Lago di Chiusi

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Lago di Chiusi
Lago di chiusi1.jpg
Stato Italia Italia
Regione Toscana Toscana
Provincia Siena Siena
Comune Chiusi
Coordinate 43°03′22.11″N 11°57′55.79″E / 43.056142°N 11.965497°E43.056142; 11.965497Coordinate: 43°03′22.11″N 11°57′55.79″E / 43.056142°N 11.965497°E43.056142; 11.965497
Altitudine 249,94 m s.l.m.
Dimensioni
Superficie 3,87 km²
Profondità massima m
Profondità media 2,7 mt (2014-2015) m
Idrografia
Origine Tettonica
Bacino idrografico Alto Valdarno km²
Immissari principali Tresa, Montelungo, Rielle, Gragnano, Canale Circondariale (con acque del depuratore).
Emissari principali Canale di collegamento tra i laghi di Chiusi e di Montepulciano
Mappa di localizzazione: Italia
Lago di Chiusi
Lago di Chiusi

Il lago di Chiusi è un bacino lacustre in quota (di massimo invaso) 249,94 metri s.l.m. della Toscana, situato nella val di Chiana senese, pochi chilometri a nord-est della località da cui prende il nome, non lontano dal lago di Montepulciano rispetto al quale si trova pochi chilometri a sud-est, a cui è idricamente collegato da un canale di collegamento dentro il quale, nei pressi di Passo alla Querce e di Poggio Falcone, si trova una diga meccanizzata a ghigliottina (munita di sfioratore). È il secondo lago più grande della Toscana, dopo il lago di Massaciuccoli, se si escludono gli invasi artificiali di Bilancino e di Montedoglio, ma è il quarto se si annoverano tali recenti invasi.

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

Il lago è formato da vari immissari, tra cui i torrenti toscani Gragnano e Montelungo, il torrente umbro Tresa (che veicola anche le acque dei torrenti Maranzano, Moiano e Rio Maggiore, le cui acque di piena sono spesso deviate meccanicamente verso il lago di Chiusi, riducendo così l'interramento del lago Trasimeno nonché il rischio di esondazione del canale artificiale Anguillara del 1958), i fossi di origine toscana Marino, Rielle e Circondariale (che riceve le acque del depuratore di Pian delle Torri e il Fosso delle Tassinaie), i fossi di origine umbra (Fosso del Recinto e Fosso del Pianone che si immettono nel fosso toscano Vuotabotte o Vuotabotti, Rio della Suora, Fosso del Saponaio che riceve le acque dei Fossi dei Puntoni, dei Ballottoli e della Battilana, Fosso della Bacocchia che riceve le acque del Fosso del Poggio Sacco), il Fosso Vuotabotte o Vuotabotti (toscano, che scorre nei pressi del confine tosco-umbro, coincidente con il tratto settentrionale del canale Chianicella) e altri fossi minori.

Il canale circondariale si immette nel lago di Chiusi sulla sinistra di Poggio Casale, mentre il torrente Tresa, il torrente Montelungo e i fossi Marino e Rielle, dopo essersi riuniti in unico canale, si immettono nel lago sulla destra di Poggio Casale. Il fosso Vuotabotte (ricevente il fosso del Recinto e il fosso del Pianone e inoltre collegato con il canale "Chianetta" tramite la "botte" [attualmente ostruita] sotto il torrente Tresa), sfocia nella parte più a meridione del lago (area sud-orientale), a ridosso del confine con l'Umbria.

Esso è collegato, a nord-ovest, con il vicino lago di Montepulciano che alimenta il canale maestro della Chiana (quando la diga posta nel canale di collegamento tra i laghi di Chiusi e di Montepulciano è lasciata aperta).

I principali immissari del lago di Montepulciano (torrente Parce, che riceve le acque del torrente Monaco, fosso Salcheto e fosso Val di Seste) attraversano costantemente una cassa di laminazione e decantazione, di recente realizzazione. Tale cassa è utile per salvaguardare il lago di Montepulciano dall'interramento e per proteggere la qualità delle sue acque.

Attualmente le acque degli immissari del lago di Chiusi non attraversano analoge casse di costante laminazione e decantazione.

Il lago di Chiusi funge da “polmone” delle piene e pertanto, se si interrasse, verosimilmente potrebbero esponenzialmente aumentare i rischi idro-geologici nell’intero fondovalle, da Chiusi Scalo (località sorta all’inizio del secolo XX) al lago di Montepulciano, con conseguenti criticità per i nuclei urbanizzati, i siti industriali e agricoli, nonché la viabilità stradale e ferroviaria di epoca successiva ai progetti ottocenteschi di colmata dei laghi di Chiusi e di Montepulciano, incompatibili con l’odierna antropizzazione del fondovalle e con le vigenti normative.

Apparentemente la sponda settentrionale e quella sud-orientale del bacino lacustre chiusino sembrerebbero segnare il confine tra Toscana e Umbria, ma in realtà il territorio toscano (quindi anche la provincia di Siena e il comune di Chiusi) comprende l'intero lago di Chiusi nonché la battigia che circonda il lago a 360°.

A circa 10 km a nord-est del lago di Chiusi, in territorio umbro, è situato il lago Trasimeno che, tra l'altro, riceve le acque del torrente Anguillara. Sull'Anguillara sono altresì convogliati i corpi idrici del fiume Tresa e dei torrenti Rio Maggiore, Moiano e Maranzano, deviati verso il lago di Chiusi attraverso quattro dighe che spesso fanno fluire le acque torbide, durante le piene, lungo un tratto del Tresa che unitamente al Rio Maggiore (i due maggiori affluenti del Trasimeno), per volontà di papa Innocenzo VIII, dal 1490 è deviato verso l'odierna Chiusi Scalo (girato verso l'Arno dopo il Trattato del 1780 tra Granducato di Toscana e Stato Pontificio) e che oggi è inalveato tra poderosi argini, nonché munito di una recente cassa di esondazione nei pressi di Moiano (in Umbria).

L'ultimo tratto del torrente Tresa è stato modificato negli anni ottanta del secolo XX (da allora le sue acque decantano nell'area di colmata - in sinistra idraulica - soltanto in caso di piene eccezionali, cioè molto raramente).

Le dighe a ghigliottina nel torrente Tresa e nel torrente Rio Maggiore, non distanti da Sanfatucchio (frazione del comune di Castiglione del Lago), dividono il Bacino idrografico del Tevere da quello dell'Arno. Nell'argine destro del torrente Tresa, in Toscana, è inglobata la torre di "Beccati Questo" del secolo XIII, costruita sopra un ponte romano sul Clanis, la quale, ristrutturata dalla Repubblica di Siena nel secolo XV, si ergeva in mezzo alla Chiana. A essa, in Umbria (ex Stato Pontificio), si contrappone la Torre di Beccati Quello[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il lago di Chiusi ha origine tettonica (come dimostrano studi geologici) ed esiste da lungo tempo, essendo testimoniato anche in epoca etrusca e romana. Studi geologici mettono in luce l'esistenza dei laghi di Chiusi e di Montepulciano da milioni di anni, quantomeno dal Pliocene quali residui del grande mare del Pliocene italiano. In origine esso era collocato lungo il corso del fiume Clanis che sgorgava dal colle Clanis (Chiani), a ovest di Arezzo, e scendeva verso il Tevere fluendo attraverso i laghi di Montepulciano e di Chiusi il cui "zero idrometrico" si trovava in quota più bassa (rispetto a oggi).

Fino all'ultima era geologica (Quaternario) il Clanis riceveva le acque dell'Arno (cosiddetto Arno Tiberino) che ivi giungevano dalla piana aretina, passando tra il colle di San Zeno (Arezzo) e il colle di Sargiano, laddove oggi transitano la linea ferroviaria e la SS73. In tale era geologica l'Arno trovò naturalmente un nuovo percorso (quello attuale verso Firenze). Gli Etruschi limarono una strettoia in granito lungo il corso dell'Arno, nei pressi di Arezzo, per evitare che le piene dell'Arno sfiorassero verso San Zeno (Arezzo) e il fiume Clanis (il cui Alveo sia ordinario - o "di piena" - sia maggiore - o "di esondazione" - scorreva in una valle molto incavata, come è emerso da carotaggi e studi recenti, ma dalla pendenza dello 0,5 per mille circa). Il Clanis, affluente del Tiber (Tevere), era navigabile e attraverso il suo alveo gli esperti navigatori etruschi giungevano a Rumon (Roma) e al Mar Tirreno, e viceversa.

In epoca medievale, a seguito dell'allagamento (per causa antropica) della Valle del Clanis, dalla metà secolo XI (1052-1055) lo "zero idrometrico" dei laghi di Chiusi e di Montepulciano si elevò notevolmente, formandosi un unico gigantesco lago artificiale, che partiva dalla diga del Muro Grosso presso Carnaiola-Olevole e risaliva in direzione di Arezzo[2]. L'allagamento della Valle del Clanis fu un episodio catastrofico che comportò la perdita di un fondovalle altamente antropizzato, anche dal punto di vista agricolo, oltretutto percorso dalla Via Cassia vetus (dai fines Clusinorum a Clusium) e dalla Via Cassia Adrianea (da Clusium verso Nord) correnti in "destra idraulica" (lato occidentale) di tale fiume, anch'esse sommerse dalle acque. Contemporaneamente ebbero un grande sviluppo la Via Francigena e la neo-realizzata Via Romea Germanica (o Via Teutonica).

Successivamente, con l'escavazione presso Arezzo (ai piedi del colle di Chiani) di un canale artificiale nel 1338 (fossatum novum), per deviare le acque esondate del Clanis verso l'Arno, in area aretina furono eretti sbarramenti (dighe) per alimentare l'industria molitoria (Chiusa dei Monaci) e, con il tempo, ulteriori sbarramenti per limitare il grande bacino (Ponti di Arezzo, Ponte alla Nave, ecc.) che non migliorarono la situazione (impaludamento e malaria) nel resto della valle.

Nel 1490 su ordine di Papa Innocenzo VIII i maggiori affluenti del Lago Trasimeno, Tresa (proveniente da Panicale) e Rio Maggiore (proveniente da Sanfatucchio), furono deviati verso Chiusi aggravando l'impaludamento in Val di Chiana.

Poco prima del 1500 (come attesta la celebre mappa di Leonardo da Vinci) le acque del bacino cominciarono a scorrere lentamente verso l'Arno, a partire da Foiano della Chiana, e verso il Tevere a partire da Sinalunga-Torrita di Siena, essendosi spostato a sud il "displuvio" (che dal 1338 era vicino ad Arezzo).

Con Cosimo I de' Medici iniziò la bonifica della valle (in territorio toscano), bonifica che ebbe un contemporaneo impulso (seconda metà del secolo XVI) quando, in territorio pontificio, fu abbattuta la diga del Muro Grosso dall'ing. Rafael Bombelli, il quale mise in pratica un progetto del papa toscano Ciocchi del Monte (Giulio III)[3].

Tuttavia Papa Clemente VIII, di famiglia fiorentina esiliata da Firenze e grande nemico dei Medici, dopo l'alluvione di Roma del 1598 (per la quale furono incolpate pretestuoasamente le acque della Val di Chiana, anziché i grandi battelli fluviali [mulini natanti] incastrati nei ponti romani nella piena del Tevere del 24 dicembre 1598) fece ricostruire il Muro Grosso ed eresse altre due dighe al confine con i Toscani (diga o Bastione di "Clemente VIII" [che ostruiva il fiume Astrone tra il "piede" del Monte Cetona e il Poggio dei Cavalieri, esattamente al confine tra i due stati {attuale confine tosco-umbro che interseca l'A1}] e diga del Buterone [tra il "piede" di Città della Pieve e il Poggio dei Cavalieri, non distante da un altro tratto di confine "statale" {oggi "regionale"}), alzando notevolmente il livello del grande bacino artificiale.

Dal 1600 fu creata da Papa Clemente VIII la diocesi di Città della Pieve, lungo il confine pontificio con il Granducato di Toscana (governato dai nemici Medici). Sia nella parte aretina sia nella parte pontificia le principali dighe erano sfruttate dall'industria molitoria (specie la Chiusa dei Monaci e il Muro Grosso), mentre "in mezzo" alla valle impaludata artificialmente si moriva di malaria. Successivamente cominciarono a diffondersi variopinte tesi sull'origine dell'impaludamento (innalzamenti tettonici e/o terremoti del 1055, "Muro Grosso detto de' Romani" e/o costruito dall'imperatore Nerone [interpretando estensivamente le fonti], "abbandono" della valle dopo la caduta dell'impero romano, "mancanza di pressione", ecc.), citate da vari studiosi.

Nel 1643, durante la Guerra di Castro, l'esercito granducale fece breccia nelle tre dighe pontifice, tra cui il Muro Grosso, consentendo il deflusso delle acque verso il Tevere. La funzionalità delle dighe fu celermente ripristinata dallo Stato Pontificio.

La situazione, nell'area chiusina, peggiorò sul finire del secolo XVII (intorno al 1680) con l'erezione di un'altra mastodontica diga pontificia (Campo alla Volta, dove nel 1727 fu inserito il Callone Pontificio che controllava dei regolatori sul Fosso delle Cannucce [oggi "Chianetta"], limitrofo al lago artificiale), a ridosso del confine con il Granducato di Toscana (tra il "piede" di Città della Pieve e il Poggio dei Cavalieri), a cui si contrappose una diga toscana nei pressi di Valiano (in cui nel 1723 furono inseriti dei regolatori, controllati da un "Callone"); e così la quota (zero idrometrico) della gigantesca "piscina a cielo aperto" (Chiana), ovverosia degli esondati laghi di Montepulciano e di Chiusi (e di ciò che rimaneva del Clanis), fu ulteriormente elevata[4].

Nei documenti dell'era dell'impaludamento (comprese mappe e cabrei) i laghi di Chiusi e di Montepulciano sono indicati come "Chiari" (Chiaro di Chiusi e Chiaro di Montepulciano) in quanto, rispetto alle acque melmose del fondovalle impaludato, tali antichi specchi d'acqua erano cristallini e profondi, nonostante l'interramento degli ultimi secoli che ne aveva ridotto la profondità.

Dal settecento in avanti furono siglati vari trattati, tra Stato Pontificio e Granducato di Toscana, che portarono all'accelerazione della bonifica della Val di Chiana, sia toscana sia romana, iniziata nel secolo XVI. Con il Trattato del 1780 furono definiti i confini e fu concordato, tra l'altro, che il fiume Astrone sarebbe tornato a scorrere verso il Tevere mentre i torrenti Montelungo e Tresa sarebbero stati deviati in Arno (in direzione del Chiaro di Chiusi), colmando le Bozze di Chiusi (palude compresa tra l'Argine di Separazione del 1780 e il passo delle Torri (Beccati Questo e Beccati Quello).

Tuttavia la bonifica della parte centrale della Valle (che va da Arezzo a Orvieto, cioè tra Foiano della Chiana e Chiusi, fu ritardata di circa un secolo a causa della strategia del giurista e bonificatore Vittorio Fossombroni, aretino, che aveva cominciato a bonificare l'area aretina con il solo metodo delle colmate, peggiorando la situazione a sud di Foiano della Chiana, fino a Chiusi, dove imperversava la malaria (dal 1191) e dove le acque erano ferme. Per fortuna il geniale Alessandro Manetti, toscano, architetto e ingegnere idraulico che aveva studiato all'École nationale des ponts et chaussées di Parigi, per conto del Granduca di Toscana realizzò gli Allaccianti di Destra e di Sinistra e altre ingegnose opere idrauliche, ancor oggi esistenti e funzionanti; egli inoltre, non senza difficoltà (a causa di defatiganti opposizioni politiche e campanilistiche), ridusse la soglia della Chiusa dei Monaci e del Callone di Valiano, dando impulso alla grande bonifica dell'alta Val di Chiana Toscana (dall'odierna Chiusi Scalo verso nord).

Parallelamente, la val di Chiana Romana era bonificata dalla Prefettura Pontificia delle Acque con sede a Città della Pieve (nell'attuale palazzo muncipale), trasformatasi in Consorzio di Bonifica della Val di Chiana Romana, con sede in Chiusi Scalo dal 1929.

L'encomiabile operato e un'accurata pubblicazione di Alessandro Manetti misero in probabile difficoltà il Fossombroni (rimosso dall'incarico di bonificatore e portato a Firenze, nella Segreteria di Stato, dal Granduca Leopoldo II d'Asburgo-Lorena). Fossombroni tentò di giustificare il proprio operato, anche per mezzo di influenti amicizie e di nuove edizioni, rivedute e corrette, di una sua precedente pubblicazione. L'importante opera di bonifica di Alessandro Manetti fu portata avanti da altri, tra cui l'ottimo Ing. Possenti del Genio Civile di Arezzo, fino a quando, nel secolo XX, i laghi di Montepulciano e di Chiusi sono tornati alle dimensioni pressappoco (e verosimilmente) originarie (sussistenti fino al 1052 quando, per motivi bellici, fu iniziata la costruzione di una diga in terrabattuta presso Carnaiola-Olevole, poi sormontata da un'ulteriore diga in muratura [Muro Grosso] completata nel 1055 [alte complessivamente circa 20-22 metri]), seppure con quota (zero idrometrico) elevata di una ventina di metri rispetto all'epoca immediatmaente anteriore all'erezione della diga del Muro Grosso (sec. XI).

A causa della citata "Guerra delle Acque", oggi nei pressi della località Mar Nero (Chiusi Scalo) si trova il punto più elevato del fondovalle dell'intera Val di Chiana dove, in corrispondenza dell'Argine di Separazione del 1780 (che va dall'argine destro del torrente Montelungo a Po' Bandino), le acque si dividono, tal ché in parte (da lì) scorrono verso l'Arno (dighe a ghigliottina permettendo) e in parte verso il Tevere attraverso il canale Chianetta che diventa "Fiume Chiani" dopo avere ricevuto le acque del torrente Astrone.

Per realizzare la ferrovia granducale (Siena-Chiusi), nel secolo XIX, l'Argine di Separazione fu parzialmente rimosso. Successivamente, caduti gli stati preunitari, sotto il Regno d'Italia (1861-1946) fu abbattuta un'altra sezione dell'Argine di Separazione per consentire la realizzazione della linea ferroviaria Chiusi-Terontola, per la quale i primi sbancamenti furono eseguiti a partire dalla primavera del 1874.

Ad opera del Consorzio (tosco-umbro) delle Bozze Chiusine (area tosco-umbra ancora impaludata, compresa tra l'Argine di Separazione del 1780 e il passo di Beccati Questo e Beccati Quello), fu praticata un'apertura nell'Argine di Separazione per consentire il deflusso verso la Chiana Romana (che va verso il Tevere [con pendenza quasi "zero" fino alle dighe pontifice di Campo alla Volta e del Buterone]) delle acque ferme delle Bozze Chiusine, drenate dal fosso Chianicella, non essendovi altre soluzioni per la bonifica di tale esigua ma importante area, posta da ambo i lati del fosso Chianicella che, dal 1780, divideva i due stati (granducale e pontificio) e che dal 1860 segna il confine tra due regioni (Toscana e Umbria).

Dopo la realizzazione del nuovo tratto del torrente Tresa, girato verso l'Arno (in forza del Concordato tra Granducato di Toscana e Stato Pontificio del 1780), il fosso Chianicella è rimasto "intubato" sotto il torrente Tresa. Le acque del fosso Chianicella vanno in parte verso il lago di Chiusi – ricevendo le acque del Fosso del Recinto e del Fosso del Pianone (che lambisce la Torre di Beccati Quello), immettendosi poi nel lago grazie all'ultimo tratto del Fosso Vuotabotte o Vuotabotti (bacino idrografico dell'Arno) – e in parte verso la Chiana Romana (bacino idrografico del Tevere), trovandosi nel tratto a "pendenza zero" del fosso Chianicella il displuvio effettivo tra i due bacini idrografici. Attualmente tale displuvio è nella botte (attualmente non funzionante) del fosso Chianicella sottostante al torrente Tresa. Pertanto dall'argine sinistro del torrente Tresa (in direzione Sud) tale fosso prende il nome di Chianetta, mentre dall'argine destro del Tresa (in direzione Nord) tale fosso prende il nome di Vuotabotte o Vuotabotti ricevendo quasi subito le acque del Fosso del Recinto e, più Nord, quelle del Fosso del Pianone prima di immettersi nel lago di Chiusi.

Servizio Idrico Integrato[modifica | modifica wikitesto]

Da lungo tempo le acque del lago di Chiusi sono usate per il Servizio idrico integrato, a beneficio del Comune della Città di Chiusi, potabilizzate grazie all'impianto di Pian dei Ponti, da lì sollevate in cisterne (poste in quota più elevata) e infine distribuite alla popolazione (con esclusione dell'abitato di Macciano, servito dalla fonte dei Cappuccini nel comune di Sarteano) attraverso la rete idrica comunale attualmente gestita da Nuove Acque S.p.A. con sede ad Arezzo, sotto l'egida dell'Autorità Idrica Toscana (A.I.T.) Conferenza Territoriale A.T.O. 4 Alto Valdarno (già Autorità d'Ambito Territoriale Ottimale [o A.A.T.O. 4] Alto Valdarno), anch'essa con sede ad Arezzo.

Lago di Chiusi 5.2.2012: captazione delle acque di fronte al pontile
Lago di Chiusi (domenica 5 febbraio 2012, ore 12:54): pontile in prosecuzione del quale si trovano le boe e il punto di captazione delle acque per il Servizio idrico integrato; sullo sfondo i colli innevati del versante umbro

La captazione delle acque per uso idropotabile avviene di fronte a un pontile, ubicato nella zona protetta dal WWF del lago di Chiusi (dove si trova altresì un ristorante).

La fauna e il Rifugio (o Oasi) del WWF "Lago di Chiusi"[modifica | modifica wikitesto]

Nell'area meridionale del sito lacustre si trova un'Oasi del WWF[5], di otto ettari, compresa tra località Sbarchino (esclusa) e il lato nord-occidentale di Poggio Casale, rappresentata nella cartografia pubblicata nel portale del WWF[6].

Per quanto riguarda gli uccelli, il lago ospita numerose specie di ardeidi, come, ad esempio, la garzetta), l'airone rosso e, dal 1999, il rarissimo mignattaio. La zona è anche punto di sosta per gli uccelli migratori come il falco pescatore o il cavaliere d'Italia. Altre specie nidificanti sono lo svasso maggiore, il pendolino ed il raro basettino. La garzaia del Lago di Chiusi è una delle più importanti dell'Italia centrale[7].

Le sue acque sono però infestate da numerosi crostacei alloctoni come il gambero rosso della Louisiana e il gambero americano.

Così si esprime il Piano Operativo con contestuale variante al Piano Strutturale del Comune della Città di Chiusi, Valutazione di Incidenza ambientale, Studio di Incidenza, Elab. 3, aprile 2015, pag. 12[8]: "Il lago di Chiusi dal 1999 è compreso nell’Area Naturale Protetta di Interesse Locale (ANPIL), che si estende per circa 818 ettari e comprende il suo immissario, il Tresa, e parte del Canale Passo alla Querce che alimenta il lago di Montepulciano. Il sistema dei due laghi rappresenta una zona umida di notevole importanza dell’Italia centrale, collocata lungo la via migratoria che attraversa la Toscana dalla valle dell’Arno a quella del Tevere e costituisce un importante punto di sosta per l’avifauna che si muove stagionalmente dai paesi africani all’Europa; inoltre è utilizzato da numerose specie di uccelli per lo svernamento e la nidificazione. Sia il lago di Chiusi che il Lago di Montepulciano sono designati come Sito di Importanza Comunitaria (SIC) ai sensi della Direttiva “Habitat” per gli importanti ambienti e specie che le ospitano e Zona di Protezione Speciale (pZPS) (ai sensi della Direttiva “Uccelli”), dato il grande valore per l’avifauna. Una superficie più ampia che racchiude i due corpi idrici è inoltre definita come Important Bird Area. All’estremità meridionale è presente il Rifugio del WWF “Lago di Chiusi”. L'Oasi, situata nella parte meridionale del lago di Chiusi, include la parte naturalisticamente più interessante di questo specchio d’acqua, costituita da una zona ad acque basse, ricca di piante acquatiche, e da un bosco igrofilo a salici e pioppi che ospita una delle garzaie più importanti dell’Italia centrale. L'area si estende su una superficie di circa 8 ettari. Una buona parte dell'Oasi è occupata dal bosco ripariale a salici e pioppi, dove è molto diffuso anche il salice cinereo (Salix cinerea), dal portamento cespuglioso. Qui si trova la garzaia che fa del Lago di Chiusi un’area estremamente importante per la riproduzione degli ardeidi: vi nidificano infatti nitticore, garzette, aironi rossi e sgarze ciuffetto, che costruiscono i loro nidi sui salici, difesi dall’intrico della vegetazione e dal suolo perennemente allagato. Il 1998 ha visto ospiti della garzaia anche due coppie di mignattaio e nel 1999 vi ha nidificato anche l’airone guardabuoi. Sul bordo del lago, a circondare la garzaia, è piuttosto esteso il canneto a cannuccia palustre e, vicino alle rive e nelle acque libere, vivono numerose piante acquatiche rare, come il nannufaro (Nuphar luteum), la castagna d’acqua (Trapa natans), l’utricolaria (Utricularia vulgaris), la Vallisneria spiralis e la bellissima ninfea bianca (Nymphaea alba). Nel canneto del Rifugio nidificano diverse coppie di basettino e il falco di palude".

Attività ittiche, di ristorazione, sportive, ricreative e celebrative[modifica | modifica wikitesto]

L’attività ittica nel lago di Chiusi è disciplinata dal decreto del Presidente della Giunta regionale della Toscana del 7 febbraio 2018, n. 6/R (Regolamento di attuazione della legge regionale 3 gennaio 2005, n. 7 [Gestione delle risorse ittiche e regolamentazione della pesca nelle acque interne], il cui allegato A è stato modificato dal Regolamento adottato con d.p.g.r. 5 giugno 2019, n. 30/R (Limiti di cattura dei salmonidi).[9]

Sulla sponda sud-occidentale del lago di Chiusi sorgono due ristoranti "storici", specializzati nella cucina del pesce di lago; tra i piatti tipici si annovera il brustico, ricetta di origine etrusca che sopravvive ai giorni nostri.

In località Sbarchino, nella sponda sud-occidentale del lago di Chiusi, ha sede "Lenza etrusca", associazione sportiva dilettantistica senza fini di lucro che riunisce numerosi appassionati di pesca e di natura. Essa nasce come associazione di pescatori del lago di Chiusi negli anni cinquanta del secolo XX con il nome di "Società dei pescatori di Chiusi". Nel 1969 prende il nome di "Società pesca sportiva di Chiusi" e aderisce alla F.I.P.S. (Federazione Italiana Pesca Sportiva ed Attività Subacquee); successivamente prende il nome (attuale) di "Società Pesca Sportiva Lenza Etrusca". Tale ente assume una rilevante importanza, anche sotto l'aspetto ittico, visto che monitora la conservazione di specie caratteristiche dell'habitat faunistico locale, come il luccio tramite l'incubatoio "Mauro Mancini" (previa autorizzazione del Responsabile del Servizio dell'ente locale di competenza).

I diritti di pesca nel lago di Chiusi, appartenente al Demanio Statale, erano di competenza della Provincia di Siena in forza del d.P.R. 616/77 (art. 137), ma con la legge 56/2014 la competenza delle province (sui diritti di pesca nelle acque interne) è venuta meno. Pertanto, dopo l'entrata in vigore della legge regionale toscana n. 20/2016, per mezzo di atti amministrativi dei Comuni di Chiusi e di Montepulciano, della Provincia di Siena e della Regione Toscana, le concessioni di pesca sia professionale sia sportiva nei laghi di Chiusi e di Montepulciano sono gestite rispettivamente dal Comune di Chiusi e dal Comune di Montepulciano.

Nei laghi di Chiusi e di Montepulciano è tuttora in vigore il "Regolamento per la disciplina del diritto esclusivo di pesca nei laghi di Chiusi e Montepulciano" adottato con deliberazione del Consiglio Provinciale n. 55/2002, modificato con deliberazione del Consiglio Provinciale n. 102 del 13.12.2004.

Nel lago di Chiusi hanno sede due associazioni di canottaggio e, nello specchio del "Chiaro" (lago), si svolgono gare in tale disciplina.

Altre manifestazioni, anche sportive, si tengono periodicamente presso il lago di Chiusi, come corse campestri, gare di Triathlon, raduni e i fuochi d'artificio notturni al termine di una storica celebrazione rievocativa (traversata del lago con l'immagine di Santa Mustiola e benedizione del lago) che si tiene la sera del 3 luglio, ogni anno, in corrispondenza dei festeggiamenti di Santa Mustiola, patrona di Chiusi e, altresì, della Val di Chiana.

Durante l'era del grande "pelagus" o impaludamento, nello specchio del Chiaro di Chiusi si celebrava lo "sposalizio delle Chiane", attestato nel secolo XIII e meglio descritto in documenti del secolo XV, che avveniva la domenica in albis, grazie a un anello d'argento dorato gettato nelle acque da una barca dal "Sindico" di Chiusi.

Percorso della Bonifica[modifica | modifica wikitesto]

La sponda sud-occidentale del lago di Chiusi è lambita dal Percorso della Bonifica, itinerario naturalistico mozzafiato che parte da Chiusi Scalo e giunge alla Chiusa dei Monaci di Arezzo (ai piedi del colle di Chiani), realizzata dalla Provincia di Arezzo nella prima decade del secolo XXI, quando tale ente gestiva la Polizia Idraulica e le opere idrauliche nella Val di Chiana sia senese sia aretina, dal torrente Montelungo ad Arezzo, ovverosia prima della riforma normativa che ha investito (dal 2016) le Regioni (Genio civile) della gestione delle opere idrauliche appartenenti al demanio statale. Pertanto, gli uffici amministrativi aretini sono divenuti un distaccamento del Genio Civile toscano (dopo una lunga competenza statale, le funzioni passarono alla Regione Toscana all'inizio degli anni '80 per poi tornare statali dal 1994 all'inizio del nuovo millennio quando ne fu investita la Provincia di Arezzo fino al 31 dicembre 2015, per poi tornare alla Regione Toscana dal 1º gennaio 2016).

Antropizzazione, interramento, depurazione, qualità delle acque e rischio idrogeologico[modifica | modifica wikitesto]

A causa delle opere eseguite negli anni ottanta (sec. XX) e delle sopravvenute colmature delle residue aree di colmata[10], le acque del torrente Montelungo, del torrente Tresa (che veicola notevoli quantità di acque limacciose durante le piene), del torrente Gragnano e dei fossi Marino e Rielle (portatore di abbondanti sedimi solidi), precedentemente sfocianti in aree di decantazione e colmata (prima di immettersi nel lago), oggi fluiscono direttamente nel lago di Chiusi, in assenza di costante laminazione e decantazione.

Inoltre numerosi fossi, specie di origine umbra, si immettono direttamente nel lago di Chiusi senza laminazione e senza decantazione costante dei rispettivi corpi idrici.

Sul finire degli anni ‘90 (sec. XX) fu realizzato un importante progetto per salvare il lago di Chiusi dall’interramento e, quindi, dal potenziale inquinamento, per il quale furono cercati importanti finanziamenti; tuttavia esso non è stato messo in pratica, fatta eccezione per alcune opere come la recente realizzazione del depuratore del Pian delle Torri, inaugurato nel 2013, che riceve i liquami fognari di una buona parte delle aree urbanizzate del comune chiusino e che si aggiunge al depuratore ricevente i liquami dell'abitato di Montevenere, allacciato anch'esso a un fosso sfociante nel lago di Chiusi (i depuratori di Querce al Pino e delle Biffe sfociano invece in Val di Chiana Romana, rispettivamente nel fiume Astrone e nella Chianetta).

Il depuratore di Pian delle Torri dovrebbe altresì ricevere gli scarichi delle frazioni umbre che circondano il lago, poste nel Comune di Castiglione del Lago, ma tali scarichi non erano ancora allacciati al depuratore alla data di approvazione del Piano Operativo del Comune della Città di Chiusi, nel 2016.

Risale al 2008 un progetto per realizzare almeno una vasca di costante decantazione delle acque del torrente Tresa (che riceve una parte delle acque del torrente Montelungo), nonché (almeno) una vasca di costante decantazione delle acque dei fossi Marino, Rielle e del torrente Montelungo, ambedue a ridosso del lago di Chiusi, in area demaniale, e infine per eseguire il dragaggio di una parte del lago di Chiusi; ad oggi tale progetto non è stato messo in pratica.

Negli ultimi decenni sono state realizzate vasche di esondazione del torrente Tresa e dei torrenti Gragnano e Montelungo le quali, tuttavia, funzionano solo in caso di piena e hanno una funzione di protezione dal rischio idrogeologico, quindi mitigano in minima parte il problema dell’interramento del lago.

In definitiva, l’assenza di vasche di costante laminazione e decantazione degli immissari, la deviazione delle acque torbide del torrente Tresa e dei torrenti Maranzano, Moiano e Rio Maggiore verso il lago di Chiusi (durante le piene), l’antropizzazione attorno al lago, specie di tipo agricolo (in cui vengono talvolta usati prodotti chimici), e il mancato allaccio (almeno nel 2016, quando fu approvato il Piano Operativo della Città di Chiusi) degli scarichi umbri al depuratore di Pian delle Torri contribuiscono a determinarne l’interramento, oltre a non giovare alla qualità delle sue acque.

L’interramento e l’inquinamento del lago di Chiusi sono vietati, tra l’altro, dai vigenti vincoli che obbligano a mantenere inalterato tale sito, caratterizzato da un pregevole habitat floro-faunistico, in forza di normative, anche comunitarie, che hanno ormai reso obsoleti e contrari all’ordinamento giuridico i progetti ottocenteschi di colmare i laghi di Chiusi e di Montepulciano, ipotizzati quando ancora non esistevano gli abitati (come Chiusi Scalo), le attività artigianali e industriali, i fondi agricoli nonché il reticolo viario e ferroviario attuali nel fondovalle tosco-umbro.

Il lago di Chiusi è il bacino idrico in cui si spandono le piene dei propri immissari e pertanto, verosimilmente, il suo interramento non gioverebbe affatto alle problematiche idrogeologiche del fondovalle tosco-umbro, dal ventesimo secolo altamente antropizzato, sia in Val di Chiana Toscana sia in Val di Chiana Romana.

Area protetta e vincoli[modifica | modifica wikitesto]

Lago di Chiusi
Lago di chiusi1.jpg
Tipo di areaRete Natura 2000 - Sito di Interesse Comunitario (SIC) - Zona Speciale di Conservazione (ZSC) - Zona di Protezione Speciale (ZPS) - Important Bird and Biodiversity Area (BIA) - Sito di Interesse Regionale (SIR) - Area Naturale Protetta di Interesse Locale (ANPIL) - Rifugio WWF
Class. internaz.SIC/ZSC-ZPS (IT5190009) - SIR (95) - ANPIL (APSI02)
StatoItalia Italia
RegioniToscana
ProvinceSiena
ComuniChiusi
Superficie a terra802 (SIC/ZSC-ZPS), 800,27 (SIR), 805 (ANPIL), 8 (WWF) ha
GestoreRegione Toscana (SIC/ZSC-ZPS-SIR) - Comune di Chiusi (ANPIL)
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Lago di Chiusi
Lago di Chiusi
Sito istituzionale

Nella cartografia interattiva del “Progetto Natura”[11] consultabile nel sito del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il sito (Codice IT5190009) di oltre ottocento ettari denominato “Lago di Chiusi” è indicato come “Rete Natura 2000[12] – SIC/ZSC e ZPS” e come “Important Bird and Biodiversity Area (IBA)”.

Il sito “Lago di Chiusi” cod. IT5190009 è una Zona di protezione speciale (ZPS) prevista e regolamentata dalla Direttiva comunitaria 79/409 “Uccelli” (abrogata e sostituita dalla Dir. 2009/147/CE) – il cui obiettivo è la “conservazione di tutte le specie di uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico” che viene raggiunto sia attraverso la tutela dell’avifauna sia con la protezione dei loro habitat naturali – come da mappatura e da scheda realizzata dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, consultabili nel portale di tale ente (Rete Natura 2000).

Dopo la promulgazione della legge della Regione Toscana n. 30 del 19 marzo 2015 «Norme per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturalistico - ambientale regionale. Modifiche alla legge regionale n. 24/1994, alla legge regionale n. 65/1997, alla legge regionale n. 24/2000 ed alla legge regionale n. 10/2010», in ottemperanza alla normativa comunitaria e nazionale che obbliga ad "evitare il degrado degli habitat naturali e degli habitat di specie, nonché la perturbazione delle specie per cui le zone sono state designate", e a seguito di una procedura d’infrazione dell’Unione europea, la Giunta regionale della Toscana ha adottato la Delibera n. 1223 del 15 dicembre 2015, «Direttiva 92/43/CE “Habitat” - art. 4 e 6 - Approvazione delle misure di conservazione dei SIC (Siti di Importanza Comunitaria) ai fini della loro designazione quali ZSC (Zone Speciali di Conservazione)», deliberando "di approvare, in attuazione degli articoli 4 e 6 della Direttiva 92/43/CEE e dell'art. 4 comma 2 del DPR 357/97 e s.m.i, al fine di fornire una risposta al CASO EU PILOT 4999/13/ENVI ed alla Procedura di infrazione 2015/2163 richiamati in premessa e consentire al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare la designazione dei SIC presenti nel territorio toscano quali Zone Speciali di Conservazione, le misure di conservazione di cui agli Allegati A, B e C (parti integranti e sostanziali della presente deliberazione) necessarie per mantenere in uno stato di conservazione soddisfacente le specie e gli habitat per i quali i medesimi SIC sono stati individuati, in attuazione dell’art. 2 del decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio 3 settembre 2002 citato in premessa e contenenti" le misure per i SIC/ZSC, tra cui è espressamente individuato (in allegato) il sito Lago di Chiusi (IT5190009).

Con tale Delibera (1223/2015) la Giunta regionale della Toscana stabilisce inoltre – e tra l’altro – che "le misure di conservazione di cui agli allegati A, B e C alla presente deliberazione: - trovano applicazione nei SIC e nelle successive Zone Speciali di Conservazione e hanno carattere di prevalenza, qualora più restrittive rispetto a disposizioni e provvedimenti regionali e locali concernenti la stessa materia, stante la priorità degli obiettivi di conservazione di habitat e specie".

Con decreto del 24 maggio 2016 (in Gazz. Uff., S. G. n. 139 del 16-6-2016, pp. 12–15) il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, in virtù delle norme (comunitarie, nazionali e regionali) e degli atti amministrativi richiamati nel “Preambolo”, ha stabilito (art. 1) che “Sono designati quali Zone Speciali di Conservazione (ZSC) della regione biogeografica continentale i seguenti 17 siti di importanza comunitaria insistenti nel territorio della Regione Toscana, già proposti alla Commissione europea quali Siti di Importanza Comunitaria (SIC) ai sensi dell’art. 4, paragrafo 1, della direttiva 92/43/CEE”, tra cui il "Sito, Tipo C" (multiprotezione), Codice IT5190009, denominato “Lago di Chiusi”, di ettari 802.

In forza del suddetto decreto e dall’articolo 2, comma 3, D.M. 17 ottobre 2007 la Regione Toscana ha comunicato al Ministero l’elenco dei soggetti gestori delle aree protette, indicando nella Regione Toscana l’ente gestore del sito ZSC-ZPS “Lago di Chiusi” cod. IT5190009.

Con delibera della Giunta regionale della Toscana n. 505 del 17-05-2018 (Legge regionale 19 marzo 2015, n. 30-Individuazione degli habitat di interesse comunitario dei siti Natura2000 e delle relative perimetrazioni), “Vista la Direttiva del Consiglio delle Comunità Europee del 21 maggio 1992, n. 92/43/CEE, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche” e alla luce del progetto “HASCITu” (Habitat in the Site of Community Importance in Tuscany), finalizzato all'individuazione e rappresentazione cartografica degli habitat di interesse comunitario nei Siti Natura 2000 non esclusivamente marini, ai sensi della Direttiva Habitat", come tali meritevoli di conservazione, sono state individuate sette tipologie di habitat (forestali e di acque dolci), perimetrate e distribuite in buona parte del sito SIC/ZSC “Lago di Chiusi” (cod. IT5190009), consultabili nel portale Geoscopio della Regione Toscana e nel portale “Habitat dei Siti Natura 2000” della Regione Toscana.

Con “DECISIONE DI ESECUZIONE (UE) 2020/96 DELLA COMMISSIONE del 28 novembre 2019 che adotta il tredicesimo aggiornamento dell’elenco dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica mediterranea [notificata con il numero C(2019) 8583]” (in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 31.1.2020, IT, l. 28/1-143), “la Commissione europea […] “vista la direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (1), in particolare l’articolo 4, paragrafo 2, terzo comma,” ha definitivamente inquadrato il sito Lago di Chiusi, Codice IT5190009 di ettari 802 quale Sito di interesse comunitario (SIC); fino a quel momento, per svariati anni, tale sito aveva avuto la qualifica di “pSIC”: proposto Sito di Importanza Comunitaria.

Nel Sistema informativo territoriale (SIT) della Provincia di Siena, in particolare nel Nuovo Portale di Informazione Cartografica 2020 (ispezionato il 18-11-2020), nella mappa dei vincoli ambientali si legge s. e. & o. che:

- il lago di Chiusi (con le sue adiacenze) è soggetto a vincolo di “area di notevole interesse pubblico” ex art. 136, d.lgs. 42/2004 (aggiornamento DCR46/2019);

- nel sito vi sono aree tutelate ex art. 142, d.lgs. 42/2004 ovverosia “Territori contermini ai laghi” (lett. b)), nonché “Fiumi, torrenti e corsi acqua” (lett. c)) e infine "Territori coperti da foreste e da boschi" (lett. g));

- vi è il vincolo monumentale su elementi lineari in alcuni tratti del confine tosco-umbro in prossimità del lago;

Dalla mappa delle Aree protette del medesimo portale (Nuovo Portale di Informazione Cartografica 2020 del SIT provinciale senese), ispezionato il 18-11-2020, tra l'altro si ricava s. e. & o. che:

- su una piccola parte del sito IT5190009 (Lago di Chiusi) soggetto a SIC/ZSC, in zona sud-occidentale (pressappoco tra località “Paccianese” e “C. Cantoniera F.S.”), sussiste il vincolo idrogeologico (r.d. 3267/1923 e s.m.i.);

- l’area SIC/ZSC “Lago di Chiusi” è un Sito di Interesse Regionale (SIR);

- il lago di Chiusi fa parte di un’Area Naturale Protetta di Interesse Locale (ANPIL).

Il lago di Chiusi è, in effetti, un'area naturale protetta di interesse locale (ANPIL) in gestione al Comune di Chiusi di 805,00 ettari (codice APSI02), di cui 195 ettari soggetti a protezione particolare, istituita con Delibera della Giunta Comunale n. 108 del 29 aprile 1999 e con Delibera del Consiglio Comunale della Città di Chiusi n. 10 del 15 marzo 2004 come si legge nel PAER della Regione Toscana[13]. Il lago di Chiusi è anche sito di importanza comunitaria e zona di protezione speciale (codice SIC/ZSC-ZPS: IT5190009): vi è presente una delle maggiori garzaie del centro Italia. Nella parte meridionale del lago si trova anche un'oasi WWF di 8 ettari[6][14]. Pertanto, anche in forza della Delibera della Giunta regionale della Toscana n. 1223/2015, le norme e i provvedimenti di carattere regionale, nazionale e comunitario, ove più restrittivi, prevalgono sulle misure di carattere locale.

Nel PAER (Piano Ambientale ed Energetico) della Regione Toscana, in particolare negli Allegati alla scheda B.1 (LA STRATEGIA REGIONALE DELLA BIODIVERSITA') del 2013, a pag. 14 (Allegato 2) il Lago di Chiusi è indicato come Sito di Interesse Regionale (SIR), codice 95, di 800,27 ettari, ai sensi della legge della Regione Toscana n. 66/2000 (anche nella Delibera della Giunta regionale della Toscana n. 1223 del 15/12/2015 il sito è definito SIR: Sito di Interesse Regionale).

Nel Target 3 - Aree umide costiere ed interne dulcacquicole e salmastre, con mosaici di specchi d’acqua, pozze, habitat elofitici, steppe salmastre e praterie umide, in particolare a pag. 99 (Allegato 9) del suindicato PAER, Allegati alla scheda B.1, relativamente alle "AZIONI RELATIVE A PIÙ OBIETTIVI (azioni gestionali e di integrazione del quadro conoscitivo)", è contemplata l'“AZIONE 3: Approvazione del regolamento di gestione dell’ANPIL Lago di Chiusi”.

Dal PRAA 2007–2010, IMPLEMENTAZIONE DI UN SISTEMA DI MONITORAGGIO FINALIZZATO ALL’APPROFONDIMENTO DELLE CONOSCENZE DEL TERRITORIO INTERESSATO DALLE ZONE VULNERABILI ED AREE SENSIBILI, Relazione Finale, maggio 2010 dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Toscana (ARPAT), scaricabile dal portale di ARPAT, s. e. &. o. emerge che:

- a seguito delle sollecitazioni dell’Unione europea, nel 2007 l’originaria perimetrazione delle Zone Vulnerabili ai Nitrati di origine agricola (art. 92, d.lgs. 52/2006) della Toscana è stata estesa, altresì, alla CHIANA che, assieme ad altre, fa parte del gruppo “A” delle ZVN toscane in cui è incluso il lago di Chiusi (intero invaso), monitorato da ARPAT (Delibera del Consiglio Regionale n. 3/2007 e Delibera di Giunta Regionale n. 521/2007);

- il lago di Chiusi è un’area sensibile ex art. 91, comma 1, lett. g), d.lgs. 152/2006 in quanto affluente dell’Arno (il Bacino idrografico dell’Arno è stato confermato “area sensibile” con Delibera del Consiglio regionale della Toscana n. 6/2005 comunicata al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare). Poiché gli affluenti dell'Arno provengono anche dal versante umbro, la qualifica di area sensibile del bacino (tosco-umbro) dell'Arno, operata con legge nazionale e catalogata dal Ministero competente, riguarda anche il versante umbro del lago di Chiusi, posto nel Comune di Castiglione del Lago.

Le attività antropiche – di tipo agricolo – che sono prossime al lago di Chiusi (area lacustre, area sensibile e zona vulnerabile ai nitrati da agricoltura ai sensi di legge) sono assoggettate alle prescrizioni e ai vincoli derivanti dalla normativa regionale che, in Toscana, è rappresentata dal Regolamento 8 settembre 2008, n. 46/R (in Bollettino Ufficiale Regionale della Toscana del 17 settembre 2008, n. 29, parte prima) emanato dal Presidente della Regione Toscana in attuazione della legge regionale 31 maggio 2006, n. 20 (Norme per la tutela delle acque dall'inquinamento) e, tra l'altro, dal "PIANO PER L’USO SOSTENIBILE DEI PRODOTTI FITOSANITARI E DEI FERTILIZZANTI - PUFF" allegato al Decreto del Presidente della Giunta regionale della Toscana del 30 luglio 2018, n. 43/R [Regolamento di attuazione dell’articolo 28 della legge regionale 28 dicembre 2011, n. 69 (Istituzione dell’autorità idrica toscana e delle autorità per il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani. Modifiche alle leggi regionali 25/1998, 61/2007, 20/2006, 30/2005, 91/1998, 35/2011 e 14/2007) - Disposizioni relative alle aree di salvaguardia: piano di utilizzazione per l’impiego sostenibile dei prodotti fitosanitari e dei fertilizzanti (PUFF) e disposizioni per la perimetrazione].

Con delibera del Consiglio regionale della Toscana del 14 gennaio 2020, n. 1 [Individuazione delle zone vulnerabili ai nitrati di origine agricola del Lago di Chiusi, dell’Invaso di Santa Luce, e delle Vulcaniti di Pitigliano ai sensi dell’articolo 92 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale)] pubblicata nel B.U.R.T. del 29 gennaio 2020, Parte Seconda, n. 5, pp. 5–15, dopo avere premesso che “il Lago di Chiusi è soggetto alle disposizioni del d.p.g.r. 43/R/2018, in particolare all’articolo 7, comma 1, il quale stabilisce una fascia perimetrale di 200 metri dal bordo dell’invaso nella quale si applicano le limitazioni all’attività di fertilizzazione previste nell’allegato 1, sezione C (Prescrizioni per l’uso sostenibile dei fertilizzanti e gestione del suolo in ambito agricolo ed extragricolo), tali limitazioni prevedono il rispetto delle disposizioni di cui al titolo IV bis (Zone Vulnerabili da Nitrati – Programma d’azione obbligatorio) del regolamento emanato con decreto del Presidente della Giunta regionale 8 settembre 2008, n. 46, cioè gli stessi vincoli previsti all’interno delle ZVN”, è stato stabilito: “1. di confermare le ZVN di origine agricola esistenti sulterritorio regionale come risultanti dalle deliberazionidel Consiglio regionale 170/2003, 172/2003, 3/2007,63/2012, 24/2013”; “2. di individuare le seguenti ZVN di origine agricola di cui all’articolo 92 del d.lgs.152/2006: […] - zona vulnerabile del Lago di Chiusi, come individuata dall’allegato B. Tale zona comprende parte del perimetro già identificato dalla “Zona del canale Maestro della Chiana nel bacino nazionale del fiume Arno”; “3. di proseguire, in attuazione delle disposizioni di cui ai commi 5 e 8, dell’articolo 92, del d.lgs 152/2006, nell’attività di monitoraggio dello stato delle acque superficiali e sotterranee e dell’efficacia dei piani di azione di cui al comma 7 dello stesso articolo 92 del D.Lgs 152/2006”; “4. di dare mandato alla Giunta Regionale: - di definire, con proprio atto, le perimetrazioni di dettaglio delle zone vulnerabili di cui al precedente punto 2, ivi inclusa la separazione delle zone a comune tra ZVN della Zona del canale Maestro della Chiana nel bacino nazionale del fiume Arno e del Lago di Chiusi, con la loro attribuzione alla nuova ZVN del Lago di Chiusi”.

Nel supplemento ordinario n. 2 al Bollettino Ufficiale, Serie Generale, n. 64 del 27 dicembre 2019 della Regione Umbria, parte prima, sezione II è stata pubblicata la DELIBERAZIONE della Giunta regionale dell'Umbria 11 dicembre 2019, n. 1237 (Attuazione Direttiva n. 91/676/CEE - PTA2 - Misura T-06 - azione B “Designazione e perimetrazione di nuove ZVN nei bacini idrografici dei corpi idrici sotterranei” e Misura T-05 “Individuazione e perimetrazione di ZVN nei bacini idrografici dei corpi idrici superficiali in stato eutrofico o ipertrofico”) con cui, tra l’altro, l’intero versante umbro dei laghi di Chiusi e di Montepulciano (torre di Beccati Quello e canale di comunicazione tra i due laghi compresi), posto nel comune di Castiglione del Lago (ma anche varie zone dei Comuni di Città della Pieve e di Paciano), nel “Bacino Trasimeno e Depositi di Città della Pieve”, è stato designato Zona Vulnerabile ai Nitrati (ZVN) di origine agricola sia per le acque superficiali sia per le acque sotterranee (in attuazione alla Direttiva n. 91/676/CEE e all’azione B della Misura T-06 del PTA2), come tale inserito all’interno di una doppia perimetrazione (l’una per le acque superficiali, l’altra per le acque sotterranee) che determina l’applicazione di stringenti normative comunitarie, nazionali e regionali (anche regolamentari d’attuazione).

Dal momento che le acque del lago di Chiusi sono captate per uso idro-potabile (Servizio idrico integrato), tale sito è altresì soggetto alle misure di salvaguardia di cui all'art. 94 (Disciplina delle aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano), d.lgs. 152/2006 che, tra l'altro, prescrive "aree di salvaguardia distinte in zone di tutela assoluta e zone di rispetto", ma poiché la Regione Toscana non le ha individuate, ai sensi dell'art. 94 comma 6 del D.Lgs.152/06, "In assenza dell'individuazione da parte delle regioni della zona di rispetto, la medesima ha un'estensione di 200 metri di raggio rispetto al punto di captazione o di derivazione, dato atto che per "punto di captazione", in virtù dell'art. 7 [Norme tecniche per l’individuazione delle aree di salvaguardia (articolo 28, comma 1 della l.r. 69/2011)], comma 1 del decreto del Presidente della Giunta regionale della Toscana del 30 luglio 2018, n. 43/R (in B.U.R.T. 01.08.2018, n. 1, Parte Prima) si intende l'intero lago.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ visittuscany.com, https://www.visittuscany.com/it/attrazioni/le-torri-di-beccati-questo-e-di-beccati-quello.
  2. ^ M. Monaldeschi della Cervara, Comentari historici, in Venetia 1584, ff. 30v-31r, relativamente al tempo di Enrico III il Nero, che muore nel 1056 lasciando il regno del Sacro Romano Impero al figlio di cinque anni Enrico IV di Franconia, prima della cronaca degli eventi successivi al 1057 (si notano censure contraddistinte da quattro puntini di sospensione): Dalli Orvietani fu in questi tempi fatto il ponte.... sopra alle Chiane, per ritenere l’acque, e far inondare la Valle soprastante, acciò non vi potessero habitare li ladri, e malandrini; imperoche era la Valle di folti arbori piena, e di boschi. [...] Fu medesimamente in questi tempi fondato il Castello Montelione, la Torre nel colle detto il Torrone [cioè Fabro, n.d.a.]; e quella nella strada di M. Albano, per guardia della Valle di Chiane, quale era in dominio delli Orvietani. Benché altri credano, che ciò fosse fatto per ordine de Romani: acciò l'acque correnti non ingrossassero il Tevere, e non inondassero la Città, e paese di Roma.
  3. ^ M. Monaldeschi della Cervara, Comentari historici, in Venetia 1584, f. 30v, dopo avere parlato dell'erezione della diga negli ultimi anni del regno di Enrico III il Nero, riferendosi al tempo in cui scrive, di poco successivo alla parziale demolizione della diga del Muro Grosso e alle opere di bonifica, scrive: Che già si vede all'età nostra, che per ordine del Pontefice Romano è stato levato il muro antico, che riteneva quell'acque delle Chiane, per asciugare, e disseccar dette Chiane come s'è fatto. Di che si cava molto utile per li terreni, che sono restati asciutti, e sono lavorabili nel territorio d'Orvieto, e per il Senese. Ma si vede, che al tempo delle piogge, la Città di Roma, e i suoi contorni, patisce più che prima.
  4. ^ Nel 1719 due ingeneri, l'uno granducale (Franchi) e l'altro pontificio (Bordoni), realizzarono una carta topografica progettuale finalizzata alla stipula di un trattato tra i due stati, poi non siglato, che, per quanto rappresenti elementi di tipo progettuale finalizzati alla bonifica, è comunque utile per comprendere la situazione in quel periodo. Essa prende il nome di "Pianta e profilo dello stato dell'Acque delle Chiane dal Ponte di Valiano fino al Ponte di Sotto, e di li al muro grosso, riscontrata con quella fatta l'anno 1663 e 1664 e ridotta al presente stato nei mesi Maggio e Giugno 1719 da noi Egidio Maria Bordoni Ingegnere per parte di N.S. e Giovanni Franchi Ingegnere per parte di S.A.R", è conservata presso l'Archivio di Stato di Firenze, fondo "Miscellanea di Piante", carta 331, la cui scheda si trova nel Progetto Castore di Regione Toscana in [ www502.regione.toscana.it, http://www502.regione.toscana.it/searcherlite/cartografia_storica_regionale_scheda_dettaglio.jsp?imgid=5993.], dove è possibile visionarla in alta definizione: Carta topografica degli ingg. Bordoni e Franchi del 1719, su www502.regione.toscana.it.
  5. ^ Nel portale del WWF, in particolare nella pagina web dedicata all'Oasi "Lago di Chiusi [ wwf.it, https://www.wwf.it/oasi/toscana/lago_di_chiusi/.] così è descritto tale sito: "Quest'Oasi WWF è situata nella parte meridionale del lago di Chiusi. Include la parte naturalisticamente più interessante di questo specchio d’acqua, con una zona ad acque basse, ricca di piante acquatiche, ed un bosco igrofilo a salici e pioppi. [...] L'Oasi si trova all'interno di un Sito d'Importanza Comunitaria (SIC IT5190009) nel Comune di Chiusi (SI). È anche una Zona di Protezione speciale (ZPS IT5190009). L'area, di 8 ettari, è una zona umida che ospita una delle più importanti garzaie (colonia di aironi) dell'Italia centrale."
  6. ^ a b wwfit.awsassets.panda.org, https://wwfit.awsassets.panda.org/downloads/tos_lago_di_chiusi_a3.pdf.
  7. ^ Cfr. il commento e la bibliografia menzionata dal WWF nella sezione dedicata a "Studi e Ricerche" [ wwf.it, https://www.wwf.it/oasi/toscana/lago_di_chiusi/studi_e_ricerche/.] nella pagina web dedicata all'Oasi "Lago di Chiusi".
  8. ^ Piano Operativo del Comune con contestuale variante al Piano Strutturale del Comune della Città di Chiusi, Valutazione di Incidenza ambientale, Studio di Incidenza, Elab. 3, Aprile 2015, pubblicato nel sito del Comune della Città di Chiusi (PDF), su comune.chiusi.si.it.
  9. ^ Nuova normativa per la pesca acque interne
  10. ^ Sono ancora esistenti le opere idrauliche ottocentesche, cosiddette “botti”, con cui i fossi Marino e Rielle valicano il canale Circondariale per unirsi a una diramazione del torrente Montelungo il quale, in parte, si dirige verso una zona di spandimento/esondazione in caso di piena (nella zona in cui riceve i corpi idrici del fosso Marino e del fosso Rielle) e in parte si immette nel nuovo tratto del torrente Tresa. Quest’ultimo fu realizzato negli anni ‘80 del secolo scorso quando fu esclusa la costante decantazione delle acque di tale fiume nell’area di colmata, oggi divenuta (dagli anni ‘80 del sec. XX) un’area di esondazione per le piene eccezionali, funzionante molto raramente (per mitigare tale problematica è stato abbassato l’argine destro del Tresa, per la lunghezza di circa 40 metri, dopo la ricezione delle acque del Montelungo, per fare fluire in un pioppeto una parte delle acque di piena). Una “cava di prestito”, divenuta vasca di decantazione in cui confluivano i fossi Marino e Rielle, non è più funzionante a seguito di colmatura (sopravvenuta salvo errori all’inizio del nuovo millennio). L’area di colmata del torrente Gragnano, che garantiva la decantazione di tale corpo idrico prima di immettersi nel lago, si è colmata (salvo errori nella prima decade del nuovo millennio); pertanto, da allora, anche le acque del torrente Gragnano si indirizzano direttamente nel lago di Chiusi.
  11. ^ pcn.minambiente.it, http://www.pcn.minambiente.it/mattm/progetto-natura/.
  12. ^ minambiente.it, https://www.minambiente.it/pagina/rete-natura-2000.
  13. ^ PAER. Piano ambientale ed energetico regionale. Obiettivo B.1 Conservare la biodiversità terrestre e marina e promuovere la fruibilità e la gestione sostenibile delle aree protette. B.1 allegati da 1 a 10. Regione Toscana 2013, pag. 9, su regione.toscana.it.
  14. ^ wwf.it, https://www.wwf.it/oasi/toscana/lago_di_chiusi/.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Favilli L., Pezzo F., Manganelli G., La fauna dei laghi di Chiusi e Montepulciano, in Barbagli F., Manganelli G., Spadini V., Giacomo Arrighi Griffoli un ornitologo lucignanese di fine Ottocento, Atti del Convegno, Lucignano della Chiana, 27 settembre 1997, Tipografia Rossi, Sinalunga (Siena), 1998.
  • Manganelli G., Pezzo F., Piazzini S., Micromys minutus (Mammalia, Rodentia, Muridae) nel comprensorio dei laghi di Chiusi e di Montepulciano (Toscana-Umbria), Atti della Società Toscana di Scienze Naturali Residente in Pisa Memorie, Serie B, n. 108, 2002.

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