Zoofilia

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Zoofilia deriva dal greco Ζῴoν (zôon), "animale", e φιλία (philia), "amicizia", "propensione", "amore", e ha tre diverse accezioni.[1][2]

Può riferirsi all'amore per gli animali o all'interesse per ciò che li riguarda, sia a livello animalista che a livello estetico o collezionistico. Assimilabile al significato di zoofilia è quello di zoofilo, in cui l'interesse per gli animali può essere anche professionale, ad esempio nella denominazione guardia zoofila.

In botanica la parola descrive le relazioni mutualistiche tra vegetali e animali, come ad esempio la dispersione dei semi o l'impollinazione zoofila.

Psicopatologia[modifica | modifica sorgente]

Esempio di zoofilia da un bassorilievo di un tempio indiano

In psicopatologia, con zoofilia erotica, bestialismo o, più tecnicamente, zooerastia si designa la pratica parafiliaca umana di accoppiarsi o avere rapporti sessuali con animali.[3][4] Nel linguaggio comune lo stesso significato viene attribuito alla parola zoofilia senza ulteriore specificazione, per assonanza con le altre parafilie.

Zooerastia[modifica | modifica sorgente]

Zooerastia fra pastore e capra, dipinto di Édouard-Henri Avril.

La zooerastia viene ipotizzata e citata in vari contesti culturali e sociali.

Nella mitologia greca vi sono vari esempi, anzi si crede che fino all'età classica si svolgessero ad Atene riti che prevedevano l'accoppiamento con animali.
Personaggi mitici correlati alla zooerastia sono:

  • Pasifae, che si unì ad un toro generando il Minotauro;
  • Zeus, che si unì più volte a donne mortali o ninfe sotto forma di animale, ad esempio sotto forma di toro con Io, di cigno con Leda etc.

Il toro, in particolare, forse perché visto come simbolo della potenza sessuale maschile generica, è l'animale che più sembra accoppiarsi, nell'immaginario umano, con le donne. In passato è capitato di ritrovare vicende alquanto preoccupanti su seri rapporti sessuali tra il toro e l'essere umano.[senza fonte]

Al di là del concetto iniziatico e mistico dell'unione con gli animali, che ha connessioni psicologiche assai vaste, la zooerastia è ricorrente anche nella pornografia. Non mancano le esibizioni di celebri pornostar con animali di vario genere: cani, cavalli, serpenti, gatti, topi, maiali. Nel cinema pornografico italiano, ad esempio, Marina e la sua bestia, diretto da Renato Polselli, è il primo film in assoluto con scene di zooerastia: l'attrice Marina Hedman ha, qui, un rapporto sessuale con un cavallo (in realtà simulato mediante l'utilizzo di una protesi in plastica).

La pornografia che ha come oggetto relazioni sessuali tra umani e animali è contestata dagli animalisti, perché usa violenza nei confronti degli animali, imponendo loro rapporti dolorosi ed innaturali.

Il Marchese de Sade cita la zooerastia, dandone vari esempi, nel romanzo Le 120 giornate di Sodoma evidenziandola come una delle possibili perversioni sessuali da mettere in pratica.

Ancor oggi, in certe condizioni, la zooerastia può essere un surrogato per appagare l'istinto sessuale.[5] Secondo il rapporto Kinsey del 1948, il 17% dei maschi statunitensi nelle zone rurali, ha affermato d'aver vissuto perlomeno una volta questo tipo d'esperienza sessuale, mentre tale pratica è risultata meno frequente nelle donne.[6]

Nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cf. Treccani Portale online.
  2. ^ (EN) Cf. Dictionary.com.
  3. ^ Cf. Treccani Portale online.
  4. ^ Cf. voce in Corriere.it Salute. URL consultato il 14 maggio 2011.
  5. ^ Enciclopedia della vita sessuale, AA.VV., Milano, Mondadori 1976
  6. ^ (EN) Cf. Encyclopædia Britannica Online.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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