Zeus faber
| Pesce San Pietro | |
|---|---|
| Stato di conservazione | |
Dati insufficienti[1] | |
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Phylum | Chordata |
| Classe | Actinopterygii |
| Ordine | Zeiformes |
| Famiglia | Zeidae |
| Genere | Zeus |
| Specie | Z. faber |
| Nomenclatura binomiale | |
| Zeus faber Linnaeus, 1758 | |
| Sinonimi | |
|
Zeus australis Richardson, 1845 | |
| Areale | |

Il pesce San Pietro[4] (Zeus faber Linnaeus, 1758) è un pesce osseo marino appartenente alla famiglia Zeidae[3], molto apprezzato per l'elevata qualità gastronomica[5].
Distribuzione e habitat
[modifica | modifica wikitesto]L'areale di Z. faber è molto ampio e comprende un'ampia parte delle acque temperate e tropicali del pianeta. Nell'oceano Atlantico orientale si trova nel Mediterraneo, nel Mar Nero e nelle acque costiere dalla Scandinavia al Sudafrica[2] ma è raro più a nord della Manica[6]. Nel Pacifico orientale si trova dal Giappone all'Australia e alla Nuova Zelanda. Segnalata la presenza anche nell'Oceano Indiano[2]. Nel Mediterraneo pare essere particolarmente comune nel mar Adriatico[5].
Vive su fondi mobili a sabbia o fango, spesso in prossimità di affioramenti rocciosi[5], tra 5 e 400 metri di fondale ma di solito tra 50 e 150 metri[2].
Descrizione
[modifica | modifica wikitesto]L'aspetto di questo animale è particolare e inconfondibile. Il corpo è ovale, alto e fortemente compresso ai lati[6]. La bocca è molto grande, obliqua e si può protrarre in avanti come un tubo, è armata di piccoli denti conici. Gli occhi sono abbastanza grandi[5] e situati nella parte alta della testa, vicini al profilo frontale che, fra la bocca e l'origine della pinna dorsale, è dritto[6]. La testa è dotata di numerose spine ed asperità[7]. Alla base delle parti molli della pinna dorsale e della pinna anale sono presenti piccole piastre ossee che portano spine. Sul margine ventrale c'è una carena di scaglie appuntite[6]. La pinna dorsale è unica ma suddivisa in due parti[5]; la prima è composta da 9-11 raggi spiniformi molto allungati mentre la parte molle della pinna ha 21-25 raggi[6] ed è posizionata simmetricamente alla parte a raggi molli della pinna anale[6]. L'anale è anch'essa suddivisa in due parti: la prima porta 3 o 4 robusti raggi spinosi e la seconda[5] 20-23 raggi molli[6]. Le pettorali sono di medie dimensioni[5], mentre le ventrali sono grandi, con i primi due raggi molli molto allungati[6]. La pinna caudale è ampia[5] ed ha margine arrotondato. I raggi allungati della dorsale sono in realtà proiezioni della membrana interradiale[6], sono lunghi e filamentosi nei giovani animali e più brevi nei grandi adulti[5].
La colorazione di fondo è bruna[6] o verdastro-olivacea[5] sul dorso, che si schiarisce sui fianchi fino al ventre biancastro argenteo; su tutto il corpo c'è un'evidente tonalità giallastra. Possono essere presenti linee longitudinali giallastre poco distinte sui fianchi[6] e nei giovani striature ondulate e macchioline scure[5]. È caratteristica la macchia rotonda o ovale nero-violacea bordata da un alone chiaro posta al centro del fianco, in posizione leggermente anteriore[6].
Le dimensioni massime si attestano sui 90 cm di lunghezza per 8 kg di peso; comunemente misura intorno ai 40 cm[2].
Biologia
[modifica | modifica wikitesto]Può vivere fino a 12 anni[2].
Comportamento
[modifica | modifica wikitesto]È un animale solitario. Nuota lentamente, con ondulazioni della pinna dorsale e della pinna anale[6].
Alimentazione
[modifica | modifica wikitesto]Si nutre principalmente di piccoli pesci, di cefalopodi e di crostacei[8]. Le prede vengono catturate estendendo rapidamente la bocca protrattile[6].
Riproduzione
[modifica | modifica wikitesto]La riproduzione avviene tra la fine dell'inverno e l'inizio della primavera nell'Atlantico[2] e tra novembre e maggio nel Mediterraneo. Il diametro delle uova è intorno ai 2 mm, ogni uovo è provvisto di una grande goccia oleosa che favorisce il galleggiamento. La larva che se ne schiude misura circa 4 mm, a 7-8 mm il corpo del pesciolino assume un aspetto corto e alto e a 19 mm già ha un aspetto abbastanza simile a quello dell'adulto[6]. La maturità sessuale viene raggiunta a 4 anni[2].
Predatori
[modifica | modifica wikitesto]Tra i predatori è segnalato il Chelidonichthys lucernus[9].
Pesca
[modifica | modifica wikitesto]Viene catturato di frequente con reti a strascico e palamiti o con le lenze di profondità da parte dei pescatori sportivi. Le carni sono eccellenti, tra le più apprezzate e molto costose, anche considerando che con lo scarto di testa e interiora si va a perdere più di metà del peso del pesce. Pare che siano più gustose nei primi mesi dell'anno[5].
Acquariofilia
[modifica | modifica wikitesto]Viene a volte ospitato in acquari pubblici[2].
Conservazione
[modifica | modifica wikitesto]Z. faber è distribuito su un areale vastissimo nel quale è generalmente comune. Il pesce San Pietro ha una certa importanza commerciale ed è soggetto a uno sforzo di pesca relativamente intenso soprattutto con reti a strascico sulla piattaforma continentale, sebbene non esista una pesca mirata, ma venga catturato prevalentemente come bycatch. In almeno un caso, ovvero nelle acque della Mauritania, la sovrapesca ha causato un modesto assottigliamento degli stock, pari al 7% in 24 anni. Sebbene la specie sia diffusa su un ampio areale con popolazioni in genere abbondanti e stabili, è raccomandato che siano prese misure di protezione degli stock almeno nelle aree nelle quali la pesca è più intensa. A causa della mancanza di dati aggiornati sulla consistenza delle popolazioni, Z. faber è classificato dalla IUCN come specie con informazioni mancanti[1].
Nella cultura popolare
[modifica | modifica wikitesto]È credenza popolare che questa specie di pesce sia quella pescata dall'Apostolo Pietro nel miracolo collegato all'episodio del Pagamento della tassa del tempio, motivo del nome comune pesce San Pietro. Per tradizione, le due macchie nere ai lati del corpo del pesce sarebbero le impronte lasciate dalle dita dell'Apostolo nell'afferrarlo, per cercare in bocca la moneta predetta da Gesù, da consegnare agli esattori della tassa del Tempio a Cafarnao[5].
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 IUCN
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 FishBase
- 1 2 WoRMS
- ↑ Decreto Ministeriale n° 175216 del 16 aprile 2025 - Modalità di attribuzione delle denominazioni in lingua italiana delle specie ittiche di interesse commerciale, su masaf.gov.it. URL consultato il 5 maggio 2026.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 Costa, 1991, pp. 236-237
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 Tortonese, 1975, pp. 496-499
- ↑ Louisy, 2006, p. 195
- ↑ Food items reported for Zeus faber - FishBase
- ↑ Organisms Preying on Zeus faber
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Francesco Costa, Atlante dei pesci dei mari italiani, Milano, Mursia, 1991, ISBN 8842510033.
- Patrick Louisy, Guida all'identificazione dei pesci marini d'Europa e del Mediterraneo, a cura di Trainito, Egidio, Milano, Il Castello, 2006, ISBN 888039472X.
- Tortonese E., Osteichthyes: pesci ossei. Vol. 1, collana Fauna d'Italia, Bologna, Calderini, 1975, ISBN 9788870190977.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) John Dory, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Zeus faber, su Catalogue of Life.
- (EN) Zeus faber, su gbif.org, Global Biodiversity Information Facility.
- (EN) Zeus faber, su ITIS.
- (EN, JA, FR, ES) Zeus faber, su Lista rossa IUCN.
- (EN) Zeus faber, su FishBase. URL consultato il 05.08.2026.
- (EN) Bailly, N., Zeus faber, in WoRMS (World Register of Marine Species). URL consultato il 5 agosto 2026.
- (EN) Iwamoto T., Zeus faber, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, IUCN, 2020. URL consultato il 5 agosto 2026.
- (EN) Food items reported for Zeus faber, su fishbase.us. URL consultato il 5 agosto 2026.
- (EN) Organisms Preying on Zeus faber, su fishbase.us. URL consultato il 5 agosto 2026.