Diocesi di Pavia

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Diocesi di Pavia
Dioecesis Papiensis
Chiesa latina
Duomo Pavia.jpg
Suffraganea dell' arcidiocesi di Milano
Regione ecclesiastica Lombardia
Mappa della diocesi
Provincia ecclesiastica
Provincia ecclesiastica della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Vescovo Corrado Sanguineti
Vicario generale Adriano Migliavacca
Provicario generale Luigi Pedrini
Vescovi emeriti Giovanni Giudici
Sacerdoti 140 di cui 113 secolari e 27 regolari
1.285 battezzati per sacerdote
Religiosi 31 uomini, 118 donne
Diaconi 4 permanenti
Abitanti 185.161
Battezzati 108.000 (93,3% del totale)
Superficie 782 km² in Italia
Parrocchie 100 (4 vicariati)
Erezione III secolo
Rito romano
Cattedrale Santo Stefano e Santa Maria Assunta
Santi patroni San Siro
Sant'Agostino
Indirizzo Piazza del Duomo 11, 27100 Pavia, Italia
Sito web www.diocesi.pavia.it
Dati dall'Annuario pontificio 2017 (ch · gc)
Chiesa cattolica in Italia
Interno della basilica di San Pietro in Ciel d'Oro, con l'abside e l'arca contenente le reliquie di sant'Agostino.
Il palazzo vescovile di Pavia.

La diocesi di Pavia (in latino: Dioecesis Papiensis) è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Milano appartenente alla regione ecclesiastica Lombardia. Nel 2016 contava 180.000 battezzati su 192.891 abitanti. È retta dal vescovo Corrado Sanguineti.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi è sommariamente compresa tra il Ticino a ovest, il Po a sud, i colli del Lodigiano a est e il Lambro meridionale a nord. Il suo territorio è costituito dalla maggior parte dei comuni della parte settentrionale della provincia di Pavia, a cui si aggiungono i comuni di Casarile e Binasco nella Città metropolitana di Milano.

Sede vescovile è la città di Pavia, dove si trova la cattedrale di Santo Stefano e Santa Maria Assunta, che ricorda nella doppia intitolazione l'esistenza delle due cattedrali medievali (estiva e invernale). A Pavia sorgono pure le basiliche di San Pietro in Ciel d'Oro, che custodisce i resti di sant'Agostino, e di San Michele Maggiore, chiesa che ospitò nei sec. X - XII le incoronazioni dei re italici.

Il territorio si estende su 782 km² ed è suddiviso in 100 parrocchie, raggruppate in quattro vicariati. Le parrocchie di Torrevecchia Pia, Vigonzone e Zibido al Lambro, fino al 1979 appartenenti all'arcidiocesi di Milano, seguivano il rito ambrosiano anziché quello romano. Per esigenze pastorali, con lettera vescovile nel 2006 fu introdotto anche qui "ad experimentum" il rito romano.

Parrocchie[modifica | modifica wikitesto]

Elenco delle parrocchie (con eventuali chiese, cappelle e oratori sussidiari[1]) che formano la diocesi raggruppate per vicariati foranei[2].

Vicariato I della Città[modifica | modifica wikitesto]

Tutte le parrocchie del vicariato si trovano nel territorio del comune di Pavia, ad eccezione delle 2 parrocchie di Torre d'Isola e di San Genesio ed Uniti.

  • Parrocchia della Sacra Famiglia (quartiere Città Giardino)
    • Chiesa di San Giuseppe (quartiere Città Giardino)
    • Cappella della Clinica Città di Pavia
  • Parrocchia di San Carlo Borromeo (quartiere Montebolone)
  • Parrocchia di San Francesco d'Assisi (centro storico)
  • Parrocchia di San Giorgio (frazione Fossarmato)
  • Parrocchia di San Lanfranco Beccari (quartiere San Lanfranco)
    • Chiesa di Santa Maria di Lourdes
    • Cappela della Clinica Fondazione Maugeri (quartiere Cravino)
    • Cappella della Clinica Fondazione Mondino (quartiere Cravino)
  • Parrocchia di San Luigi Orione (quartiere Cassinetto)
  • Parrocchia di San Michele Maggiore (centro storico)
  • Parrocchia di San Pietro (quartiere Verzolo)
    • Chiesa di San Lazzaro (quartiere San Lazzaro)
  • Parrocchia di San Teodoro (centro storico)
    • Chiesa di San Giorgio in Montefalcone (centro storico)
  • Parrocchia di Santa Maria Assunta e di Santo Stefano Protomartire nella Cattedrale (centro storico)
  • Parrocchia di Santa Maria Assunta (frazione Mirabello)
  • Parrocchia di Santa Maria del Carmine (centro storico)
  • Parrocchia di Santa Maria della Scala (frazione Scala)
  • Parrocchia di Santa Maria delle Grazie (quartiere Santa Teresa)
  • Parrocchia di Santa Maria di Caravaggio (quartiere Ponte di Pietra)
  • Parrocchia di Santa Maria in Betlem (quartiere Borgo Ticino)
  • Parrocchia di Sant'Alessandro Sauli (quartiere Cassinetto)
  • Parrocchia dei Santi Gervasio e Protasio (centro storico)
  • Parrocchia dei Santi Primo e Feliciano (centro Storico)
  • Parrocchia del Santissimo Salvatore (quartiere Ponte di Pietra)
    • Chiesa del Sacro Cuore di Nostro Signore Gesù Cristo (quartiere Ticinello)
  • Parrocchia dello Spirito Santo (quartiere Santo Spirito)
  • Parrocchia del Santissimo Crocifisso (quartiere Città Giardino)
  • Parrocchia di San Genesio (San Genesio ed Uniti)
    • Chiesa di Maria Nascente (frazione Comairano di San Genesio ed Uniti)
  • Parrocchia di Santa Maria della Neve (Torre d'Isola)
    • Chiesa di Santa Rita da Cascia (frazione Massaua di Torre d'Isola)
    • Chiesa di Sant'Eustachio (frazione San Varese di Torre d'Isola)
    • Chiesa di Casottole (frazione Casottole di Torre d'Isola)

Vicariato II della Bassa Pavese[modifica | modifica wikitesto]

Vicariato III[modifica | modifica wikitesto]

Vicariato IV[modifica | modifica wikitesto]

Appartengono a questo vicariato le due parrocchie nella Città metropolitana di Milano, Casarile e Binasco.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'attestazione più antica dell'esistenza di una comunità cristiana in Pavia è nella Vita Martini[3], la biografia di san Martino di Tours scritta dal suo discepolo Sulpicio Severo. In essa si narra che Martino, che a quel tempo era ancora fanciullo e viveva a Ticinum (nome latino della città), fuggì di casa e ad ecclesiam confugit (si rifugiò nella chiesa): l'episodio si collocherebbe negli anni intorno al 325-330 (essendo Martino nato nel 316 o 317) e pur con tutte le cautele interpretative del caso, indicherebbe l'esistenza di una "chiesa" (una comunità cristiana o un edificio di culto) a Pavia negli anni immediatamente successivi all'Editto di Milano (313) e al Concilio di Nicea (325)[4].

Il primo vescovo pavese documentato da fonti antiche è Invenzio o Evenzio, che compare tra i vescovi che parteciparono al concilio di Aquileia del 381, guidato da Ambrogio di Milano, il quale inoltre parla di Evenzio nella sua opera De officiis ministrorum, scritta verso il 390.[5]

Secondo la tradizione locale, tuttavia, il fondatore e protovescovo della città fu Siro, vissuto nella prima metà del IV secolo. Una leggenda di epoca tardo-medievale lo identificava con il fanciullo che, nel capitolo 6 del vangelo secondo Giovanni, offre a Gesù i pani e i pesci per il miracolo della loro moltiplicazione: da qui l'iconografia consueta del santo, che lo raffigura in abiti episcopali con ai piedi un cesto contenente, appunto, pani e pesci.[6]

Nel 451 Pavia è menzionata come suffraganea del patriarcato di Aquileia.

Nel VI secolo papa Ormisda concesse al vescovo sant'Ennodio e ai suoi successori il privilegio del pallio, che sarà confermato il 24 agosto 877 da papa Giovanni VIII al vescovo Giovanni II.

Capitale del regno dei Longobardi ariani, Pavia visse per decenni con un duplice episcopato, cattolico ed ariano, situazione che ebbe termine con un atto del re Ariperto I († 661), che pose fine alla gerarchia ariana; in questa occasione il vescovo ariano Anastasio si convertì al cattolicesimo.

Nel 679 il vescovo di Pavia partecipò al concilio provinciale di Milano, indizio molto probabile dell'appartenenza di Pavia alla provincia ecclesiastica milanese.

Verso l'inizio dell'VIII secolo l'elezione del vescovo sant'Armentario suscitò alcuni contrasti per la giurisdizione metropolitica, da cui si deduce che in questo tempo la diocesi di Pavia non era soggetta all'autorità metropolitica dell'arcidiocesi di Milano, probabilmente a causa dell'emancipazione politica durante il dominio longobardo. Forse da questo momento inizierà l'indipendenza ecclesiastica della Chiesa pavese dalla giurisdizione metropolitica di Milano e la sua immediata soggezione alla sede romana[7].

Tra il X e l'XI secolo si formò il territorio dipendente dal vescovo di Pavia con l'acquisizione o la cessione alla mensa episcopale di pievi dotate dello ius baptizandi; in una bolla di papa Onorio III del 1217[8] viene offerta una panoramica delle dipendenze del vescovo all'inizio del XIII secolo.

Nel 1423 fu indetto a Pavia un concilio, che fu poi traslato a Siena, ma le sue conclusioni tacciate di eresia, furono rifiutate e lo stesso concilio non fu riconosciuto come concilio ecumenico.

Subito dopo il Concilio di Trento il vescovo Ippolito Rossi eresse il seminario diocesano. Lo stesso vescovo sostenne vigorosamente e vittoriosamente una controversia con san Carlo Borromeo, che voleva assoggettare la sede di Pavia alla potestà metropolitica dell'arcidiocesi di Milano. Inoltre ebbe da papa Sisto V una nuova conferma delle antiche prerogative della diocesi, fra cui l'uso del pallio.

Il 15 febbraio 1743 papa Benedetto XIV con la bolla Ad supremam equidem[9] concesse ai vescovi di Pavia di aggiungere al proprio il titolo di arcivescovi di Amasea.

Il 1º giugno 1803 fu assegnata come suffraganea alla provincia ecclesiastica milanese e tale fu confermata il 16 febbraio 1819 con la bolla Paternae charitatis di papa Pio VII[10], con la quale si stabiliva che la suffraganeità sarebbe cominciata con la morte del vescovo in carica, Paolo Lamberto D'Allègre, avvenuta nel 1821. Con la stessa bolla Paternae charitatis fu revocata l'unione del titolo di Amasia con quello di Pavia.

Nel 1817 la diocesi cedette tutte le parrocchie a destra del Ticino alla diocesi di Vigevano.

Il 20 giugno 1859 Pietro Maria Ferrè fu trasferito dalla diocesi di Crema alla sede episcopale di Pavia, ma dopo l'unità incontrò l'opposizione del governo italiano perché nell'elezione erano stati osservati i privilegi della corona austro-ungarica. Il vescovo non poté prendere possesso della sede e ritenne la sede di Crema come amministratore apostolico. La situazione si risolse il 27 marzo 1867, quando fu trasferito alla diocesi di Casale Monferrato.

Nel 1979 la diocesi si ingrandì con l'acquisizione dall'arcidiocesi di Milano dell'intero territorio del comune di Torrevecchia Pia.[11] Contestualmente cedette alla diocesi di Lodi le frazioni di Camporinaldo (comune di Miradolo Terme) e di Corte Sant'Andrea (comune di Senna Lodigiana), acquisendo dalla stessa parti dei comuni di Marzano e di Bascapè.[12]

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Un catalogo di vescovi pavesi, scoperto ex vetere libello ed inserito in un registro del capitolo della cattedrale dal canonico Alessio Beretta (XVI secolo), è ritenuto attendibile e derivante dagli antichi dittici. Così si esprime Lanzoni: «Si può ritenere che il catalogo dell'archivio capitolare di Pavia, benché non anteriore al XVI secolo, derivi da fonte antica e degna di fede… Del resto il catalogo viene largamente confermato dai documenti sincroni».[13]

Persone legate alla diocesi[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi al termine dell'anno 2016 su una popolazione di 192.891 persone contava 180.000 battezzati, corrispondenti al 93,3% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 141.298 141.348 100,0 208 182 26 679 26 697 97
1969 153.000 154.215 99,2 212 179 33 721 39 640 96
1980 150.322 170.322 88,3 190 160 30 791 37 435 104
1990 162.029 162.370 99,8 179 151 28 905 33 348 99
1999 159.689 161.610 98,8 170 132 38 939 54 237 99
2000 162.236 162.897 99,6 176 136 40 921 53 238 99
2001 167.135 168.102 99,4 175 137 38 955 51 689 99
2002 157.226 168.379 93,4 168 131 37 935 43 219 99
2003 167.450 170.458 98,2 166 131 35 1.008 46 246 99
2004 158.711 161.562 98,2 157 129 28 1.010 31 222 99
2013 173.000 185.161 93,4 134 110 24 1.291 5 27 131 100
2016 180.000 192.891 93,3 140 113 27 1.285 4 31 118 100

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Chiese e cappelle della Diocesi di Pavia, su www.chieseitaliane.chiesacattolica.it. URL consultato il 6 luglio 2018.
  2. ^ Parrocchie della Diocesi di Pavia, su www.Parrocchiemap.it. URL consultato il 6 luglio 2018.
  3. ^ Patrologia Latina, XX, cc. 95-150
  4. ^ V. Lanzani, Dalle origini della città cristiana all'arrivo dei Longobardi, in "Storia Religiosa della Lombardia", vol. 11: "Diocesi di Pavia", La Scuola, Brescia, 1995, pp. 14-18.
  5. ^ Lanzani cit., p.20
  6. ^ M.P. Billanovich, San Siro. Falsificazione, mito, storia, in «Italia medievale e umanistica», 29 (1986), pp. 1-54; A. M. Orselli, La città altomedievale e il suo santo patrono.(Ancora una volta) il campione pavese, in L'immaginario religioso della città medievale, Ravenna 1980, pp. 243-353. Secondo Francesco Lanzoni l'aver anticipato di tre secoli l'esistenza di san Siro costrinse autori locali ad inserire i nomi di una quindicina di vescovi fittizi per colmare il vuoto temporale venutosi a creare nel catalogo episcopale.
  7. ^ F. Besostri, La città, il re, il vescovo, in «Cultura Religiosa e Scuola», Anno II, n, 3 (luglio-dicembre 2011), pp. 69-84.
  8. ^ Testo della bolla in Cappelletti, op. cit., pp. 454-456.
  9. ^ Testo della bolla in Cappelletti, op. cit., pp. 492-495.
  10. ^ Cappelletti, op. cit.. p. 509.
  11. ^ Decreto Quo aptius del 15 gennaio 1979, AAS 71 (1979), pp. 377-378.
  12. ^ Decreto Quo aptius del 20 gennaio 1979, AAS 71 (1979), pp. 378-379.
  13. ^ Lanzoni, op. cit., pp. 981-982.
  14. ^ La cronologia è incerta; altre date proposte dagli storici sono il 467-497.
  15. ^ Il suo episcopato durò pochi giorni e non prese possesso della diocesi.
  16. ^ Assente nel catalogo episcopale riportato da Gams e dal sito della diocesi.
  17. ^ Il 4 settembre 1443 Bernardo Landriano, vescovo di Asti, fu eletto alla sede pavese, ma non accettò il trasferimento.
  18. ^ Secondo Eubel si dimette il 4 settembre e gli succede Ippolito.
  19. ^ Lazcano, Rafael, Episcopologio agustiniano. Ed. Augstiniana. Guadarrama (Madrid) 2014, vol. I, 1046-1049.

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