Ameiurus melas

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Pescegatto
Ameiurus melas by Duane Raver.png
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Actinopterygii
Ordine Siluriformes
Famiglia Ictaluridae
Genere Ameiurus
Specie A. melas
Nomenclatura binomiale
Ameiurus melas
Rafinesque, 1820
Sinonimi
  • Ameiurus vulgaris
  • Ictalurus melas
  • Silurus melas
Areale originario

Distribution map of Amerius melas.png

Ameiurus melas Hungary.jpg

Ameiurus melas, conosciuto come pesce gatto[2] o pesce gatto nero o comunemente noto come barbone (o barbona) è un pesce d'acqua dolce appartenente alla famiglia Ictaluridae. Talvolta è chiamato pesce gatto nostrano per distinguerlo dal simile Ictalurus punctatus.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Questa specie ha il suo areale nelle zone occidentali degli Stati Uniti d'America dai Grandi Laghi al Messico settentrionale da cui è stato introdotto in Italia ed in gran parte dell'Europa nei primi del '900. Ha come habitat i fiumi a lento corso, i laghi e gli stagni.

È un pesce di straordinaria resistenza, in grado di sopravvivere in ambienti fortemente inquinati, poco ossigenati e persino per qualche ora fuori dall'acqua.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Sulla pinna dorsale possiede un grosso aculeo velenoso in grado di provocare ferite molto dolorose; un altro aculeo è presente sul primo raggio delle pinne pettorali che all'occorrenza possono servire anche a muoversi fuori dall'acqua.

Presenta inoltre una seconda pinna dorsale adiposa e pinna caudale omocerca (con i due lobi uguali). Possiede otto barbigli piuttosto sviluppati sui quali sono presenti migliaia di organi di senso e papille gustative. Raggiunge i 60 cm ed eccezionalmente il peso di 3 kg.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Il nido viene preparato dalla femmina pulendo un tratto di fondo fangoso dai detriti. Il corteggiamento avviene con strofinio reciproco dei barbigli. Entrambi i genitori difendono ed ossigenano le uova.

Queste modalità riproduttive rendono la specie fortemente competitiva rispetto ai ciprinidi europei che, invece, abbandonano uova e larve dopo la deposizione.

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

È sostanzialmente un pesce spazzino: la sua alimentazione nei primi mesi di vita comprende larve, vermi e piccoli molluschi e in età adulta piccoli pesci vivi e morti oltre ad invertebrati e sostanze organiche di ogni tipo. Si alimenta soprattutto la notte o in giornate nuvolose.

Pesca[modifica | modifica wikitesto]

La pesca avviene soprattutto di notte con la tecnica della pesca a fondo impiegando esche animali di qualsiasi tipo, più frequentemente pesci morti, ma sono molto apprezzati anche vermi e bigattini ed anche un pezzo di carne può andare bene. Le carni, saporite e quasi senza spine, sono molto apprezzate ed è anche oggetto di acquacoltura.

Effetti ecologici della sua introduzione[modifica | modifica wikitesto]

La sua immissione nelle acque europee ha fortemente danneggiato le specie autoctone di pesci, soprattutto la tinca, dato che la specie è fortemente competitiva. Dopo l'introduzione (intorno agli anni cinquanta del secolo scorso) di questa specie nel fiume Tora, a Collesalvetti, ad es., sono praticamente scomparse le specie autoctone fino ad allora più presenti e diffuse: barbi nel corso superiore, tinche e lucci in quello inferiore. Insieme all'introduzione del gambero americano nei corsi d'acqua europei, hanno provocato un vero disastro, contribuendo anche alla riduzione delle giovani anguille nella migrazione di ritorno.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Stefano Porcellotti, Pesci d'Italia, Ittiofauna delle acque dolci Edizioni PLAN 2005
  • Zerunian S. Condannati all'estinzione? Biodiversità, biologia, minacce e strategie di conservazione dei Pesci d'acqua dolce indigeni in Italia, Edagricole 2002
  • Bruno S., Maugeri S. Pesci d'acqua dolce, atlante d'Europa, Mondadori 1992
  • Kottelat M., Freyhof J. Handbook of European Freshwater Fishes, Publications Kottelat, Cornol (CH), 2007

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