Émile Zola

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(FR)

« La science a-t-elle promis le bonheur? Je ne le crois pas. Elle a promis la vérité, et la question est de savoir si l'on fera jamais du bonheur avec de la vérité. »

(IT)

« La scienza ha promesso la felicità? Non credo. Ha promesso la verità, e la questione è sapere se con la verità si farà mai la felicità. »

(Émile Zola, Discorso all'Assemblea generale degli studenti di Parigi del 1893[1])
Émile Zola

Émile Édouard Charles Antoine Zola (Parigi, 2 aprile 1840Parigi, 29 settembre 1902) è stato uno scrittore, giornalista, saggista, critico letterario e fotografo francese.

Firma di Zola

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto del giovane Zola (a destra) assieme ai genitori

Émile Zola nasce nel II arrondissement di Parigi, nei pressi di Rue Saint-Joseph, il 2 aprile del 1840, figlio di François Zola (nato Francesco Zolla; 17951847), un militare ed ingegnere italiano naturalizzato francese, originario di Venezia, ufficiale della Legione straniera francese, e di Émilie Aubert (1819-1880), una francese originaria della Beauce (una regione della Francia settentrionale), di ventiquattro anni più giovane del marito.[2][3] Il giovane Émile trascorre l'infanzia e i primi anni dell'adolescenza ad Aix-en-Provence, dove il padre è stato chiamato a dirigere la costruzione di una diga e di un canale per alimentare la città di acqua potabile. A questo periodo risale la sua amicizia con Paul Cézanne e Philippe Solari. Morto il padre nel 1847, il futuro scrittore cresce con la nonna e compie i suoi studi ad Aix-en-Provence, dove resta fino al 1858, anno in cui raggiunge la madre che, a causa delle sempre più crescenti difficoltà economiche, è rientrata a Parigi.[2] Nello stesso anno, si ammala di tifo, ma riesce a guarire.[4]

Carriera letteraria e giornalistica[modifica | modifica wikitesto]

Nella capitale, Zola ha difficoltà di ambientamento che si riflettono sui suoi studi, condotti presso il liceo Saint-Louis. Dopo essere stato respinto per due volte agli esami di maturità (baccalauréat), decide di abbandonare gli studi e di trovarsi un lavoro. Fra il 1860 ed il 1861, trova impiego presso l'amministrazione dei Docks ma presto abbandona il lavoro non traendone soddisfazione, quindi si sostenta a malapena con vari tipi di attività. In questo periodo inizia a scrivere poesie.[3] Completa la sua cultura umanistica con la lettura di Molière, Shakespeare e Montaigne, ma non Balzac che leggerà molto più tardi. Egli è anche influenzato da autori contemporanei come Jules Michelet, una fonte di ispirazione scientifici e medici.[3]

Émile Zola venne bocciato due volte nel corso di baccalauréat nel 1859. Questi fallimenti lo segnarono, essendo anche consapevole del fatto che, senza laurearsi, avrebbe avuto gravi difficoltà materiali.[3]

Nel 1862 entra come fattorino nella casa editrice Hachette. Qui viene notato per la sua intelligenza e gli viene affidato l'ufficio Pubblicità. Questo lavoro gli permette di entrare in contatto con il mondo letterario e artistico del tempo.[2] Nello stesso anno ottiene la cittadinanza francese. Sempre nello stesso anno, inizia la sua collaborazione al Journal populaire di Lilla. Inizia così la sua carriera di giornalista, attività che proseguirà per tutta la vita, contemporaneamente a quella di scrittore. Nel 1864 pubblica il suo primo libro: i Contes à Ninon (una raccolta di racconti che non ottiene particolare successo) e nel 1865 il romanzo La Confession de Claude. Tutte e due le opere risentono di influssi romantici.[3]

Il mondo della pittura affascina Zola in questo periodo, ed è molto vicino al movimento impressionista, come Édouard Manet, che lo rappresenta più volte nelle sue opere; grazie a lui, Zola conobbe anche il poeta Stéphane Mallarmé. Diviene amico anche di Camille Pissarro, Auguste Renoir, Alfred Sisley e Johan Barthold Jongkind, oltre che di Paul Cézanne.[3]

Émile Zola con i suoi figli, Denise e Jacques

Nel 1870 lo scrittore convola a nozze con Eleonore-Alexandrine Meley detta Gabrielle, sebbene intratterrà per diverso tempo una relazione clandestina con la giovane Jeanne Rozerot, dalla quale avrà due figli, Denise e Jacques, nati rispettivamente nel 1889 e nel 1891. Dopo un fallito tentativo di separazione da parte della moglie, Zola deciderà di lasciare la propria amante, anche se la stessa Alexandrine avrebbe accettato di ospitare ed allevare i due bambini e, in seguito alla morte dello scrittore, pare che avesse anche instaurato un rapporto conciliante con la giovane ex-amante del marito.[5] In merito alla sua vita sentimentale, lo stesso Zola ebbe a dichiarare: "Sono andato a letto con le mogli dei miei migliori amici. Davvero, in amore non ho alcun senso morale...".[6]

Intanto, attraverso i suoi interventi sulla stampa politica l'impegno di Zola è ormai iniziato. La liberalizzazione della stampa nel 1868 gli permette di partecipare attivamente alla sua espansione. Con gli amici di Manet, Zola aderisce al nuovo settimanale repubblicano La Tribune, dove esercita il suo talento come polemista scrivendo satire anti-imperiali. Lo scrittore non si mobilita per la guerra franco-prussiana; avrebbe potuto essere richiamato nella Guardia Nazionale, ma la sua miopia e il suo status di capofamiglia (per la madre) lo impediscono. Segue quindi la caduta del Secondo Impero commentandola con ironia.[3]

Alexandrine riesce a convincere il marito a fuggire a Parigi prima dell'assedio. La coppia fugge a Marsiglia nel mese di settembre 1870. Poi, nel mese di dicembre, Émile va Bordeaux, dove ha sede la Delegazione del Governo. Egli cerca di essere nominato sotto-prefetto di Aix-en-Provence e Castelsarrasin dai repubblicani.[3]

Zola torna a Parigi nel marzo 1871; ricomincia a lavorare da Bell, che è ostile alla rivolta della Comune. Finito sotto controllo della polizia politica, Zola è stato arrestato il 20 marzo e rilasciato il 21. Il 18 è stata proclamata la Comune di Parigi. Nel mese di aprile scrive contro la soppressione di alcuni giornali e, sotto pericolo di arresto, Zola fugge attraverso Saint-Denis, sotto il controllo dei Prussiani, e si rifugiò in Bennecourt. Gli Zola tornano a Parigi alla fine di maggio, dopo la settimana di sangue e l'abbattimento della Comune. Benché perplesso sui metodi della Comune, non ne è completamente contrariato.[3]

Zola nel 1875

In seguito attacca duramente i deputati conservatori: in un solo anno scrive più di 250 cronache parlamentari. Questo gli crea ammirazione e inimicizie, nonché problemi legali con poche conseguenze; spesso viene fermato e rilasciato ogni volta nello stesso giorno.[3]

La politica in sé non gli interessa e non è mai candidato in nessuna elezione. In questo periodo agisce quindi come un libero pensatore indipendente e moralista, cosa che gli conferisce una statura di liberale moderato. Inoltre promuove attivamente l'amnistia per i comunardi attuata dalle leggi del 1879 e il 1880. Questa sarà l'ultima serie di articoli politici di Zola, che da allora si dedicherà solo ai romanzi e in particolare al ciclo dei Rougon-Macquart che lo occuperà per ventidue anni.[3]

Il romanzo sperimentale e la nascita del Naturalismo[modifica | modifica wikitesto]

Ammiratore dei fratelli Goncourt[7], di Honoré de Balzac e di Gustave Flaubert ed affascinato dalle idee di Hippolyte Taine e di Claude Bernard, Zola si avvicina sempre più alla corrente del Naturalismo. Nel 1866 egli lascia l'editore Hachette, inizia a scrivere come critico letterario e pubblica due raccolte di articoli. Nel 1867 pubblica il suo primo grande romanzo, Thérèse Raquin, la cui apparizione è accompagnata da violente polemiche a causa del crudo realismo che lo caratterizza.[3]

Émile Zola

Nel 1868 pubblica Madeleine Férat, romanzo tratto da un dramma che egli aveva scritto nel 1865, senza riuscire a farlo rappresentare. Sviluppa quindi la sua concezione del romanzo come "opera sperimentale", applicando il metodo scientifico all'osservazione della realtà sociale.[2] Tale teoria lo avvicina a scrittori come Guy de Maupassant e Joris-Karl Huysmans, futuri scrittori del decadentismo, allora fautori del realismo, facendone il caposcuola del Naturalismo. Conosce anche Gustave Flaubert, Alphonse Daudet e Ivan Turgenev, ma anche Paul Alexis, Joris-Karl Huysmans, Leon Hennique e Henri Céard che diventano frequentatori delle "serate" di Medan, nei pressi di Poissy, dove possiede una piccola casa di campagna acquistata nel 1878. Costituisce il "gruppo di sei", all'origine delle novelle Le serate di Medan del 1880. In quell'anno la morte di Flaubert seguita a quella di altri del gruppo, e a quella di sua madre lo getta in un periodo di depressione.[3]

Zola ormai lavora costantemente, e guadagna bene. In questo periodo viene anche in contatto con le idee del socialismo e del marxismo, che approvò in larga parte, anche se molti critici di quell'area politica attaccarono inizialmente i suoi romanzi, poiché troppo pessimisti sul futuro rivoluzionario della classe operaia.[3][8]

Émile Zola divenne in gioventù, e tale rimane fino alla morte, ateo e anticlericale, e si avvicina al positivismo.[9] Così, in seguito alla lettura dei testi scientifici di Charles Darwin sulla selezione naturale e l'ereditarietà, e quelli di Auguste Comte sulla sociologia, formula le regole del cosiddetto romanzo sperimentale, che deve riprodurre su carta ciò che avverrebbe in un laboratorio scientifico per lo studio dell'umanità, rappresentate nel suo primo grande ciclo di romanzi dalla famiglia dei Rougon-Macquart.[3] Negli anni 1870-1893 Zola compone il lungo ciclo della sua saga famigliare, una serie di venti romanzi incentrati sulla realtà sociale del tempo, i cui personaggi sono tutti legati da parentela.[3]

Zola ritratto da Édouard Manet

Nel 1888 è insignito della legion d'onore. Nel 1886 si era interrotta l'amicizia con Cézanne, a causa della pubblicazione del romanzo del ciclo dei Rougon-Macquart L'Oeuvre, del pittore Paul Cézanne. Questo romanzo, che narra di un pittore fallito e suicida, causa la fine della loro amicizia.[3]

L'affare Dreyfus e il nuovo ciclo di romanzi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Affare Dreyfus e J'accuse.

Dopo il 1893 comincia a lavorare ai nuovi cicli letterari Tre città e I quattro evangeli, anch'essi storia di una famiglia. In particolare nel primo, è famoso il romanzo Lourdes, che contiene accenti polemici contro la religione cattolica, e, per questo fu messo all'Indice dei libri proibiti. Il secondo ciclo, invece, tenta di recuperare gli aspetti genuini e umanitari del cristianesimo, unito al socialismo.[3]

Nel 1898 interviene con passione nell'affare Dreyfus in difesa dell'accusato, il capitano Alfred Dreyfus.[2] L'attività giornalistica si fece di nuovo particolarmente intensa e Zola divenne uno dei leader culturali della sinistra francese. In contrasto con la sua attività sociale, si rifiuta di aderire con la sua firma, nel 1896, ad una petizione che chiede la grazia per lo scrittore britannico Oscar Wilde, condannato nel 1894 ad un periodo di prigione di tre anni per omosessualità.[10] Zola, che aveva conosciuto Wilde insieme ad André Gide nel 1891,[11] forse, declinò l'invito anche a causa del fatto che l'autore del Dorian Gray aveva definito Thérèse Raquin "capolavoro dell'orrido"[12], pur avendo apprezzato invece Gérminal.[13] Wilde, tornato a Parigi, strinse amicizia con alcuni dei nemici di Dreyfus.[14]

Caricatura su Zola durante l'affare Dreyfus

Molti intellettuali radicali, per esempio Octave Mirbeau, aderirono alla campagna innocentista. Il 25 novembre 1897, Zola pubblica sul quotidiano «Le Figaro» un articolo che finisce con la frase «La verità è in marcia» (che riprenderà nella lettera J'accuse). Così spiegò il suo interventismo pubblico: «Dietro le mie azioni non si nascondono né ambizione politica, né passione di settario. Sono uno scrittore libero, che ha dedicato la propria vita al lavoro, che domani rientrerà nei ranghi e riprenderà la propria opera interrotta [...] E per i miei quarant'anni di lavoro, per l'autorità che la mia opera ha potuto darmi, giuro che Dreyfus è innocente...Sono uno scrittore libero, che ha un solo amore al mondo, quello per la verità...»[15]. Nelle parole della storica statunitense Barbara W. Tuchman, si trattò di "one of the great commotions of history" ("una delle grandi rivoluzioni della storia"), con la nascita del moderno intellettuale.[16].

Zola interviene ancora con la celebre lettera aperta al Presidente, intitolata J'accuse, che viene pubblicata nel quotidiano L'Aurore. Il giorno dopo, sempre su «L'Aurore», appare la celebre «Petizione degli intellettuali», che reca tra i firmatari metà dei professori della Sorbona e numerosi artisti, come Gallè, l'artista del vetro, Manet, Jules Renard, Andrè Gide, Anatole France. Molti giovani brillanti della Parigi di fine secolo - tra i quali Marcel Proust e il fratello Robert, con gli amici Jacques Bizet, Robert des Flers - si impegnano a far firmare il manifesto, nel quale si dichiarano pubblicamente dalla parte di Zola e quindi di Dreyfus. Lo Stato Maggiore risponde facendo arrestare il maggiore Picquart che aveva difeso Dreyfus e scatenando sui giornali nazionalistici una violenta campagna di diffamazione contro ebrei, democratici e liberali.

A causa dell'intervento su Dreyfus, subisce una condanna a un anno di carcere e a pesante multa, per le accuse rivolte ai vertici dell'esercito, accusato di diffamazione e vilipendio delle forze armate; ciò lo costringe a fuggire in Inghilterra nel 1899 per evitare il carcere, e rientra solo in seguito a un'amnistia del dicembre 1900. Lo scrittore però diviene oggetto di una campagna giornalistica feroce da parte dei giornali conservatori e colpevolisti, che durerà per anni.[3]

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Il corpo di Émile Zola composto sul letto di morte

Émile Zola muore nel 1902, soffocato nel sonno dalle esalazioni di una stufa, ma i dubbi su un assassinio non sono stati mai fugati del tutto. La moglie Alexandrine, sentendosi male prima di andare a dormire, si rifugiò nel bagno, mentre lo scrittore non si preoccupò dell'odore di fumo, cercando di rassicurare la moglie e credendo di aver solo mangiato del cibo avariato. Quando andò ad aprire la finestra, inciampò e batté la testa.

Tomba di Émile Zola nel cimitero di Montmartre fino al 1908

Fu ritrovato morto al mattino, mentre la moglie fu soccorsa e ricoverata, riuscendo a salvarsi.[2] La morte di Zola venne archiviata, dopo alcuni improbabili ipotesi (suicidio e intossicazione alimentare) nel 1903 come avvelenamento accidentale da monossido di carbonio e l'ipotesi dell'omicidio, pur possibile, non ha mai avuto prove certe.[3][17]

Nel 1953 l'anziano Pierre Hacquin, farmacista, rivelò infatti al giornalista Jean Bedel di aver raccolto la confessione di un certo Henri Buronfosse (morto nel 1928), un fumista che sosteneva di aver ostruito appositamente il camino di Zola, in quanto con i domestici e gli spazzacamini si era occupato di ripulire la canna fumaria dell'appartamento parigino dove lo scrittore era appena tornato da Medan.[18] Hacquin e Buronfosse era membri di un gruppo nazionalista, la Lega dei Patrioti. Buronfosse avrebbe detto al compagno di partito di aver avuto la complicità del domestico dello scrittore, Jules Delahalle, il quale però aveva sempre mostrato molto attaccamento verso Zola. Essendo morto il sospetto attentatore e non essendoci prove che potessero verificare la confessione, il caso non fu riaperto. La motivazione del gesto sarebbe stata ovviamente politica: Buronfosse intendeva vendicare l'affronto del caso Dreyfus, che egli considerava colpevole come gran parte dell'estrema destra.[19][20][21]

Tomba di Émile Zola al Panthéon

La stampa nazionalista e antisemita esultò alla morte di Zola. Ci fu molta emozione anche all'estero, dove molte cerimonie si tennero in memoria dello scrittore francese e la stampa tedesca, inglese e americana renderà ampi resoconti. Il tributo è internazionale e al funerale interviene Anatole France, che insistette per tenere discorsi in memoria dell'impegno politico. Una delegazione di minatori accompagnò la processione, cantando "Germinal Germinal!". Lo scrittore venne sepolto nel cimitero di Montmartre, nella tomba che è oggi un cenotafio. Le spoglie di Zola furono infatti sepolte in seguito nel Pantheon - accanto alle tombe di due altri grandi scrittori francesi, Alexandre Dumas padre e Victor Hugo - dove furono traslate nel 1908. Durante la solenne traslazione avvennero incidenti fomentati dalla destra, e un giornalista estremista sparò a Dreyfus (graziato, e poi riabilitato solo dopo la morte di Zola) che assisteva alla cerimonia, ferendolo leggermente a un braccio.

Le collaborazioni con i giornali[modifica | modifica wikitesto]

Le collaborazioni con i giornali da parte di Zola sono state tantissime nel corso della sua carriera. Qui di seguito l'elenco.[22]

  • La Provence (1859-1860)
  • Le Journal du dimanche (1861)
  • Athenaeum français (1863)
  • Revue du mois (1863)
  • Le Journal populaire de Lille (1863-1864)
  • L'Écho du Nord (1864)
  • La Nouvelle Revue de Paris (1864)
  • L'Entra'acte (1864)
  • Le Petit journal (1864-1865)
  • Le Courrier du monde (1865)
  • La Revue française (1865)
  • La Vie parisienne (1865)
  • Le Journal des villes et des campagnes (1865)
  • Le Grand journal (1865-1866)
  • Le Salut public de Lyon (1865-1867)
  • Le Figaro (1865-1867)
  • L'Événement (1866)
  • La Revue contemporaine (1866)
  • L'Illustration (1866-1867)
  • La Revue du XIX siècle (1867)
  • La Situation (1867)
  • La Rue (1867)
  • Le Globe (1868)
  • L'Événement illustré (1868)
  • Le Gaulois (1868-1869)
  • La Tribune (1868-1870)
  • Le Rappel (1869-1870)
  • La Marseillaise (1870)
  • La Cloche (1870-1872)
  • Le Sémaphore de Marseille (1871-1872)
  • Le Corsaire (1872)
  • L'Avenir national (1873)
  • La Reinaissance littéraire et artistique (1873)
  • Revue du nouveau monde (1874)
  • Le Messager de l'Europe (1875-1880)
  • Le Bien public (1876-1878)
  • La Vie littéraire (1877)
  • Le Voltaire (1878-1880)
  • La Réforme (1878-1881)
  • Le Figaro (1880-1881)
  • La vie moderne (1881)
  • Le Globe (1881)
  • Le Figaro (1885-1891)
  • Le Figaro (1892)
  • Le Gaulois (1892)
  • Le Journal (1893)
  • Le Temps (1893)

Opere e poetica[modifica | modifica wikitesto]

Il J'accuse...!, pubblicato su L'Aurore di Ernest Vaughan nel 1898

Romanzi[modifica | modifica wikitesto]

Ciclo dei "Rougon-Macquart" (1871-1893)[modifica | modifica wikitesto]

Paul Alexis legge un manoscritto a Zola, di Paul Cézanne (1869-1870)
  1. La fortuna dei Rougon (La Fortune des Rougon, 1871)
  2. La cuccagna (La Curée, 1872)
  3. Il ventre di Parigi (Le Ventre de Paris, 1873)
  4. La conquista di Plassans (La Conquête de Plassans, 1874)
  5. La colpa dell'abate Mouret (La Faute de l'Abbé Mouret, 1875)
  6. Sua Eccellenza Eugène Rougon (Son Excellence Eugène Rougon, 1876)
  7. L'ammazzatoio (L'Assommoir, 1877)
  8. Una pagina d'amore (Une Page d'amour, 1878)
  9. Nanà (Nana, 1880)
  10. Quel che bolle in pentola (Pot-Bouille, 1882)
  11. Al paradiso delle signore (Au Bonheur des Dames, 1883)
  12. La gioia di vivere (La Joie de vivre, 1884)
  13. Germinal (Germinal, 1885)
  14. L'Opera (L'Œuvre, 1886)
  15. La Terra (La Terre, 1887)
  16. Il Sogno (Le Rêve, 1888)
  17. La bestia umana (La Bête humaine, 1890)
  18. Il denaro (L'Argent, 1891)
  19. La disfatta (La Débâcle, 1892)
  20. Il dottor Pascal (Le Docteur Pascal, 1893)

Il nuovo romanzo naturalista e la sua influenza europea[modifica | modifica wikitesto]

I Rougon-Macquart, storia naturale e sociale di una famiglia sotto il Secondo Impero segnano la nascita del romanzo realista del naturalismo. Egli, alla maniera di quello che la Commedia umana di Balzac aveva fatto per l'epoca della Restaurazione, intese tracciare un quadro realistico della società francese sotto il Secondo Impero di Napoleone III (1852-1870), raccontando anche gli eventi precedenti a tale periodo, avendo come filo conduttore la saga famigliare. Per Zola, obiettivo principale è descrivere artisticamente una società che definisce come incline solo ai «bagordi, dimentica le sofferenze degli umili e dedita al vizio come sua unica divinità», ponendo quindi l'accento sulle ingiustizie sociali. Egli lo fa da un quadro biologico (da qui la "storia naturale") e sociologico (storia sociale), utilizzando le teorie evoluzionistiche e positiviste, intendendo diventare un romanziere-scienziato che usa i personaggi come "reagenti" per simulare un esperimento umano.[2][3][23]

Caricatura di Zola, rappresentato mentre studia "scientificamente" una spogliarellista, riferimento alle polemiche sui romanzi naturalisti

I personaggi e gli ambienti in cui si muovono sono osservati e descritti con scrupoloso realismo, secondo il canone dell'impersonalità e della cosiddetta "eclissi dell'autore", come in un documentario, anche se è possibile scorgere la simpatia dello scrittore per le classi umili e gli sfruttati della società. Questa sua linea narrativa, oltre a grandi consensi, gli attira spesso violente critiche da parte degli ambienti più conservatori e moralisti dell'epoca. Nei suoi romanzi vengono infatti frequentemente smascherate le ipocrisie e le bassezze della borghesia francese[2][3], con descrizioni freddamente oggettive anche nei confronti dei costumi sessuali (come in Nanà, romanzo che ha analogie con La signora delle camelie di Dumas), il che gli procura anche l'epiteto di pornografo. In altri romanzi vengono denunciate con vigore le miserevoli condizioni di vita delle classi più povere (come per esempio in "Germinal", storia di uno sciopero sindacale ambientato in un villaggio di minatori), o la corruzione della società del Secondo impero, il che gli attirò l'accusa di essere addirittura un sovversivo.[3]

Immagine di copertina per Gérminal

Le sue idee, lo stile narrativo e le teorie sul naturalismo favorirono anche la nascita di un altro movimento del realismo in letteratura, il Verismo italiano, nato per opera di Giovanni Verga e Luigi Capuana, ma la sua influenza è presente anche su altri della stessa corrente come Federico De Roberto e Matilde Serao. La Serao in particolare è la più "zoliana" dei romanzieri italiani: scrive nel 1883 il romanzo-inchiesta Il ventre di Napoli (che riprende il titolo del romanzo zoliano Il ventre di Parigi) e realizza anche un parallelo esplicito con i temi dei Rougon-Macquart, seppur con minor successo e minor qualità, nel romanzo Il paese di cuccagna del 1891 (anche qui evidente l'analogia del titolo con La cuccagna del romanziere francese). Come sfondo utilizza Napoli, città molto diversa da Parigi e ancora arretrata, e la dipendenza del gioco d'azzardo (come il lotto) diventa l'equivalente locale dell'alcolismo che conduce alla morte e alla rovina i personaggi dei romanzi come L'Assommoir.[24][25]

Sempre in paragone col verismo, la tecnica di Zola è definita da Romano Luperini come "impersonalità a parte subiecti", diversa da quella a parte obiecto di Giovanni Verga. Il narratore esterno di Zola mostra un distacco che permette un giudizio e quindi la possibilità di un progresso, contro l'idea conservatrice verghiana per cui non esiste la possibilità di un miglioramento. Questo riflette appunto anche le idee politiche dei due scrittori: se entrambi sono anti-borghesi e attenti alla realtà materiale della società umana, Verga è però un acceso patriota, prima liberale e poi nazionalista (quasi ai limiti del reazionario in tarda età), nonché crispino, e per lui l'osservazione della realtà è fine a sé stessa, unendo in ciò il suo sentimento aristocratico al pessimismo; Zola è riformista, poi anche socialista e progressista, e osserva la realtà non solo per comprenderla ma, come Marx, anche per cambiarla.[26][27]

Zola, Verga e Capuana si incontrarono personalmente a Roma nel 1894.[28]

Ciclo delle tre città[modifica | modifica wikitesto]

  • Lourdes (Lourdes, 1894)
  • Roma (Rome, 1896), trad. anonima, Roux e Viarengo, Torino 1904
  • Parigi (Paris, 1897), trad. di G. Palma, Roux & Viarengo, Torino 1904

Lourdes[modifica | modifica wikitesto]

« A Lourdes si vedono tante stampelle ma nessuna gamba di legno. »
(Émile Zola sulla mancanza di miracoli clamorosi)
Théophile Alexandre Steinlen, Émile Zola in pellegrinaggio a Lourdes, tratto da Gil Blas illustré del 22 aprile 1894

Nel suo viaggio a Lourdes, Zola ebbe un'esperienza privilegiata in quanto vi si trovò proprio nei giorni in cui avvennero le presunte guarigioni di Marie Lebranchu e Marie Lemarchand, due dei miracoli poi riconosciuti ufficialmente, casi che il dottor Boissarie, a capo del Bureau Médical, presentò allo scrittore. Zola, scettico sul tema, nel suo romanzo, si sarebbe riferito alle due donne con altro nome, facendole però morire nel racconto. Questo episodio è tornato in auge, in veste polemica, sulla stampa italiana in occasione della pubblicazione sul "Corriere della Sera" di un articolo del giornalista cattolico Vittorio Messori, che ne diede la ricostruzione citata[29]. Le tesi di Messori sono state rigettate da Pierluigi Pellini, docente di Letterature Comparate presso l'Università di Siena e curatore di importanti edizioni italiane delle opere di Zola[30].

Appunti di viaggio[modifica | modifica wikitesto]

  • Viaggio a Lourdes (Mon voyage à Lourdes, 1958[31]), tr. Mario Porro, introduzione di Marco Dotti, Medusa, Milano 2010 ISBN 978-88-7698-093-0
  • Diario romano (titolo originale: Mes Voyages), trad. di Silvia Accardi, note di René Ternois, prefazione di Cesare De Seta, SugarCo, Milano 1994 ISBN 88-7198-268-1

Ciclo de I quattro Vangeli[modifica | modifica wikitesto]

  1. Fecondità (Fécondité, 1899)
  2. Lavoro (Travail, 1901)
  3. Verità (Vérité, 1903, postuma)
  4. Giustizia (Justice, incompiuta)

I quattro Vangeli è una tetralogia di romanzi, comprendente Fecondità, Lavoro, Verità e Giustizia. Essi riflettono i temi sociali già presentati nei Rougon-Macquart e quelli delle Tre città, però in senso più politicizzato e socialisteggiante.

Manifesto per Fecondità, 1899

Fecondità è una rappresentazione quasi manichea (ovvero nel senso di due fronti opposti) tra la famiglia Froment, che con i loro dodici figli incarna la felicità, e altre famiglie con un piccolo numero di figli, quest'ultimo simbolo del declino sociale e della miseria della vita. In essi viene espressa una precisa visione del mondo, non più "neutrale" come nella poetica naturalista classica. Il primo romanzo uscì a puntate sul giornale L'Aurore, da maggio a ottobre e sempre a ottobre venne pubblicata la versione integrale. Lavoro è un sorta di "vangelo socialista", dove il protagonista del racconto è proprio il lavoro, la forza servente per il progresso sociale. Verità è uno scritto anticlericale e politico, e più interessato alla questione dell'Affare Dreyfus, in quanto la trama tratta di un ebreo accusato di un omicidio da parte del clero. Giustizia è il romanzo rimasto incompiuto, perché Zola morì prima di finire il romanzo. Il protagonista del romanzo è Jean Froment e il suo tema è la speranza verso la creazione di una repubblica universale e completamente pacifista.

Saggi[modifica | modifica wikitesto]

Romanze[modifica | modifica wikitesto]

Le Nuage

Fotografia[modifica | modifica wikitesto]

Zola si interessò anche di fotografia (un altro parallelo con Verga). Realizzò tra l'altro, molti suoi autoritratti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Discours à l'Assemblée générale des étudiants de Paris (18 maggio 1893), in Œuvres complètes, Émile Zola, ed. François Bernouard, 1927, vol. 50, p. 288
  2. ^ a b c d e f g h Émile Zola: biografia e opere
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w Encyclopédie Larousse en ligne - Émile Zola - Larousse.fr
  4. ^ Introduzione a L'ammazzatoio
  5. ^ Source
  6. ^ Il diario dei Goncourt ovvero le avventure erotiche dei grandi scrittori
  7. ^ ibidem
  8. ^ Sambugar, Ermini, Salà, Percorsi modulari di lettura, La Nuova Italia
  9. ^ Articolo su Zola, Lourdes e religione
  10. ^ Stuart Merrill, Pour Oscar Wilde: Epilogoe "La Plume" del gennaio 1896
  11. ^ Wilde
  12. ^ Il temperamento dell'autore: Therese Raquin di Zola
  13. ^ Introduzione a Germinal
  14. ^ Oscar Wilde in Paris
  15. ^ «Letteratura e Potere», Christophe Charle, Sellerio, Palermo, 1979
  16. ^ Tuchman, Tramonto di un'epoca, Arnoldo Mondadori Editore, ed.
  17. ^ Henri Mitterand, Biographie d'Émile Zola Vol 3, L'honneur, p. 801
  18. ^ 29 septembre 1902. Émile Zola et son épouse sont retrouvés asphyxiés. Accident ou meurtre?
  19. ^ L'ultima notte di Émile Zola: il giallo è servito
  20. ^ articolo su Libération, dal 29 settembre al 7 ottobre 1953
  21. ^ Alain Pagès, Émile Zola - De J'accuse au Panthéon, Editions Lucien Souny, p. 272-275
  22. ^ L'elenco delle collaborazioni è tratto da "Zola, La disfatta - Edizione Newton p. 16 ISBN 88-8289-115-1"
  23. ^ E. Zola, Il romanzo sperimentale
  24. ^ Sharon Wood, Italian Women's Writing, 1860-1994, 1995, note
  25. ^ “Il ventre di Napoli” di Matilde Serao – Recensione
  26. ^ Antonio Piromalli, Storia della letteratura italiana: Il verismo e l'arte di Giovanni Verga
  27. ^ Angelo Pasquali, Il realismo, in Antologia della Letteratura Italiana, vol. III: Dall'Ottocento alla prima metà del Novecento, parte II: dalla Scapigliatura ai Contemporanei, Editrice D'Anna, Messina-Firenze, ristampa 1979
  28. ^ Stefano Jossa, L'Italia letteraria, pag. 201
  29. ^ Da Zola a Internet. L'eterno duello su Lourdes, "Corriere della Sera", 23 febbraio 2010
  30. ^ Il caso è descritto in dettaglio nel post intitolato "Le storie di Messori", del blog Bioetica
  31. ^ Editore Fasquelle. Jean-Dominique Merchet, Lourdes, c'est du Zola, liberation.fr, 11 febbraio 2008

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Émile Zola, su Open Directory Project, Netscape Communications.

Controllo di autorità VIAF: (EN32004502 · LCCN: (ENn79026785 · SBN: IT\ICCU\CFIV\006123 · ISNI: (EN0000 0001 2095 8660 · GND: (DE118637223 · BNF: (FRcb119297200 (data) · ULAN: (EN500205256 · NLA: (EN35627815 · BAV: ADV11328613