Figlio dell'uomo

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L’espressione Figlio dell’uomo appare sovente nella Bibbia sia nella forma ebraica ben-adhàm (con la variante aramaica bar ʿenàsh) che nella traduzione greca huiòs tou anthròpou - ὑιός του ἀνθρὸπου - operata dagli agiografi del Nuovo Testamento. Di essa c’è traccia anche nella letteratura apocrifa (per esempio il Libro di Enoch e il 4 Esdra).

Antico Testamento[modifica | modifica wikitesto]

Nell'Antico Testamento il libro in cui questa espressione ricorre più volte è quello di Ezechiele, dove più di 90 volte Dio si rivolge al profeta chiamandolo figlio dell’uomo.

Nell’ebraico dell'Antico Testamento, questa locuzione presenta più di una sfumatura semantica; tra l’altro, ricordiamo:

  • in Ez 2,1 indica un singolo individuo del genere umano. Infatti la maggioranza delle traduzioni bibliche la rende semplicemente con “uomo”,
  • in Sal 8,5, 146,3 e Ger 49,18 49,33 indica l’umanità nel suo complesso (comprendendo indirettamente anche la persona che parla),
  • in Sal 144,3 (con ben-ʿenòhsh) indica “figlio dell’uomo mortale”
  • in Dn 7,13 indica un uomo comune che è portato sulle nubi del cielo davanti all’Antico dei giorni.

L’ultima delle pericopi menzionate (cioè Dn 7,13) recita:

« Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco apparire, sulle nubi del cielo, uno, simile ad un figlio di uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui. »

Essa è stata intesa fin dall’inizio, dalla tradizione e dalla Chiesa primitiva, come il trait-d’union tra l'Antico ed il Nuovo Testamento, come l’adempiersi preciso e puntuale della profezia. Questa opinione resta a tutt’oggi condivisa dalla maggior parte del mondo cristiano e dagli studiosi anche se non sono mancanti pareri discordanti sia in materia di critica testuale, sia in materia esegetica, sia in ambito teologico attinente alla legittimità dell’associazione di essa con la figura di Gesù Cristo.

Nuovo Testamento[modifica | modifica wikitesto]

Nel Nuovo Testamento l'appellativo "Figlio dell'uomo" si riferisce sempre a Gesù ed è uno dei titoli con il quale egli stesso molte volte preferisce autodesignarsi.

Nei Vangeli ricorre circa 80 volte; al di fuori di essi ricorre in At 7,56, in Eb 2,6 e in Ap 1,13 e 14,14.

Questa locuzione pone l’attenzione sul fatto che Gesù sia anche un essere umano come tutti gli altri essendo nato da una donna, Maria che l’ha concepito e partorito (cfr. Gal 4,4 e Lc 1,34-36).

In altri termini questa espressione vuole puntualizzare lo stretto legame di parentela esistente fra Gesù Cristo e il genere umano oltreché ovviamente essere tesa ad esaltare la sua funzione salvifica (in virtù del passo di Dn 7,13).

Non può sfuggire una certa affinità (per assonanza e contenuto) con altri due titoli attribuiti a Gesù:

  • Figlio di Davide (in quanto, benché Gesù abbia sottaciuto su questo argomento, egli era unanimemente ritenuto dai suoi seguaci come l’erede del regno in virtù della sua discendenza davidica):
« Costui, al sentire che c'era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!» »
(Mc 10, 47)
« Chiunque riconosce che Gesù è il Figlio di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio »
(Gv 4,15)

Nei Vangeli l'espressione "Figlio dell'uomo", intesa come circonlocuzione, appare sempre pronunciata da Gesù che stando a quanto possiamo dedurre da Mc 8,29-31 e Mc 14,61-62 la doveva gradire particolarmente. Gli studiosi cristiani la ritengono come un modo discreto al quale Gesù ricorreva per rivendicare con forza la sua messianità ma nel contempo usando l’accortezza di non allarmare i suoi ascoltatori. Questa considerazione di fondo giustifica il fatto che essa sia utilizzata in un ampio e disparato spettro di ambiti d’uso:

  • in Mc 8,38 è collegata all’idea del trionfo escatologico: “… anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui …”,
  • in Mc 8,31 si parla della ineluttabilità delle sofferenze: “E cominciò ad insegnar loro che il figlio dell’uomo doveva molto soffrire …”,
  • in Mc 2,27-28 è legata alla realtà immediata di Gesù che predica ed opera miracoli: “E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato»”,

Non dimentichiamo che peraltro il suo modo di parlare doveva apparire enigmatico a molti degli ascoltatori (cfr. Gv 12,34 “Chi è questo figlio dell’uomo?”).

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