parte integrante degli agglomerati stessi.

Zona B[modifica | modifica wikitesto]

Comprende le parti di territorio totalmente o parzialmente edificate, diverse dalle zone di tipo A (le zone parzialmente coperte sono quelle che hanno un indice di superficie coperta non inferiore al 12,5% cioè come 1/8).

Zone C[modifica | modifica wikitesto]

Comprende le parti di territorio destinate alla costruzione di nuovi complessi insediativi oppure dove l'edificazione preesistente non superi l'indice di fabbricabilità citato per le zone di tipo B.

Zone D[modifica | modifica wikitesto]

Comprende le parti di territorio predestinate all'insediamento di impianti industriali.

Zone E[modifica | modifica wikitesto]

Comprende le parti di territorio destinate ad uso agricolo (escluse le parti dove, con gli insediamenti, diventino zone di tipo C).

Zone F[modifica | modifica wikitesto]

Comprende le parti di territorio destinate ad attrezzature e impianti di interesse generale.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]