Poliandria

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Draupadi insieme ai suoi cinque mariti.

La poliandria, composizione di poli- (dal greco πολυ-, forma compositiva di πολύς «molto»[1]) e -andria (-ανδρία, derivato di ἀνήρ ἀνδρός «uomo»[2]), derivante dal greco πολύανδρος che presenta "donna «che ha molti sposi»"[3], è il tipo di poligamia che si instaura tra un individuo di sesso femminile e due o più individui, della stessa specie, di sesso maschile. In etologia, il termine indica anche il comportamento di una femmina che, in una stagione, si accoppia con più maschi o di più maschi che collaborano ad allevare i cuccioli con le femmine. Infine, è considerato anche un sinonimo di pecilandria.

Alla poliandria si contrappone la poliginia, nella quale un maschio si accoppia con due o più femmine. La poliandria si distingue dal matrimonio di gruppo, poiché coinvolge più partecipanti di ciascun sesso.

La poliandria è proibita dall'ebraismo, dall'islam e dalla maggior parte delle confessioni religiose induiste e cristiane; inoltre non è riconosciuta legalmente nemmeno nella maggior parte delle nazioni, comprese quelle che permettono la poliginia. Anche nelle culture dove è stata in auge, essa è ed è stata estremamente rara, e solo in particolari e limitate circostanze. In queste culture della poliandria, i mariti provenivano quasi sempre dalla stessa famiglia. La particolare forma di poliandria in cui una donna è sposata a due o più fratelli è nota come poliandria fraterna, e da molti antropologi è ritenuta la forma più frequente rilevata.

La poliandria nell'uomo[modifica | modifica sorgente]

Le necessità per cui si contrae un rapporto del genere possono essere svariate, fra cui l'infanticidio, spesso verso le femmine, che causa uno squilibrio demografico e una diminuzione della disponibilità di donne.

Un caso particolare di poliandria è la poliandria adelfica del Buddhismo Tibetano (Tibet)[senza fonte] in cui una donna si sposa con un uomo e tutti i componenti maschili della famiglia del marito (vedi Rolf A. Stein, "la civiltà tibetana).

La poliandria nelle diverse società[modifica | modifica sorgente]

Nella società moderna[modifica | modifica sorgente]

Interpretazione discussa[modifica | modifica sorgente]

Nella religione[modifica | modifica sorgente]

Nell'Islam la poliandria, esistente in determinati contesti culturali arabi preislamici, è stata rigorosamente vietata, in base a quanto previsto dalla Sura IV del Corano (versetti 22-24 che indica con precisione le persone con cui solo è lecito contrarre vincoli matrimoniali.
È così caduta sotto tale cogente interdetto la pratica del nikāḥ al-istibdāʾ (in arabo: ﻧﻜﺎﺡ ﺍلاﺳﺘﺒﺪﺍء), con la quale una donna poteva, col consenso del marito (malato o infertile) farsi ingravidare da un altro uomo, prescelto insieme al marito in funzione delle sue qualità fisiche e intellettive.[4] In quei casi il figlio così partorito entrava a far parte della famiglia della madre e del suo sposo, senza che il padre naturale potesse rivendicare alcun suo diritto.

Spiegazioni tribali[modifica | modifica sorgente]

Poliandria fraterna[modifica | modifica sorgente]

La poliandria fraterna è una forma di poliandria in cui una donna viene sposata a due o più uomini fratelli fra loro. Chiamata anche adelfogamia, termine questo che include però altri significati.[senza fonte]

La poliandria fraterna trova riscontro in alcune regioni del Tibet e Nepal,[5] dove rappresenta una pratica comune a livello sociale.[6] Il gruppo toda situato nell'India meridionale pratica la poliandria fraterna, ma attualmente vi prevale la monogamia.[7]

Oltre alla famosa leggendaria poliandria fraterna narrata nel Mahabharata tra i cinque fratelli Pandava e Draupadi, ci sono diversi casi nella storia e tradizione dell'induismo. Per esempio, nel Mahabharata stesso, quando Kunti chiede di fornire un esempio di poliandria, Yudhisthira cita Jatila del clan Gautama sposata ai sette Saptarishi (Sette Saggi) e Pracheti sorella di Hiranyaksha sposata a dieci fratelli, cosa questa che implica una mentalità aperta dell'antica società indiana verso la poliandria.[8] Nell'attuale società induista, molti sociologi hanno espresso il timore di una costrizione critica della poliandria in un futuro non lontano, dovuto all'aumento di tali tipi di matrimonio nelle società rurali di Malwa regione del Punjab onde evitare la spartizione ereditaria delle terre coltivate.[9]

La poliandria fraterna raggiunge un obiettivo simile a quello della primogenitura nell'Inghilterra del XIX secolo. La primogenitura stabiliva che il figlio primogenito ereditasse la proprietà della famiglia, mentre i figli più giovani dovevano lasciare la casa paterna e cercare il loro impiego altrove. La primogenitura mantenne così le proprietà intatte per generazioni permettendo soltanto un erede per ogni generazione. La poliandria fraterna raggiunge un obiettivo del tutto simile, ma al contrario tiene legati insieme tutti i fratelli a un'unica moglie in modo che vi sia solo un gruppo di eredi per ogni generazione.[10]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ dal vocabolario Treccani online
  2. ^ dal vocabolario Treccani online
  3. ^ dal vocabolario Treccani online
  4. ^ Ibn Manẓūr, Lisān al-Lisān: Tahdhīb Lisān al-ʿArab, Beirut, Dār al-Kutub al-ʿIlmiyya, 1993, p. 90.
  5. ^ (EN) Mustang. URL consultato il 20 gennaio 2013.
  6. ^ (EN) Nancy E. Levine, The Dynamics Of Polyandry: Kinship, Domesticity, and Population On the Tibetan Border, Chicago, University of Chicago Press, 1988, ISBN 0226475689. URL consultato il 20 gennaio 2013.
  7. ^ (EN) Sara Sidner (della CNN), Brothers share wife to secure family land. URL consultato il 20 gennaio 20123.
  8. ^ (EN) SECTION CLXLVIII (Vaivahika Parva continued). URL consultato il 20 gennaio 2013.
  9. ^ (EN) Balwant Garg, Draupadis bloom in rural Punjab in Times of India, 16 luglio 2005. URL consultato il 20 gennaio 2013.
  10. ^ (EN) Melvyn Goldstein, Natural History, Natural History Magazine, 1987, pp. 39–48.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]