Comunardo Niccolai

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Comunardo Niccolai
ComunardoNic.jpg
Niccolai con la maglia del Cagliari nel 1968-1969
Nazionalità Italia Italia
Altezza 174 cm
Peso 72 kg
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Allenatore (ex difensore)
Ritirato 1978 - giocatore
1994 - allenatore
Carriera
Giovanili
Montecatini
Squadre di club1
1963-1964Torres22 (0)
1964-1976Cagliari225 (4)
1967[1] Chicago Mustangs? (?)
1976-1977Perugia7 (0)
1977-1978Prato4 (0)
Nazionale
1970 Italia Italia 3 (0)
Carriera da allenatore
1980-1981Savoia
1993-1995Italia ItaliaFemminile
???-???Italia ItaliaOsservatore
Palmarès
Julesrimet.gif Mondiali di calcio
Argento Messico 1970
1 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
Statistiche aggiornate al 29 aprile 2008

Comunardo Niccolai (Uzzano, 15 dicembre 1946) è un ex allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo difensore. Ricordato per la propensione (ovviamente involontaria) alle autoreti, è oggi osservatore per la Nazionale azzurra.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Il padre, ex portiere del Livorno, era un convinto antifascista e lo chiamò "Comunardo" in onore della comune di Parigi[2].

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Giocatore[modifica | modifica wikitesto]

Club[modifica | modifica wikitesto]

Giocava come stopper[2]. Inizia a tirare i primi calci in Toscana, nelle giovanili del Montecatini, dove nel 1962 conquista il titolo giovanile regionale denominato Coppa Menti; è guidato in panchina da uno degli allenatori più famosi della provincia di Pistoia del dopoguerra, Silvano Innocenti detto "Pozzo". Proprio insieme a quest'ultimo, Niccolai si trasferisce in Sardegna grazie a un accordo tra alcune società isolane (Sorso e Torres) e il Montecatini.

Niccolai al Perugia nella stagione 1976-1977

Dopo aver debuttato tra i professionisti nel 1963 in Serie C, militando per una stagione nella Torres, l'anno dopo Niccolai passò al Cagliari neopromosso in Serie A, con cui fu campione d'Italia nella stagione 1969-1970 e nel quale giocò per dodici stagioni fino al 1976. Nell'immaginario collettivo il suo nome è legato alle autoreti che ha collezionato con i rossoblù sardi[2]. Viene tuttora ricordato come il più grande autogoleador italiano (benché Riccardo Ferri dell'Inter e Franco Baresi del Milan lo abbiano successivamente superato numericamente in questo, insolito, primato, arrivando entrambi ad 8 autoreti nel campionato di serie A).

Una delle autoreti più celebri fu quella messa a segno il 15 marzo del 1970 a Torino, dove si stata disputando un delicatissimo scontro al vertice tra la Juventus e gli isolani: sul punteggio ancora fermo sullo 0-0, in un campo reso problematico dalla pioggia, nel tentativo di respingere un cross di Giuseppe Furino Niccolai anticipò di testa il portiere Enrico Albertosi e spedì la palla nella propria porta; per sua fortuna, però, Gigi Riva riuscì a pareggiare e quell'incontro si concluse sul 2-2[2].

L'episodio più celebre e singolare però non fu un'autorete, ma un tentativo di autogol, fallito ma sfociato in un rigore contro, avvenuto il 13 febbraio 1972 verso la fine della partita Catanzaro-Cagliari (18ª giornata del campionato di calcio 1971-1972)[3]. Al 90' il Cagliari stava vincendo a Catanzaro per 2-1 e la squadra locale stava tentando, in uno stadio che era ormai una bolgia, l'ultimo assalto per cercare il pareggio nell'area di rigore del Cagliari. Nell'azione il libero del Cagliari Giuseppe Tomasini riuscì a togliere il pallone all'ala destra del Catanzaro Alberto Spelta, che finì a terra in area di rigore, mentre il pallone arrivò a Niccolai che si trovava fuori area; l'arbitro Concetto Lo Bello non avendo ravvisato alcuna irregolarità non interruppe il gioco ma proprio in quel momento si udì un fischio dagli spalti.

Niccolai, nella confusione dello stadio, pensò che il fischio provenisse dal'arbitro e sanzionasse con il rigore l'azione appena avvenuta; quindi stizzito reagì indirizzando un forte tiro nello specchio della sua porta, tiro che sarebbe entrato in rete se il difensore del Cagliari Mario Brugnera, che si trovava sulla linea di porta, non lo avesse deviato con le mani in tuffo sulla sua sinistra. Il rigore, questa volta reale e inevitabile, tirato con successo dallo stesso Alberto Spelta permise al Catanzaro di pareggiare 2-2 al 90' la partita.[4]

Con i cagliaritani Niccolai ha anche una esperienza nel campionato nordamericano organizzato nel 1967 dalla United Soccer Association e riconosciuto dalla FIFA, in cui i sardi giocarono nelle vesti del Chicago Mustangs, ottenendo il terzo posto nella Western Division.[5] Dopo un'ultima stagione in massima serie con il Perugia, Niccolai chiuse la carriera indossando la maglia del Prato, in C, nell'annata 1977-1978. In Serie A ha collezionato 225 presenze, segnando 4 reti. Vanta anche 3 presenze in Nazionale B oltre a quelle della Nazionale A.

Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Giocò anche in nazionale, prendendo parte ai mondiali del 1970. Per lui 3 presenze e nessuna rete. Una di queste presenze fu la prima partita dei mondiali in Messico, in cui partì da titolare; per un infortunio di gioco venne sostituito dopo 37 minuti del primo tempo da Roberto Rosato. È nota una frase che il suo allenatore a Cagliari, Manlio Scopigno, avrebbe detto su di lui per commentarne la presenza a una Coppa del Mondo: "Mi sarei aspettato di tutto dalla vita, ma non di vedere Niccolai in mondovisione"[6].

Tuttavia, a proposito della celebre affermazione di Scopigno, il giornalista sportivo Giampaolo Murgia testimonia:

« In realtà, Scopigno non pronunciò la famosa frase. Ero con lui davanti alla tv nella sede sociale di via Tola. Prima del fischio d'inizio si videro gli azzurri schierati uno dopo l'altro. Quando fu la volta di Niccolai, Scopigno, che era seduto, si alzò e per un attimo spense il televisore borbottando: "Ma si può?!". Una battuta per nascondere commozione e... orgoglio. Niccolai era il cucciolo della compagnia, il suo pupillo. Manlio aveva studiato Storia, non Filosofia. Quanto alla fama di "re dell'autogol", ne siglò relativamente pochi: sarà ottavo o... decimo in una graduatoria nazionale. Si è creato un mito che il toscano alimenta ("Così mi ricordano tutti! Lo scudetto l'hanno vinto tanti.."). Un mito perché alcuni autogol li firmò in gare memorabili. Per esempio, nella sfida-scudetto di Torino con la Juventus. Quella di Catanzaro era la 300a di Lo Bello in serie A[7], con un parterre di grandi firme del giornalismo. »

(Giampaolo Murgia)

Cronologia presenze e reti in Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Cronologia completa delle presenze e delle reti in nazionale ― Italia
Data Città In casa Risultato Ospiti Competizione Reti Note
10-5-1970 Lisbona Portogallo Portogallo 1 – 2 Italia Italia Amichevole - Ingresso al 46’ 46’
3-6-1970 Toluca Italia Italia 1 – 0 Svezia Svezia Mondiali 1970 - 1º Turno - Uscita al 37’ 37’
17-10-1970 Berna Svizzera Svizzera 1 – 1 Italia Italia Amichevole -
Totale Presenze 3 Reti 0

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Nel biennio 1993-1994 è stato allenatore della Nazionale A femminile.

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Giocatore[modifica | modifica wikitesto]

Cagliari: 1969-1970

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il Cagliari fu interamente ingaggiato per disputare il campionato USA 1967 nelle veci dei Chicago Mustangs.
  2. ^ a b c d Comunardo Niccolai, il “re dell’autogol”, ilpost.it, 15 dicembre 2016.
  3. ^ [1] Video YouTube con le azioni principali della partita, tra cui l'episodio in questione.
  4. ^ Nella confusione del momento, durante la radiocronaca della partita fatta nella nota trasmissione Tutto il calcio minuto per minuto si disse che la plateale parata in tuffo fosse stata opera del difensore Mario Martiradonna; solo in seguito si poté stabilire che a parare con un perfetto tuffo al posto del portiere Enrico Albertosi, appostato dall'altra parte sulla linea bianca, non era stato Martiradonna ma appunto Brugnera.
  5. ^ The Year in American Soccer - 1967, su Homepages.sover.net. URL consultato il 12 giugno 2014.
  6. ^ Darwin Pastorin, Tempi supplementari: partite vinte, partite perse, Feltrinelli, Milano, 2002, p. 16.
  7. ^ NOTA: in realtà, come ampiamente evidenziato prima, quella di Catanzaro fu solo un tentativo di autorete sfociato in un rigore trasformato dal Catanzaro, che però a causa della singolarissima situazione (tiro violentissimo dal limite dell'area e salvataggio in tuffo da parte di Brugnera che provocò il rigore) è ricordato come l'episodio più famoso.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Chrystian Calvelli, Giuseppe Lucibelli; Raffaele Schettino, Savoia storia e leggenda dall'Oncino al Giraud, Gragnano, Stampa Democratica '95, dicembre 2000. ISBN non esistente

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]