Cocos nucifera

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Palma da cocco
Foto di una cocos nucifera
Cocos nucifera
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Liliopsida
Ordine Arecales
Famiglia Arecaceae
Genere Cocos
Specie C. nucifera
Nomenclatura binomiale
Cocos nucifera
L., 1753
Varietà
  • Cocos nucifera var. nana Griff.
  • Cocos nucifera var. spicata
  • Cocos nucifera var. typica

La palma da cocco (Cocos nucifera L., 1753) è una palma dioica tipica dei litorali di paesi caldi, l'unica specie riconosciuta del genere Cocos, della famiglia delle Arecaceae, sottofamiglia Cocoideae.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

L'areale della distribuzione della palma da cocco è indicato dalla linea rossa (basato su informazioni di Werth (1933),[1] leggermente modificato da Niklas Jonsson)
Noce di cocco in germinazione sulla spiaggia della sabbia nera, isola di Hawaii

La zona di origine della specie è controversa[2]. L'uomo ha sicuramente avuto una parte rilevante nella sua amplissima distribuzione. La pianta ha, tra le zone che vengono ritenute possibili per la sua origine, l'arcipelago indonesiano[2] e il sud america[2]. Nell'antichità la pianta era stata già diffusa in tutta l'area del Pacifico, con numerose varietà che si differenziano per il colore, la grandezza e la forma del frutto. Gli europei (portoghesi e spagnoli) scoprirono il cocco esplorando le coste occidentali dell'America centro-meridionale, e dal 1525 cominciarono a coltivarlo diffondendolo anche sulle coste orientali. Oggigiorno le principali zone di diffusione della palma da cocco sono situate tra il ventiduesimo parallelo nord e sud[2]. La palma è coltivabile oltre questi limiti di latitudine, ma le coltivazioni perdono importanza commerciale[2]. Generalmente le palme vengono coltivate sulla costa, ma la loro crescita non è limitata agli ambienti costieri. È possibile trovare palme anche a centinaia di chilometri lontano dalla costa quando le condizioni climatiche lo permettano[2]. In ogni caso l'influenza marina ha sicuramente un effetto positivo sul raccolto in frutti[2].

Generalmente la capacità delle noci di cocco di galleggiare sull'acqua marina è indicata come metodo di diffusione naturale della specie. Le noci di cocco sono in grado di mantenere la capacità di germogliare dopo 110 giorni di immersione nell'acqua di mare (periodo nel quale possono arrivare a percorrere fino a 5000 chilometri)[2]. Per quanto riguarda la diffusione attuale è evidente che questa è avvenuta ad opera dell'uomo, sia in epoca storica, come documentato, sia in epoca precedente dalle popolazioni indigene dei settori geografici interessati.[2].

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Palma da cocco con le noci (drupe) in evidenza

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

Il fusto è colonnare e slanciato, alto dai 20 ai 40 m, con un diametro alla base di 50–70 cm, più sottile 25–35 cm in alto, con la superficie di colore grigio, segnata dalle cicatrici a forma di anello lasciate dalle foglie e dai racemi caduti, termina all'apice con una corona di grandi foglie paripennate.

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici sono fascicolate, cilindriche, di diametro uniforme, di notevole sviluppo ma dalla vita breve, sostituite dalle radici avventizie che si sviluppano dalla base della pianta, e che si estendono negli strati superficiali del terreno, le radici aeree avventizie si sviluppano dal colletto della pianta, fino ad 1 m di altezza, con particolari formazioni lenticellari.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie sono paripennate, lunghe 4–5 m, con la base dilatata a formare una larga guaina, erette nei primi due anni di vita, successivamente cadenti, formate da leggerissime foglioline, allungate e brevemente picciolate, divise in due, molto striate e leggermente arcuate.

Fiori[modifica | modifica wikitesto]

Fiori
Fiori

I fiori sono piccoli e giallastri, riuniti in infiorescenze a spadice, ramificate in circa 50 rami secondari, protette esternamente da una grande spata concava. Ogni pianta porta annualmente da 6 a 12 infiorescenze, prodotte in tempi diversi. Nella parte basale dei rami dello spadice si trovano generalmente 5 fiori femminili (la palma non è dioica come molte altre palme, ma monoica a fiori diclini (parte maschile e femminile sulla stessa pianta), formati da un perigonio di 6 tepali, a lobi inspessiti, disposti su 2 verticilli embricati, formati da 3 elementi, gli stami sono rudimentali, l'ovario è formato da 3 carpelli, di cui solo uno verrà fecondato. I fiori maschili, sono molto numerosi, circa 300 per ogni ramo dello spadice, con un perigonio di 6 elementi, hanno 6 stami, un pistillo rudimentale che nella parte apicale ha 3 denti provvisti di ghiandole nettarifere, per attirare gli insetti pronubi. L'impollinazione è mista, sia anemofila che entomofila.

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

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Noci in maturazione su una palma

I frutti sono drupe voluminose, dette comunemente noci di cocco, di circa 1 kg di peso, che si formano dopo 2 settimane dalla fioritura, e crescono rapidamente per circa 6 mesi. Hanno esocarpo (buccia) liscio e sottile generalmente di colore rosso-brunastro, mesocarpo fibroso e leggero a maturità che è strettamente unito all'endocarpo (guscio) legnoso e durissimo, e che presenta alla base 3 pori a minore spessore chiaramente visibili, detti anche "occhi". Il guscio è strettamente aderente al tegumento del seme che racchiude. Occorrono 12-13 mesi perché da una spata aperta si passi ad un frutto maturo, ma in alcune varietà serve anche più tempo[2].

Per la commercializzazione della noce la buccia ed il mesocarpo fibroso sono rimossi.

Il mesocarpo fibroso, dotato di fibre legnose leggere appressate, costituisce la parte che sostiene il galleggiamento della noce. Tale materiale è una importante fibra vegetale commerciale detta fibra di cocco o fibra coir, è estremamente resistente all'acqua, ed una delle poche resistente all'acqua salata.

Semi[modifica | modifica wikitesto]

Il seme è costituito dalla polpa della noce; ha un tegumento sottilissimo di colore bruno, strettamente aderente all'endosperma ricco di grassi (copra), formato da uno strato spesso 1–3 cm che forma una cavità contenente un liquido lattiginoso, detto "acqua di cocco"; l'embrione è avvolto dall'endosperma a un'estremità del frutto. La germinazione avviene con la produzione di un austorio che si sviluppa all'interno del seme formando un tessuto carnoso detto pomo, e dalla parte opposta si forma il cotiledone che fuoriesce dal guscio da uno dei pori (occhi), dando origine alla gemma da cui si sviluppa il fusto con le foglie e le radici.

Habitat[modifica | modifica wikitesto]

L'habitat ottimale è quello delle coste di regioni tropicali, con precipitazioni annue tra i 1.300 e i 2.000 mm, fino ad altitudini di 600 m s.l.m.

Le condizioni fondamentali per la coltivazione commerciale della palma sono state indicate da Frémond e altri nei seguenti 4 punti[2]:

  • Almeno 130 millimetri di pioggia al mese. Se è presente una stagione secca i mesi con meno di 50 millimetri di pioggia non devono essere più di tre consecutivi.
  • L'ottimo delle temperature si attesta su una media annuale di 27 °C. Temperature sotto i 20 °C dovrebbero essere infrequenti.
  • Almeno 2000 ore di luce solare diretta annua.
  • Una umidità relativa sempre dell'80-90%, con nessun mese sotto il 60%.

In aggiunta il vento dovrebbe essere sempre presente in quanto favorisce l'impollinazione.

Le palme da cocco non sono molto esigenti per quanto riguarda la natura dei suoli, ma l'umidità e l'areazione sono fondamentali. In caso di piogge abbondanti si adattano anche a suoli relativamente pesanti, a patto che appunto le piogge continue evitino un eccessivo indurimento del terreno[2]. Ovviamente i suoli sabbiosi sono i migliori, specie se ricchi di materia organica[2]. Comunque l'esteso apparato radicale della pianta è in grado di estrarre nutrienti anche da suoli relativamente poveri, sebbene questo ovviamente abbia riflessi sul raccolto in noci di cocco[2]. Una profondità di almeno un metro è fondamentale, sia per fornire ancoraggio che nutrimento[2]. Il pH del suolo può variare da 5 a 8, anche se sopra il 7,5 si creano squilibri nutrizionali[2]. La pianta tollera senza grandi problemi alte concentrazioni di sodio e potassio[2].

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Il genere comprende una sola specie, Cocos nucifera; alcuni autori tuttavia, considerano i seguenti generi come subgeneri di Cocos:

Alcune specie già attribuite a Cocos hanno avuto attribuzione diversa:

  • Cocos capitata Mart. 1826 (= Butia capitata (Mart.) Becc.)
  • Cocos elegantissima Chabaud 1905 (= Butia capitata (Mart.) Becc.)
  • Cocos erythrospatha Mart. ex Drude 1881 (= Butia capitata (Mart.) Becc.)
  • Cocos lilaceiflora Chabaud 1916 (= Butia capitata (Mart.) Becc.)
  • Cocos odorata Barb. Rodr. 1891 (= Butia capitata (Mart.) Becc.)
  • Cocos plumosa Lodd. ex Hook. 1860 (= Syagrus romanzoffianum (Cham.) Glassman)
  • Cocos pulposa Barb. Rodr. 1891 (= Butia capitata (Mart.) Becc.)

Varietà[modifica | modifica wikitesto]

La specie presenta oltre 80 varietà descritte[2]. Fondamentalmente le varietà si dividono in due grandi categorie, piuttosto omogenee per caratteristiche, le alte e la nane. In ogni caso tale divisione non è rigida e vi sono varietà che non ricadono in nessuna delle due categorie. Le varietà alte sono generalmente allogame, mentre le varietà nane sono generalmente autogame.[2]

Varietà "alte"[modifica | modifica wikitesto]

Sono piante generalmente molto longeve, che raggiungono con facilità gli 80 anni di vita.[2] Fruttificano relativamente tardi dall'impianto, fino a 10 anni dopo la semina[2], e ancora più tardi raggiungono il picco di produzione.

Varietà "nane"[modifica | modifica wikitesto]

L'altezza massima è minore delle varietà alte, ma le palme possono ancora risultare imponenti, con altezze fino a 12 metri[2]. Questo genere di palme è anche estremamente rapido nel raggiungere la maturità riproduttiva, e si può sperare di vedere i primi frutti anche a soli 4 anni dall'impianto[2], con noci che toccano il suolo. La varietà più famosa tra le nane è la Malayan Dwarf[2], che ha tre sottotipi, la regia, l'eburnea e la pumila[2], le quali differiscono per il colore della noce. Le noci delle varietà nane sono più piccole in genere di quelle delle varietà alte[2].

Altre varietà[modifica | modifica wikitesto]

Vi sono altre varietà dalle caratteristiche intermedie, come si è già detto. Inoltre esistono varietà dalle noci particolarmente grandi o particolarmente piccole. Ci sono anche alcune varietà che hanno l'involucro della noce commestibile[2], altre con l'esocarpo rosa[2] o con la noce che contiene sostanze viscose o profumate[2]. Queste varietà sono commerciate (se lo sono) solo su base locale e non hanno importanza economica[2].

Usi[modifica | modifica wikitesto]

copra, Fiji
Margarina di cocco
  • Come pianta ornamentale in giardino nei climi adatti, in serra o in appartamento nelle regioni a clima sfavorevole, piante i cui fusti eretti crescono direttamente dalla noce appoggiata al terreno,nei climi temperati viene generalmente coltivata in vaso in ambienti confinati a temperatura ed umidità controllata.
  • Nei paesi d'origine, per la produzione di noci di cocco utilizzate per il consumo fresco.
  • Ne viene ricavata la copra per la produzione della margarina di cocco, un olio vegetale ad alto punto di fusione utilizzato in pasticceria come succedaneo del burro; o per la fabbricazione di saponi, colle e appretti. I sottoprodotti della lavorazione industriale della copra, come il panello di copra, vengono utilizzati come mangime per gli animali. Sempre dalla copra, ridotta in polvere, si ricava una farina utilizzata a fini alimentari.
  • Dalle fibre del mesocarpo si ricava il coir una fibra utilizzata per lavori di intreccio, tappeti e cordami. Etichettatura tessile sigla CC.
  • Con la linfa estratta incidendo le giovani infiorescenze si ricava il 'vino' di palma, l'aceto di palma, lo zucchero di palma e l'acquavite di palma.
  • Le giovani gemme sono commestibili (cavoli di palma).
  • Dagli stipiti si ricava il legno di cocco, utilizzato per la facilità di lavorazione per mobili, manici d'ombrello, o abitazioni rurali.
  • Le fronde vengono utilizzate come fibre per intrecciare cappelli, stuoie e tetti per le capanne.
  • Le donne tamil in Sri Lanka utilizzano l'olio ottenuto da una prolungata bollitura del latte di cocco, come idratante per alleviare le smagliature del parto e per rendere morbidi i capelli. Queste popolazioni bevono anche il latte di cocco mescolato a foglie finemente tritate di pepe come cura dei disturbi della vista.[3].
  • L'olio è utilizzato comunemente nei prodotti per rasatura (crema, sapone e schiuma da barba) e anche negli abbronzanti.
  • Il cocco ha una fibra vegetale robusta che possiede un'ottima capacità traspirante, per questo viene utilizzata per la realizzazione di futon che garantiscono un riposo ottimale. La fibra di cocco viene elaborata attraverso un processo di arricciamento che trasforma ogni fibra in una piccola molla. Successivamente gommato con il lattice il cocco viene utilizzato sotto forma di lastra.[4]

Proprietà medicinali[modifica | modifica wikitesto]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

La noce di cocco è composta al 50% d'acqua. Il restante è formato da fibre, carboidrati, zuccheri e lipidi. Ferro, potassio, rame, zinco, magnesio, fosforo e sodio sono i sali minerali presenti in maggior quantità dentro il frutto.
L'Isoleucina, serina, treonina, acido glutammico, arginina, acido aspartico, fenilalanina, glicinae cistina, sono invece gli amminoacidi più abbondanti. L'abbondanza di vitamine B e C aiuta negli stati di debolezza, stanchezza e allevia lo stress.
È anche un ottimo rimedio anche contro flatulenza e meteorismo, poiché coadiuva la digestione assorbendo l'aria.
L'acqua della noce di cocco, oltre che essere dissetante, dolce e rinfrescante (proprietà che l'hanno reso molto popolare nella stagione estiva), ha pochissimi grassi e calorie, e è priva di colesterolo, mentre ha abbondanti quantità di sodio, potassio, magnesio e calcio.
Tutte queste caratteristiche la rendono un ottimo integratore dopo un'intensa attività fisica. In più ha funzione antivirale, antifungina, e aiuta a disfarsi delle tossine. L'acqua contenuta nel frutto, può essere un valido sostituto del plasma (in quanto sterile e pressoché identico nella composizione, e perché non solo lascia intatti gli eritrocita ma li aiuta nella loro funzione di trasporto ossigeno), difatti ha avuto ampio impiego sia durante la Seconda Guerra Mondiale sia nella Guerra del Vietnam.[5][6]

L'olio di cocco è uno dei pochi oli alimentari (vegetali) naturali completamente saturi, per cui l'uso abituale, anche dei derivati, in dieta deve essere attentamente controllato.

Con i suoi amminoacidi sulfurei l’acqua di cocco è in grado di staccare mercurio dal tessuto adiposo, evitandone una nuova distribuzione nel corpo[senza fonte].

Apertura della noce di cocco[modifica | modifica wikitesto]

La noce di cocco ha un guscio estremamente resistente e la sua forma sferico-ovale la rende anche difficile da maneggiare.
Per aprirla è bene prima forare uno degli "occhi" (uno solo dei tre è facilmente perforabile) con un punteruolo o con un cavatappi e far uscire l'acqua di cocco contenuta all'interno.
Il liquido contenuto (acqua di cocco), leggermente lattescente, è una buona bevanda e può essere versato in un bicchiere. La condizione della alterazione delle qualità della polpa (irrancidimento) si può rilevare dall'odore e dal sapore dell'acqua.

Per rompere la noce, la maniera più semplice è colpirla con un martello (meglio una mazzetta da muratore) tutto attorno al diametro e, avendo un poco di esperienza, colpendola direttamente mentre la si trattiene sospesa in mano, così come fanno i muratori per spezzare i mattoni.
Nel caso si ritenga appoggiare la noce per colpirla (se non si ha esperienza non è che l'operazione sia più semplice), è sconsigliabile farlo appoggiandola su un tavolo da cucina; è molto meglio appoggiarsi su un blocco di pietra, o qualcosa di simile consistenza.

Un altro sistema è quello di dare una serie di colpi secchi con una roncola, battendo col lato opposto al taglio, tutto intorno al diametro. Gradualmente il guscio legnoso si intaglia e si frattura fino a spaccarsi in due metà.

Un sistema ancora più pulito è utilizzare una morsa di dimensioni adeguate. Si mette la noce tra le due ganasce e si chiude la morsa lentamente, fino a spaccare la noce.

È possibile adoperare semplici forbici da potatura, agendo inizialmente in corrispondenza del foro praticato con il cavatappi: il guscio cederà, e si potrà proseguire con le forbici stesse nel ridurlo in frammenti (però questa procedura non è facile).

Un'altra alternativa è mettere la noce di cocco in forno a circa 150-200° per alcuni minuti, dopo averla svuotata del liquido. Il calore asciuga e induce delle crepe nel guscio, che si può poi rompere con facilità.

Distaccare completamente la polpa dal guscio non è ugualmente facile; usando coltelli, è bene fare molta attenzione a non ferirsi: meglio usare un coltellino da parmigiano; conviene piuttosto aspettare e fare asciugare la polpa: la polpa un po' disidratata (asciugata) si stacca dal guscio molto più facilmente ed infine, proseguendo la disidratazione, si avrà il completo distacco in maniera naturale (l'essiccazione della polpa è la maniera usata per estrarre la polpa dal guscio nella preparazione della copra).

Il metodo maggiormente diffuso per l'apertura della noce, nei paesi dove la pianta è coltivata per l'estrazione della copra, è colpire la parte con "gli occhi" utilizzando un machete, appoggiando la noce su un apposito ceppo incavato. Questo sistema non è consigliabile per i principianti e, d'altra parte, non esiste motivo per utilizzarlo.

Metodi di coltivazione[modifica | modifica wikitesto]

Nei nostri climi è possibile la coltivazione in serra calda, con aria confinata ed elevata umidità ambientale, luce solare filtrata, concimando 2 volte al mese nella bella stagione, con fertilizzante liquido medio, frequenti annaffiature senza eccedere nelle quantità e spruzzature alla chioma, evitando il ristagno d'acqua, rinterrando annualmente, sostituendo la terra superficiale dei vasi con terriccio di bosco misto ad erica, arricchito con terricciato organico e alleggerito con sabbia.

In condizioni ottimali nella coltivazione in vaso, può superare facilmente i 2 m.

Avversità[modifica | modifica wikitesto]

Pianta molto delicata, negli appartamenti raramente sopravvive più di 2-3 anni, l'apparato radicale è soggetto facilmente al marciume radicale, favorito dal ristagno idrico,e soprattutto dalle basse temperature del substrato, gli ambienti con scarsa umidità, le correnti d'aria e la luce solare diretta, provocano il disseccamento delle foglie ad iniziare dai margini, vengono inoltre attaccati da numerosi parassiti.

Spesso le piante in vendita hanno subito colpi di freddo durante il trasporto, o vengono vendute già talmente debilitate da rendere impossibile la sopravvivenza dopo l'acquisto, nonostante appaiano di aspetto vitale.

Uno dei più temibili parassiti di questa pianta è il Rhynchophorus ferrugineus, noto come punteruolo rosso delle palme. Si tratta di un coleottero curculionide originario dell'Asia, recentemente propagatosi in Medio Oriente e successivamente a tutto il bacino del Mar Mediterraneo, rivelatosi resistente a tutti i mezzi di controllo convenzionali.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Werth, E. (1933). Distribution, Origin and Cultivation of the Coconut Palm. Ber. Deutschen Bot. Ges., vol 51, pp. 301–304. (article translated into English by Dr. R. Child, Director, Coconut Research Scheme, Lunuwila, Sri Lanka).
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad Grimwood, Brian E., F. Ashman, D.A.V. Dendy, C.G. Jarman, E.C.S. Little, and W.H. Timmins. (1975). Coconut Palm Products – Their processing in developing countries. Rome: FAO. ISBN 978-92-5-100853-9
  3. ^ Lentini F., Venza F., 1999 - Osservazioni etnobotaniche su alcune specie utilizzate dai Tamil nella medicina popolare dello Sri Lanka (India). Quad.Bot. Amb. Appl. 10:17-27.
  4. ^ Futon in fibra di cocco, Onfuton
  5. ^ Acqua della noce di cocco
  6. ^ I benefici dell'acqua della noce di cocco

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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