Blowin' in the Wind

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Blowin' in the Wind
Artista Bob Dylan
Autore/i Bob Dylan
Genere Folk
Edito da Columbia Records
Pubblicazione
Incisione The Freewheelin' Bob Dylan
Data 1963
Durata 2 min: 46 sec
The Freewheelin' Bob Dylan – tracce
Precedente
-

Blowin' in the Wind è una famosa canzone di contenuto pacifista scritta da Bob Dylan nel 1962 e pubblicata la prima volta l'anno successivo nell'album The Freewheelin' Bob Dylan.

Questo brano è da molti considerato il manifesto della generazione dei giovani statunitensi disillusi dalla politica portata avanti negli anni cinquanta e sessanta dal loro paese e sfociata dapprima nella guerra fredda e poi nella guerra del Vietnam.

Il brano[modifica | modifica sorgente]

Bob Dylan e Joan Baez hanno spesso eseguito in duo ed in concerto Blowin' in the Wind

Quando scrisse questo motivo (la cui melodia fu ispirata all'autore da un canto degli schiavi afroamericani: No More Auction Block[1]), Dylan non era ancora quel paladino della controcultura che dopo pochi anni avrebbe rimesso in discussione – con la propria attività artistica di poeta e musicista – antichi pregiudizi e paure nuove; ma già allora – giovane cantastorie proveniente da un piccolo sobborgo minerario del Minnesota – era in grado di mostrarsi cosciente e padrone – in termini di comprensione del senso delle cose – dei nuovi pericoli derivanti dall'era atomica (i temi del fall out erano peraltro già stati illustrati con amara e sofferta poeticità dai cantori della Beat Generation, in primis Jack Kerouac ed Allen Ginsberg).

Tre semplici strofe sono in questo caso sufficienti al compositore-poeta per interrogarsi su tematiche sociali ed esistenziali. In particolare, al centro della sua visionaria poeticità sono il senso della condizione umana e l'incapacità dell'uomo di ripudiare in maniera definitiva e totale ogni tipo di guerra.

Nel ritornello – rivolto metaforicamente a un ipotetico amico, nel quale si potrebbe identificare l'intera umanità - viene data una risposta che lascia uno spiraglio all'ottimismo: una risposta che c'è, e a portarla basterà un soffio di vento.

Una frase della canzone "How many roads must a man walk down before you call him a man?" (Quante strade deve percorrere un uomo prima di essere chiamato uomo?) è ipotizzata possibilmente "domanda fondamentale sulla vita, l'universo e tutto quanto" nel romanzo di Douglas Adams Guida galattica per gli autostoppisti, la cui risposta è ironicamente 42.

Versioni[modifica | modifica sorgente]

Nel corso degli anni questa canzone ha avuto numerose rielaborazioni (cover), tanto in versione acustica quanto a ritmo rock, da parte di diversi gruppi e cantanti di ogni parte del mondo. Fatta propria dagli esponenti del movimento beatnik (i cosiddetti figli dei fiori) veniva spesso suonato – e tuttora lo viene – sulle scalinate e lungo i borghi artistici delle principali metropoli del mondo. Si ricordano qui le versioni, storiche al pari di quelle incise in studio e dal vivo dallo stesso autore, del trio Peter, Paul & Mary e di Joan Baez nonché una versione in italiano tradotta da Mogol e cantata dai Kings, da Luigi Tenco e incisa anche da Milly nel suo album doppio "D'amore e di libertà".

Da il nome all'album Blow in the Wind dei Me First and the Gimme Gimmes, i quali l'hanno reinterpretata in chiave punk rock.

Il ritornello della canzone "the answer my friend is blowin' in the wind, the answer is blowin' in the wind" è cantato da Renato Zero nelle tracce "Piper Club" e "Piper Club (ripresa)" incluse nel suo album del 1982 "Via Tagliamento 1965/1970".

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Vedi: Antiwarsongs.org

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]


musica Portale Musica: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di musica