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Zeus faber

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Pesce San Pietro
Stato di conservazione
Dati insufficienti[1]
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumChordata
ClasseActinopterygii
OrdineZeiformes
FamigliaZeidae
GenereZeus
SpecieZ. faber
Nomenclatura binomiale
Zeus faber
Linnaeus, 1758
Sinonimi

Zeus australis Richardson, 1845
Zeus faber mauritanicus
Desbrosses, 1937
Zeus japonicus Valenciennes, 1835
Zeus pungio Cuvier, 1829
Zeuss japonicus Valenciennes, 1835
(errore ortografico)
[2][3]

Areale
Giovanile

Il pesce San Pietro[4] (Zeus faber Linnaeus, 1758) è un pesce osseo marino appartenente alla famiglia Zeidae[3], molto apprezzato per l'elevata qualità gastronomica[5].

Distribuzione e habitat

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L'areale di Z. faber è molto ampio e comprende un'ampia parte delle acque temperate e tropicali del pianeta. Nell'oceano Atlantico orientale si trova nel Mediterraneo, nel Mar Nero e nelle acque costiere dalla Scandinavia al Sudafrica[2] ma è raro più a nord della Manica[6]. Nel Pacifico orientale si trova dal Giappone all'Australia e alla Nuova Zelanda. Segnalata la presenza anche nell'Oceano Indiano[2]. Nel Mediterraneo pare essere particolarmente comune nel mar Adriatico[5].

Vive su fondi mobili a sabbia o fango, spesso in prossimità di affioramenti rocciosi[5], tra 5 e 400 metri di fondale ma di solito tra 50 e 150 metri[2].

L'aspetto di questo animale è particolare e inconfondibile. Il corpo è ovale, alto e fortemente compresso ai lati[6]. La bocca è molto grande, obliqua e si può protrarre in avanti come un tubo, è armata di piccoli denti conici. Gli occhi sono abbastanza grandi[5] e situati nella parte alta della testa, vicini al profilo frontale che, fra la bocca e l'origine della pinna dorsale, è dritto[6]. La testa è dotata di numerose spine ed asperità[7]. Alla base delle parti molli della pinna dorsale e della pinna anale sono presenti piccole piastre ossee che portano spine. Sul margine ventrale c'è una carena di scaglie appuntite[6]. La pinna dorsale è unica ma suddivisa in due parti[5]; la prima è composta da 9-11 raggi spiniformi molto allungati mentre la parte molle della pinna ha 21-25 raggi[6] ed è posizionata simmetricamente alla parte a raggi molli della pinna anale[6]. L'anale è anch'essa suddivisa in due parti: la prima porta 3 o 4 robusti raggi spinosi e la seconda[5] 20-23 raggi molli[6]. Le pettorali sono di medie dimensioni[5], mentre le ventrali sono grandi, con i primi due raggi molli molto allungati[6]. La pinna caudale è ampia[5] ed ha margine arrotondato. I raggi allungati della dorsale sono in realtà proiezioni della membrana interradiale[6], sono lunghi e filamentosi nei giovani animali e più brevi nei grandi adulti[5].

La colorazione di fondo è bruna[6] o verdastro-olivacea[5] sul dorso, che si schiarisce sui fianchi fino al ventre biancastro argenteo; su tutto il corpo c'è un'evidente tonalità giallastra. Possono essere presenti linee longitudinali giallastre poco distinte sui fianchi[6] e nei giovani striature ondulate e macchioline scure[5]. È caratteristica la macchia rotonda o ovale nero-violacea bordata da un alone chiaro posta al centro del fianco, in posizione leggermente anteriore[6].

Le dimensioni massime si attestano sui 90 cm di lunghezza per 8 kg di peso; comunemente misura intorno ai 40 cm[2].

Può vivere fino a 12 anni[2].

Comportamento

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È un animale solitario. Nuota lentamente, con ondulazioni della pinna dorsale e della pinna anale[6].

Alimentazione

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Si nutre principalmente di piccoli pesci, di cefalopodi e di crostacei[8]. Le prede vengono catturate estendendo rapidamente la bocca protrattile[6].

La riproduzione avviene tra la fine dell'inverno e l'inizio della primavera nell'Atlantico[2] e tra novembre e maggio nel Mediterraneo. Il diametro delle uova è intorno ai 2 mm, ogni uovo è provvisto di una grande goccia oleosa che favorisce il galleggiamento. La larva che se ne schiude misura circa 4 mm, a 7-8 mm il corpo del pesciolino assume un aspetto corto e alto e a 19 mm già ha un aspetto abbastanza simile a quello dell'adulto[6]. La maturità sessuale viene raggiunta a 4 anni[2].

Tra i predatori è segnalato il Chelidonichthys lucernus[9].

Viene catturato di frequente con reti a strascico e palamiti o con le lenze di profondità da parte dei pescatori sportivi. Le carni sono eccellenti, tra le più apprezzate e molto costose, anche considerando che con lo scarto di testa e interiora si va a perdere più di metà del peso del pesce. Pare che siano più gustose nei primi mesi dell'anno[5].

Acquariofilia

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Viene a volte ospitato in acquari pubblici[2].

Conservazione

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Z. faber è distribuito su un areale vastissimo nel quale è generalmente comune. Il pesce San Pietro ha una certa importanza commerciale ed è soggetto a uno sforzo di pesca relativamente intenso soprattutto con reti a strascico sulla piattaforma continentale, sebbene non esista una pesca mirata, ma venga catturato prevalentemente come bycatch. In almeno un caso, ovvero nelle acque della Mauritania, la sovrapesca ha causato un modesto assottigliamento degli stock, pari al 7% in 24 anni. Sebbene la specie sia diffusa su un ampio areale con popolazioni in genere abbondanti e stabili, è raccomandato che siano prese misure di protezione degli stock almeno nelle aree nelle quali la pesca è più intensa. A causa della mancanza di dati aggiornati sulla consistenza delle popolazioni, Z. faber è classificato dalla IUCN come specie con informazioni mancanti[1].

Nella cultura popolare

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È credenza popolare che questa specie di pesce sia quella pescata dall'Apostolo Pietro nel miracolo collegato all'episodio del Pagamento della tassa del tempio, motivo del nome comune pesce San Pietro. Per tradizione, le due macchie nere ai lati del corpo del pesce sarebbero le impronte lasciate dalle dita dell'Apostolo nell'afferrarlo, per cercare in bocca la moneta predetta da Gesù, da consegnare agli esattori della tassa del Tempio a Cafarnao[5].

  • Francesco Costa, Atlante dei pesci dei mari italiani, Milano, Mursia, 1991, ISBN 8842510033.
  • Patrick Louisy, Guida all'identificazione dei pesci marini d'Europa e del Mediterraneo, a cura di Trainito, Egidio, Milano, Il Castello, 2006, ISBN 888039472X.
  • Tortonese E., Osteichthyes: pesci ossei. Vol. 1, collana Fauna d'Italia, Bologna, Calderini, 1975, ISBN 9788870190977.

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Collegamenti esterni

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