Penaeus kerathurus

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Mazzancolla
Langostinos-rafax.JPG
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Arthropoda
Subphylum Crustacea
Classe Malacostraca
Sottoclasse Eumalacostraca
Ordine Decapoda
Sottordine Dendrobranchiata
Superfamiglia Penaeoidea
Famiglia Penaeidae
Genere Penaeus
Specie P. kerathurus
Nomenclatura binomiale
Penaeus kerathurus
(Forskål, 1775)
Sinonimi

Melicertus kerathurus
(Forskål, 1775)

La mazzancolla o gambero reale (Penaeus kerathurus (Forskål, 1775) è un crostaceo decapode della famiglia Penaeidae[1].

Denominazioni dialettali italiane[modifica | modifica wikitesto]

La mazzancolla è conosciuta, nelle varie regioni italiane, con nomi dialettali diversi:[2]

Regione Denominazione
Calabria Gambero mazzincognu
Campania Mazzacuogno, Gammero e' funnale
Lazio Mazzancolla
Liguria Sparnocchia
Marche Mazzancolla
Puglia Ammaro, Ammere, Lammaro
Sicilia Gambero barbuto, Gambero imperiale
Veneto Granzo
Venezia Giulia Granzo

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Specie autoctona del Mar Mediterraneo conosciuta col nome comune di “mazzancolla”. Come tutti i crostacei, ha l'intero corpo rivestito da una corazza detta carapace. La parte anteriore del corpo o cefalotorace, è costituita dalla fusione della testa col torace e contiene tutti gli organi più importanti: sistema nervoso, branchie, cuore, stomaco. Essa è caratterizzata a sua volta da un rostro dentato[3] (9-11 spine) e da una serie di carene, solchi e spine che hanno valore tassonomico. Dal carapace partono le antenne, recettori meccanici sensibili alle vibrazioni e le antennule con funzione olfattiva e di equilibrio rispetto alla gravità.

La parte edibile dell'animale è l'addome, a sua volta suddiviso in sei segmenti. Le appendici anteriori dette pereiopodi vengono utilizzate quando l'animale è appoggiato al substrato ed hanno funzione esplorativa e prensile. Le appendici al disotto dell'addome dette pleopodi sono invece utilizzate per il nuoto. La parte caudale è formata da quattro segmenti detti uropodi che hanno funzione di timone nel nuoto e di remo nella tipica fuga all'indietro. Essa termina con una spina appuntita, il telson.

Ha colorazione biancastra tendente al rosa, al grigio. Alterna bande marroni-rossastre su carapace e segmenti addominali e macchie scure sulle pleure. Gli uropodi sono pigmentati e terminano con una striscia bluastra. La mutevole colorazione viene notevolmente influenzata dal tipo di fondale e dalla profondità alla quale viene pescato. Negli adulti il sesso è facilmente distinguibile per la presenza del petasma nei maschi e del thelycum nelle femmine, entrambi posti ventralmente tra carapace ed addome. Di medie dimensioni, può raggiungere ed anche oltrepassare i 20 centimetri[4] in lunghezza ed i 100 grammi di peso.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Vive in acque costiere da 5 a 50 m, su fondali sabbiosi e misti a fango, talvolta sul detrito costiero[5]. Ha abitudini marcatamente fossorie: nelle ore diurne resta infossato nel substrato ed esce solo dopo il tramonto fino all'alba. Da adulto vive in habitat marino, mentre allo stadio di postlarva e giovanile preferisce gli ambienti di estuario[4] o le lagune dove la salinità è più bassa ed il nutrimento (a base di fitoplancton e zooplancton) è più abbondante.

Valore nutritivo[modifica | modifica wikitesto]

Vassoio di mazzancolle al sale

La sua carne è pregiata[3], con sapore delicato e con aroma gradevole e fine. In commercio la mazzancolla si può trovare fresca, con il guscio o sgusciata, ma anche congelata e precucinata. Contiene circa il 15% di proteine, mentre basse sono le percentuali di glucidi e di grassi. Per la scarsa presenza di grassi, è modesto anche l'apporto energetico, che resta al di sotto delle 100 kilocalorie.

È considerevole invece l'apporto di fosforo, calcio, ferro e le vitamine del complesso B tiamina, riboflavina e niacina. Il contenuto di colesterolo si aggira invece sui 150 mg per 100 grammi. Per il buon valore delle sue carni e per la loro grande duttilità gastronomica, la mazzancolla si presta ad una notevole quantità di ricette.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Fransen, C.; De Grave, S. (2014), Penaeus kerathurus, in WoRMS 2015 (World Register of Marine Species).
  2. ^ Alan Davidson, Il mare in pentola, Milano, Mondadori, 1972, p. 195
  3. ^ a b Rupert Riedl
  4. ^ a b W. Luther, K. Fiedler, pag. 112
  5. ^ W. Luther, K. Fiedler, pag. 153

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Wolfgang Luther, Kurt Fiedler, Guida alla fauna marina costiera del Mediterraneo, Milano, Edizioni Labor.
  • Rupert Riedl, Fauna e flora del Mediterraneo, Franco Muzzio editore, 1983.

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