Flotta spagnola del tesoro

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Una flotta del tesoro viene caricata con oggetti di valore

Le flotte spagnole del tesoro (o flotte delle Indie Occidentali dallo spagnolo Flota de Indias) erano un sistema di convogli usato dall'impero spagnolo tra il 1566 ed il 1790. I convogli erano generiche flotte usate per trasportare vari tipi di oggetti, tra cui prodotti agricoli o anche legname, oggetti di manifattura e vari metalli ed oggetti di lusso, argento ed oro, ma anche gemme, perle, spezie, zucchero, tabacco, seta ed altri beni esotici dalle colonie spagnole alla madre patria. Gli oggetti di manifattura quali arnesi di uso quotidiano, o gli emigranti spagnoli, venivano trasportati in entrambe le direzioni.[1][2]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Pedro Menéndez de Avilés, inventore delle flotte del tesoro

Le navi spagnole importavano i tesori dal Nuovo Mondo fin dalla prima spedizione di Cristoforo Colombo, nel 1492. Il governo organizzò un sistema di convogli nel 1560, per affrontare il problema degli attacchi dei corsari francesi. Le principali procedure furono definite in base ai consigli di Pedro Menéndez de Avilés, un ammiraglio con esperienza nonché consigliere personale di re Filippo II di Spagna.[3] Le flotte del tesoro navigavano lungo due tratte. La principale era la flotta dei Caraibi spagnoli o Flota de Indias, che partiva in due convogli da Siviglia, diretti a Veracruz, Portobelo e Cartagena prima di incontrarsi a L'Avana per fare insieme il viaggio di ritorno.[4] Una seconda tratta era quella dei galeoni di Manila o Galeón de Manila, che univano le Filippine ad Acapulco in Messico. Da Acapulco i beni asiatici venivano mandati via nave a Veracruz, per poter poi essere imbarcate sulla prima flotta diretta in Spagna.[5][6]

La Spagna controllava seriamente il commercio attraverso la Casa de Contratación di Siviglia. Per legge, le colonie potevano commerciare solo con il porto designato della madre patria.[7] L'archeologia marittima ha dimostrato che la quantità di beni trasportati era sempre di molto superiore a quanto dichiarato nell'Archivo General de Indias. I mercanti spagnoli e gli scaricatori (cargadores) sfruttavano il contrabbando per trasportare merci senza essere tassati.[8] La corona spagnola tassava mercanzia e metalli preziosi al 20%, una tassa nota come Quinto Real.[9]

Vista di Siviglia nel XVI secolo

Questo monopsonio durò per oltre due secoli, periodo in cui la Spagna divenne lo stato più ricco d'Europa.[10] Gli Asburgo usarono la loro ricchezza per combattere guerre nel XVI e XVII secolo contro l'impero ottomano e con molte delle potenze europee. A causa dell'inflazione del XVII secolo, il flusso di metalli preziosi provenienti dalle Indie danneggiò l'economia spagnola, causando una depressione.[11] La Spagna perse anche il supporto economico dei banchieri europei a partire dal 1690.[12]

Anche l'importanza dell'economia delle esportazioni diminuì con il calo della produzione delle miniere di metalli preziosi nelle Americhe, quali Potosí.[13] Con sole 17 navi nel 1550, le flotte si espansero ad oltre 50 grandi vascelli prima della fine del secolo. Nella seconda metà del XVII secolo il loro numero si era dimezzato rispetto al picco, e molte delle navi rimaste erano in rovina o comunque danneggiate.[14] Con il riprendere dell'economia alla fine del XVII secolo, le operazioni delle flotte ripresero vigore, facendo di nuovo da traino all'economia del regno dei Borbone nel XVIII secolo.[15]

Il commercio spagnolo di beni e metalli preziosi fu minacciato fino alla metà del XVIII secolo dai rivali coloniali della Spagna che costruirono piccole basi navali nelle Indie Occidentali spagnole. Gli inglesi si impossessarono di piccole isole quali Saint Kitts e Nevis nel 1624, ponendo un embargo alla Giamaica nel 1655; i francesi presero Saint-Domingue nel 1625 e gli olandesi Curaçao nel 1634. Nel 1739 l'ammiraglio Edward Vernon saccheggiò Portobelo, ma nel 1741 la sua massiccia campagna contro Cartagena de Indias finì con un tracollo. Nel 1762 gli inglesi occuparono per breve tempo L'Avana e Manila, obbligando gli spagnoli a modificare il loro comportamento usando molte piccole flotte che facevano visita a tanti porti Solo due anni dopo (1764) L'Avana e Manila erano tornate in mano spagnola, ed il traffico atlantico e pacifico ritornò normale.

Carlo III di Spagna iniziò a diminuire l'uso di questo sistema nel 1765. Nel 1780 la Spagna aprì alle proprie colonie il libero commercio.[16] Nel 1790 venne abolita la Casa de Contratación. L'ultima flotta del tesoro regolare salpò quello stesso anno. In seguito piccoli gruppi di fregate furono assegnati al trasporto di lingotti quando necessario.[17]

Attacchi alle flotte e naufragi[modifica | modifica sorgente]

Nonostante la generale sensazione che molti galeoni spagnoli erano stati catturati da corsari inglesi ed olandesi, ben poche flotte finirono in mano nemica durante la lunga carriera delle flotas. Solo Piet Hein riuscì a catturare una flotta nel 1628, portando l'intero carico nella Repubblica delle Sette Province Unite.[18] Nel 1656 e nel 1657 Robert Blake distrusse la flotta, ma gli spagnoli salvarono molto dell'argento che era a bordo, e l'ammiraglio inglese riuscì solo a prendere possesso del galeone.[19] La flotta del tesoro del 1702 fu distrutta nella battaglia della Baia di Vigo quando fu sorpresa in porto, ma gli spagnoli avevano già scaricato quasi tutto il carico.[20] Nessuno di questi attacchi avvenne in mare aperto. Nel caso dei galeoni di Manila, solo quattro furono catturati dalle navi da guerra britanniche: La Santa Anna da Thomas Cavendish nel 1589, la Encarnación nel 1710, la Covadonga da George Anson nel 1743 e la Santísima Trinidad nel 1762. Altri due attentati britannici vennero sventati dalla Rosario nel 1704 e dalla Begonia nel 1710.[21] Queste perdite e quelle dovute agli uragani si dimostrarono pesanti colpi dal punto di vista economico. Le flotte del tesoro si dimostrarono in generale una delle migliori operazioni navali della storia.[22] Inoltre, da un punto di vista commerciale, alcuni comportamenti chiave del sistema economico mondiale attuale sono stati resi possibili dal successo delle flotte spagnole del tesoro.[23]

Relitti delle navi del tesoro spagnole, colpite da battaglie navali e da tempeste (soprattutto quelle del 1622, 1715 e 1733) sono uno dei principali obbiettivi per i moderni cacciatori di tesori. Molte navi, come la Nuestra Señora de Atocha, sono state recuperate.[24]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Robert Marx, Treasure lost at sea: diving to the world's great shipwrecks, Firefly Books, 2004, pag. 66, ISBN 1552978729
  2. ^ Robert Marx, The treasure fleets of the Spanish Main, World Pub. Co., 1968
  3. ^ Walton, pp. 46-47
  4. ^ Cathal Nolan, The age of wars of religion, 1000-1650: an encyclopedia of global warfare and civilization, Greenwood Publishing Group, 2006, pag. 177, ISBN 0313337330
  5. ^ Miranda Borrell, The grandeur of Viceregal Mexico: treasures from the Museo Franz Mayer, University of Texas Press, 2002, pag. 23, ISBN 0890901074
  6. ^ Walton, pp. 46-47
  7. ^ Walton, pag. 30
  8. ^ María Guadalupe Carrasco González, Comerciantes y casas de negocios en Cádiz, 1650-1700, Servicio Publicaciones UCA, 1997, pp. 27-30, ISBN 8477864632
  9. ^ Walton, pag. 226
  10. ^ David B. Danbom, Born in the country: a history of rural America, JHU Press, 2006, pag. 20, ISBN 0801884586
  11. ^ Walton, pp. 84-85
  12. ^ Walton, pag. 145
  13. ^ Walton, pag. 136
  14. ^ Walton, pag. 138
  15. ^ Walton, pag. 177
  16. ^ Thomas Buckle, History of civilization in England, Parker, Son, and Bourn, 1861, v. 2, pp. 93-94
  17. ^ Walton, pag. 180
  18. ^ Walton, pag. 121
  19. ^ Walton, pag. 129
  20. ^ Walton, pp. 154-155
  21. ^ Murray
  22. ^ Walton, pag. 189
  23. ^ Walton, pag. 191
  24. ^ Walton, pp. 216-217

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]