Villa Saraceno

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Coordinate: 45°18′45″N 11°33′59″E / 45.3125°N 11.566389°E45.3125; 11.566389

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UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Villa Saraceno
(EN) City of Vicenza and the Palladian Villas of the Veneto
VillaSaraCeno2007 07 11 1.jpg
Tipo Architettonico
Criterio C (i) (ii)
Pericolo Nessuna indicazione
Riconosciuto dal 1996
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Villa Saraceno (già Saraceno, Caldogno, Saccardo, Peruzzi, Schio, Lombardi), oggi proprietà della fondazione The Landmark Trust, sita a Finale di Agugliaro (Vicenza), è una villa veneta progettata dall'architetto Andrea Palladio nel 1543 e costruita intorno al 1548. È dal 1996 nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO, assieme alle altre ville palladiane del Veneto.

Storia e descrizione[modifica | modifica sorgente]

Sul finire degli anni quaranta del XVI secolo, Andrea Palladio è chiamato da Biagio Saraceno a intervenire a Finale di Agugliaro su una corte agricola preesistente, da tempo di proprietà della famiglia. È possibile che il progetto prevedesse una ristrutturazione complessiva dell’insieme: nei Quattro libri dell'architettura Palladio presenta l’edificio serrato fra due grandi barchesse ad angolo retto. Sta di fatto che una risistemazione globale non fu mai effettuata e l’intervento palladiano è circoscritto al corpo padronale: sul lato destro della corte gli edifici sono ancora quattrocenteschi, mentre la barchessa viene costruita all’inizio dell’Ottocento. In ogni caso, il corpo della villa è uno degli esiti più felici fra le realizzazioni palladiane degli anni quaranta.

Sezione (Ottavio Bertotti Scamozzi, 1778)
Decorazione della loggia
Prospetto posteriore

Di straordinaria semplicità, quasi ascetico, l’edificio è un puro volume costruito in mattoni e intonaco, dove ogni elemento decorativo è bandito e il raro impiego di pietra lavorata è limitato agli elementi architettonici più significativi (come finestre e portoni) e alle parti strutturali. È solamente il disegno dell’architettura a infondere magnificenza all’edificio, a dispetto delle dimensioni ridotte, derivando i propri elementi dal tempio romano antico: il piano nobile è sollevato da terra e poggia su un podio, dove trovano spazio le cantine; la loggia in facciata è coronata da un timpano triangolare. Piccole finestre illuminano le soffitte, dove veniva conservato il grano. Anche in pianta la villa è di una semplicità disarmante: due ambienti minori destinati ad accogliere le scale determinano la forma a “T” della sala, ai cui lati sono disposte due coppie di stanze legate da rapporti proporzionali. La datazione dell’inizio dei lavori va collocata nel periodo di tempo che intercorre tra due stime fiscali: nella prima, del 1546, è ancora citato l’edificio dominicale preesistente, mentre nella seconda, datata 1555, è descritta la nuova villa palladiana. È possibile che la costruzione risalga al 1548, quando Biagio Saraceno acquisisce un’importante carica politica in città. In ogni caso è solo trent’anni più tardi che Pietro Saraceno, figlio di Biagio, realizza gli intonaci interni e avvia l’apparato decorativo, forse dovuto al Brusasorzi.

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