Sarda sarda
| Palamita | |
|---|---|
| Stato di conservazione | |
Rischio minimo[1] | |
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Phylum | Chordata |
| Classe | Actinopterygii |
| Ordine | Scombriformes |
| Famiglia | Scombridae |
| Genere | Sarda |
| Specie | Sarda sarda |
| Nomenclatura binomiale | |
| Sarda sarda (Bloch, 1793) | |
| Sinonimi | |
|
Palamita sarda (Bloch, 1793) | |
| Nomi comuni | |
|
Palamita | |
La palamita[4] (Sarda sarda Bloch, 1793) è un pesce osseo marino appartenente alla famiglia Scombridae[5], comune nel mar Mediterraneo[6].


Distribuzione e habitat
[modifica | modifica wikitesto]L'areale della palamita comprende l'intero oceano Atlantico. Sul lato est la sua diffusione va dalla Norvegia meridionale[1] (molto rara a nord delle isole britanniche[7]) al Sudafrica compresi il mar Mediterraneo e il mar Nero[1]; in quest'ultimo bacino la presenza è solo estiva e non avviene la riproduzione[8]. Sul lato americano S. sarda è presente dal Massachusetts (raramente fino alla Nuova Scozia) al nord dell'Argentina, si trova nel golfo del Messico settentrionale, ma pare assente dal mar dei Caraibi[1].
La palamita ha abitudini epipelagiche e migratrici[9]; si può trovare sia in alto mare che in acque costiere[7] dove si trova in periodi variabili a seconda delle località, ma di solito nei mesi estivi e autunnali[8]. Raramente può penetrare nelle foci fluviali. La profondità massima nota è di circa 200 metri[1]. Effettua lunghe migrazioni, ad esempio gli esemplari del mar Nero vi migrano in primavera ed estate dal mar Egeo per ritornarvi alla fine di luglio[8].
Descrizione
[modifica | modifica wikitesto]È un pesce dal corpo allungato e fusiforme, poco compresso ai lati, e peduncolo caudale sottile con 2 carene laterali. La testa è appuntita, con bocca ampia che supera l'occhio, armata di numerosi denti conici abbastanza evidenti[6]. Le pinne dorsali sono due: quella anteriore è più lunga e triangolare, con altezza decrescente e bordo superiore dritto[7], è composta da 21-24 raggi spinosi; la seconda, contigua, è corta, con due raggi spiniformi e 12-14 raggi molli, ed opposta all'anale (2 raggi spinosi e 11-13 molli). Sul peduncolo caudale sono presenti delle pinnule, da 8 a 9 nella parte dorsale e da 6 a 8 su quella ventrale[8]. Le pinne ventrali e le pinne pettorali sono piccole. La pinna caudale è biloba, falcata, con lobi appuntiti[6].
Il colore è azzurro metallico sul dorso e digrada in un colore argenteo sui fianchi, per assumere un colore bianco madreperlaceo sul ventre. Sul dorso ci sono 7-10 barre nere o grigiastre oblique, quasi orizzontali[7].
Arriva a misurare oltre 90 cm per 11 kg di peso, ma la taglia media si aggira sui 50 cm[9].
Biologia
[modifica | modifica wikitesto]Comportamento
[modifica | modifica wikitesto]La palamita è gregaria e forma grandi banchi[8].
Alimentazione
[modifica | modifica wikitesto]S. sarda è un animale predatore la cui dieta è composta prevalentemente di pesci e secondariamente di cefalopodi e crostacei[10]. Tra le prede più comuni nel Mediterraneo si hanno acciughe, sardine, cefali, aguglie e costardelle[6].
Riproduzione
[modifica | modifica wikitesto]Avviene in primavera-estate. Le uova sono pelagiche e misurano 1,2-1,3 mm di diametro. I giovani tra 32 mm e 30 cm presentano bande scure verticali[8].
Predatori
[modifica | modifica wikitesto]Tra i predatori noti alla scienza si hanno il wahoo e la lampuga. È anche comune il cannibalismo[11].
Pesca
[modifica | modifica wikitesto]Date le carni ottime e la sua indole combattiva è molto apprezzata sia da pescatori sportivi che da pescatori professionali: i primi la insidiano soprattutto dalla barca con la tecnica della traina e da terra a spinning, mentre i secondi la catturano soprattutto con apposite reti da posta, denominate palamitare[6]. La pesca della palamita ha un discreto interesse economico, in particolar modo in Turchia dove viene insidiata durante la migrazione verso il mar Nero[8].
Conservazione
[modifica | modifica wikitesto]La palamita appare comune o abbondante in gran parte del suo vastissimo areale. Lo sfruttamento è abbastanza intenso e lo è stato molto di più in passato ma non si è assistito ad alcun depauperamento delle popolazioni nè a segni di sovrapesca e gli stock appaiono abbodanti. La IUCN classifica S. sarda come "a rischio minimo"[1].
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 5 6 IUCN
- ↑ Sarda sarda, su fishbase.de. URL consultato il 12 aprile 2026.
- ↑ Sarda sarda, su marinespecies.org. URL consultato il 12 aprile 2026.
- ↑ Decreto Ministeriale n° 175216 del 16 aprile 2025 - Modalità di attribuzione delle denominazioni in lingua italiana delle specie ittiche di interesse commerciale, su masaf.gov.it. URL consultato il 12 aprile 2026.
- ↑ WoRMS
- 1 2 3 4 5 Costa, 1991, p. 196
- 1 2 3 4 Louisy, 2006, p. 79
- 1 2 3 4 5 6 7 Tortonese, 1975, pp. 350-352
- 1 2 FishBase
- ↑ Food items reported for Sarda sarda - FishBase
- ↑ Organisms preying on Sarda sarda - FishBase
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Francesco Costa, Atlante dei pesci dei mari italiani, Milano, Mursia, 1991, ISBN 8842510033.
- Patrick Louisy, Guida all'identificazione dei pesci marini d'Europa e del Mediterraneo, a cura di Trainito, Egidio, Milano, Il Castello, 2006, ISBN 888039472X.
- Tortonese E., Osteichthyes: pesci ossei. Vol. 1, collana Fauna d'Italia, Bologna, Calderini, 1975, ISBN 9788870190977.
Altri progetti
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Wikispecies contiene informazioni su Sarda sarda
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Sarda sarda, su FishBase. URL consultato il 25/04/2026.
- (EN) Bailly, N., Sarda sarda, in WoRMS (World Register of Marine Species). URL consultato il 25 aprile 2026.
- (EN) Collette, B.B., Amorim, A.F., Bizsel, K. & Di Natale, A., Sarda sarda, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, IUCN, 2020. URL consultato il 25 aprile 2026.
- (EN) Food items reported for Sarda sarda, su fishbase.org. URL consultato il 25 aprile 2026.
- (EN) Organisms preying on Sarda sarda, su fishbase.org. URL consultato il 25 aprile 2025.