Giovan Francesco Caroto

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Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giovan Francesco Caroto, Ritratto di fanciullo con disegno
Giovan Francesco Caroto, Ritratto di fanciullo con disegno
Giovan Francesco Caroto, Ritratto famminile
Giovan Francesco Caroto, Ritratto famminile

Allievo in patria di Liberale da Verona, Caroto si trasferì a Mantova dove subì l'influsso di Andrea Mantegna e Lorenzo Costa il vecchio (che succedette al Mantegna come pittore di corte dei Gonzaga), non rimanendo insensibile neppure davanti alla visione di opere del giovanissimo Correggio.

Nel 1514 Caroto compì un viaggio a Milano, dove ebbe modo di apprezzare l'arte dei leonardeschi (in particolare di Bernardino Luini) e dei fiamminghi, da sempre molto apprezzata nella capitale lombarda. Lo stesso anno l'artista è documentato a Casale Monferrato, alla corte del marchese Bonifacio IV Paleologo, dove restò stabilmente fino al 1518 realizzandovi ritratti di cortigiani e qualche opera per il castello e le chiese locali.

Negli ultimi anni (a partire dal 1520 circa), durante i frequenti spostamenti tra il Monferrato e Verona, Caroto ebbe modo anche di ispirarsi alle novità manieristiche di Giulio Romano e Parmigianino.

Le ultime opere, le pale d'altare raffiguranti lo Sposalizio di Santa Caterina (1540) e Sant'Orsola (1545), appaiono ormai fredde e superficiali e sanciscono la fine della produzione pittorica del Caroto.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Opere attribuite[modifica | modifica wikitesto]

  • Sangue del Redentore e i santi Maurizio e Sebastiano, (1506-1508), Redondesco, chiesa parrocchiale di San Maurizio martire.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mauro Lucco (a cura di), Mantegna a Mantova 1460-1506, catalogo della mostra, Skira Milano, 2006.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • C. Del Bravo, Per G. F. Caroto, in Paragone, 15,1964,173, pp. 3-16
  • M. T. Fiorio, Giovan Francesco Caroto, Verona 1971
  • A. Conti, Sfortuna di Lorenzo Leonbruno, in Prospettiva, 77,1995, pp. 36-50
  • G. Agosti, Su Mantegna, 4: (a Mantova nel Cinquecento), in Prospettiva, 77,1995, pp. 58-83
  • S. Marinelli, Ipotesi per il primo Cinquecento veronese, in Verona illustrata, 9, 1996, pp. 51-57
  • F. Dorello, Giovan Francesco Caroto: un artista veronese in Piemonte, in Bollettino della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti, 49, 1997(2000), pp. 125-139.
  • M. Lucco (a cura di), Mantegna a Mantova 1460-1506, catalogo della mostra, Skira Milano, 2006.
  • D. Dossi, Giovan Francesco Caroto e Francesco Torbido detto "Il Moro" : echi e sviluppi giorgioneschi a Verona, in Studi di storia dell’arte, 19, 2008, pp. 277-284.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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