Villa Godi

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Coordinate: 45°44′44.26″N 11°32′4.66″E / 45.7456278°N 11.5346278°E / 45.7456278; 11.5346278

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
Stub patrimoni dell'umanità.png Patrimonio dell'umanità
Villa Godi
City of Vicenza and the Palladian Villas of the Veneto
VillaGodi 2007 07 07 01 retouched.jpg
Tipologia Architettonico
Criterio C (i) (ii)
Pericolo Nessuna indicazione
Anno 1994
Scheda UNESCO inglese
francese

Villa Godi è una villa veneta situata a Lonedo di Lugo di Vicenza. È una delle prime opere di Andrea Palladio, la prima documentata con sicurezza, in quanto riportata dallo stesso architetto veneto nel suo trattato I quattro libri dell'architettura (1570). La progettazione dell'edificio, commissionato dai fratelli Girolamo, Pietro e Marcantonio Godi, iniziò nel 1537 per concludersi nel 1542, con modifiche successive sull'ingresso e sui giardini sul retro.

Assieme alle altre ville palladiane del Veneto, è inserita (dal 1996) nell'elenco dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

La villa ha grandi giardini aperti al pubblico ogni pomeriggio per tutto il corso dell'anno. L'edificio ospita anche un museo archeologico, con centinaia di fossili di piante e animali della zona.

[modifica] Il progetto di Palladio

Villa Godi ne I quattro libri dell'architettura (1570)
Sezione (Ottavio Bertotti Scamozzi, 1778)
Esterno
Salone
Loggia e lapide dedicatoria

Il progetto palladiano di una villa per i fratelli Girolamo, Pietro e Marcantonio Godi a Lonedo iniziò nel 1537 per concludersi nel 1542. Con ogni probabilità non si trattò di un incarico autonomo, ma piuttosto di una commissione ottenuta dalla bottega di Gerolamo Pittoni e Giacomo da Porlezza, all’interno della quale il giovane Andrea rivestiva il ruolo di specialista per l’architettura. In realtà i lavori di ristrutturazione della tenuta di famiglia cominciarono già nel 1533, per volontà del padre Enrico Antonio Godi, con la costruzione di una barchessa dorica nel cortile di sinistra.

Prima opera certa di Andrea, che ne dichiara la paternità nei Quattro Libri, villa Godi segna la tappa iniziale del tentativo di costruire una nuova tipologia di residenza in campagna, dove è evidente la volontà di intrecciare temi derivanti dalla tradizione costruttiva locale con le nuove conoscenze che Palladio stava via via acquisendo grazie all’aiuto di Giangiorgio Trissino.

L’esito è quello di un edificio severo, in cui è bandito ogni preziosismo decorativo tipico della tradizione quattrocentesca. Chiaramente simmetrico, l’edificio è impostato su una netta definizione dei volumi, ottenuta arretrando la parte centrale della facciata, aperta da tre arcate in una loggia. La stessa forte simmetria organizza la planimetria dell’edificio, impostata lungo l’asse centrale costituito da loggia e salone, al quale si affiancano gerarchicamente due appartamenti di quattro sale ciascuno.

A partire dalla fine degli anni 1540 ha inizio la campagna decorativa degli interni, dovuta in un primo momento a Gualtiero Padovano, che affresca la loggia e l’ala destra dell’edificio, e successivamente (primi anni 1560) a Giovanni Battista Zelotti, che interviene nel salone e nelle sale dell’ala sinistra, e a Battista del Moro, cui si deve l’ultima stanza antistante la loggia. Contemporaneamente alla campagna decorativa, Palladio interviene nuovamente sul corpo dell’edificio, modificando l’apertura posteriore del salone e realizzando il giardino retrostante a emiciclo e la splendida vera da pozzo.

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