Sander lucioperca

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Lucioperca
Sander lucioperca Hungary.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Osteichthyes
Ordine Perciformes
Famiglia Percidae
Genere Sander
Specie S. lucioperca
Nomenclatura binomiale
Sander lucioperca
Linnaeus, 1758
Sinonimi
  • Centropomus sandat
  • Lucioperca linnei
  • Lucioperca lucioperca
  • Lucioperca sandra
  • Perca lucioperca
  • Stizostedion lucioperca

Il lucioperca o sandra[2] (Sander lucioperca Linnaeus 1758) è un pesce d'acqua dolce della famiglia Percidae.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Originario dell'Europa centro-settentrionale e orientale (Svezia, Finlandia, Germania, Polonia ed ex URSS), nonché dell'Asia occidentale, è stato introdotto in molti paesi europei agli inizi del XIX secolo, con notevoli conseguenze ambientali.

In Italia fu introdotto tra il 1902 e il 1908 nei laghi di Comabbio e Pusiano ed in seguito in tutto il nord Italia, ma oggi sembra sia diffuso solamente in alcuni laghi (Orta, Lugano, Como, Comabbio, Maggiore, Corbara, da cui si è poi diffuso nell'intero corso del Tevere fino a Roma) e lungo il corso del fiume Chienti. Una grossa popolazione è presente anche nel Po e in gran parte delle acque della pianura Padana. Vive nei tratti inferiori dei fiumi e nei laghi di grandi e medie dimensioni, con acque ben ossigenate.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Sander lucioperca, Acquario del Po, Motta Baluffi (CR).

Ha corpo snello ed affusolato, la pinna dorsale anteriore ha 13-15 raggi spinosi. La bocca è provvista di piccoli denti e qualcuno più grande sparso. Il maschio presenta una concavità nel dorso, fra la testa e la pinna dorsale anteriore; nella femmina questo punto è invece convesso.

La livrea ha una colorazione bruno verdastra su testa, dorso e fianchi, più chiara sul ventre. Alcune strisce verticali nere scendono dal dorso fino ai fianchi. Le pinne sono verdastre chiazzate di nero.

I soggetti più longevi raggiungono l'età di 20 anni, 130 cm di lunghezza per un peso di 15 kg.

Come nel persico, si conoscono casi di popolazioni nane, dovute alla scarsità di cibo e alla grandezza dello specchio d'acqua.

Comportamento[modifica | modifica wikitesto]

Questa specie ha tendenze prevalentemente notturne. Gli esemplari giovani tendono a riunirsi in piccoli branchi, mentre da adulti diventano solitari.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

La deposizione delle uova avviene quando la temperatura raggiunge circa 12 °C (tra aprile e giugno) su fondali sassosi o coperti da radici di piante.

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Le sue prede sono alborelle, scardole, persici sole e cobiti. L'alimentazione è ridotta durante l'inverno.

Pesca[modifica | modifica wikitesto]

Apprezzato sia come soggetto di pesca sportiva sia per la squisitezza delle sue carni, il lucioperca viene pescato con esche artificiali (tecnica dello spinning), verme, piccoli pesci, ma soprattutto con la tecnica del morto manovrato. Si trova principalmente in acque dolci, ma è possibile trovarlo anche in acque salmastre. Attivo principalmente dal tramonto all’alba, è una delle principali prede dello street fishing.

Effetti biologici[modifica | modifica wikitesto]

L'introduzione di questo forte predatore alloctono nelle acque italiane sembra abbia causato non pochi problemi alle specie autoctone di pesci comprese estinzioni locali di specie endemiche[3][4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Freyhof, J. & Kottelat, M. (2008), Sander lucioperca, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, IUCN, 2020.
  2. ^ Decreto Ministeriale n°19105 del 22 settembre 2017 - Denominazioni in lingua italiana delle specie ittiche di interesse commerciale, su politicheagricole.it.
  3. ^ Kottelat M., Freyhof J. Handbook of European Freshwater Fishes, Publications Kottelat, Cornol (CH), 2007
  4. ^ Zerunian S. Condannati all'estinzione? Biodiversità, biologia, minacce e strategie di conservazione dei Pesci d'acqua dolce indigeni in Italia, Edagricole 2002

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bruno S., Maugeri S. Pesci d'acqua dolce, atlante d'Europa, Mondadori 1992
  • Kottelat M., Freyhof J. Handbook of European Freshwater Fishes, Publications Kottelat, Cornol (CH), 2007
  • Porcellotti S., Pesci d'Italia, Ittiofauna delle acque dolci Edizioni PLAN 2005
  • Tortonese E. Osteichthyes, Calderini, 1975
  • Zerunian S. Condannati all'estinzione? Biodiversità, biologia, minacce e strategie di conservazione dei Pesci d'acqua dolce indigeni in Italia, Edagricole 2002

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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