Schwa

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Il simbolo IPA per lo Schwa

Il termine schwa o scevà[1] designa in linguistica e fonologia una vocale centrale media, oltre che il simbolo IPA /ə/ con cui questo suono viene indicato.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine "Schwa" deriva dalla parola ebraica שווא (šěwā’, /ʃəˈwaʔ/) e può essere tradotto come "insignificante". Si riferiva a un segno vocalico del niqqud, scritto con due punti sotto una lettera. Poteva indicare sia una vocale debole (come lo schwa), sia l'assenza totale di una vocale. Fonologicamente, questi due sono equivalenti, dato che lo schwa in ebraico non rappresenta una vocale.

Lo schwa in lingua inglese[modifica | modifica wikitesto]

Lo schwa è il suono vocalico più diffuso nella lingua inglese; molti grafemi e di- o trigrammi vengono infatti resi con un suono vocalico centrale medio. Alcuni esempi: apart, supply, taken, pencil, reckon, circus, righteous, e, nelle varietà non rotiche, anche liar, dinner, favour. In alcune varietà della lingua, specialmente nell'inglese americano, esiste una versione rotica di questa vocale, che si indica con questo simbolo: [ɚ] (p. es. better). In altre varietà rotiche si può invece avere una sequenza di schwa + /r/ in parole come liar, dinner e favour.

Lo schwa nelle altre lingue[modifica | modifica wikitesto]

Alcune lingue hanno un suono simile allo schwa.

È simile alla e atona breve del francese, che in questa lingua è arrotondata e meno centrale, più come un'aperta-centrale o vocale chiusa-centrale anteriore arrotondata. È quasi sempre atono, sebbene in bulgaro e afrikaans possano trovarsi schwa accentati. Molte lingue caucasiche e alcune lingue uraliche (per esempio anche il komi) utilizzano lo schwa fonetico ed è possibile trovare gli schwa accentati. Nella lingua olandese, la vocale del suffisso -lijk, come in waarschijnlijk (probabilmente) è pronunciata come uno schwa. Nei dialetti catalani, includendo la varietà della lingua standard situata nel dialetto parlato all'interno e nei dintorni di Barcellona, una "a" o una "e" atone sono pronunciate come uno schwa leggermente più aperto (chiamato "vocale neutra"). Nei dialetti catalani parlati nelle isole Baleari, può capitare uno schwa accentato.

Altre pronunce di altri suoni includono ė nel lituano, ă nel rumeno, ed ë nell'albanese.

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

La lingua romanza in cui è indubbiamente più frequente la schwa è di gran lunga quella napoletana: nella sola parola "màmmete" (tua madre) ve ne sono due, una nella seconda sillaba e una nella terza (e ultima), nonché nel dialetto ciociaro (diversi stereotipi tendono a confonderlo, soprattutto nell'accento, con quello umbro-marchigiano), sia per la predetta parola, che per la maggior parte delle vocali al termine della parola, come ad esempio "Gnaziə" (Ignazio) o addirittura per tutte le vocali come "stənnəturə" (stenditore per la pasta fatta in casa).

La schwa è presente anche nella lingua piemontese, dove è detta anche terza vocale, in quanto vocale che lo differenzia dagli altri dialetti settentrionali (es. lombardo) e dall'arpitano, e si aggiunge alle altre due vocali tipiche di queste lingue: eu /œ/ ed u /y/. La pronuncia della schwa in piemontese ha comunque una certa variabilità, a seconda delle parlate locali[2] arrivando in alcuni casi ad essere pronunciata come una a /a, ɑ/. La schwa in piemontese è presente negli articoli e nelle preposizioni ad es. ël /əl/ (il), ëd /əd/ (di), ma anche in parole polisillabiche, casi in cui la schwa può essere tonica, ed è sempre seguita da una doppia consonante ad es. fëtta /'fət:a/ (fetta), përché /pər'ke/ (perché). In emiliano-romagnolo è presente nelle varietà orientali: piacentino pavese, oltrepadano e tortonese. In pavese le "a" e le "e" atone acquisiscono il suono schwa leggermente più aperto che hanno in catalano, ma questo ricorre anche in diverse sillabe accentate (si indica con ä o ë, a seconda dell'etimo) e si presenta anche in versione nasalizzata, ad esempio nella parola "tänt" (tanto).

Il simbolo ə[modifica | modifica wikitesto]

Il simbolo ə ("e capovolta") si usa come grafema in varie lingue:

  • Nell'azero la vocale a anteriore, /æ/. Però, quando si usa ə, la lingua azera ha problemi con l'ISO 8859-9, così a volte si usa ä al suo posto.
  • Nell'alfabeto latino ceceno. L'uso di questo alfabeto è politicamente significativo in quanto in Russia si preferisce l'uso dell'alfabeto cirillico, mentre i separatisti preferiscono l'alfabeto latino.
  • Nella traslitterazione dell'avestico. La corrispondente vocale lunga è iscritta come uno Schwa con il segno di lunga ə̄.
  • In alcuni alfabeti cirillici includendo: kazako, baškiro, udmurto e altre lingue dell'ex-URSS; vedi Schwa in cirillico.

Nelle lingue in cui lo Schwa rappresenta un fonema pieno, e potrebbe apparire all'inizio della parola, talvolta è richiesta una versione maiuscola. In alcuni casi, lo schwa maiuscolo sembra una versione più grande del simbolo Schwa, codificato come U+018F Ə, però è usata anche una E maiuscola invertita, per esempio nei nomi propri avestani di persona (U+018E) Ǝ, con una minuscola codificata separatamente, U+01DD ǝ.

Lo schwa in linguistica[modifica | modifica wikitesto]

Il termine "schwa" è usato anche per vocali di qualità indefinita (piuttosto che suoni naturali) nella ricostruzione dell'indoeuropeo. Si osservò che, mentre nella maggior parte dei casi a in latino e nel greco classico corrisponde alla a nel sanscrito, ci sono casi in cui il sanscrito presenta una i là dove in latino e in greco vi è una a, ad esempio pitar (sanscrito) rispetto a pater (latino e greco antico). L'ipotesi di questo "schwa indeuropeo" si evolse poi nella teoria delle laringali. La maggior parte degli studiosi di indeuropeistica ora postulano tre differenti fonemi piuttosto che un singolo e indistinto schwa. Altri studiosi ne ipotizzano ancora di più, per spiegare ulteriori problemi nel sistema delle vocali proto-indoeuropeo. La maggior parte delle ricostruzioni di *-ə- nella letteratura più antica corrisponderebbero a *-h2- nella notazione contemporanea.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Treccani, lemma «Scevà»
  2. ^ L. Canepari, Manuale di fonetica, München, Lincom Europa, seconda ed., 2005, pag. 256 e apress

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) BBC Learning English Pagina dedicata con esempi sulla sua corretta pronuncia nella lingua inglese.