Blowin' in the Wind
| Blowin' in the Wind | ||
|---|---|---|
| Artista | Bob Dylan | |
| Autore/i | Bob Dylan | |
| Genere | Folk | |
| Edito da | Columbia Records | |
| Pubblicazione | ||
| Incisione | The Freewheelin' Bob Dylan | |
| Data | 1963 | |
| Durata | 2 min: 46 sec | |
| The Freewheelin' Bob Dylan – tracce | ||
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| - | Girl from the North Country | |
Blowin' in the Wind è una famosa canzone di contenuto pacifista scritta da Bob Dylan nel 1962 e pubblicata la prima volta l'anno successivo nell'album The Freewheelin' Bob Dylan.
Questo brano è da molti considerato il manifesto della generazione dei giovani statunitensi disillusi dalla politica portata avanti negli anni cinquanta e sessanta dal loro paese e sfociata dapprima nella guerra fredda e poi nella guerra del Vietnam.
Indice |
Il brano [modifica]
Quando scrisse questo motivo (la cui melodia fu ispirata all'autore da un canto degli schiavi afroamericani: No More Auction Block[1]), Dylan non era ancora quel paladino della controcultura che dopo pochi anni avrebbe rimesso in discussione – con la propria attività artistica di poeta e musicista – antichi pregiudizi e paure nuove; ma già allora – giovane cantastorie proveniente da un piccolo sobborgo minerario del Minnesota – era in grado di mostrarsi cosciente e padrone – in termini di comprensione del senso delle cose – dei nuovi pericoli derivanti dall'era atomica (i temi del fall out erano peraltro già stati illustrati con amara e sofferta poeticità dai cantori della beat generation, in primis Jack Kerouac ed Allen Ginsberg).
Tre semplici strofe sono in questo caso sufficienti al compositore-poeta per interrogarsi su tematiche sociali ed esistenziali. In particolare, al centro della sua visionaria poeticità sono il senso della condizione umana e l'incapacità dell'uomo di ripudiare in maniera definitiva e totale ogni tipo di guerra.
Nel ritornello – rivolto metaforicamente ad un ipotetico amico, nel quale si potrebbe identificare l'intera umanità -viene data una risposta che lascia uno spiraglio all'ottimismo: una risposta che c'è, e a portarla basterà un soffio di vento.
Una frase della canzone "How many roads must a man walk down before you call him a man?" (Quante strade deve percorrere un uomo prima di essere chiamato uomo?) è ipotizzata come possibile "domanda fondamentale sulla vita, l'universo e tutto quanto" nel romanzo di Douglas Adams Guida galattica per gli autostoppisti, la cui risposta è ironicamente 42.
Versioni [modifica]
Nel corso degli anni questa canzone ha avuto numerose rielaborazioni (cover), tanto in versione acustica quanto a ritmo rock, da parte di diversi gruppi e cantanti di ogni parte del mondo. Fatta propria dagli esponenti del movimento beatnik (i cosiddetti figli dei fiori) veniva spesso suonato – e tuttora lo viene – sulle scalinate e lungo i borghi artistici delle principali metropoli del mondo. Si ricordano qui le versioni, storiche al pari di quelle incise in studio e dal vivo dallo stesso autore, del trio Peter, Paul & Mary e di Joan Baez nonché una versione in italiano tradotta da Mogol e cantata dai Kings da Luigi Tenco e incisa anche da Milly nel suo album doppio "D'amore e di libertà".
Da il nome all'album Blow in the Wind dei Me First and the Gimme Gimmes, i quali l'hanno reinterpretata in chiave punk rock.
Note [modifica]
- ^ Vedi:
- Antiwarsongs.org
No More Auction Block. YouTube. URL consultato in data 21-09-2012.
Collegamenti esterni [modifica]
- Il testo della canzone sul sito ufficiale di Bob Dylan
- Approfondimento
- Testo e traduzioni in varie lingue
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