Robert Ryan

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Robert Ryan nel 1944 in L'azione continua (Marine Raiders)

Robert Bushnell Ryan (Chicago, 11 novembre 1909New York, 11 luglio 1973) è stato un attore statunitense.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Una giovinezza avventurosa[modifica | modifica wikitesto]

Già campione dei pesi massimi del Dartmouth College, dove si laureò nel 1932, negli anni seguenti condusse una vita avventurosa, prima imbarcandosi e poi come operaio nel periodo del New Deal, e in seguito come lavorante in un ranch del Montana. Nel 1939 sposò Jessica Cadwalader, da cui ebbe tre figli.

Entrò nel mondo del teatro con l'intenzione di scrivere testi ma ben presto, per sbarcare il lunario, studiò recitazione e iniziò a lavorare come attore, dividendosi tra il teatro e le prime parti d'assaggio a Hollywood, dove debuttò nel 1940 in Queen of the Mob. Dopo essersi assicurato un contratto con la RKO ed essere apparso in un ruolo di rilievo nella commedia musicale Non ti posso dimenticare (1943), interpretata al fianco di Fred Astaire e Joan Leslie, nel gennaio del 1944 Ryan si arruolò nel corpo dei Marines degli Stati Uniti e servì come istruttore di reclute a Camp Pendleton, presso San Diego (California). Qui fece amicizia con lo scrittore e futuro regista Richard Brooks e, nello stesso periodo, imparò anche a dipingere.

I ruoli da "duro"[modifica | modifica wikitesto]

Rientrato a Hollywood al termine del conflitto, Ryan si impose all'attenzione di pubblico e critica per la sua interpretazione del killer antisemita in Odio implacabile (1947) di Edward Dmytryk, ruolo per il quale ebbe la nomination all'Oscar per il miglior attore non protagonista. La sua maschera dura, dai lineamenti marcati e sofferti, ne fece l'interprete ideale di personaggi forti, risoluti e spesso violenti.

In Stasera ho vinto anch'io (1949) di Robert Wise, l'attore offrì una delle sue più belle interpretazioni, impersonando Bill "Stoker" Thompson, un veterano del pugilato che rifiuta di farsi sconfiggere in un incontro. Il film di Wise rimane una delle pellicole migliori sul mondo della boxe e Ryan si avvalse anche della sua esperienza giovanile di pugile. Nel successivo Neve rossa (1952) di Nicholas Ray, diede una straordinaria forza interpretativa al personaggio di Jim Wilson, violento poliziotto cittadino che, inviato per punizione a risolvere un omicidio in una località di montagna, trova la soluzione ma anche una sorta di redenzione personale.

Nella prima metà degli anni cinquanta Ryan lavorò moltissimo, spaziando nei vari generi ma soprattutto nel noir, nei film di guerra e nel western. In particolare, in quest'ultimo genere fu eccellente la sua caratterizzazione del "cattivo" Ben Vandergroat in Lo sperone nudo (1953) di Anthony Mann, in cui spesso rubò la scena all'antagonista "buono" interpretato da James Stewart. Altre prove d'attore di grande spessore furono quelle del gangster in La casa di bambù (1955) di Samuel Fuller, di un tenente dell'esercito in Uomini in guerra (1957) di Anthony Mann, di un povero contadino in Il piccolo campo (1958) dello stesso Mann, di un vecchio poliziotto sospeso dal servizio, che organizza un "colpo" in Strategia di una rapina (1959) di Robert Wise.

Nei primi anni sessanta prese parte ad alcuni kolossal, interpretati da grandi star come era d'uso all'epoca. Fu Giovanni Battista ne Il re dei re (1961) di Nicholas Ray e fu uno dei componenti del ricco cast de Il giorno più lungo (1962), mega-kolossal bellico sullo sbarco in Normandia. Nello stesso periodo Ryan, dopo quasi trent'anni di assenza dal palcoscenico, tornò a calcare le scene teatrali interpretando a Broadway i musical Mr. President e Prima pagina. Mr. President vedeva come interprete femminile Nanette Fabray, insieme alla quale Ryan partecipò come special guest, il 21 ottobre 1962, alla famosa trasmissione What's my line?[1].

Nel 1966 fu uno dei protagonisti dell'ottimo western I professionisti di Richard Brooks, mentre in seguito prese parte a Quella sporca dozzina (1967) di Robert Aldrich, ma ancor più significativa fu la sua partecipazione a un film cult, Il mucchio selvaggio (1969), il western crepuscolare, visionario, barocco e violento di Sam Peckinpah, una vera e propria elegia del tramonto di un'epoca. Diretto da Michael Winner, nel 1971 fu protagonista insieme a Burt Lancaster del western Io sono la legge. Morì a causa di un tumore a 63 anni, un anno dopo la morte della moglie Jessica.

Il contrasto fra l'uomo e i suoi personaggi[modifica | modifica wikitesto]

Nella vita Robert Ryan fu un democratico liberal, che senza tregua si spese a favore dei diritti civili. Nonostante il suo periodo di servizio militare durante la seconda guerra mondiale, fu anche un convinto pacifista, in pieno accordo con la fede quacchera di sua moglie Jessica. Negli anni cinquanta si oppose fermamente al fenomeno del maccartismo e contribuì anche finanziariamente al sostegno di molte organizzazioni che a Hollywood si opponevano alla caccia alle streghe. Negli anni sessanta il suo impegno politico si concentrò sulla lotta contro la discriminazione razziale, che lo vide partecipare al comitato di difesa di Martin Luther King. Con altri famosi artisti come Bill Cosby, Robert Culp e Sidney Poitier, Ryan fondò l'organizzazione di artisti in difesa dei neri.

Il fatto che sullo schermo Ryan abbia quasi sempre impersonato personaggi in evidente contrasto con le sue convinzioni, ha creato frequenti equivoci sulla sua persona, ingenerando nell'opinione pubblica la falsa convinzione che l'attore fosse in realtà un "falco". Oppositore del maccartismo, egli si trovò persino ad interpretare un odioso agente in Lo schiavo della violenza (1949), una pellicola di evidente propaganda anticomunista. Pacifista convinto, per contrasto impersonò una nutrita serie di personaggi violenti in film di guerra, western e thriller, mentre il suo impegno nel sostegno all'integrazione razziale non gli impedì di dar vita sulle scene a personaggi del tutto bigotti e reazionari, come in Odio implacabile o Strategia di una rapina. Ryan visse praticamente per tutta la sua carriera questa ambivalenza tra interprete e personaggio, tanto che - all'epoca dell'uscita di Strategia di una rapina - sentì il bisogno di incontrare spesso la stampa estera e i mass-media neri affrontando il tema: "I problemi di un attore come me, che interpreta un tipo di personaggi che nella vita reale trova totalmente disprezzabili".

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatori italiani[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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