Attentato di Gerusalemme del 2002

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Attentato al mercato di Mahane Yehuda del 2002
Shuk (26).JPG
Il mercato di Mahane Yehuda
Stato Israele Israele
Luogo Gerusalemme
Data 12 aprile 2002
poco dopo le 16:00
Tipo Attacco suicida
Morti 6
Feriti 104
Responsabili rivendicato dalle Brigate dei Martiri di al-Aqsa

L'attentato al mercato di Mahane Yehuda del 2002 fu un attentato terroristico suicida avvenuto il 12 aprile 2002 presso la fermata del bus in Jaffa Road vicino all'entrata del mercato popolare di Mahane Yehuda[1]. Sei persone morirono ed altre 104 rimasero ferite. Le Brigate dei Martiri di al-Aqsa rivendicarono l'attentato[1].

Contesto[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Seconda intifada e Operazione Scudo difensivo.

I rapporti fra israeliani e palestinesi nel 2002 erano di aperto conflitto. Due anni prima, con l'entrata di Ariel Sharon alla Spianata delle moschee, era iniziata la Seconda intifada. Nel mese appena trascorso, che sarà ricordato come il "marzo nero", dodici attentati suicidi provocarono 81 vittime[2]. Il 29 marzo 2002 - pochi giorni prima dell'attentato - il governo israeliano aveva dato il via all'Operazione Scudo difensivo. Yasser Arafat fu di fatto confinato nella sua casa a Ramallah e numerose operazioni militari ebbero luogo in Cisgiordania imponendo il coprifuoco e restrizioni di movimento.

L'attentato[modifica | modifica wikitesto]

Venerdì 12 aprile 2002, Andaleeb Taqataqah, una ragazza palestinese di 21 anni di Beit Fajar[3][4] si fece esplodere poco dopo le 16:00 alla fermata del bus in Jaffa road presso l'entrata del mercato di Mahane Yehuda, uccidendo sei persone e ferendone altre 104. Nel momento dell'attentato, il sindaco di Gerusalemme, Ehud Olmert stava visitando il mercato[5].

La bomba era composta da tre tubi di plastica contenenti esplosivo e una batteria, nascosti all'interno di una borsa nera[4].

Le vittime[modifica | modifica wikitesto]

Le seguenti persone morirono durante l'attentato[6]:

  • Nissan Cohen, 57, di Ramot
  • Yelena Konrav, 43, di Pisgat Ze'ev
  • Rivka Fink, 75, di Jerusalem
  • Zuhila Hushi, 47, cittadino cinese, di Gilo
  • Lin Chin Mai, 34, cittadino cinese
  • Chai Zin Chang, 32, cittadino cinese

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Il 25 aprile, nell'ambito dell'Operazione Scudo difensivo, fu catturato Muataz Muhammed Abdallah Himouni che ammise di aver progettato l'attentato con l'aiuto di Marwan Zaloum. Quest'ultimo procurò l'esplosivo e spiegò a Andaleeb come attivare l'ordigno[3]. Zaloum era stato ucciso il 23 aprile nell'ambito della stessa operazione[7].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Suicide and Other Bombing Attacks in Israel Since the Declaration of Principles (Sept 1993), mfa.gov.il. URL consultato il 27 dicembre 2016.
  2. ^ Dronzina, p. 63
  3. ^ a b (EN) Terrorist responsible for planning April 12 suicide bombing in Jerusalem arrested during Operation Defensive Shield, mfa.gov.il. URL consultato il 28 dicembre 2016.
  4. ^ a b (EN) The Role of Palestinian Women in Suicide Terrorism, mfa.gov.il. URL consultato il 27 dicembre 2016.
  5. ^ (EN) David Lamb, A Young Woman and a Bomb on a Beautiful Spring Day, LA Times. URL consultato il 27 dicembre 2016.
  6. ^ (EN) Victims of Palestinian Violence and Terrorism since September 2000, mfa.gov.il. URL consultato il 27 dicembre 2016.
  7. ^ (EN) IDF Kills Head of Tanzim Military Wing in the Hebron Area, mfa.gov.il. URL consultato il 28 dicembre 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) T. Dronzina, Contemporary Suicide Terrorism: Origins, Trends and Ways of Tackling It, ISBN 978-1614991083.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]