Chiesa di San Francesco (Pavia)

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando la chiesa dedicata a San Francesco di Paola, vedi Chiesa di San Francesco di Paola (Pavia).
Chiesa di San Francesco Grande
ODTU3393 (2).jpg
StatoItalia Italia
RegioneLombardia
LocalitàPavia
Coordinate45°11′14.31″N 9°09′34.85″E / 45.187308°N 9.159681°E45.187308; 9.159681
Religionecattolica di rito romano
TitolareFrancesco d'Assisi
Diocesi Pavia
Stile architettonicogotico
Inizio costruzione1228
Completamento1298

La chiesa di San Francesco Grande è un edificio religioso cattolico di Pavia, in Lombardia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la tradizione, la prima comunità Francescana si insediò in città per espressa volontà di San Francesco d'Assisi due anni prima della sua morte. Tralasciando la tradizione, di cui non abbiamo prove documentarie, non sappiamo esattamente quando la chiesa fu fondata, anche se, analogamente a quanto avvenne a Milano, probabilmente, la prima comunità francescana s’insediò in città intorno alla fine del secondo decennio del Duecento. Inizialmente i frati si stabilirono presso una chiesa dedicata alla Madonna, situata fuori le mura della città, dove ancora sono segnalati in un documento del 1234, anche se in quegli anni sicuramente aveva già preso avvio il cantiere della chiesa intramurana, l’attuale chiesa di San Francesco Grande. La costruzione del nuovo edificio procedette assai lentamente, dato che, nonostante le numerose donazioni, la chiesa, e il vicino convento, potevano dirsi quasi ultimati nel 1298, quando i francescani abbandonarono definitivamente il complesso suburbano che fu da essi ceduto ai carmelitani. Ulteriori interventi nell’apparato architettonico, come la facciata, e decorativo si ebbero nei primi decenni del Trecento, si ha poi notizia di una cappella (attualmente dedicata a sant'Agnese) realizzata nel 1307, mentre altre cappelle furono aggiunte a partire dal 1339. Dopo la presa di Pavia del 1359[1], Galeazzo II trasferì la propria corte da Milano a Pavia e la chiesa fu scelta dal signore, e poi dal figlio Gian Galeazzo, per ospitare le sepolture di membri della casata o di personaggi di spicco; furono infatti qui sepolti Isabella di Valois (prima moglie di Gian Galeazzo), Carlo e Azzone (figli di Gian Galeazzo e Isabella), il marchese Manfredo V di Saluzzo, Baldo degli Ubaldi e, più tardi, Facino Cane.

Inoltre la chiesa ricevette donazioni da parte di personaggi di spicco della corte viscontea, come nel 1388, quando Ottone Mandelli lasciò ai francescani tre busti gotici in rame sbalzato e dorato (tuttora conservati nella chiesa) contenenti le reliquie di Sant'Apollonio, San Vittore e Santa Corona, prese dal Mandelli nella rocca di Canossa nel 1381.

Nel 1739 la chiesa subì pesanti rimaneggiamenti (l'interno dell'edificio venne intonacato e ricoperto di stucchi barocchi) che ne alterarono l’aspetto originario, in parte recuperato grazie ai restauri intrapresi tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento. Accanto alla chiesa sorgeva il convento dei frati Minori Conventuali che conteneva tre ampi chiostri, demoliti nel 1708, per la realizzazione del nuovo complesso conventuale. Il convento fu soppresso nel 1781 da Giuseppe II, che vi installò in Collegio Germanico-Ungarico, trasformato più tardi in caserma, ora sede del Collegio Cairoli, mentre la chiesa, dal 1805, divenne parrocchia e affidata al clero secolare[2].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La struttura della chiesa è a tre navate. All'interno si distingue una parte anteriore caratterizzata da una copertura a capriate su archi a tutto sesto e una parte posteriore con copertura a volte costolonate bianche e rosse su archi a sesto acuto. Il progetto della cappella tardobarocca dell'Immacolata è di Giovanni Ruggeri[3].

Facciata[modifica | modifica wikitesto]

La facciata, costruita probabilmente tra la fine del Duecento e l'inizio del Trecento in stile gotico, è caratterizzata da un effetto decorativo costruito sul contrasto tra il rosso del laterizio e il bianco dell'arenaria. Presenta, caso insolito in Italia, un doppio portale, secondo lo stile francese, le cui aperture sono circondate da una decorazione bicroma a riquadri. La parte intermedia è interamente in laterizi ed ospita un'ampia trifora. La parte superiore degli spioventi è limitata da una decorazione di archetti intrecciati in laterizio su sfondo chiaro. Al di sopra vi sono cinque pinnacoli cilindrici decorati da due livelli di finte loggette[4].

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Vincenzo Campi, San Matteo.

L'altare marmoreo è del 1777 ed ospita una pregevole Madonna attribuita al pittore barocco Bernardino Ciceri. L'altare, dove sono custodite parte delle reliquie di Sant'Epifanio, è arricchito dal prezioso coro ligneo in noce realizzato, a partire dal 1484, dai fratelli Giovanni Pietro e Giovanni Ambrogio Donati[5]. Sopra il coro è stato collocato un affresco strappato, risalente alla metà del XIV secolo, raffigurante la presentazione al tempio[6]. Nel presbiterio è collocato un grande crocifisso ligneo del XV secolo, attribuito a Baldino de Surso.

L’edificio presenta due tipi di coperture diverse: la parte occidentale, aperta ai fedeli, presenta un tetto ligneo nella navata centrale (mentre le navate laterali sono dotate di volte a crociera costolate), ma del tutto diversa è la copertura dello spazio, un tempo, riservato ai frati, coperto da volte a crociera, dotate di costoloni e chiavi di volta scolpite[7].

La chiesa conserva anche una grande pala di Vincenzo Campi (1588) raffigurante San Matteo, il cui realismo è stato letto dalla critica come un importante precedente per la pittura di Caravaggio.

Le cappelle laterali furono aggiunte tra il XIV e il XV secolo e ospitano numerose opere d'arte. A partire da destra si trovano:

I cappella: fatta costruire tra il 1392 e il 1398 da Giorgio Rossi, fu affrescata da Giovannino de' Grassi, tracce di tali pitture si trovano nella crociera della navata (Simbolo dell'evangelista Giovanni e stemmi di Giovanni Rossi) e nel prospetto della cappella (San Michele Arcangelo, San Bartolomeo, Sant'Andrea[8])

II cappella: Pala con San Giorgio a cavallo opera di Bernardino Ciceri.

III cappella: altare e tele di Pietro Antonio Magatti provenienti dalla soppressa chiesa di San Francesco da Paola.

IV cappella: Pala con San Matteo evangelista di Vincenzo Campi (1588).

V cappella: tela con il martirio di San Caterina d'Alessandria di Camillo Procaccini.

VI cappella: pala di Carlo Sacchi e tele raffiguranti San Francesco di Paola di Pietro Gilardi e Giovanni Antonio Cucchi.

Nel braccio sinistro del transetto, la prima cappella, il cui giuspatronato apparteneva alla famiglia aristocratica dei Beccaria, che conserva l'originaria struttura tardo-romanica, conserva affreschi, realiazzati intorno al 1298 e dal forte influsso bizantino, raffiguranti San Francesco, un santo coronato e una Madonna col Bambino posti sotto edicole architettoniche[9]. In fondo al transetto si trova la cappella dell'Immacolata, progettata da Giovanni Ruggeri nel 1711. La cappella, decorata con marmi, bronzi e preziose decorazioni barocche, conserva una pala raffigurante la madonna, opera di Bernardino Ciceri, mentre la cupola fu affrescata da Pietro Antonio Magatti.

Nella navata di sinistra si trovano le seguenti cappelle:

III cappella: Pala della Sacra Famiglia di Carlo Antonio Bianchi.

II cappella: trittico di Macrino d'Alba.

I cappella: pala con l'estasi di San Francesco da Copertino di Carlo Antonio Bianchi.

Nella chiesa sono ospitate le spoglie di alcuni personaggi illustri:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Come i Visconti asediaro Pavia". Assedi e operazioni militari intorno a Pavia dal 1356 al 1359, su academia.edu.
  2. ^ Compreso in: Convento dei Francescani (ex) - complesso, Pavia (PV), su lombardiabeniculturali.it.
  3. ^ RUGGERI, Giovanni di Gianpaolo Angelini - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 89 (2017), su treccani.it.
  4. ^ Chiesa di S. Francesco d'Assisi, Piazza San Francesco d'Assisi - Pavia (PV) – Architetture – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 30 ottobre 2021.
  5. ^ San Francesco, un coro capolavoro, su La Provincia Pavese, 7 dicembre 2012. URL consultato il 6 febbraio 2019.
  6. ^ Chiesa di S. Francesco d'Assisi, Piazza San Francesco d'Assisi - Pavia (PV) – Architetture – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 30 ottobre 2021.
  7. ^ Chiesa di S. Francesco d'Assisi, Piazza San Francesco d'Assisi - Pavia (PV) – Architetture – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 30 ottobre 2021.
  8. ^ Carlo Cairati, Pavia viscontea. La capitale regia nel rinnovamento della cultura figurativa lombarda. Vol. 1: castello tra Galeazzo II e Gian Galeazzo (1359-1402), Milano, Scalpendi Editore, 2021, pp. 180 - 181.
  9. ^ Chiesa di S. Francesco d'Assisi, Piazza San Francesco d'Assisi - Pavia (PV) – Architetture – Lombardia Beni Culturali, su www.lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 30 ottobre 2021.
  10. ^ (EN) Piero Majocchi, Non iam capitanei, sed reges nominarentur: progetti regi e rivendicazioni politiche nei rituali funerari dei Visconti (XIV secolo), in “Non iam capitanei, sed reges nominarentur: progetti regi e rivendicazioni politiche nei rituali funerari dei Visconti (XIV secolo)”, in Courts and Courtly Cultures in Early Modern Italy and Europe. Models and Languages, Atti del Convegno, ed. S. Albonico, S. Romano, Viella, pp. 189-206.. URL consultato l'8 febbraio 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Cairati, Pavia viscontea. La capitale regia nel rinnovamento della cultura figurativa lombarda. Vol. 1: castello tra Galeazzo II e Gian Galeazzo (1359-1402), Milano, Scalpendi Editore, 2021.
  • Cristina Molina, Antonio Rovelli, Hortus sanitatis.Arte, storia e virtù terapeutiche nel coro ligneo della chiesa di San Francesco d'Assisi in Pavia, Varzi, Guardamagna, 2012.
  • Faustini Gianani, La chiesa di San Francesco Grande nella storia dell'arte, Pavia, Fusi, 1980.
  • Giovanna Forzatti Golia, Le istituzioni ecclesiastiche, in Banca del Monte di Lombardia (a cura di), Storia di Pavia. Dal libero comune alla fine del principato indipendente, III (tomo I), Milano, Industrie Grafiche P. M., 1992.
  • Maria Teresa Mazzilli Savini, L'architettura gotica pavese, in Banca Regionale Europea (a cura di), Storia di Pavia. L’arte dall’XI al XVI secolo, III (tomo III), Milano, Industrie Grafiche P. M., 1996.
  • Marco Albertario, Pittura a Pavia. 1525- 1604, in Banca Regionale Europea (a cura di), Storia di Pavia. L'età spagnola e austriaca, IV (tomo II), Milano, Industrie Grafiche P. M., 1995.
  • Susanna Zatti, Le arti a Pavia nel XVII e XVIII secolo, in Banca Regionale Europea (a cura di), Storia di Pavia. L'età spagnola e austriaca, IV (tomo II), Milano, Industrie Grafiche P. M., 1995.

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