Barchesse di Villa Trissino

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Coordinate: 45°25′56″N 11°24′47″E / 45.432222°N 11.413056°E45.432222; 11.413056

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Villa Trissino
(EN) City of Vicenza and the Palladian Villas of the Veneto
ArcadeVillaTrissino Meledo 2007 07 06 3.jpg
Tipo Architettonico
Criterio C (i) (ii)
Pericolo Nessuna indicazione
Riconosciuto dal 1996
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Le Barchesse di Villa Trissino, costruite nel 1567 circa, sono l'unica parte superstite del progetto mai compiuto per una villa veneta di Andrea Palladio a Meledo di Sarego (Vicenza), sulle rive del fiume Guà. Il complesso è stato inserito nel 1996 nella lista dei Patrimoni dell'umanità dall'UNESCO e versa in pessimo stato di conservazione.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Progetto per Villa Trissino a Meledo (mai realizzato), da I quattro libri dell'architettura di Palladio (1570)
Retro

Nei Quattro libri dell'architettura Palladio afferma di aver cominciato a Meledo (oggi frazione del comune di Sarego) una fabbrica di villa per i fratelli Ludovico e Francesco Trissino, figure di primo piano dell’aristocrazia vicentina e committenti palladiani non solo a Meledo ma anche per un proprio palazzo di città in contra' Riale (1558) e per un piccolo villino suburbano.

L’incisione del trattato restituisce una struttura imponente, articolata su più livelli, palesemente ispirata allo sviluppo dei complessi acropolici romani antichi. Non è possibile affermare se tale progetto avesse velleità esecutive. D’altro canto esistono tracce evidenti di un inizio di progetto palladiano nelle imponenti fondazioni in pietra degli edifici lungo il fiume e nelle due barchesse con colonne tuscaniche di ottima fattura. L’ipotesi più economica porta a pensare che sia esistito un progetto palladiano per villa Trissino, tuttavia non necessariamente identico a quello presentato nei Quattro Libri. Quest’ultimo sembra piuttosto lo sviluppo di un’ipotesi teorica immaginata per il sito reale di Meledo.

La torre colombara è fornita di camini e affrescata con grottesche da Eliodoro Forbicini (pittore veronese che aveva già lavorato nei palladiani palazzo Chiericati e palazzo Thiene), segno evidente di un utilizzo non solo utilitario.

Il complesso per molti anni è rimasto in stato di abbandono e la sua conservazione messa a repentaglio. L'Istituto Regionale Ville Venete ha concesso nel 2009 un finanziamento finalizzato ad un parziale recupero delle strutture.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Scheda dell'Istituto Regionale Ville Venete con relativo stato di conservazione.
  2. ^ Istituto Regionale Ville Venete

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]