Abbronzatura
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L' abbronzatura è quel fenomeno per il quale la pelle umana si scurisce in seguito all'esposizione ai raggi ultravioletti provenienti dalla luce solare. Il cambiamento di colore della pelle è dovuto al maggior rilascio del pigmento melanina da parte delle cellule della pelle in seguito alle radiazioni solari.
Indice
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[modifica] Ultravioletti: principi base
[modifica] Cos’è la luce solare e cosa sono gli UV
La luce solare è in realtà composta da tante “luci”. Il sole infatti, oltre alla luce visibile a occhio nudo, emana altre sei categorie di “luci” (meglio sarebbe dire forme di energia o radiazioni) invisibili per l’uomo, e precisamente: i raggi cosmici, i raggi gamma, i raggi X, le radiazioni ultraviolette, le radiazioni infrarosse e le radiazioni a radiofrequenza. Tutte queste “luci” – fra cui le ultraviolette – viaggiano nello spazio sotto forma di onde elettromagnetiche, differenti fra loro per alcune caratteristiche, di cui la principale è la lunghezza d’onda misurata in nanometri (nm), che rappresenta la distanza fra due punti di massima energia. Pertanto: mentre la luce visibile è quella compresa fra i 400 e gli 800 nm (che a sua volta forma uno spettro di colori dal rosso al violetto, riscontrabile anche a occhio nudo in fenomeni di rifrazione della luce come l’arcobaleno), le radiazioni ultraviolette - o semplicemente ultravioletti, UV - sono quelle comprese fra i 100 e i 400 nm, e derivano il loro nome proprio dal fatto di trovarsi oltre il violetto dello spettro della luce visibile. Gli ultravioletti si suddividono a loro volta in UVA, UVB, UVC.
[modifica] Cosa differenzia UVA, UVB e UVC?
Principalmente la lunghezza d’onda, che è inversamente proporzionale all’energia trasportata. Ciò significa che più grande è la lunghezza d’onda, minore è l’energia.
- UVC (100 - 290 nm):
- sono i raggi con la lunghezza d’onda più bassa
- trasportano un alto quantitativo di energia
- sono incompatibili con la vita dell’essere umano, a causa della loro elevata energia
- vengono assorbiti completamente nel processo di trasformazione dell’ossigeno in ozono: ciò consente che non giungano mai fino all’uomo.
- UVB (290 - 320 nm):
- hanno una lunghezza d’onda inferiore agli UVA e pertanto un’energia superiore
- entrano a contatto con l’uomo solo in piccolissima quantità: circa il 1% del totale di ultravioletti che raggiunge la superficie terrestre è fatto di UVB
- interagiscono con l’essere umano entrando nella pelle e arrestandosi nello strato dell’epidermide (primo livello della pelle).
- UVA (320 - 400 nm)::
- sono i raggi ultravioletti con la lunghezza d’onda più ampia e quindi i meno energetici
- rappresentano il 99% dei raggi ultravioletti che giungono sulla superficie terrestre;
- sono anche conosciuti come “luce nera” per la loro lunghezza d’onda ampia e vicina alla luce vera e propria;
- entrano a contatto con l’uomo e scendono più in profondità rispetto agli UVB, arrivando fino al secondo strato della pelle: il derma.
[modifica] I principali effetti biochimici di UVB e UVA sulla pelle
[modifica] UVB
- Aspetto positivo: Stimolano la melanogenesi, ovvero la produzione di nuova melanina da parte del melanocita.
- Aspetto negativo: Trasportano una grande quantità di energia. Ciò può causare problemi alla cute, come l’eritema (ovvero la degradazione degli acidi nucleici) e il fotoinvecchiamento.
[modifica] UVA
Attraversando l’epidermide i raggi UVA provocano la pigmentazione diretta, ovvero la maturazione della melanina già presente nelle cellule. Giungono poi al derma dove si disperdono e vengono assorbiti. La pigmentazione diretta è nota anche come fenomeno di Meyrowsky. Se ne deduce che gli UVB devono essere assunti con cautela e in misura molto minore rispetto agli UVA.
[modifica] Gli UVC sono inutili?
Fondamentalmente sono incompatibili con la vita umana, In ogni caso né dal sole né da un corretto solarium riceviamo questa forma di radiazione elettromagnetica. I raggi UVC vengono però usati dall’uomo nelle apparecchiature che servono a sterilizzare gli strumenti chirurgici, nei grandi impianti di climatizzazione per purificare l’aria e negli acquedotti per eliminare tracce di materia organica. Infine sono proprio gli UVC a sviluppare ozono dall’ossigeno e dunque, paradossalmente, a proteggerci.
[modifica] Come varia la concentrazione di raggi ultravioletti
Innanzitutto va precisato che l’energia solare che penetra fino al livello del suolo è costituita per il 40% da luce visibile, per il 55% da radiazioni infrarosse, e solo per il 5% da radiazioni ultraviolette. All’interno di questa piccola quota di ultravioletti, il 99% sono UVA e il 1% UVB. Queste percentuali - calcolate globalmente - in realtà variano sensibilmente a seconda di alcuni fattori. Il principale, in assoluto, è l’altezza del sole nel cielo. L’altezza del sole è a sua volta la combinazione di tre elementi: ora del giorno, stagione, latitudine. Altri fattori secondari, oltre all’altezza del sole, sono altitudine, nuvolosità, vento, regione geografica, superfici riflettenti e porzione di cielo visibile.
[modifica] Altezza del sole, fattore principale
Le radiazioni ultraviolette raggiungono la Terra con la massima intensità nell’intervallo di 4 ore, comprendente l’ora in cui il sole è allo zenit, e cioè alla massima altezza nel cielo. Nelle giornate estive senza nubi questo intervallo è compreso fra le 11.00 e le 15.00. In questa fascia oraria i raggi compiono il più breve tragitto per raggiungere il suolo, di conseguenza è più difficile che siano assorbiti o deviati dall’atmosfera. In particolare i livelli dei raggi UVB sono più soggetti agli effetti dell’atmosfera rispetto agli UVA (meno soggetti a deviazione, riflessione e indebolimento) e variano sensibilmente durante il giorno, crescendo notevolmente nelle ore centrali. Inoltre, più vicini si è all’equatore più gli UVB sono presenti, anche se le variazioni stagionali sono minime, poiché l’altezza del sole è pressoché costante durante l’anno. L’esposizione media annua di un abitante alle Hawaii, ad esempio, è quattro volte superiore a quella di un abitante dell’Europa del Nord.
[modifica] Fattori secondari
- Altitudine. Ogni aumento di 300 metri corrisponde a un aumento del 4% di scottature dovute agli ultravioletti, e ogni 1000 metri di dislivello il sole diventa il 20% più forte.
- Nuvolosità. Riduce solo moderatamente la quantità di radiazioni. Una copertura totale di nubi leggere abbassa solo del 50% il rischio di scottature. Superfici riflettenti. Nella vicinanza di superfici quali sabbia e acqua increspata la riflessione di radiazioni può superare il 20%, mentre la neve arriva a riflettere anche l’85% di UVB. Al contrario l’erba riflette circa solo il 3%.
- Regione geografica. Nei paesi a clima temperato i livelli di UVB sono più bassi che all’equatore, ma le variazioni sono più marcate: fino a 25 volte rispetto ai valori invernali.
- Porzione di cielo visibile. Due terzi degli UVB giungono indirettamente dall’atmosfera, e solo un terzo direttamente dal sole.
[modifica] E l’ozono?
Infine va sottolineata la grande importanza dell’ozono nella stratosfera (zona alta dell’atmosfera) per la protezione dell’uomo. L’ozono assorbe infatti parte delle radiazioni UVB, ed è a sua volta creato proprio per effetto delle radiazioni UVC sull’ossigeno. UVC che - come si è già detto – vengono totalmente assorbiti in questo processo. Per questo motivo il cosiddetto fenomeno del “buco dell’ozono” rilevato a livello dell’Antartide, dovuto a gas e sostanze chimiche prodotte dall’uomo, va tenuto attentamente sotto osservazione. Come si può intuire da questa prima introduzione ai loro principi base, gli ultravioletti hanno natura e modalità diverse, e dunque effetti diversi sull’uomo, sul corpo e in particolare sulla pelle.
[modifica] Ultravioletti e la nostra pelle: l’abbronzatura
Il sole, sede di continue reazioni termonucleari, emette radiazioni elettromagnetiche di diversa lunghezza d’onda. L’assorbimento atmosferico permette il passaggio delle radiazioni infrarosse responsabili di un effetto termico (sensazione di calore), della luce visibile che percepiamo attraverso gli occhi e delle radiazioni ultraviolette, a loro volta distinte in UVA, UVB e UVC.
Tralasciando di parlare in questa sede degli UVC, dannosi per gli esseri viventi e bloccati dall’azione di filtro che dovrebbe essere assicurata dall’ozono, parleremo invece degli UVB e UVA che raggiungono invece la superficie terrestre e, interagendo con la nostra pelle, provocano modificazioni sia a livello molecolare che cellulare.
[modifica] Gli strati della pelle
La pelle è l’organo più esteso del nostro corpo e presenta caratteristiche diverse in rapporto alla funzione della parte anatomica che ricopre: spessa e resistente sulla pianta del piede, più sottile e sensibile a livello delle palpebre, molto elastica a livello delle articolazioni.
[modifica] L’epidermide e il derma
La pelle è costituita da tre tessuti: l’epidermide, più superficiale, il derma e l’ipoderma, sottostanti. L’epidermide è un tessuto che si rinnova continuamente con un ciclo vitale di 28 giorni. È composto da cellule, i cheratinociti, che migrando dagli strati più profondi verso la superficie perdono il nucleo e morendo, vanno a costituire lo strato corneo. Nello strato basale dell’epidermide, ovvero nello strato più profondo, a contatto con il derma, si trovano i melanociti. Quest’ultimi sono cellule di forma complessa caratterizzati da un corpo centrale e da ramificazioni dette dendriti che si insinuano tra le cellule dirigendosi verso la superficie cutanea.Il derma, il secondo tessuto che costituisce la cute, è di fondamentale importanza per la nutrizione e quindi per la vita dell’epidermide, in quanto, essendo riccamente innervato e vascolarizzato, porta tutte le sostanze necessarie per il suo mantenimento. Esso è costituito da cellule, fibre, sostanza fondamentale, vasi e nervi. Le cellule del derma, i fibroblasti, sono i veri protagonisti in quanto sintetizzano le fibre di collagene ed elastina, sostanze fondamentali che costituiscono un’impalcatura di sostegno dell’epidermide e degli annessi cutanei.
[modifica] Il comportamento della pelle
Dopo questa breve introduzione, vediamo come la nostra pelle si comporta a contatto con i raggi ultravioletti. Essa adotta un comportamento “intelligente”, lasciando selettivamente passare alcuni raggi e bloccandone altri. In particolare, la pelle riconosce i raggi più energetici e li blocca in superficie e lascia passare le radiazioni meno energetiche, potenzialmente meno dannose.
Ricordando la relazione inversa esistente tra lunghezza d’onda ed energia trasportata, si deduce come i raggi UVB, più corti e quindi più energetici, si arresteranno ad un livello più superficiale rispetto agli UVA. Infatti i raggi UVB penetrano la pelle ma si arrestano a livello dell’epidermide, mentre gli UVA scendono più in profondità entrando nel derma dove vengono dispersi.
UVA e UVB sortiscono quindi effetti diversi ma entrambi concorrono nel determinare l’abbronzatura, cioè quell’incremento della nostra pigmentazione che rappresenta un’importante difesa nei confronti degli effetti dannosi degli UV.
[modifica] L’eritema
Gli UVB hanno un’azione favorevole e una negativa. L’azione favorevole è l’induzione della pigmentazione mentre quella negativa, dovuta all’alta energia che trasportano, è l’azione eritematogena (eritema) e l’azione mutagena sugli acidi nucleici (dna). L’eritema o rossore non è l’abbronzatura e costituisce un segnale di allarme che il nostro corpo mette in atto per suggerirci di sospendere l’esposizione ai raggi UV. Esso si manifesta con rossore, prurito, sensazione di calore e in certi casi anche con vescicole e bolle (come una scottatura vera e propria). Arriva nella sua fase acuta dopo poche ore, circa 6-8 ore dall’esposizione, e se è molto intenso non permette alla pelle di procedere verso un normale e graduale processo di pigmentazione. È quindi fondamentale cercare di limitare l’esposizione od utilizzare creme solari con fattore di protezione per non arrivare ad un eritema troppo violento che può condurre a danni anche permanenti.
[modifica] L’abbronzatura
L’abbronzatura “corretta” si manifesta sia con gli UVB che con gli UVA e varia nei diversi individui a seconda delle caratteristiche genetiche di ognuno (fototipo): per ottenere un’abbronzatura con significato protettivo, ciascuno di noi dovrà perciò seguire regole diverse e tempi di esposizione personalizzati proprio perché personalissima è la sensibilità cutanea alla luce solare. Gli UVA hanno un’azione positiva che è la pigmentazione diretta e un’azione negativa rappresentata dall’induzione del fotoinvecchiamento precoce. Dal momento che giungono fino al derma, essi possono danneggiare le fibre di elastina e di collagene, accelerando il photoaging. “Possono” perché in realtà trasportano una quantità di energia molto più bassa degli UVB e quindi solo una dose massiccia crea seri effetti indesiderati. Tornando al processo dell’abbronzatura è interessante sapere che dal punto di vista fotobiologico essa è caratterizzata da due fasi: una pigmentazione immediata e una ritardata.
[modifica] I due tipi di pigmentazione
La pigmentazione immediata compare già in corso di fotoesposizione ed è una pigmentazione transitoria, che regredisce velocemente. Essa dipende dalla melanina già presente nei melanociti e da una sua ridistribuzione maggiore verso i cheratinociti; tale pigmentazione ha tutte le caratteristiche di una reazione di foto-ossidazione indotta da UVA, dipendente dall’ossigenazione del tessuto durante l’esposizione alla luce. Ciò avverrebbe con formazione di radicali liberi intrinseci alla melanina. La pigmentazione ritardata può essere provocata da tutte le bande dell’UV, ma l’UVB è dotato di maggiore capacità pigmentogena (e quindi più fotoprotettiva rispetto all’UVA). In seguito ad esposizione agli UVA la melanina si forma solo negli strati basali dell’epidermide ed ha meno capacità fotoprotettiva, mentre quella indotta da UVB si distribuisce a tutta l’epidermide e anche nei cheratinociti del corneo. La pigmentazione ritardata inoltre compare 3-5 giorni dopo la fotoesposizione. Essa è dovuta alla formazione di nuova melanina.
La foto-stimolazione, infatti, provoca un aumento del numero dei melanociti funzionanti e della quantità della melanina prodotta che viene poi portata in superficie dai cheratinociti. In corso di esposizione solare tali fenomeni pigmentogeni sono provocati da tutte le bande dell’UV ma principalmente dagli UVB. Non è chiaro se l’aumento dei melanociti attivi sia dovuto ad aumento delle mitosi, delle cellule circostanti, alla differenzazione di cellule staminali o a stimolo di melanociti inattivi. E tutto questo tramite fattori stimolanti(non ancora isolati) rilasciati da parte degli UVB.
I meccanismi molecolari coinvolti non sono conosciuti completamente: sembrerebbe trattarsi di un’azione forse mediata dall’ormone melanocita stimolante, dalla vit.D3 o suoi derivati. Tale azione è in grado di stimolare la tirosinasi la quale converte poi il substrato iniziale, la tirosina, in dopa e poi in dopachinone. Segue, a cascata, una serie di reazioni ossidative, alcune delle quali potrebbero essere sotto controllo enzimatico, che porta alla produzione dapprima di chinoni e da ultimo, alla sintesi dei polimeri terminali deputati alla pigmentazione cutanea: eumelanina e feomelanina.
[modifica] La melanina, anzi le melanine
È doveroso rammentare che la melanina è un polimero–pigmento naturale che conferisce colore alla cute, ai capelli, ai peli e all’iride. Ha un’importanza preponderante per la sua funzione protettiva degli strati più bassi dell’epidermide nei confronti dei raggi UV e lo fa ponendosi a forma di ombrello-schermo sui nuclei cellulari. Esistono 2 gruppi di melanine: le eumelanine nere e brune e le feomelanine gialle e rosso-brune (presenti solo nel fototipo 1). Entrambe i tipi di melanine derivano dalla tirosina e sono responsabili oltre che delle azioni fotoprotettive sopraelencate anche della colorazione della pelle nelle diverse razze e nei diversi individui.
[modifica] Melanociti e Melanina
I melanociti, sono così chiamati perché contengono melanina, la sostanza che oltre a dare colorazione alla nostra pelle, esercita funzione protettiva nei confronti della radiazione solare. Di norma sono situati nella giunzione dermo-epidermica, in numero variabile a seconda della sede. Sono presenti anche nel pelo. Una volta stimolati dalla luce solare, i melanociti secernono melanina per proteggere la pelle dai raggi ultravioletti. La melanina, attraverso i prolungamenti cellulari melanocitari, si diffonde ai cheratinociti che sono le cellule dell’epidermide. In definitiva, l’abbronzatura è la difesa della pelle dall’azione dannosa degli UV; quindi prima ci abbronziamo, prima la nostra pelle sarà protetta. Le persone con la carnagione più scura hanno melanociti che lavorano più intensamente e producono più pigmento; quelle invece con fototipi più chiari, hanno caratteristiche della loro pelle tali che, non riescono ad andare oltre una certa intensità di pigmentazione.
[modifica] Il fototipo
È una classificazione dei vari tipi di cute in base alla reattività al sole. È stata formulata dal dott. Fitzpatrick nel 1988 e permette di individuare 6 differenti fototipi nell’ambito delle diverse razze umane.
- FOTOTIPO 1
- Pelle molto chiara, occhi azzurri, lentiggini, capelli rossi o biondi (celtico).
- Si scotta sempre facilmente e in modo grave (scottatura dolorosa).
- Non si abbronza, si arrossa e si desquama.
- FOTOTIPO 2
- Pelle chiara, capelli rossi o biondi, occhi azzurri, castani o marroni.
- Generalmente si scotta facilmente e in modo grave (scottatura dolorosa)
- Si abbronza poco e si desquama.
- FOTOTIPO 3
- Pelle chiara (Caucasici). Hanno un minimo di colore naturale, capelli bruni o castani.
- Si scotta moderatamente.
- Si abbronza mediamente.
- FOTOTIPO 4
- Pelle bianca o solo leggermente marrone, capelli castano-scuri, occhi scuri (Mediterranei, Mongoli, Orientali).
- Si scotta pochissimo, si abbronza facilmente e al di sopra della media.
- Mostra reazioni immediate di scurimento in seguito ad ogni esposizione.
- FOTOTIPO 5
- Pelle marrone (Amerindi, Indiani dell’Est, Latino-americani), capelli scuri.
- Si brucia raramente, si abbronza facilmente e intensamente.
- Mostra reazioni immediate di scurimento in seguito ad esposizione.
- FOTOTIPO 6
- Individui dalla pelle nera (Africani, Afroamericani, Aborigeni Australiani e dell’India del Sud) capelli neri.
- Si abbronza intensamente senza scottarsi.
- Mostra reazioni immediate di scurimento in seguito ad ogni esposizione.
[modifica] In conclusione
L’abbronzatura è una reazione biochimica naturale che viene attivata nel nostro organismo per difenderci durante l’esposizione ai raggi UV. Essa raggiunge intensità e colorazione diversa a seconda delle razze e dei singoli individui. Ciascuno di noi necessita quindi di una specifica quantità di raggi UV per ottenere un’adeguata abbronzatura. Un’abbronzatura responsabile non comporta rischi per la salute ma, anzi, produce molti effetti benefici.
[modifica] L’abbronzatura indoor
L’abbronzatura è una reazione biochimica naturale che attiva nel nostro corpo un importante sistema di difesa contro l’eccesso di esposizione ai raggi UV. L’abbronzatura è quindi innescata dagli UV e serve a proteggerci da essi. Si badi bene che si parla di UV e non si specifica se essi provengano dal sole o da un’apparecchiatura abbronzante. Questo perché il processo abbronzante non fa distinzioni in base al tipo di fonte dei raggi UV. Il raggio UV infatti è pura energia e come tale non c’è differenza tra quello prodotto dal sole e quello emesso da un solarium (non esiste l’energia “naturale o sintetica”). Il solarium si differenzia per altre caratteristiche, che lo rendono più performante e addirittura più sicuro del sole stesso.
[modifica] I puntini sulle “i”
L’abbronzatura ottenuta con lampade costruite dall’uomo non è quindi “artificiale” ma abbronzatura assolutamente naturale. L’intensità e la colorazione dell’abbronzatura dipenderà dal tipo e dall’intensità dei raggi, esattamente come è sostanzialmente diversa un’abbronzatura ai tropici, da una nel Mediterraneo, ad una in montagna. Cominciamo quindi con l’utilizzare la giusta denominazione per descrivere l’abbronzatura ottenuta tramite un solarium: chiamiamola abbronzatura indoor, ovvero abbronzatura “all’interno”, all’interno di un centro specializzato per il trattamento del corpo. La legge italiana infatti affida alle esperte mani di un’estetista (legge 4 gennaio 1990, n.1, “disciplina dell’attività dell’estetista”) l’utilizzo di “apparecchiature con lampade UVA”.
[modifica] Il solarium
Risulta essere di conseguenza un approccio all’abbronzatura controllato e guidato. La sostanziale differenza di approccio fra il sole del mare e il “sole” del solarium risiede nella dose, la quale può essere controllata a priori solo nel secondo caso. L’emissione di raggi ultravioletti è controllata dal produttore in fase di progettazione e di costruzione dell’apparecchiatura di modo che il risultato estetico sia soddisfacente per le aspettative del cliente senza arrecare danno alla sua pelle. Ovviamente l’abbronzatura indoor deve effettuarsi in tempi più rapidi rispetto a quella “outdoor” (ovvero all’esterno) per cui, necessariamente, l’emissione sarà più intensa. Ma quanto intensa? Esiste una normativa internazionale (CEI 60335-2-27) che tiene in considerazione diversi aspetti della sicurezza di un solarium (fra cui l’emissione) e che deve essere rispettata da tutti i costruttori. La normativa suggerisce e impone dei limiti che a volte contrastano con le esigenze di consumatori sempre più frettolosi ma il loro rispetto è molto importante per la salvaguardia della salute della pelle. Un costruttore responsabile immette nel mercato apparecchiature sicure e fornisce le informazioni adeguate per un uso corretto in modo da promuovere la cultura della vera abbronzatura indoor. L’abbronzatura responsabile è infatti l’unica risposta efficace a gratuite demonizzazioni periodiche provenienti dai mezzi di comunicazione. Ma perché l’abbronzatura sia un percorso di appagamento estetico e sensoriale senza rischi (anzi ricco di benefici a 360°), oltre alla cultura dell’erogatore del servizio e del consumatore finale, è fondamentale la conoscenza e la scelta di apparecchiature corrette.
[modifica] Alta o bassa pressione?
Nonostante le creative invenzioni commerciali di apparentemente nuove tecnologie abbronzanti, nel mercato professionale ne esistono solo due: alta pressione o bassa pressione (o, ovviamente, la combinazione delle due). La pressione a cui si fa riferimento nella denominazione è quella interna delle lampade utilizzate nelle rispettive tecnologie. Le differenze in termini di caratteristiche tecniche, costruttive e di risultati abbronzanti sono sostanziali.
Le lampade in alta pressione sono riconoscibili visivamente per le loro dimensioni contenute (10/20 cm) e la loro forma a bulbo. Possono avere uno o due attacchi di forme e dimensioni diversi. Esistono lampade a filo, a baionetta, a perno o con attacchi simili.
[modifica] La lampada
è formata da un bulbo in vetro speciale che lascia passare tutta la gamma dei raggi UV. Non ha alcun tipo di filtro interno per cui bisogna sempre prevedere un sistema di filtraggio all’interno dell’apparecchiatura. La lampada è riempita da vapori di neon, mercurio e da alogenuri metallici. Al momento dell’accensione, l’accenditore invia una scarica elettrica in alta tensione che sviluppa un arco voltaico fra i due elettrodi innescando una serie di reazioni all’interno degli elementi presenti nella lampada. L’emissione caratteristica inizia a svilupparsi quando la lampada raggiunge la corretta temperatura di funzionamento, che può andare dai 600°C ai 900°C. Il lasso di tempo è quindi minimo di 1 o 2 minuti durante il quale le prestazioni non sono ancora al massimo. Per questo motivo i tempi di seduta con solarium in alta pressione non possono mai essere brevissimi. Gli assorbimenti elettrici di questa tipologia di lampade sono più elevati rispetto a quelli in bassa pressione infatti variano dai 400W ai 2500 W. Tali potenze in gioco richiedono, a maggior ragione, un accurato sistema di filtraggio. Oltre al filtro, un elemento fondamentale per il risultato abbronzante è il sistema riflettente. Basti pensare che più del 50% dei raggi che arrivano a contatto con la persona provengono dalla parabola e non direttamente dalla lampada per cui la forma e il materiale utilizzato per la parabola riflettente sono elementi fondamentali. Alla base dello sviluppo del sistema dell’alta pressione esiste infatti un attento studio ottico che indica l’intensità, la dispersione e la forma del raggio risultante. Le parabole hanno forme che partono dalle semplici semisferiche alle più complesse paraboidali, possono essere costruite in vetro o in alluminio. I raggi provenienti dalla lampada, sia diretti che riflessi, passano quindi attraverso a uno o più vetri speciali che costituiscono il filtro. Normalmente sono di colore blu, infatti vengono chiamati filtri al cobalto.
[modifica] I filtri
I filtri blu al cobalto sono il risultato di uno studio internazionale che ha portato a un brevetto sulla particolare composizione formulativa. Grazie a tale formula, che regolamenta la miscela degli ingredienti, si riesce a ottenere un filtro in grado di determinare il corretto spettro fotometrico. I filtri blu al cobalto, per la loro esclusività formulativa, vengono prodotti artigianalmente e controllati da istituti di ricerca esterni per garantirne la correttezza di ingredienti e dosaggi. Oltre a ciò, numerosi controlli interni di qualità devono assicurare che ciò che viene montato nel solarium sia al massimo livello di sicurezza. Il sistema filtrante, che esso sia composto da uno o da più filtri sovrapposti, ha anche il compito di ridurre l’intensità luminosa dei raggi (un eccesso di intensità luminosa può infatti provocare danni all’occhio umano) e il calore (raggi infrarossi) che arriva a contatto con la persona. Viste le alte temperature di funzionamento delle lampade, tutti gli elementi del solarium nelle vicinanze di esse subiscono dei continui processi di dilatazione e di restringimento, in particolare i filtri in vetro, visto che sono un liquido. Ebbene si, forse non tutti sanno che il vetro non è un solido ma un liquido e, in quanto tale, è in continuo movimento. Per tale ragione, i filtri composti da più lamelle di dimensioni contenute sono più rigidi e pertanto costituiscono una garanzia di maggiore solidità strutturale. Le varie lamelle infatti sono fissate alla struttura grazie a sostanze adesive siliconiche che assorbono le dilatazioni senza creare tensioni eccessive al vetro e portandolo a rotture, o ancora peggio, a esplosioni.
[modifica] Il sistema
dell’alta pressione non è però ancora completo perché dobbiamo inserire la corretta ventilazione per contenere la temperatura di funzionamento delle lampade e dei filtri stessi: al variare della temperatura varia infatti anche lo spettro di emissione. In alcune apparecchiature, al raggiungimento di temperature limite, interviene un sistema di controllo che sospende l’alimentazione della macchina stessa. L’aria che viene prelevata dall’ambiente per raffreddare tutti questi elementi della macchina viene poi convogliata da uno o più tubi di estrazione che dovrebbero essere collegati con l’esterno della cabina. Quest’aria espulsa è infatti aria molto calda che, se lasciata in cabina, surriscalderebbe eccessivamente l’ambiente. L’apparecchiatura abbronzante in alta pressione può essere di varie tipologie. Nei primi anni 80 sono stati introdotti nel mercato professionale i primi lettini e i primi sistemi di abbronzatura viso. Nel corso degli anni 90 si è anche sviluppata l’abbronzatura in alta pressione verticale: le docce.
[modifica] Abbronzarsi in alta pressione
Qual è il risultato sulla pelle di un solarium in alta pressione?
Semplice e ovvio rispondere “l’abbronzatura”. L’abbronzatura in alta pressione però ha caratteristiche differenti rispetto a quella in bassa pressione. E’ risaputo che con l’alta pressione ci si abbronza più velocemente ma si ottiene un risultato meno duraturo nel tempo, al contrario della bassa pressione che ha bisogno di un paio di giorni per manifestare i suoi effetti duraturi. E’ veramente così? E perché? L’affermazione è in parte vera. O meglio era vera per apparecchiature in alta pressione degli anni 80 o dei primi anni 90. Ora non è più completamente corretta perché i solarium hanno avuto un percorso di evoluzione tecnologica che ha modificato i risultati abbronzanti. Le apparecchiature abbronzanti degli anni passati venivano anche chiamati solarium-UVA perché emettevano esclusivamente raggi ultravioletti di tipo A. Oggi, con l’evoluzione di parabole, lampade e soprattutto filtri si riescono a somministrare sedute abbronzanti con una buona miscela di raggi UVA e raggi UVB. Ciò quindi comporta un risultato abbronzante intenso e immediato come un tempo ma, in più, un prolungamento notevole dell’abbronzatura. I raggi UVA hanno un effetto diretto sui melanosomi provocandone la loro maturazione mentre i raggi UVB interagiscono con il melanocita stimolando la produzione di nuova melanina. Sostanzialmente un’apparecchiatura moderna in alta pressione porta a due risultati:
- la “colorazione” della melanina “vergine” presente in riserva nella nostra epidermide; vista la grande intensità dell’emissione in alta pressione si arriva a ossidare massicce dosi di melanina. Tutto ciò dipende dal fototipo che determina la qualità e la quantità di melanina a disposizione. Provate a far fare una seduta abbronzante con lo stesso solarium in alta pressione a un fototipo 2 e a un fototipo 4, entrambi non esposti da diversi mesi ai raggi solari. Vedrete in entrambi i soggetti un risultato immediato, molto più evidente nel fototipo 4 che, effettivamente, aveva a disposizione riserve più cospicue di melanina pronta all’uso. Questo per ribadire che ognuno deve rispettare le regole di esposizione del proprio fototipo per ottenere il massimo risultato abbronzante coerentemente con la salute della propria pelle. Un fototipo 2 avrà bisogno di un percorso abbronzante più lungo per ottenere comunque un risultato buono ma non pari a un fototipo 4 (La tipica ragazza bionda, occhi azzurri, pelle chiarissima che si scotta facilmente non potrà mai avvicinarsi al colore di Naomi Campbell, anche se si esponesse ai raggi UV tutti i giorni).
- la produzione di nuova melanina e quindi la durata dell’abbronzatura. Specifichiamo bene un punto: la quantità di UVB emessa da un solarium in alta pressione è comunque molto molto ridotta perché, viste le potenze in gioco, il rischio eritematogeno sarebbe alto. Quindi ribadiamo che gli UVB emessi dai moderni solarium in alta pressione sono in ogni caso in quantità inferiore rispetto a quelli prodotti da lampade in bassa pressione. Serve giusto una piccola quantità (ben al di sotto dell’1% degli UVA) per prolungare l’effetto abbronzante senza esporre la pelle al rischio di eritema.
Ma allora l’alta pressione, essendo più potente della bassa, è pericolosa? E’ indicata solo alle carnagioni scure? ASSOLUTAMENTE NO! In genere si consiglia l’alta pressione a tutti i fototipi, anzi in particolare a quelli più chiari che incontrano facili scottature al mare. Ebbene si: l’alta pressione (CON IL GIUSTO TEMPO DI ESPOSIZIONE a seconda del fototipo) dà un risultato immediato creando da subito una predisposizione alla difesa naturale al sole senza tuttavia provocare eritemi (vista la bassa presenza di UVB). Anche all’interno della famiglia dell’alta pressione esistono diverse tipologie di lampade e di solarium per cui ci saranno modelli più forti e altri più delicati ma pur sempre con le caratteristiche base di questa tecnologia: risultato immediato e poco eritematogeno.
Vi siete mai chiesti come mai i solarium per l’abbronzatura del viso siano sempre in alta pressione? O perché nei lettini in bassa pressione vengano utilizzate delle lampade in alta pressione in corrispondenza del viso, una parte così delicata del nostro corpo? Se alta pressione facesse rima con alto rischio forse non sarebbe così… Sfatiamo perciò le paure verso l’alta pressione che, invece, è considerata sempre più internazionalmente come una “buona via” all’abbronzatura indoor.
[modifica] Tecnologia a bassa pressione
Sia dal punto di vista tecnologico, sia in termini di risultato abbronzante le differenze tra alta e bassa pressione sono sostanziali. Vediamo innanzitutto quali specifiche tecniche differiscono… Le lampade in bassa pressione sono riconoscibili visivamente per essere dei “tubi” a fluorescenza di dimensioni notevoli (dai 150 ai 200 cm). Nel caso degli “spaghetti”, generalmente usati come abbronza mani o addirittura come intensivo viso, le dimensioni sono invece inferiori (circa 20 cm). A differenza dell’alta pressione le lampade in bassa hanno un solo un tipo di attacco e forma ed il vero e proprio cuore abbronzante della macchina è costituito da un tubo in vetro speciale che non rappresenta una barriera al passaggio dei raggi UV fondamentali per l’abbronzatura. E’ importante sapere che in fase di produzione il vetro è completamente trasparente e lascia dunque passare tutta la gamma dei raggi UV. È quindi ovviamente necessario applicare un sistema filtrante che intervenga nella selezione dei raggi abbronzanti. Diversamente dai solarium ad alta pressione l’apparecchiatura non è dotata di filtri esterni alla lampada poiché esiste uno speciale filtro interno costituito dal fosforo, ed è proprio la qualità e la distribuzione di questa sostanza lungo il tubo a determinare lo spettro di emissione della lampada stessa e di conseguenza la qualità dell’abbronzatura. Ciò significa che due lampade con la stessa potenza in watt possono avere risultati abbronzanti completamente diversi (n.b. la potenza della lampada espressa in watt indica il consumo, non la potenza di irraggiamento. Orientarsi su lampade con potenze nominali sempre maggiori non è indicativo di prestazioni migliori o di efficienza ma solo di maggior consumo energetico. Quando valutate l’acquisto di un automobile nuova non scegliete quella che consuma di più ma quella che ha buone prestazioni e consumi il più ridotti possibili!).
Al suo interno la lampada è riempita da vapori di neon e mercurio. Al momento dell’accensione vengono attivati i due elettrodi che a loro volta innescano una particolare reazione che porta alla produzione di raggi UV che vengono successivamente filtrati dal fosforo e trasformati in una serie di raggi UVB e UVA. Lo spettro d’emissione (la quantità e la lunghezza d’onda dei raggi UV emessa) rappresenta la carta d’identità di un solarium e garantisce al cliente finale non solo performance ottimali ma anche qualità e sicurezza. L’emissione caratteristica si sviluppa quando la lampada raggiunge la corretta temperatura di funzionamento che si aggira intorno ai 40 gradi, mentre le apparecchiature in alta pressione lavorano in maniera ottimale con temperature ben più elevate che variano dai 600 ai 900 gradi. Non dovendo raggiungere temperature troppo elevate la lampada raggiunge il massimo in termini di prestazioni in pochi secondi (tempo di “warm up”, che varia a seconda della temperatura dell’ambiente. Avete mai notato che in inverno le prime accensioni possono essere più difficoltose?). Questa caratteristica influisce nel tempo di seduta che, nelle apparecchiature in bassa pressione, varia mediamente dai 6 ai 12 minuti, e sono quindi spesso inferiori rispetto alle apparecchiature in alta pressione le cui lampade necessitano di almeno 2 minuti per raggiungere le massime prestazioni. La ventilazione, nonostante si sviluppino temperature inferiori rispetto all’alta pressione, rimane comunque una componente delicata dei solarium in bassa pressione. Dato che la temperatura influenza il corretto funzionamento della lampada è necessario convogliare una corretta quantità d’aria per permettere il raffreddamento delle lampade oltre che per consentire una seduta piacevole al cliente. Generalmente l’aria viene aspirata dall’ambiente circostante e convogliata in una camera che si crea tra l’alloggiamento delle lampade ed un plexiglas. Questo plexiglas non blocca l’emissione, infatti permette il passaggio del 98% dei raggi UV.
Attenzione: potreste imbattervi in alcune “docce solari” in cui una griglia metallica sostituisce il plexiglas. Questa soluzione incide negativamente sulla sicurezza del cliente. Al di là della gradevolezza estetica e del comfort termico che si crea separando il cliente dalla camera di alloggiamento delle lampade, dobbiamo sottolineare il fatto che, mentre il plexiglas protegge il cliente dal contatto con le lampade, le maglie delle rete metallica sono sufficientemente larghe da consentire un eventuale urto. (Ricordiamo inoltre che visti i materiali contenuti all’interno delle lampade queste devono essere trattate come rifiuti speciali). L’aria utilizzata per il raffreddamento delle lampade viene poi espulsa attraverso un tubo di estrazione collegato all’esterno della cabina. Tale soluzione permette di evitare l’eccessivo surriscaldamento della cabina stessa. Mentre gli assorbimenti elettrici in un lampada in alta pressione variano dai 400W ai 2500W nella bassa hanno un range inferiore che si attesta tra i gli 80W e i 200W (25W nel caso degli abbronza mani in bassa pressione).
Un'altra fondamentale differenza tra le due tecnologie in questione riguarda il sistema riflettente che nell’alta pressione è costituito da una parabola esterna. La capacità riflettente delle lampade in bassa pressione è invece data dalla distribuzione di una vernice opalina costituita da ossidi metallici riconoscibile per occupare circa metà della superficie della lampada. Tale vernice viene infatti applicata con un’angolazione di 210 gradi sulla superficie vetrosa del tubo. Così facendo è possibile indirizzare in maniera ottimale i raggi UV affinché questi raggiungano il corpo del cliente in maniera omogenea e ben distribuita senza concentrarsi troppo in unica zona e senza disperdersi nell’ambiente circostante. Un angolo appena più stretto (es. 230°) comporta già un’eccessiva concentrazione del raggio ed una scarsa distribuzione su tutto il corpo inficiando così le performance abbronzanti del solarium. Non esistendo apparecchiature facciali a bassa pressione ne deriva che le uniche tipologie su cui viene applicata tale tecnologia sono le docce ed ovviamente i lettini, i primi solarium nati verso la fine degli anni ’70.

