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Palestinesi

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Palestinesi
الفلسطينيون (al-Filasṭīniyyūn)
Palestinesiالفلسطينيون (al-Filasṭīniyyūn)
Famiglia palestinese di Ramallah (1905)
Luogo d'origine Palestina
Popolazione ~ 12,37 milioni (2015)[1]
Lingua arabo, dialetti arabi e altre lingue a seconda del Paese di residenza.
Religione Islam sunnita e sciita, Cristianesimo
Gruppi correlati Altre popolazioni semitiche e mediterranee
Distribuzione
Palestina Stato di Palestina 4 750 000[1]
 – Cisgiordania 2 900 000[1]
 – Striscia di Gaza 1 850 000[1]
Giordania Giordania 3 520 000[2]
Israele Israele 1 470 000[1]
Siria Siria 675 000[2]
Cile Cile 500 000[3]
Libano Libano 455 000[2]
Arabia Saudita Arabia Saudita 374 000[2]
Egitto Egitto 70 245
Stati Uniti Stati Uniti 67 842[4]
Honduras Honduras 54 000[2]
Brasile Brasile 50 000[5]
Kuwait Kuwait 50 000
Iraq Iraq 34 000[6]
Yemen Yemen 25 000[2]
Canada Canada 23 975[7]
Australia Australia 15 000
Colombia Colombia 12 000[2]
Guatemala Guatemala 1 400[2]

Palestinesi (da "Palestina", a sua volta dal greco Palaistine, in arabo: الفلسطينيون‎, al-filasīniyyūn) è un etnonimo per indicare un popolo arabofono, di origine araba e semitica, dell'area geografica definita come Palestina.[8][9][10][11][12][13][14][15][16] Nonostante l'esodo del 1948, circa metà dei palestinesi nel mondo continua a vivere negli stati di Palestina e Israele all'interno della Palestina storica,[1] dove i palestinesi costituiscono circa metà della popolazione (mentre l'altra metà è composta da ebrei).[17]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Gli arabi residenti in Palestina cominciarono ad usare diffusamente il termine "palestinese" per indicare il concetto nazionalista di un popolo palestinese nel periodo precedente alla prima guerra mondiale.[13] Nei diciannove giornali fondati in Palestina tra il 1908 e il 1914, erano frequenti i riferimenti a una peculiare nazione palestinese (al-umma al-filistiniyya in arabo), tra l'altro in contrapposizione all'immigrazione sionista percepita come una minaccia all'identità di tale nazione. Elementi costitutivi di tale identità erano la provenienza dalla regione a ovest del fiume Giordano nota da secoli in arabo come Filastin e considerata dai musulmani terra santa (al-Ard al-Muqaddasa), l'attaccamento a un particolare villaggio e l'appartenenza a uno specifico clan familiare, l'uso di un particolare dialetto arabo (arabo palestinese), la religione (in maggioranza l'islam sunnita, ma con minoranze cristiane, sciite e druse) e gli usi locali. Al contempo, la nazione palestinese era sentita come parte del mondo arabo e del Bilad al-Sham ("Grande Siria") in particolare.[18] Durante il periodo del mandato britannico della Palestina, il termine "palestinese", sebbene fosse usato anche per riferirsi a ogni cittadino del mandato (inclusi gli ebrei), era però riservato alla popolazione arabofona quando riferito a una specifica identità nazionale (anziché alla cittadinanza), e apparve frequentemente in libri, riviste e giornali arabi per tutto il periodo del mandato.[19] Nel dicembre 1920, gli arabi palestinesi in un congresso tenutosi a Haifa dichiararono che la Palestina era un'entità araba autonoma e rifiutarono le rivendicazioni ebraiche sulla Palestina.[20] Dopo l'esodo del 1948, e ancor più dopo la Guerra dei sei giorni nel 1967, il termine è venuto a significare non solo un luogo di origine, ma anche il senso di un comune passato e futuro da attuarsi in forma di uno Stato-nazione palestinese, lo Stato di Palestina, da situarsi su Cisgiordania, Striscia di Gaza e Gerusalemme Est.[20][21][22][23] Controversie sull'uso politico del termine sono sorte spesso, in base ad alcune dichiarazioni di leader palestinesi come Zuhayr Muhsin.[24]

Il popolo palestinese è rappresentato davanti alla comunità internazionale dall'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), nata nel 1964 e riconosciuta dall'ONU come rappresentante del popolo palestinese nel 1974. Nel 2012, l'ONU ha anche riconosciuto lo Stato di Palestina proclamato dall'OLP nel 1988.[25] In seguito agli accordi di Oslo tra Israele e OLP è stato istituito un organismo di auto-governo palestinese ad interim su parte della Striscia di Gaza e della Cisgiordania, detto Autorità Nazionale Palestinese. Essa ha organi legislativi con poteri sovrani, in particolare il Consiglio Legislativo Palestinese (o Parlamento palestinese) con sede a Ramallah, i cui membri sono eletti a suffragio universale dagli abitanti dei territori palestinesi.

Demografia[modifica | modifica wikitesto]

Il totale della popolazione palestinese in tutto il mondo era stimato dall'Ufficio Centrale di Statistica dello Stato di Palestina in 12,37 milioni di persone alla fine del 2015: 4,75 milioni nello Stato di Palestina (di cui 2,9 milioni in Cisgiordania e 1,85 milioni nella Striscia di Gaza), 1,47 milioni in Israele (dove sono detti cittadini arabi di Israele), 5,46 milioni in Paesi arabi (soprattutto in Giordania, Siria e Libano) e 685.000 nel resto del mondo.[1] Al 1º gennaio 2015, 5.149.742 erano registrati dall'UNRWA come rifugiati palestinesi in Giordania, Siria, Libano, Cisgiordania e Striscia di Gaza; di questi molti risiedevano nei campi-profughi palestinesi.[26]

I palestinesi sono prevalentemente musulmani sunniti, anche se vi è una significativa minoranza sciita concentrata soprattutto nel sud del Libano. Gli appartenenti alla comunità cristiana sono localizzati principalmente nei distretti di Betlemme, Ramallah, Gerusalemme e nella regione della Galilea all'interno dello stato di Israele.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g Palestinians at the End of 2015, in Palestinian Central Bureau of Statistics (PCBS), 30 dicembre 2015.
  2. ^ a b c d e f g h (EN) Joshua Project, Arab, Palestinian Ethnic People in all Countries, Joshua Project. URL consultato il 20 giugno 2016.
  3. ^ (ES) La Ventana - Littin: «Quiero que esta película sea una contribución a la paz», Laventana.casa.cult.cu. URL consultato il 22 aprile 2009.
  4. ^ (EN) American FactFinder, Factfinder.census.gov. URL consultato il 22 aprile 2009.
  5. ^ Governo do Estado de São Paulo - Memorial do Imigrante
  6. ^ Factsheet: Palestinian Refugees in Iraq
  7. ^ (EN) Ethnic Origin (247), Single and Multiple Ethnic Origin Responses (3) and Sex (3) for the Population of Canada, Provinces, Territories, Census Metropolitan Areas and Census Agg..., 2.statcan.ca. URL consultato il 22 aprile 2009.
  8. ^ Palestina, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 18 maggio 2014.
    «Dopo il 1948, pertanto, la storia della P. venne a identificarsi, in larga misura, con quella dello Stato di Israele. Malgrado questa situazione la popolazione arabo-palestinese riuscì a mantenere un sentimento di identità nazionale e fin dagli anni 1950 i Palestinesi diedero vita a una resistenza culturale, politica e militare».
  9. ^ (EN) Alan Dowty, Israel/Palestine, Londra, Polity, 2008, p. 221, ISBN 978-0-7456-4243-7.
    «Palestinians are the descendants of all the indigenous peoples who lived in Palestine over the centuries; since the seventh century, they have been predominantly Muslim in religion and almost completely Arab in language and culture».
  10. ^ (EN) Bassam Abu-Libdeh, Peter D. Turnpenny e Ahmed Teebi, Genetic Disease in Palestine and Palestinians, in Dhavendra Kuma (a cura di), Genomics and Health in the Developing World, Oxford University Press, 2012, pp. 700-711, ISBN 0-19-537475-4.
    «Palestinians are an indigenous people who either live in, or originate from, historical Palestine… Although the Muslims guaranteed security and allowed religious freedom to all inhabitants of the region, the majority converted to Islam and adopted Arab culture».
  11. ^ (EN) Moshe Gil, A History of Palestine, 634-1099, Cambridge University Press, 1997 [1983], pp. 222-3, ISBN 0-521-59984-9.
    «David Ben-Gurion and Yitzhak Ben-Zvi claimed that the population at the time of the Arab conquest was mainly Christian, of Jewish origins, which underwent conversion to avoid a tax burden, basing their argument on 'the fact that at the time of the Arab conquest, the population of Palestine was mainly Christian, and that during the Crusaders’ conquest some four hundred years later, it was mainly Muslim. As neither the Byzantines nor the Muslims carried out any large-scale population resettlement projects, the Christians were the offspring of the Jewish and Samaritan farmers who converted to Christianity in the Byzantine period; while the Muslim fellaheen in Palestine in modern times are descendants of those Christians who were the descendants of Jews, and had turned to Islam before the Crusaders’ conquest».
  12. ^ (EN) Nabih Amin Faris, (Palestine) From the Arab Conquest to 1900, in Encyclopædia Britannica, 9 settembre 2013. URL consultato il 18 maggio 2014.
    «The process of Arabization and Islamization was gaining momentum there. It was one of the mainstays of Umayyad power and was important in their struggle against both Iraq and the Arabian Peninsula… Conversions arising from convenience as well as conviction then increased. These conversions to Islam, together with a steady tribal inflow from the desert, changed the religious character of Palestine’s inhabitants. The predominantly Christian population gradually became predominantly Muslim and Arabic-speaking. At the same time, during the early years of Muslim control of the city, a small permanent Jewish population returned to Jerusalem after a 500-year absence».
  13. ^ a b (EN) Peter Marshall Fraser, The Term "Palestinian", in Encyclopædia Britannica, 9 settembre 2013. URL consultato il 18 maggio 2014.
    «The Arabs of Palestine began widely using the term Palestinian starting in the pre–World War I period to indicate the nationalist concept of a Palestinian people. But after 1948—and even more so after 1967—for Palestinians themselves the term came to signify not only a place of origin but also, more importantly, a sense of a shared past and future in the form of a Palestinian state».
  14. ^ (EN) Bernard Lewi, Semites and Anti-Semites, An Inquiry into Conflict and Prejudice, New York, W. W. Norton & Company, 1999, p. 169, ISBN 0-393-31839-7.
  15. ^ (EN) Michael Prior, Zionism and the State of Israel: A Moral Inquiry, Psychology Press, 1999, p. 201, ISBN 0-415-20462-3.
  16. ^ (EN) James Parkes, Whose Land? A History of the Peoples of Palestine, Londra, Penguin Books, 1970 [1949], pp. 209-210, ISBN 0-14-021089-X.
  17. ^ Population parity in historic Palestine raises hard questions for Israel, in Reuters, 10 settembre 2015.
  18. ^ Lorenzo Kamel, Palestina e palestinesi. Storia di una negazione, in Maria Pia Casalena (a cura di), Luoghi d’Europa. Culti, città, economie, ArchetipoLibri, 2012.
  19. ^ What's a Palestinian?, in Foreign Affairs.
  20. ^ a b (EN) Palestine, in Encyclopædia Britannica, 2016. URL consultato il 20 giugno 2016.
  21. ^ Status of Palestine in the United Nations, Risoluzione 67/19 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite
  22. ^ (EN) The Palestinian National Charta, 1964.
  23. ^ (EN) Statement of Proclamation of the Organization, OLP, Jerusalem, 28 maggio 1964.
  24. ^ «Il popolo palestinese non esiste. La creazione di uno stato palestinese è solamente un mezzo per continuare la nostra lotta per l'unità araba contro lo Stato d'Israele. In realtà oggi non c'è differenza tra giordani, palestinesi, siriani e libanesi. Oggi parliamo dell'esistenza di un popolo palestinese per ragioni politiche e strategiche, poiché gli interessi nazionali arabi richiedono che venga assunta l'esistenza di un distinto “popolo palestinese” da opporre al sionismo. Per ragioni strategiche la Giordania, che è uno stato sovrano con confini ben definiti non può vantare diritti su Haifa e Jaffa mentre io, come palestinese, posso senz'altro vantare diritti su Haifa, Jaffa, Beersheva e Gerusalemme. Comunque nel momento in cui i nostri diritti saranno riconosciuti non attenderemo nemmeno un minuto per unire la Palestina alla Giordania.» (tratto da: James Dorsey, Wij zijn alleen Palestijn om politieke reden, Trouw, 31 March 1977.
  25. ^ Who Represents the Palestinians Officially Before the World Community?, Institute for Middle East Understanding, 2006–2007. URL consultato il 27 luglio 2007.
  26. ^ UNRWA in figures (PDF), in UNRWA.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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