Attentato di Buenos Aires del 1992

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Attentato all'ambasciata di Israele in Argentina
attentato
Plaza de la Memoria ID 198.jpg
Il memoriale dedicato alle vittime
Tipoattacco suicida
Data17 marzo 1992
14:42 (UTC-3)
LuogoBuenos Aires
StatoArgentina Argentina
Coordinate34°35′29.62″S 58°22′48.68″W / 34.591561°S 58.380189°W-34.591561; -58.380189Coordinate: 34°35′29.62″S 58°22′48.68″W / 34.591561°S 58.380189°W-34.591561; -58.380189
Responsabilil'Organizzazione Jihad islamica rivendicò la resposabilità per l'attacco
Motivazioneuccisione di Abbas al-Musawi
Conseguenze
Morti30
Feriti242

L'attacco di Buenos Aires del 1992 fu un attentato terroristico suicida contro l'ambasciata israeliana di Buenos Aires, avvenuto il 17 marzo 1992.

L'attentato distrusse completamente la sede dell'ambasciata, provocando 30 morti (di cui 29 civili e un attentatore) e 242 feriti.[1]

L'attacco[modifica | modifica wikitesto]

Il 17 marzo 1992, alle 14:42 (UTC-3), un camioncino guidato da un attentatore suicida e carico di esplosivo si schiantò davanti all'ambasciata israeliana situata all'angolo tra Arroyo e Suipacha, causando l'esplosione. L'ambasciata, una chiesa cattolica e un edificio scolastico vicino furono distrutti. Quattro israeliani morirono, ma la maggior parte delle vittime furono civili argentini, molti dei quali bambini.[2] L'esplosione uccise 29 persone e ne ferì 242.[1]

Vittime[modifica | modifica wikitesto]

Il sacerdote Juan Carlos Brumana fu una delle persone uccise nell'attentato suicida. Morì nella chiesa cattolica Mater Admirabilis, situata davanti all'ambasciata.[3] Tra i morti vi furono due donne israeliane, mogli del console e del primo segretario dell'ambasciata.[4]

Responsabili[modifica | modifica wikitesto]

Un gruppo chiamato Organizzazione Jihad islamica, che è stato collegato all'Iran e forse ad Hezbollah,[5] rivendicò la responsabilità;[1] il motivo dichiarato dell'attacco era l'assassinio da parte di Israele del segretario generale di Hezbollah Sayed Abbas al-Musawi nel febbraio 1992.[4] La Jihad islamica rilasciò anche filmati di sorveglianza dell'ambasciata che avevano preso prima dell'esplosione.[1]

Dopo l'attentato, Israele inviò degli investigatori in Argentina per cercare indizi. Appresero che gli attentatori avevano pianificato nell'area della triplice frontiera tra Argentina, Paraguay e Brasile, zona che ha una grande popolazione musulmana.[6] I messaggi intercettati dalla NSA americana rivelarono la conoscenza iraniana dell'attacco imminente, così come la complicità dell'agente di Hezbollah Imad Mugniyah.[6] Infatti, Mughniyah era stato formalmente accusato dall'Argentina di aver partecipato all'atacco all'ambasciata israeliana.[7]

Nel maggio 1998, Moshen Rabbani (addetto culturale presso l'ambasciata iraniana in Argentina fino al dicembre 1997) venne arrestato in Germania e il governo argentino espulse sette diplomatici iraniani dal paese, affermando di avere "prove convincenti" del coinvolgimento iraniano nella bombardamento. Tuttavia, nessuno dei sospettati venne poi perseguito. L'attacco avvenne quando Iran e Argentina speravano in una ripresa della cooperazione nucleare, sebbene l'Argentina avesse annunciato la sospensione delle spedizioni di materiali nucleari all'Iran un paio di mesi prima del bombardamento.[8] Diverse fonti[9][10] riferiscono del coinvolgimento di Hezbollah con l'assistenza della Siria. Hezbollah nega queste affermazioni.[11]

Nel 1999, il governo argentino emise un mandato d'arresto per Imad Mugniyah in relazione a questo attacco e all'attentato dell'AMIA del 1994 a Buenos Aires, che uccise 85 persone. Si sospetta che i due attacchi siano collegati.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d 1992 Global Terrorism: The Year in Review, su fas.org. URL consultato il 29 marzo 2021.
  2. ^ Bergman, 171.
  3. ^ Winds of War in the Levant and Middle East The Hariri and AMIA cases (PDF) [collegamento interrotto], su edoc.bibliothek.uni-halle.de.
  4. ^ a b (EN) Facebook, Twitter, Show more sharing options, Facebook, Twitter, LinkedIn, Islamic Jihad Says It Bombed Embassy; Toll 21, su Los Angeles Times, 19 marzo 1992. URL consultato il 29 marzo 2021.
  5. ^ terror and tehran, su www.pbs.org, 2 maggio 2002. URL consultato il 29 marzo 2021.
  6. ^ a b Bergman, 172.
  7. ^ a b Norton, Augustus Richard, Hezbollah: A Short History, Princeton University Press, 2007, pag. 79.
  8. ^ Asia Times Online :: Middle East News, Iraq, Iran current affairs, su web.archive.org, 19 novembre 2006. URL consultato il 29 marzo 2021 (archiviato dall'url originale il 19 novembre 2006).
  9. ^ Magnus Ranstorp, Hizb'allah in Lebanon, St. Martin's Press, 1997, ISBN 978-0-312-16288-7. URL consultato il 29 marzo 2021.
  10. ^ Hizballah, su web.archive.org, 25 luglio 2006. URL consultato il 29 marzo 2021 (archiviato dall'url originale il 25 luglio 2006).
  11. ^ Lebanon.com Newswire - Local News March 20 2003, su www.lebanon.com. URL consultato il 29 marzo 2021.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]