Platoon
| Platoon | |
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La famosa scena del film |
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| Titolo originale | platoon |
| Paese di produzione | Stati Uniti d'America |
| Anno | 1986 |
| Durata | 120 min |
| Colore | colore |
| Audio | sonoro |
| Rapporto | 1.85 : 1 |
| Genere | guerra, drammatico |
| Regia | Oliver Stone |
| Soggetto | Oliver Stone |
| Sceneggiatura | Oliver Stone |
| Produttore | Arnold Kopelson |
| Fotografia | Robert Richardson |
| Montaggio | Claire Simpson |
| Effetti speciali | Gionilda Stolee, Derek Howard, Ccecille Baun |
| Musiche | Georges Delerue, Budd Carr |
| Scenografia | Bruno Rubeo, Chris Lombardi, George Rosales, Caloy Salcedo |
| Costumi | Roy Lachica, Martin Raygon, Dwight Gaston |
| Trucco | Tess Quismundo, Maria Cecina |
| Interpreti e personaggi | |
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| Doppiatori italiani | |
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Platoon è un film del 1986, scritto e diretto da Oliver Stone.
Il film tratta della permanenza in Vietnam di Chris Taylor come volontario durante la guerra ed è ispirato alle reali esperienze vissute dal regista, in guerra nel 1967-1968.
La pellicola vinse 4 premi Oscar su 8 candidature e Oliver Stone fu premiato anche con l'Orso d'argento a Berlino come miglior regista.
Indice |
Trama [modifica]
Settembre 1967. Il giovane Chris Taylor, lasciato il college, si arruola nell'esercito entrando nella 25° divisione di fanteria e parte come volontario per la guerra del Vietnam; insieme a un'altra recluta viene poi assegnato al plotone "Compagnia Bravo" per svolgere compiti "search and destroy" nella giungla in una zona al confine con la Cambogia; molto presto l'entusiasmo e il desiderio di compiere buone azioni si scontreranno con la realtà di un conflitto disumano e alienante, dove gli uomini si trasformano in spietate macchine da guerra. La realtà, che egli non osava immaginare, è fatta di atteggiamenti incomprensibili (tanto da citare la sua famosa frase «L'inferno è l'impossibilità della ragione»), di fanatismo, ottusità, soprusi sulle popolazioni locali, brutalità e disprezzo per la vita e di droga, di cui i soldati abusano per tentare di estraniarsi, anche solo per breve tempo, dall'orrore che li circonda.
Il plotone è lentamente decimato dagli attacchi dei vietcong e al suo interno nascono dissidi tra due sottufficiali: il sergente Bob Barnes, un cinico veterano a cui importa solo vincere, anche a dispetto della vita dei civili, e il più umano sergente Elias Grodin, da tre anni in Vietnam e ormai disilluso nei suoi ideali del "sogno americano" con la sola speranza di sopravvivere e di salvare la vita ai soldati. Agli inizi del 1968 durante un pattugliamento due soldati muoiono a causa di una trappola esplosiva e un altro viene inchiodato a un albero con la gola tagliata. La reazione è immediata: un villaggio viene rastrellato, alcuni abitanti sono uccisi senza ragione e le capanne vengono date alle fiamme. Mentre si consuma il massacro sopraggiunge il sergente Elias, rimasto indietro a copertura del plotone, e aggredisce Barnes venendone separato dopo una breve zuffa. Chris, che osserva disgustato gli eccessi dei suoi compagni che si abbandonano a stupri ed eccidi, viene profondamente colpito dall'abisso in cui sprofonda l'uomo nella terribile realtà della guerra e il tutto avviene di fronte all'omertà e all'inettitudine del comandante del plotone, il tenente Wolfe[1].
Il sergente Elias si mette a rapporto dal capitano Harris che promette la corte marziale nel caso in cui l'inchiesta che seguirà dovesse accertare l'illegalità delle uccisioni ma Barnes troverà il modo di non sottoporvisi: durante uno scontro a fuoco con i vietcong alcuni membri del plotone rimangono gravemente feriti, tra cui Gator Lerner e Big Harold, e mentre i superstiti sono evacuati con gli elicotteri, Barnes cerca Elias, nel frattempo rimasto isolato, e gli spara; pensando di averlo ucciso sale a bordo dell'elicottero insieme a Chris ma quest'ultimo si accorge dall'alto che il sergente è ancora vivo e, insieme agli altri occupanti dell'elicottero, assiste inorridito e impotente alla sua morte. La scena, immortalata nella locandina, vede Elias ferito che esce correndo dalla giungla e, inseguito da un nugolo di soldati nordvietnamiti, cade sotto i loro colpi.
Chris vorrebbe farsi giustizia da solo ma viene affrontato violentemente da Barnes e salvato in extremis dai pochi amici rimasti. Pochi giorni dopo il plotone è coinvolto in un violento attacco da parte dei vietcong che decimano ulteriormente l'unità, tra cui, oltre il tenente Wolfe, anche Bunny e Junior, mentre il sergente O' Neil si salva a malapena nascondendosi sotto un cadavere di un soldato. Nell'estremo caos della battaglia, Barnes tenta di uccidere lo stesso Chris, ma un bombardamento col napalm interrompe l'azione e Chris perde conoscenza. Risvegliatosi, si rende conto di essere uno dei pochi superstiti. Nello spettacolo di morte che trova davanti ai suoi occhi, vede il sergente Barnes, vivo ma ferito, che cerca di salvarsi; decide allora che il momento è quello giusto: con un Kalašnikov, raccolto da terra, uccide l'odiato superiore prima di essere evacuato con un elicottero ponendo fine alla sua tragica esperienza di guerra.
Mentre torna in patria Chris afferma che il suo plotone non ha combattuto contro il nemico, ma contro se stessi e il nemico era dentro di loro. Afferma anche che Elias si era battuto contro Barnes per quello che il soldato Rhah ha chiamato "il possesso della sua anima", sentendosi a volte il "figlio di quei due padri".
Produzione [modifica]
Il film è stato girato, seguendo il grande esempio di Apocalypse now, sull'isola di Luzon, nelle Filippine, a partire dal febbraio 1986. La produzione del film è stata quasi annullata per colpa degli sconvolgimenti politici nel paese, a causa di Ferdinand Marcos, dittatore del Paese. Superati i problemi, le riprese continuarono come previsto. All'arrivo nelle Filippine, il cast è stato inviato in un corso di due settimane di formazione intensiva, durante il quale hanno dovuto scavare trincee e sono stati oggetto di marce forzate e "agguati" notturni.
La produzione ha fatto un accordo con l'esercito filippino per l'uso di attrezzature militari. Il film ha avuto veri rifugiati vietnamiti che agirono in diversi ruoli nel film. Le riprese durarono 54 giorni.
Cast [modifica]
- Il regista Oliver Stone fa una fugace apparizione nel film: è l'ufficiale al telefono nel bunker colpito da un kamikaze vietcong, verso la fine del film.[2]
- James Woods, che aveva recitato nel precedente film di Stone, Salvador, fu chiamato per un ruolo nel film, ma rifiutò la parte.[2]
- L'attore William Petersen rifiutò di recitare nel film per interpretare il protagonista di Prima base.[3]
- Per il ruolo del sergente Barnes, la produzione pensò inizialmente a Kevin Costner come interprete,[2] ma l'attore rifiutò perché impegnato nella pre-produzione del film Gli intoccabili. Fu allora scelto Tom Berenger.
Colonna sonora [modifica]
Il 29 aprile 1987 è stata pubblicata la colonna sonora del film, intitolata Platoon e prodotta dalla Atlantic Records[4].
Tracce [modifica]
- The Village (Adagio for Strings) - Vancouver Symphony Orchestra
- The Tracks of My Tears - Smokey Robinson
- Okie from Muskogee - Merle Haggard
- Hello, I Love You - The Doors
- White Rabbit - Jefferson Airplane
- Barnes Shoots Elias - Vancouver Symphony Orchestra
- Respect - Aretha Franklin
- (Sittin' on) the Dock of the Bay - Otis Redding
- When a Man Loves a Woman - Percy Sledge
- Groovin' - The Rascals
- Adagio for Strings - Vancouver Symphony Orchestra
Riconoscimenti [modifica]
Citazioni e riferimenti [modifica]
Alcuni attori di Platoon scrissero delle frasi sui loro elmetti indossati durante il film. Sull'elmetto di Charlie Sheen è visibile la scritta «When I die, bury me upside-down, so the world can kiss my ass» («Quando muoio, seppellitemi sottosopra, così il mondo può baciarmi il culo»); sull'elmetto di Mark Moses vi è disegnato un personaggio di Mad Magazine che dice: «What, me worry?» («Preoccupato, io?»); Johnny Depp invece aveva scritto semplicemente «Sherilyn» (un omaggio alla sua fidanzata di allora, Sherilyn Fenn).[2]
Merchandising [modifica]
Tra il 1986 e il 1988 venne a formarsi un marketing pubblicitario in modo da sostenere il successo del film. La Ocean Software produsse un videogioco basato sul film destinato a diverse piattaforme[5]; inoltre uscirono un gioco da tavolo[6] e un adattamento letterario.
Note [modifica]
- ^ Il fatto richiama, anche se in forma meno drammatica, il massacro di My Lai.
- ^ a b c d (EN) Trivia for Platoon (1986). Internet Movie Database. URL consultato in data 21 agosto 2012.
- ^ (EN) Trivia for Long Gone (1987). Internet Movie Database. URL consultato in data 21 agosto 2012.
- ^ Colonna sonora Platoon (1986). MyMovies. URL consultato in data 22-2-2011.
- ^ (EN) Platoon. MobyGames. URL consultato in data 22-2-2011.
- ^ (EN) A review of Avalon Hill's Platoon. angelfire.com
Altri progetti [modifica]
Collegamenti esterni [modifica]
- (EN) Scheda su Platoon dell'Internet Movie Database